L’atrio è la testimonianza diretta dello stato del cantiere juvarriano al momento della sua interruzione. Sebbene le vedute settecentesche di Marco Ricci e Massimo Teodoro Michela ci mostrino come avrebbe dovuto essere, il restauro di Andrea Bruno ne ha volutamente evitato ogni completamento. Sul lato settentrionale del Castello troneggiano i robusti pilastri voluti da Juvarra, mentre sulla pavimentazione di porfido, lastre di marmo e di pietra disegnano le posizioni dei ritti e l’andamento delle campate, mai realizzate. L’imponente parete del Castello presenta i supporti per le decorazioni non eseguite, le nicchie pensate per le statue e le grandi aperture tamponate che evocano i saloni immaginati dall’architetto messinese. In alto troneggia lo sporto panoramico in acciaio e cristallo inserzione contemporanea . Dall’altro lato la Manica Lunga, castellamontiano edificio nato per ospitare la pinacoteca di Carlo Emanuele I, che avrebbe dovuto essere abbattuto secondo i progetti settecenteschi, al centro della campagna di restauro partita nel 1986 come si legge dalla data fissata nella parete. L’edificio oggi presenta delle grandi vetrate aperte da Andrea Bruno laddove c’era il grande squarcio lasciato dalla demolizione interrotta dal cantiere juvarriano .