Edward Ruscha

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      Parking Lots (Parcheggi)

      1967–99

      stampa gelatino bromuro d’argento

      30 fotografie, 38 x 38 cm ciascuna

      Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, 2001

      Donazione, Associazione Artissima

  • L’artista americano Ed Ruscha coniuga Pop Art, Astrattismo, Realismo, Minimalismo e Arte Concettuale. La sua arte riflette un modo di vedere il mondo attraverso la vita della strada, i mass media e il cinema. Nel 1956, Ruscha si trasferisce a Los Angeles e il paesaggio della West Coast diventa il soggetto della maggior parte delle sue opere. Dopo un periodo passato a lavorare in qualità di grafico per un’agenzia pubblicitaria, nel 1961 decide di dedicarsi interamente all’arte. Le prime opere riflettono un interesse per la tipografia e gli oggetti comuni. I suoi quadri sono ispirati alle icone della cultura di massa e le sue tele, con i caratteristici marchi di prodotti, ricordano i cartelloni pubblicitari. Ruscha è un artista interessato alla grafica, all’incisione, alla fotografia e alla produzione di libri, cioè ai mezzi che consentono, con la creazione di multipli, di diffondere democraticamente le proprie immagini. Negli anni Sessanta l’artista incomincia a produrre libri che documentano la vita di Los Angeles, con soggetti come appartamenti, distributori di benzina e piscine. Al libro Thirtyfour Parking Lots in Los Angeles (Trentaquattro parcheggi a Los Angeles), 1967, segue nel 1999 un’edizione di trenta stampe in gelatina, Parking Lots (Parcheggi), 1967-1999. Per realizzare questa edizione, Ruscha ha ripreso i negativi originali del libro di fotografie del 1967. Nelle immagini dell’artista, le aree di parcheggio sono viste dall’alto, come nella fotografia aerea. Le tracce a spina di pesce che suddividono tali aree diventano composizioni pittoriche astratte e ricordano numerosi dipinti realizzati da Ruscha all’inizio della sua carriera artistica. I parcheggi fluttuano in uno spazio senza tempo, suggerendo il paradosso di una vita urbana priva di persone, macchine o guidatori. Le immagini ritraggono un paesaggio metafisico e solitario. Intenzionalmente inespressiva è anche la semplicità con cui l’artista indica i parcheggi attraverso gli indirizzi civici: il parcheggio diviene al tempo stesso segnale e luogo. In contrasto con questa atmosfera anonima, le crepe nell’asfalto, le macchie e le sbavature d’olio, che testimoniano la predilezione dell’artista per i liquidi rovesciati presenti anche in numerose altre opere, possono essere letti come tracce di una popolazione assente. Un tale contrasto è simile a quello esistente tra le lettere in grassetto e gli sfondi atmosferici, firma stilistica dell’artista.
    L’opera di Ruscha continua la tradizione americana della riproduzione di paesaggi quotidiani, composti da serie ininterrotte di architetture e segnali anonimi. Alcune di queste immagini di parcheggi sono state scattate dall’artista, mentre altre sono immagini «trovate». In tale modo viene sottolineato l’atteggiamento pop di Ruscha che tende a sminuire la nozione modernista di paternità dell’opera e manifesta il suo disinteresse per la tradizione fotografica classica, nella quale si prevede che le stampe siano eseguite dalla «mano» dell’autore.

    [C.C.B.]

  • Ed Ruscha. New Paintings, Anthony d’Offay, Londra, 1998.

    Edward Ruscha: Editions 1959-1999, Catalogue Raisonné, Engberg / walker Art Center, Minneapolis, 1999.

    E. Ruscha, They called her syrene, Phaidon, Londra, 2000.

    Ed Ruscha, Hirshorn Museum and Sculpture Garden, Smithsonian Institute, Washington D.C. / Museum of Modern Art, Oxford / Scalo, Zurigo – Berlino – New York, 2000.

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