Pipilotti Rist

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    • Cinquante Fifty (Installation for a Parking Lot) (Cinquanta cinquanta – Installazione per un parcheggio)

      Cinquante Fifty (Installation for a Parking Lot) (Cinquanta cinquanta – Installazione per un parcheggio)

      2000

      doppia proiezione video, colore, sonoro, 4’40’’, 2’ 20’’

      Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

      Deposito permanente

      Fondazione CRT Progetto Arte Moderna e Contemporanea, 2005

  • Nella installazione audio-video Cinquante Fifty (Installation for a Parking Lot) (Cinquanta Cinquanta – Installazione per un parcheggio), 2000, Pipilotti Rist si sofferma su una quotidianità incongrua, dominata da spiazzanti caratteristiche oniriche. Quasi potesse volare, sfidando ogni principio di gravità, la videocamera dell’artista indaga, da più angolature, la grigia facciata di un condominio, fino a scoprire due presenze umane. Affacciata al davanzale, nell’occupazione tipica di chi cerca di evadere dalla noia, la prima è una donna di mezza età, apparentemente indifferente ai movimenti della videocamera. Interpretata dalla stessa artista, la seconda donna è invece attratta dall’obiettivo del video. Come in un gioco infantile, cerca di catturarne l’attenzione e preme il volto contro la finestra chiusa, fino a deformare i propri lineamenti. Confinata dietro al vetro, come un pesce condannato all’isolamento dell’acquario, la giovane donna sembra però incapace di lasciare i confini dell’appartamento. Fugaci immagini di alberi in fiore frammentano la sequenza delle riprese. Un uomo che cammina lungo il bordo di un’autostrada deserta è l’altro protagonista dell’installazione. Forse diretto verso una meta precisa, l’uomo si muove con passo veloce. Totalmente assorto, non sembra accorgersi della propria nudità, né della fugace presenza di una vettura, all’interno della quale è sistemata la videocamera che lo riprende. Una musica ipnotica, basata sulla ripetizione di poche note, completa l’installazione, unendo nella stessa atmosfera l’isolamento di ciascuna delle due donne e la solitudine dell’uomo. Inizialmente pensata per gli spazi di un parcheggio sotterraneo, l’opera è stata riconfigurata da Rist per gli ambienti del Castello di Rivoli ed è proiettata direttamente sulle pareti e sul soffitto, incorporando i dettagli architettonici e gli affreschi della sala prescelta. Secondo una pratica di autoappropriazione, alcune delle immagini che compongono l’installazione compaiono anche in altre opere tra cui Remake of the Weekend (Rifacimento del fine settimana), 1998, liberamente ispirata al film di Godard Weekend – Un uomo e una donna dal sabato alla domenica, 1967, e la serie di installazioni conosciute come Himalaya Goldestein Stube (La camera di Himalaya Goldestein), 1997-1999, incentrate sull’alter ego di Rist di nome Himalaya Goldstein.
    Creatrice di universi psichedelici, sensuali, ironici e talvolta erotici, Rist utilizza il video esaltandone in senso espressivo le qualità pittoriche. Come ha dichiarato più volte, la sua intenzione non è quella di usare la tecnologia elettronica per registrare o imitare la realtà. Piuttosto, l’artista dirige la propria indagine prevalentemente ai territori dell’inconscio, intendendo sia quello personale sia quello tecnologico, e predilige colori acidi e intenzionali disturbi o errori di registrazione. In aperto dialogo con la cultura di massa, sia quella visiva sia quella sonora, molte sue opere attingono alla dimensione domestica, proponendo ambienti abitabili all’interno dei quali si intrecciano sensibilità femminile, caratteristiche ludiche e componenti auto-riflessive.

    [M.B.]

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