Per Kirkeby

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    • Skumring (Tramonto)

      Skumring (Tramonto)

      1983–84

      olio su tela

      200 x 250 cm

      Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, 1988

  • Prima di diventare artista, Per Kirkeby è stato geologo, professione che gli ha consentito un’esperienza della natura sia sentimentale, sia scientifica. Un geologo, dice l’artista, vive a diretto contatto con la terra, compie spedizioni anche estreme per studiare la storia del pianeta attraverso i suoi strati rocciosi. Ma un geologo «ritorna a casa» e tiene un «diario pieno di mappe e di schemi, di ipotesi grafiche tracciate a china con penna appuntita, scritto sotto la tenda dopo i vagabondaggi diurni sui crestoni del grande deserto». Questo doppio approccio alla natura, empatetico e al tempo stesso razionale, si ritrova nella pittura di Kirkeby (che è solo una delle scelte operative del suo essere artista, insieme a quella scultorea, poetica, cinematografica, fotografica). Kirkeby ha cominciato a dipingere nel 1964 e da allora si esprime con una pittura fortemente sentimentale, di grande empito gestuale, mantenendo però il senso della struttura che ordina con precisione le sue composizioni.
    L’opera Skumring (Tramonto), 1983-1984, è costruita per piani di colore che si sfrangiano l’uno nell’altro, ma dove ciascuno mantiene la sua identità. Il quadro sembra alludere all’immagine di un paesaggio, tuttavia un ruolo di primo piano è quello svolto dall’intuizione dello spettatore. Le figure di Kirkeby vivono nell’ambiguità di una zona intermedia, dove non si saprebbe dire se l’informe stia agglutinando in sé i residui di una forma stabilita, o se la stia generando. L’artista dice che «la geologia è la scienza delle forze che stanno dietro le forme, tanto della distruzione che della costruzione. E questo significa pure supposizioni». Come il geologo con i suoi appunti e schemi di fronte alla montagna, così lo spettatore di fronte a simili opere può solo decifrarle attraverso supposizioni, cioè attribuendo ai segni la funzione di indici di riconoscibilità. La struttura dell’opera tuttavia è sempre fortemente delineata; il paesaggio di è tellurico, originario, il luogo stesso della «forza». Non forma dunque, ma piuttosto formazione: l’artista ci mostra l’atto stesso di dar vita alla forma.

    [G.V.]

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