Monica Bonvicini

  • opere
  • lavoro
  • biografia
  • bibliografia
  • mostre
    • Destroy she said (D.S.S.) ( Distruggere ella disse)

      Destroy she said (D.S.S.) ( Distruggere ella disse)

      Doppia proiezione video, DVD, bianco e nero,colore, sonoro stereo 60′, cartongesso, strutture in legno.

      Donazione Associazione Artissima

    • Bedtimesquare

      Bedtimesquare

      1999

      struttura in legno, piastrelle in ceramica, cartongesso, graniglia, materasso in gomma gonfiabile

      60 x 400 x 363 cm

      Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

      Donazione Associazione Artissima, 1999

  • La riflessione sul ruolo dell’architettura e i condizionamenti culturali relativi a essa sono temi fondamentali nel lavoro di Monica Bonvicini. Nelle sue opere si confronta, talvolta scontrandosi, con la tradizionale visione di eredità modernista secondo la quale l’atto del costruire è una prerogativa essenzialmente maschile. Con linguaggio duro, spesso estremamente esplicito, l’artista espone lo stretto rapporto che lega lo spazio edificato all’immagine del potere, mettendo in questione il ruolo passivo tradizionalmente attribuito alle donne. Idee di distruzione e instabilità, a dispetto delle leggi statiche che governano la creazione degli spazi, sono sovente presenti nel lavoro dell’artista che attribuisce all’atto del distruggere lo stesso valore legato all’atto del costruire, in quanto entrambe le azioni producono una nuova creazione.
    In Destroy She Said (D.S.S.) (Distruggere, ella disse), 1998, Bonvicini ha composto in una doppia proiezione video una serie di brani di film girati tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta. Immagini di donne che si appoggiano a una parete, cercando magari riparo o conforto, si alternano a spezzoni dove le protagoniste sono riprese in una particolare relazione fisica con le strutture di architettura domestica all’interno delle quali sono ambientate le pellicole. Pur essendo rimossi dal loro contesto originario, i brani proiettati su schermi in cartongesso mantengono la loro carica emotiva, che diventa a tratti quasi drammatica. L’installazione, che si compone di materiali edili disseminati nello spazio, rende manifesto il rapporto di costrizione e sottomissione che sembra insistentemente legare, anche nel linguaggio cinematografico, il corpo della donna agli spazi architettonici.
    Bedtimesquare, 1999, è una sorta di letto la cui struttura è realizzata con materiali industriali, come cartongesso, piastrelle e graniglia, immediatamente identificabili con quelli usati nei cantieri. Il disegno della struttura rettangolare rimanda al linguaggio del Minimalismo, alla ricerca delle forme geometriche tradizionalmente attribuite alla logica maschile. La giustapposizione del materasso, scelto del tipo gonfiabile, utilizzabile in campeggio, è di tono volutamente ironico. Posato sui materiali «freddi» che compongono la struttura, esso diventa una presenza sensuale che allude alla corporeità.

    [M.B.]