John Bock

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      Schöner Linden

      2000

      struttura in legno, indumenti, monitor, videolettore, videocassetta, colore, sonoro, 18’

      dimensioni variabili

      Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

      Gift, Associazione Artissima, 2000

  • Maniche in numero superiore al necessario, colli che diventano copricapi, o ancora inedite protuberanze scultoree, sono alcune delle caratteristiche delle camicie, delle maglie e dei pantaloni realizzati da John Bock e presentati nell’opera Schöner Linden, 2000. Asimmetrici e giocosi, gli indumenti nascono modificando abiti già esistenti o componendo pezzi appartenuti a vestiti differenti e mantenendo tracce di vissuto, come buchi, orli sfilacciati o tessuti usurati. Rispondendo al principio di funzionalità, anche se illogici, i vestiti-scultura di Bock possono essere indossati, come sembra suggerire la loro disposizione in ordine casuale su un rudimentale portabiti in legno. Nel video trasmesso su monitor, che è parte dell’opera, un amico dell’artista, modello improvvisato, sfila infatti con ciascuno degli abiti, esaltandone le ulteriori potenzialità creative. L’opera è stata realizzata da Bock lo stesso anno della sua mostra al Museum of Modern Art di New York, la cui prima parte consisteva appunto in una sfilata di moda. In quel caso Bock ha impiegato modelle che, trasformate in altrettanti alter ego dell’artista, hanno presentato un’ampia rassegna degli abiti da lui realizzati. Un’ulteriore selezione di abiti è stata esibita lo stesso anno in una sfilata organizzata a Copenhagen.
    La messa in scena dell’assurdo, ottenuta destrutturando elementi esistenti, è tipica dell’operato di Bock. In Astronaut (Astronauta), 2003, l’artista sembra impegnato in un viaggio all’interno di un universo illogico, ma a tratti parallelo al mondo quotidiano. Quasi entrasse nella sua stessa mente, l’artista si sofferma su oggetti minimi o piccoli insetti, esaltandone inaspettate potenzialità. Bock spesso compone le sue sculture e i suoi video in installazioni di grandi dimensioni, impiegandoli come scenografie per le sue azioni performative, da lui definite «lezioni». In parte improvvisate, tali esibizioni sono sempre caratterizzate da un’esplosione di energia dionisiaca che accompagna e ritma il linguaggio pseudoscientifico impiegato. Memore dei suoi studi di natura economica, Bock ricorre infatti a diagrammi e formule dei quali si serve, insieme a tutti i possibili oggetti e sculture presenti, per raccontare la propria visione del mondo. Coinvolgendo attivamente il pubblico, l’artista alterna un linguaggio comprensibile a salti logici volutamente inintellegibili e, seguendo un copione predeterminato, intenzionalmente svolge i propri ragionamenti senza mai offrire una soluzione alle teorie esposte.

    [M.B.]

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