Carlos Amorales

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      CARLOS AMORALES

      CARLOS AMORALES

      (Ciudad de México, Messico, 1970)

      Dark Mirror (Specchio oscuro), 2005

      doppia proiezione video a 2 canali, colore, sonoro, 6’ 1”

      Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, 2005 in comodato presso

  • Attraverso la realizzazione di opere che variano dalla performance al video, dal disegno all’installazione, Carlos Amorales indaga le molteplici sfaccettature della realtà contemporanea dove ironia, mistero e paure si mescolano in un gioco di sovrapposizioni continue.
    Nato in Messico, ma residente da anni in Olanda, Amorales conserva l’immaginario culturale della sua terra natale, mantenendo al contempo la lucidità di chi osserva le proprie origini con uno sguardo oggettivo e distaccato evidenziando anche gli aspetti più ironici della propria memoria. I suoi primi e più conosciuti lavori – soprattutto video e performance – sono ispirati alla lucha libre, un particolare tipo di lotta messicana simile al wrestling. Lottatori che indossano maschere con le sembianze dell’artista combattono uno contro l’altro in un gioco di specchi evidenziando, attraverso l’arma pungente dell’ironia, la profonda dicotomia della spossante lotta contro il proprio io interiore.  Da sempre interessato al potere evocativo delle immagini, Amorales ha negli ultimi anni creato il Liquid Archive (Archivio liquido), un archivio digitale di oltre quattrocento disegni vettoriali in continua evoluzione e aggiornamento il cui compito è quello di conservare le immagini della memoria personale e collettiva – dai giochi dell’infanzia a sagome di animali, dalle maschere di lottatori di wrestling a famosi personaggi politici.
    La doppia proiezione video Dark Mirror (Specchio oscuro), 2005, prende spunto dai disegni presenti in questo archivio. Su un lato dello schermo si susseguono infatti, grazie all’animazione digitale di André Pahl, silhouettes di diversi animali, lupi, scimmie e uccelli che, attraverso un ritmo incessante si frantumano nel nulla alternandosi ad aerei in picchiata su uno sfondo cupo, interrotto solo a tratti da profonde colate rosse che richiamano superfici insanguinate. Ispirato agli attacchi aerei dell’11 settembre – indelebile trauma impresso nella nostra memoria – e alla violenza delle immagini, il video trasmette in contrapposizione alla semplice tipologia del disegno utilizzato, tutta la drammaticità della realtà contemporanea. Dall’altro lato dello schermo, il musicista José María Serralde intento a interpretare al piano la partitura originale da lui stesso composta come colonna sonora dell’opera, ci restituisce come in un gioco di specchi la reale presenza dell’essere umano, non più evocato da bestie e fantasmi, ma come presenza fisicamente percepibile. Nel continuo dialogo tra realtà e immaginazione, non rimane che rassegnarsi alle molteplici e possibili riflessioni sull’animo umano e sull’immaginario di un’identità contemporanea in continua evoluzione e in perenne bilico tra conscio e inconscio, introspezione personale e malessere universale, dolore ed estasi.

    [C.O.B.]

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