La Residenza Sabauda

  • Cappella e Sacrestia
  • Sala 11 Sala dei Putti Dormienti
  • Sala 12 Atrio o Sala di Bacco e Arianna
  • Sala 13 Sala degli Stemmi
  • Sala 14 Sala degli Stucchi
  • Sala 15 Sala dei Continenti
  • Sala 18
  • Sala 21 Sala di Udienza
  • Sala 22 Sala del Sorgere del Giorno
  • Sala 24 Gabinetto delle Stampe
  • Sala 25 Sala del Velo
  • Sala 26 Sala dei Falconieri
  • Sala 27 Salotto Cinese
  • Sala 28 Camera d’Udienza
  • Sala 29 Sala degli Stucchi
  • Sala 30 Gabinetto delle quattro parti del Mondo
  • Sala 31 Gabinetto delle Quattro Stagioni
  • Sala 32 Sala dei Concerti
  • Sala 33 Sala di Carlo Emanuele I
  • Sala 8 Camera di parata o delle Gabbie
  • Sala 9 Camera dei Trofei
  • CAPPELLA E SACRESTIA

    Anticipata da un piccolo vano, utilizzato come pregadio da Maria Teresa d’Asburgo-Este, la cappella, realizzata in un ambiente risalente al primo settecento, presenta interventi pittorici di Giovanni Comandù e Pietro Cuniberti, datati 1793-94, mentre la decorazione a finto marmo, le cornici in stucco dorato e gli intagli lignei sono ascrivibili a Giuseppe Ghigo.

    La piccola adiacente sacrestia presenta una decorazione molto semplice con motivi a vasi e ghirlande alle pareti.

    Grazie al Regesto documentario dell’Archivio Storico del Comune di Rivoli sappiamo che la cappella nel 1846 presentava : “Tre grandi porte a vetri a tre divisioni con chiambrane, fianchi laterali e soffitti superiori a cornici dorate con dipinti e sculture al zoccolo formanti 3 priez dieu.” Vi era un “altare sagomato, dorato e scolpito, bardella di noce al naturale, pietra sacrata, 3 carte gloria con Crocifisso ed ornati di legno dorato e scolpito”. Sopra l’altare un’ancona “su tela dipinta ad olio rappresentante la Sacra Famiglia con cornice a grandi ornati culturali e dorati” qui attribuita a Gaudenzio Ferrari, ma invece di Girolamo Giovenone. Questa pala, oggi conservata alla Galleria Sabauda venne consegnata nel 1937 alla Città di Torino per la Mostra del Barocco Piemontese del 1937.

     

    CURIOSITA’

    GIOVANNI COMANDU’

    (Mondovì 1746- Torino 1822)

    Allievo a Roma dell’Accademia di San Luca, dove nel 1777 vince il primo premio nella seconda classe del concorso di nudo, è  nel 1782 allievo del Pecheux all’Accademia di Pittura e Scultura di Torino. Negli stessi anni in cui è attivo a Rivoli, il Comandù lavora anche per il Duca del Monferrato, Maurizio di Savoia, presso il palazzo abbaziale della soppressa abbazia di Casanova a Carmagnola. Il principe che vi aveva stabilito la sua residenza incarica il Comandù di realizzare le stazioni II, III e IV della Via Crucis della chiesa. Per la chiesa di Santa Croce di Rivoli egli realizza la pala d’altare avente come soggetto il “Martirio di Santa Orsola e compagne”.

  • Una delle sale più ricche di storia di tutto il Castello, la camera del Re, la prima decorata di tutto l’appartamento nel 1720, pronta per ospitare Vittorio Amedeo II.

    La volta, che ricorda un ideale baldacchino, è impreziosita da ben 4050 foglie d’oro, ed allietata da puttini , tanto amati da Juvarra, e dalle virtù in abito classico.

    Il pittore Niccolò Malatto venne chiamato espressamente da Genova per  decorarla, incarico, che a causa del suo grave stato di salute e  la conseguente morte, non portò a termine. Il lavoro venne finito, sempre nello stesso anno da Pietro Antonio Pozzo, Michele Antonio Milocco e Pietro Gambone. Anche le pareti, nel periodo juvarriano erano connotate da questo tipo di decorazione. Alla fine del ‘700, appartengono le attuali decorazioni delle pareti, dello zoccolo, della sovrapporta e del trumò sopra il camino in marmo policromo, connotati dal motivo a grisaille opera del pittore Ludovico Chioffre per l’architetto Carlo Randoni. Egli realizza anche gli affreschi negli sguanci delle finestre, imitanti il finto stucco, in un intreccio di teste e volute. In quel periodo l’appartamento era usato dalla duchessa d’Aosta, Maria Teresa d’Asburgo-Este.

    Le due porte dorate con ovali soprastanti, lungo la parete a cui era addossato il letto reale, risalgono ad inizio Settecento, esse celano due spazi molto piccoli che probabilmente ospitavano un pregadio e la stanza della commoda.

     

    CURIOSITA’

    FOGLIE D’ORO

    “Arabeschi e grotteschi…nel volto della camera da letto dell’appartamento di Sua Maestà” impreziositi da ben 4050 fogli d’oro dal doratore Sebastiano Barberis.

    Un ideale baldacchino per la camera da letto del sovrano.

    34Valter Felicionigrottesca VAIISala delle Grottesche (volta)

     

  •  La sala, utilizzata come atrio è posta al centro dei due appartamenti reali. La decorazione viene realizzata, tra il 1718 e il 1722, seguendo le istruzioni di Filippo Juvarra, che per la volta, raffigurante l’incontro di Bacco con Arianna, si avvale pera del pittore toscano Sebastiano Galeotti . Alle pareti i raffinati stucchi dell’équipe degli stuccatori luganesi Somasso: i simboli del potere : la corona, il bastone del comando e lo scettro, le due nicchie con i busti marmorei di Bernardino Falconi, già a Palazzo Reale e fortemente voluti da Juvarra in questa sala. Essi rappresentano come Diana, Maria Giovanna di Savoia-Nemours seconda Madama Reale e il marito Carlo Emanuele II, come Adone, Amore. A completare la sala i nicchioni di fondo, detti “buffetti” decorati a grottesca , putti e fiori da Francesco Fariano tra il 1729 e il 1730. Sui ripiani dorati, grazie ad un disegno autografo di Filippo Juvarra, sappiamo esservi collocate porcellane. Originale lo splendido pavimento con marmi di tre differenti colori : nero di Como, bianco di Busca e grigio di Valdieri dal peculiare effetto tridimensionale realizzato dallo scalpellino Carlo Berardo nel 1725. Oggi sono mancanti tre pezzi significativi presenti nella sala ancora nel 1846 : un piedistallo in marmo verde raffigurante tre puttini sostenente il busto della regina Maria Teresa d’Austria Este , oggi al Castello di Racconigi. L’altro è un “quadro di marmo in rilievo” raffigurante Anna Cristina Ludovica Principessa di Piemonte. A completare l’arredo il famoso” tavolo del pugno”, in marmo giallo, tavolo che secondo la tradizione, sarebbe stato scalfito da un pugno sferrato da Vittorio Amedeo II in un momento d’ira.  

    CURIOSITA’

    Sebastiano Galeotti

    (Firenze 22 dicembre1675-Mondovì 16 ottobre 1741)

    “Il suo pennello è spedito,facile, e di buon impasto, sì a olio, come a fresco” ebbe a dire un contemporaneo di Sebastiano Galeotti pittore fiorentino, dal ricco itinerario pittorico, che lo porterà presso le più importanti corti del nord d’Italia. “Tre volte fu il Galeotti a Torino. La prima invitatovi da’ Conti di Guarena, affinché ornasse loro di pitture un salotto, ed una galleria”e “nel tempo medesimo conosciutosi il suo merito da quel Re, fu da lui mandato al delizioso soggiorno a Rivoli, a dipingervi l’atrio Reale…” racconta Carlo Giuseppe Ratti, uno dei suoi biografi. Dietro alla scelta di Vittorio Amedeo II, naturalmente si cela l’apprezzamento di Filippo Juvarra per il pittore, di cui aveva avuto modo di apprezzarne il valore nel corso di una visita a Parma nel 1706 e tramite Carlo Giacinto Roero di Guarene, suo grande amico. Il tema scelto per questa volta narrato con i toni tipici dell’Arcadia, citando i Fasti di Ovidio ben si collega alla destinazione d’uso della sala che funge da raccordo fra le stanze del re e quella della moglie. Questo racconto mitologico sarà oggetto di un sipario realizzato dal Galeotti nel 1740 al Teatro Regio.

  • Sala degli Stemmi o sala dei Valets à pieds

    Unico ambiente superstite di quello che doveva essere l’appartamento della Regina, Anna Maria d’Orléans, esso presenta lacerti della decorazione juvarriana emersi durante i restauri di Andrea Bruno, composti da un lambriggio dipinto in cui vi sono stilizzati motivi floreali, e negli sguanci delle finestre la decorazione a rocaille, che presentava delle campiture interne decorate con lamine d’oro, per la maggior parte oggi scomparse. La volta,dipinta nell’800, reca ai quattro lati gli stemmi di Casa Savoia, di Torino, Rivoli e Roma. Sul pavimento, contemporaneo, un oblò  che svela  il pozzo medioevale, per le sottostanti cucine del  Castello, oggi non più esistenti.  

    CURIOSITA’

    ANNA MARIA D’ORLEANS

    (Castello di Saint-Cloud 27 agosto 1669- Torino 26 agosto 1728)

    Nipote di Luigi XIV sposa,nel 1684,  appena quattordicenne, il giovane duca di Savoia Vittorio Amedeo II. La giovane venne salutata dal gazzettino “Mercure Galant” con una ballata “ Andate dunque oggetto di tanti voti in quel clima dove sotto un cielo propizio il vostro cuore non può che essere felice Luigi lo vuole, occorre che ciascun obbedisca”. Ancor prima del trionfale ingresso a Torino sosterà al Castello di Rivoli accolta dalla suocera Maria Giovanna Battista, che come lei proveniva dalla corte parigina, e dai personaggi più in vista della corte. Sebbene sia stata la prima regina di Casa Savoia, salita nel 1713 al trono di Sicilia e nel 1718 a quello di Sardegna, è una delle figure femminili della dinastia meno conosciute. La sua vita, svoltasi all’ombra del marito, venne addolorata dalle traversie del piccolo ducato, prime fra tutte le guerre , ma anche i molti lutti, dei dieci figli, infatti, uno solo Carlo Emanuele III, le sopravviverà. Di lei ci rimane la Villa della Regina, il suo rifugio, sulla collina, che tanto amava raggiungere a piedi, a cui lavorò Filippo Juvarra, e dove riecheggiano in una dimensione più raccolta i grandi echi architettonici del Castello di Rivoli.

  •  Sala degli Stucchi o Prima camera dell’appartamento del Re .

    La sua denominazione deriva dalla decorazione a stucco realizzata dal luganese Pietro Somasso, attivo nello stesso periodo anche nella Galleria Grande della Venaria Reale. Realizzata seguendo le istruzioni di Filippo Juvarra tra il 1718 e il 1720, demolendo le volte e i muri di due piccole anticamere e di un corridoio. Ghirlande, fiori, conchiglie e squame caratterizzano la decorazione, che trova corrispondenze nelle architetture romane, sia civili che religiose, e che ha in centro della volta,definita da Chiara Passanti “un aggregato di tende ben tese e gonfiate dal vento” le iniziali di Vittorio Amedeo II. Una decorazione volta tutta a celebrare scenograficamente, come in un tempio, la figura del re, primo di Casa Savoia. Alla fine del Settecento vennero aggiunti i trofei lignei e le decorazioni che presentano putti guerreggianti nelle lunette angolari da Angelo Vacca e Giovanni Comandù. Il pavimento attuale, realizzato nel corso dei restauri di Andrea Bruno, ricalca il progetto originale di Juvarra redatto il 24 giugno del 1721 e mai realizzato. L’architetto messinese aveva previsto l’utilizzo del marmo verde di Susa, del Bianco di Foresto e del grigio di Frabosa. Questi materiali oggi non più reperibili a causa della chiusura delle cave sono stati sostituiti da altri dalle caratteristiche il più possibile simili. Nel camino di fine Settecento una piastra in ghisa  reca le armi ducali e il monogramma di Vittorio Amedeo II. In un inventario del 1846 si precisa che la sala veniva usata per la scherma.  

    CURIOSITA’

    VITTORIO AMEDEO II

    (Torino 14 maggio 1666-Moncalieri 31 ottobre 1732 )

    Vittorio Amedeo di Savoia, figlio unico di Carlo Emanuele II e Maria Giovanna di Savoia-Nemours, è un bambino gracile e malaticcio, per la cui guarigione vennero consultati ciarlatani, maghi, grandi dottori e persino fatta un’ostensione della Sindone. Per lui. venne realizzato, dal panattaro Antonio Brunero il grissino, pane biscotto( cotto due volte), adatto ai suoi problemi digestivi. Orfano di padre a nove anni , dovette attendere la maggiore età per poter prendere in mano le redini del ducato retto dalla madre, che per allontanarlo da Torino, giunse persino ad organizzare un matrimonio con l’Infanta del Portogallo, matrimonio che non si avvenne mai a causa di una provvidenziale, quanto perdurante malattia . Il Castello di Rivoli sarà lo scenario di molti dei momenti più importanti della sua vita:, la presa del potere, il 14 marzo 1684, quando viene comunicato anche il suo matrimonio con Anna Maria d’Orléans, nipote di Luigi XIV. Una buona parte del suo regno sarà costellata da conflitti per la Successione al Trono di Spagna che portarono ai Savoia la dignità regia. Il 24 dicembre del 1713 Vittorio Amedeo venne incoronato, nel Duomo di Palermo, con la moglie, re di Sicilia. In quel frangente fece la conoscenza dell’abate Filippo Juvarra , destinato a far divenire Torino una delle capitali del Barocco europeo. Il secondo importante evento della sua vita legato a Rivoli si terrà il 3 settembre 1730, quando dinanzi alla Corte abdicherà. L’evento destò sorpresa e commozione. “L’âge avancé, les indispositions dont nous sommes atteints dépuis quelques temps, les fatigues que nous avons souffert”, avevano, fatto a lungo preparare l’importante momento, studiando le abdicazioni di Carlo V e Filippo II . Come tanti anni prima viene dato l’ annuncio del suo matrimonio, con la Marchesa di Spigno Anna Teresa Canalis di Cumiana. Ultimo tragico evento che vide protagonista Vittorio Amedeo a Rivoli sarà la sua prigionia, circa un anno dopo l’abdicazione e durata 10 mesi, nello stesso appartamento che per lui era stato approntato,e,  che doveva mostrare, attraverso l’architettura e l’arte la sua forza, il suo valore e la sua grandezza come primo re di Casa Savoia.

  • Sala 15  Sala dei Continenti, seconda anticamera dell’appartamento del Re.  

    La sala è l’unica del primo piano ad essere decorata a fine settecento, dai pittori Rocco e Antonio Maria Torricelli e Giovanni Comandù, mentre la progettazione dei riquadri in stucco è stata ideata da Carlo Randoni, ispiratosi allo stile juvarriano della sala seguente. Agli angoli della volta  “le quattro parti del Mondo” opera dei fratelli Torricelli, come pure il Carro del Sole, al centro  della volta, e le allegorie del Po e della Dora a sanguigna.

    Lungo i due lati lunghi, in sei riquadri in stucco dovevano essere dipinti  i venti dal Comandù. Egli iniziò realizzarne  due,  poi fatti cancellare: “Ordinatomi il fu Sig.Intendente (Viotti) nella sud. Camera di dipingere in bassorilievo li sei venti, ed avendo formati i cartoni, ossia disegni in grande prima in Torino, di poi avendone dipinti due li fece scancellare perché arricchiva di troppo la camera”. Per questo lavoro il pittore chiese, comunque, 85 lire per sette giorni di lavoro.

    In un inventario del 1846 nella sala  c’erano ancora degli arredi: “una tavola di marmo bigio sostenuta da mensoloni scolpiti a volute”, ancora presente, e uno “specchio fra mezzo alle mensole con placca di marmo verde.”  

    CURIOSITA’

    CARLO RANDONI

    (Torino 1765- 13 novembre 1831)

    Primo Architetto di Sua Maestà, membro del Consiglio degli Edili, dell’Accademia delle Scienze., per i Duchi d’Aosta progetterà alcune sale nell’appartamento nuziale al secondo piano di Palazzo Reale e gli ambienti a loro destinati alla Venaria Reale. Ritroviamo il suo nominativoper quanto riguarda lavori a di Moncaleri, Pollenzo, al Duomo di Torino e al collegio civico di Tortona. Durante il periodo napoleonico riceverà la carica di Architetto Nazionale occupandosi dell’assetto urbanistico di Torino. Randoni lavora a Rivoli a partire dal 1792,dopo aver presentato un progetto  che riprendeva le richieste dei Duchi d’Aosta ovvero quelle di completare l’edificio limitando però i costi. Fra i primi provvedimenti quello di rendere il più rapidamente fruibile il Castello, procedendo con i primi urgenti lavori di riparazione, l’arredamento di alcune sale con mobili e complementi presenti nell’edificio, al primo piano nobile, la realizzazione di una scala per raggiungerlo. Venne,inoltre, redatto un preventivo per sistemare in Manica Lunga le maestranze: pittori, mastri da muro, indoratori, ma anche un fattore e un chirurgo. Carlo Randoni, predisporrà, inoltre, un progetto molto vasto per i giardini, con importanti opere di livellamento cheavrebbero dovuto prevedere la rimozione di migliaia di metri cubi di terra, e di materiale incoerente e ghiaioso, oltre i grandi massi erratici di cui è costituita la collina di origine morenica. A questo proposito venne richiesto “un barile di polvere da mina” per farli saltare. Il progetto, però non fu mai portato a termine.

  •  Il vasto ambiente, oltre 236 m2, a causa dell’interruzione dei  lavori a fine settecento non presenta decorazioni, ma  la sua volta nervata è certamente un esempio importante della maestria costruttiva delle maestranze del cantiere diretto da Carlo Randoni e realizzata con una centina in legno totale L’asportazione della pavimentazione al terzo piano, danneggiata nel corso della Seconda Guerra Mondiale e lo svuotamento dell’estradosso hanno permesso di mettere in evidenza tutta la struttura sia la parte al secondo piano che quella, normalmente nascosta al terzo. L’architetto Andrea Bruno, realizza al terzo piano una passerella che permette di passare sopra all’estradosso per osservarne al meglio la configurazione.  

    CURIOSITA’

    I BOMBARDAMENTI

    Il 24 maggio 1883 il Castello di Rivoli viene venduto dagli eredi dei Vittorio Emanuele e Maria Teresa d’Austria-Este alla città di Rivoli per la somma di 100.000 lire. Da quell’anno numerosi furono i reparti militari che si avvicendarono nella struttura: la Prima Brigata Alpina del Genio, una Brigata Bersaglieri, il 25° Reggimento di Artiglieria da Montagna. Nel 1927, si insedierà il 1° Centro Contraerei e nel 1932 il I Reggimento Artiglieria Contraerei auto-campale con ben 800 soldati comandati dal Principe di Piemonte Umberto. La Seconda Guerra Mondiale provocherà ingenti danni alle strutture e alle decorazioni delle sale auliche, occupato dai tedeschi, nella notte tra il 16 e il 17 agosto 1943 gli spezzoni incendiari causati dal bombardamento americano colpiranno duramente i tetti del Castello. Le ultime tragiche pagine saranno scritte dopo l’8 settembre quando il complesso verrà saccheggiato e  nell’agosto del 1944  quando i partigiani attaccarono le truppe tedesche asserragliate nell’edificio. Nel 1946 vennero eseguiti i primi lavori di emergenza concentrati sulle coperture , questo non impedì  di aprire, appena terminata la guerra, l’apertura di una casa da gioco, che però si rivelò un completo fallimento.

  •  Sala di Udienza o dei Putti già appartamento dei Duchi d’Aosta, Camera d’Udienza della Principessa Beatrice

    La camera da letto della Principessa Maria Beatrice, primogenita dei Duchi d’Aosta presenta, per quanto riguarda la volta, una decorazione caratterizzata da gruppi di putti che si affacciano da una balaustra, intenti a giocare o a suonare, opera del pittore monregalese Giovenale Bongiovanni e datati tra il 1793 e il 1794. Sui due lati corti, vi sono altrettanti riquadri che presentano attorniati da altri putti, i simboli dei reali genitori : il leone della Val d’Aosta e l’aquila a due teste degli Asburgo. La sala è completata dalla presenza di sovrapporte e dipinti per trumeau appartenenti allo stesso periodo, sempre di Giovenale Bongiovanni, riportate nel 2004 nella loro sede. I dipinti che, recenti studi, hanno sottolineato avere delle non comuni qualità pittoriche, hanno come protagonisti, fanciulle vestite da contadine, insieme a bambini e giovani innamorati, iconografie tipicamente iscritte nel gusto arcadico settecentesco. Le pareti presentano lacerti della carta da parati a motivi floreali dello stesso periodo. Una delle finestre della sala presenta un balcone settecentesco in ferro battuto con il monogramma di Vittorio Amedeo II, datato tra il 1711 e il 1713 ovvero il periodo in cui lavora a Rivoli Michelangelo Garove.

    CURIOSITA’

    MARIA BEATRICE DI SAVOIA

    (Torino 1792- Modena 1840)

    Primogenita di Vittorio Emanuele e Maria Teresa d’Asburgo-Este, Destinata ad una vita privilegiata, vive in un frangente storico certamente drammatico per i Savoia e per tutta l’Europa a cavallo tra la Rivoluzione francese e la Restaurazione. Il 20 giugno 1812 Maria Beatrice sposa con dispensa papale lo zio materno Francesco arciduca d’Asburgo-Este. Il marito diviene il 14 giugno 1814 Francesco IV, duca di Modena, Reggio e Mirandola, che, tra l’altro, fece arrestare e condannare a morte Ciro Menotti. Durante il Congresso di Vienna si parla di una possibile salita al trono del Regno di Sardegna di Maria Beatrice, sebbene in Casa Savoia dal 1307 salissero al trono solo maschi. Alla fine nella seduta del 3 dicembre 1814 si sancì che la successione era maschile e per ordine di primogenitura sia nel ramo regnante che quello dei Savoia-Carignano, per cui se non vi fossero stati eredi sarebbe divenuto re di Sardegna Carlo Alberto Curiosamente Maria Beatrice era anche per i cattolici britannici era formalmente la legittima sovrana di Scozia e Inghilterra, diritti ereditati dai Savoia tramite il lontano cugino Enrico Benedetto Stuart, cardinale di York. Appassionata di pittura e letteratura compose due libretti per opera lirica il Ruggiero e l’Antigono, come molte sovrane della sua epoca si dedicò alle opere di beneficieza. .

  • Sala del Sorgere del Giorno già camera da letto della duchessa d’Aosta, o della primavera o salone grande Camera da letto di Maria Teresa d’Austria-Este Duchessa d’Aosta.

     La volta fu dipinta nel 1793 dai fratelli Rocco e Antonio Maria Torricelli, che qui hanno dato prova di tutta la loro bravura, nel decorare il padiglione centrale simulante un’ apertura verso il cielo azzurro dove  l’Aurora lascia dietro di sé la Notte rappresentata da un vecchio barbuto infreddolito, attorniato dai venti freddi e da un putto con una torcia in mano. Nella scena compare anche Lucifero, la stella del mattin,o e probabilmente Espero, la stella della sera.

    Le finte cariatidi a grisaille nella fascia d’imposta furono realizzate da Angelo Vacca.

    La  decorazione lignea, laccata e dorata,è stata realizzata tra il 1793 e il 1794 dagli ebanisti Bozzelli, Gritella e Fumario, con gusto classicheggiante, tipico dell’epoca. Le figure a monocromo sopra le porte raffigurano le Arti e le Scienze, e sono state attribuite agli stessi Torricelli, mentre le sovrapporte, riportate nella loro sede originale nel  2004,  raffigurano le Stagioni, il Giorno e la Notte, nelle personificazioni di bimbi che ricordano divinità classiche. Tali tele vanno attribuite a Guglielmo Lévera, probabilmente affiancato da Pietro Cuniberti.

    Grazie ai pagamenti sappiamo che alle pareti vi era del  tessuto azzurro, in pendant con quello del letto della duchessa, posizionato di fronte al camino, quest’ultimo molto raffinato, in marmo bianco di Pont Canavese, realizzato dal lapicida Giuseppe Marsaglia, che presentava inserti in bronzo dorato opera di Simone Duguet, oggi dispersi.

    CURIOSITA’

    I Pittori Torricelli

    “ Sig. ri Pittori Fratelli Torricelli di Lugano, trasferitisi di colà a questa Città …” Rocco era figurista,  mentre Antonio Maria si dedicava alla pittura di prospettiva . Curiosa la descrizione che fece dei due un altro pittore attivo a Rivoli, Pietro Palmieri che incontrò Antonio Maria “a Vercelli conobbi il Torricelli, che fece il famoso arco di trionfo….aveva un fratello figurista, anche buon frescante, ma gli era nemico per sistema politico. Il Torricelli architetto era pensatore libero, e così detto allora repubblicano. Il figurista, che dimorava a Lione, era assolutista esagerato, e diceva persino che l’architetto meriterebbe d’essere lui ammazzato. Il suddetto Torricelli architetto era una vera pasta di zuccaio: insegnava a tutti quelli che lo consultavano senza pretendere retribuzione di sorta”. La volta della Camera da Letto della Duchessa d’Aosta sarà il primo incarico documentato a Rivoli, a cui seguiranno altri ambienti  dell’appartamento : la Camera di Parata, la Sala del finto legno e la Sala del Velo, ed anche, al primo piano, la Sala dei Continenti. La Duchessa d’Aosta non fu certamente estranea alla scelta dei Torricelli per decorare il suo appartamento a Rivoli, e non è da escludere che avesse avuto modo di visitare il Palazzo Grosso di Riva presso Chieri dove i due pittori avevano operato su richiesta di Faustina Mazzetti, illuminata e raffinata figura dell’aristocrazia piemontese.

  • Gabinetto delle Stampe o o delle Plance, o del Finto legno,  gabinetto dei boesaggi, già appartamento dei Duchi d’Aosta in origine Camera del buffetto della duchessa d’Aosta, gabinetto a studio della Duchessa d’Aosta.

    L’ambiente, presenta una decorazione a tempera caratterizzata da  una finta impiallacciatura di legni pregiati  che si protrae sino alla volta dove dapprima c’è un motivo ottagonale che ospita personaggi mitologici, al centro troviamo un motivo geometrico a stella, contornato da pentagoni che recano otto medaglioni con coppie di divinità Giove e Giunone, Apollo e Diana, Mercurio e Minerva, Marte e Venere e al centro danzatrici di gusto pompeiano che tengono una collana di perle, fermata dal nodo sabaudo e dalle iniziale dei due sposi Vittorio Emanuele e Maria Teresa. Sin dal 23 luglio 1792, data della posa, vi erano alle pareti delle stampe, con tutta probabilità asportate durante l’occupazione napoleonica  e sostituite durante la Restaurazione da tele ispirate agli stessi soggetti attribuite a Luigi Vacca. Attualmente si è conservata una sola sovrapporta, sebbene molto danneggiata, e raffigurante “Una regina con due bambini e un vaso di fiori “, ricollocata nel 2004. Attesero alla decorazione della sala i fratelli Rocco e Antonio Maria Torricelli, in collaborazione, probabilmente, con Pietro Palmieri, anch’egli maestro della decorazione illusionistica, che realizzò le sovrapporte originarie. L’ispirazione per questa sala è certamente nata sull’esempio dell’analogo ambiente di Palazzo Grosso a Riva Presso Chieri, dove hanno lavorato i Torricelli. La sala era arredata  con sei “cadreghe”, sei “taboretti”, due grandi sofà  “di bosco di rosa, e di violetta per imitare il placcaggio”. La sala venne usata dalla città di Rivoli come sede della Biblioteca Civica.  

    CURIOSITA’

    Stile Pompeiano.

    Alla fine del Settecento Torino e il Piemonte si connotano per una riscoperta dei diversi stili decorativi, dall’Antico al Medioevo e all’Oriente. Il casino alla Venaria del Marchese Falletti di Barolo, che incaricherà Leonardo Marini di realizzare una Sala Egizia, i progetti di Giacomo Pregliasco per Giuseppina di Lorena a Racconigi che prevedono  nel giardino una chiesa gotica, una moschea, un eremitaggio e una barca “alla cinese”, le decorazioni del Palazzo Mazzetti di Riva Presso Chieri volute da Faustina Mazzetti che vedranno impegnati artisti come i Torricelli e il Palmieri  poi saranno attivi a Rivoli per i Duchi d’Aosta. In Inghilterra troviamo le residenze progettate da Robert Adam che introdusse nelle residenze della buona aristocrazia britannica sale pompeiane o etrusche. Molte sono le fonti ispiratrici delle decorazioni:dal Recueil d’antiquités Egyptiennes, Etrusques et Romaines del Caylus o i testi di Piranesi, sino alle Antichità di Ercolano, stampate a Napoli tra il 1757 e il 1792 dall’Accademia Ercolanense, per non dimenticare la Storia dell’Arte Antica di Wincklemann. Questi testi e riproduzioni grafiche saranno la base per le iconografie come quella delle danzatrici, oppure delle divinità dell’Olimpo, ad esempio, che ritroviamo nella sala del finto legno, e che sono rintracciabili in decorazioni di edifici coevi oltre che in Europa anche negli Stati Uniti e nella  Russia degli Zar.

  •  Sala del Velo già Appartamento dei duchi d’Aosta, Sala da bagno, Gabinetto per la libreria, Gabinetto di trattenimento, Gabinetto delle garze.

    Piccolo ambiente all’interno dell’appartamento della duchessa d’Aosta, presenta la volta caratterizzata da un velo drappeggiato su fondo azzurro che da il nome alla sala, la cui decorazione è opera dei  fratelli Torricelli. Molto raffinata la decorazione che corre immediatamente sotto, e che presenta preziosi vasi, collane di perle alternate a spighe. Alle pareti, oggi del tutto scomparsa, una carta dal motivo rigato color blu argenteo, fornita come le altre,  dal libraio torinese Carlo Maria Toscanelli nel 1794. Dalle fonti documentarie era previsto sistemare in questo ambiente “quattro gadreghe, due taboretti, e anche un letto alla turca, anche se non “sarà troppo praticabile per essere il sito alquanto angusto”. Nel 2004 è stata riposizionata una delle due sovrapporte opera di Antonio e Giovanni Torricelli, rappresentante Le tre grazie, mentre l’altra raffigurante Bacco e Arianna è andata perduta.

    CURIOSITA’

    Un velo per l’affresco

    In merito a questa sala, definita anche come stanza di “trattenimento” della Duchessa d’Aosta o anche “Gabinetto delle Garze” vi sono due curiosità supportate dai documenti d’archivio inerenti ai pagamenti, la prima riguarda il raffinato velo che caratterizza la volta e che, venne dipinto partendo da “ fazzoletti di garza e n.9 di garza inglese di diverse qualità”, acquistati dal mercante Sorelli e Marentin per un totale di 39 lire “acciò q.ti se ne servissero di modello nelle pitture, che stanno eseguendo nella volta d’un gabinetto dell’appartam.to della prefata S.A.R., nel R. Castello di Rivoli”. L’altra curiosità riguarda l’arredamento della sala, destinata ad essere adibita a “Gabinetto di libreria” di cui esiste un elenco di “Mobili da provvedersi per il Reale Castello di Rivoli” con molta probabilità stilato per la Duchessa d’Aosta, molto attenta alla decorazione dei sui appartamenti. In questo ambiente si prevedeva di collocare quattro “cadreghe”, due “taboretti” e anche un “letto alla turca”, ma nell’elenco venne però fatto giustamente presente che questo spazio “non sarà troppo praticabile per essere il sito alquanto angusto”. Purtroppo poco ci è dato di sapere rispetto al reale stato dell’arredamento, in un regesto del 1846, non si citano mobili, ma la si chiama sala del bagno, la destinazione d’uso, infatti, era totalmente cambiata.


  • Sala dei Falconieri già Appartamento dei duchi d’Aosta, Gabinetto a fiori, animali e putti

    Nel 1792 la sala viene citata come “Gabinetto da toeletta, con piccola alcova annessa” ricoperto da “Stoffa all’Ottomana con padiglione sopra. Tappezzeria di basino turco di fondo giunchiglia con righe lilla vivace, contornate di piccole righe di bianco argento”, che purtroppo è andata perduta. La sala, oggi interessata dall’opera dell’artista Lothar Baumgarten, ha la volta  pesantemente ridipinta, un soggetto a “fiori, animali e putti”immersi in una scena arcadica con edifici classicheggianti, e un palazzo, che ricorda molto il Castello nel progetto juvarriano, realizzata tra il 1793 e il 1794 dal pittore Angelo Vacca, specialista nella pittura di animali. Lo zoccolo è  caratterizzato da  cagnolini, gatti e animali da cortile. Le sovrapporte ospitano dei medaglioni dipinti attribuiti ad Angelo Vacca senior ricollocati nella loro sede nel 2004 . Essi formano un piccolo ciclo a soggetto amoroso e mitologico. All’interno di medaglioni, dipinti a grisaille, incorniciati da fiori e selvaggina, rovine architettoniche che narrano le storie di Giove e Ganimede, Diana ed Endimione, Venere ed Adone. La decorazione rispecchia l’attenzione del duca d’Aosta per il gusto decorativo inglese di cui gli Adam sono stati fautori.  

    CURIOSITA

    LA VOLTA DELLA SALA ECO DEL PROGETTO JUVARRIANO

    La volta della sala dei Falconieri presenta, personaggi classicheggianti, animali e un tempietto, ma anche la raffigurazione di un edificio coronato da una balaustra , statue e trofei, che ricorda molto da vicino il progetto di Filippo Juvarra per il Castello di Rivoli, riscontrabile in altri suoi edifici come, ad esempio, a Palazzo Madama. Il progetto dell’architetto messinese per Vittorio Amedeo II, parte da quello elaborato da Michelangelo Garove, urbanista e architetto attivo a Rivoli, tra il 1703, subito dopo le devastazioni dell’esercito francese e il 1713, anno della sua morte. Juvarra, riprende i lavori nel 1718, e a corredo dei progetti egli fa realizzare da Gian Paolo Pannini, Andrea Lucatelli, Marco Ricci e Massimo Teodoro Michela, dei grandi quadri che rappresentano gli esterni del Castello su tutti i lati, l’atrio e il grande salone da ballo. Quattro di questi, del Pannini e del Lucatelli provenienti da Roma, via mare, rischiarono di non giungere mai in Piemonte, perché la nave che li trasportava si imbatté in una tempesta e rischiarono di essere buttati fuoribordo. A corredo, poi, il modello ligneo realizzato da Carlo Maria Ugliengo nel 1718 e rimasto al Castello sino al 1740, quando venne trovato nella legnaia della Caserma. Esso oltre che essere corredato dai giardini, andati persi durante la guerra, è apribile e presenta sulle pareti degli schizzi tracciati a matita e a penna dallo stesso Juvarra raffiguranti le decorazioni da realizzarsi. Evidente la trasformazione in scenografica residenza e simbolo della monarchia assoluta, tra le prime novità, l’abbattimento della Manica Lunga, seicentesca Pinacoteca Ducale, per costruite al suo posto accogliere un’ala speculare a quella già presente. Al centro un corpo più alto per ospitare l’atrio e al piano nobile il grande salone da ballo, quest’ultimo mai realizzato.  

  •  Sala Cinese

    Come per le altre residenze sabaude anche Rivoli possiede un salotto cinese, progettato nel 1793 da Carlo Randoni, che ne aveva anche previsto i mobili, come si vede in un disegno conservato presso l’Archivio di Stato di Torino. L’ambiente fa da raccordo tra l’appartamento della Duchessa d’Aosta e quello del Principe di Piemonte e presenta una decorazione interamente “alla Chinese”. Le pitture della volta e le parti lignee sono di Francesco Rebaudengo, imitanti un padiglione, con  sulla volta un telo aperto verso il cielo dove volano dei dragoni. Ai lati scene di vita cinese, riprese dalle carte da parati del Castello di Racconigi, dove il pittore operò nelle sale cinesi dei principi di Carignano. Alle pareti colonne intagliate da ebanisti dell’entourage del Bonzanigo: Giovanni Antonio Gritella, Giovanni Fumario e Giuseppe Gianotti, che realizzano  i cespi di fiori, oggi non più presenti, le che le cornici coronate da piccole teste di cinesi dal caratteristico cappello a punta, oggi non più presenti, all’interno si ipotizzanno o  carte cinesi, o specchi oggi non più presenti. Ancora presente il paracamino in legno che presenta come decorazione una scenetta dal gusto orientale: un nobiluomo, il suo servitore che gli fa ombra con un ombrello, un altro intento a preparare il te e un pappagallo sul suo trespolo. La sala, molto danneggiata sia per quanto riguarda la volta che  le pareti, presenta l’originale pavimento ligneo. Questo tipo di pavimentazione interessava praticamente tutte le altre superfici del piano.  

    CURIOSITA’

    Lo stile alla chinese

    A partire dal 1600 l’Europa soccombe al fascino dell’Oriente, grazie alla Compagnia delle Indie, giungono nel Vecchio Continente merci preziose quali lacche, sete, carte e porcellane, che poco a poco vanno ad abbellire le dimore di re e principi. Questa “febbre” diede il via alla creazione, anche in Piemonte, di ambienti che riecheggiavano questi luoghi lontani. Anche i Savoia non furono esenti da questo gusto, Palazzo Reale, ad esempio possedeva tre salotti cinesi, uno realizzato da Filippo Juvarra, un altro di poco precedente a quello del Castello di Rivoli e realizzato sempre i Duchi d’Aosta. Ad Aglié, Govone, Stupinigi, Moncalieri e Racconigi, ad esempio gli ambienti erano decorati con carte da parati provenienti dalla Cina, raffiguranti scene di vita quotidiana, fiori e uccelli o i principali cicli produttivi della seta, del riso, del tè e della porcellana. In Piemonte, come in tutta Europa, nascerà la chinoiserie, e gli artisti locali, come il Rebaudengo, attivoa Rivolie in altre residenze, si ispireranno dagli oggetti provenienti dall’Oriente per abbellire ambienti decorati sia per la dinastia sabauda che per l’aristocrazia subalpina.

  • Camera d’Udienza o Sala delle Corone, Appartamento del Principe di Piemonte La sala apparteneva all’Appartamento del Principe di Piemonte

    La sala presenta decorazioni di due fasi differenti della vita del Castello. La volta, mai affrescata, è delimitata da una fascia in stucco, e datata 1717, opera di Carlo Papa, da Juvarra “stimato per persona Capace, et sperimentata”. Il motivo è caratterizzato da conchiglie e cespi vegetali, iniziali sormontate da corone, un collare con nodi sabaudi e rose, oltre che alle iniziali di Vittorio Amedeo II. Il fregio della decorazione della Camera d’Udienza ricorda i modelli di Juvarra visibili nel suo Libro di Disegni per ornati di Candelabri. Queste sale sono tra le prime a cui attende l’architetto messinese a Rivoli. Il registro sottostante, risalente alla fine del Settecento, presenta trofei di foglie e fiori. Alle pareti lacerti della carta da parati, mentre la decorazione lignea sia delle sovrapporte che dei due trumeau è conservata in modo frammentario, presentando, nel primo caso le iniziali del re e nel secondo erme e decorazioni vegetali. Alle pareti vi erano tele a olio raffiguranti paesaggi di caccia, rovine classiche, marine, scene bucoliche opera di Angela Maria Palanca e Francesco Antoniani. Queste pitture erano cartoni per arazzi per la regia manifattura d’arazzi di Torino nata nel 1737, su modello di quella dei Gobelins di Parigi, per volere di Carlo Emanuele III.

    CURIOSITA’

    CARTONI PER ARAZZI

    Nel 1737 grazie a Carlo Emanuele III nasce a Torino Regia Manifattura d’Arazzi di Torino, benché l’attività fosse iniziata sotto Vittorio Amedeo II, in occasione dei lavori di rinnovamento di Palazzo Reale ad opera di Filippo Juvarra e a seguire di Benedetto Alfieri. Il primo pittore a lavorare per l’arazzeria sarà Claudio Beaumont, che sceglie temi eroici, dall’importante significato allegorico, desunti di drammi in musica., come le Storie di Alessandro, o le Storie di Ciro, ai quali apparteneva la Battaglia di Cunaxa, cartone per arazzo era ancora presente a Rivoli nel 1926.opera del Molinari. La pratica prevedeva, infatti, la presenza di due pittori, uno che realizzava i bozzetti,mentre l’altro artista aveva il compito di trasportare i bozzetti sui cartoni, che una volta usati, essendo olio su tela, diventavano quadri per le residenze reali. Fra i pittori i cui cartoni erano a Rivoli troviamo Francesco Antoniani, milanese che, una volta arrivato a Torino, inizia a lavorare al Teatro Regio nella stagione 1741-42, insieme ad una schiera di altri artisti , fra cui il figurista Bernardino Galliari. A lui sono attribuite due serie di cartoni per arazzi le Marine e le Architetture. Queste ultime, realizzate tra il 1745-48, propongono il classico soggetto delle rovine, con obelischi, colonne, statue e urne immerse in una natura sempre più presente, e dove si aggirano soldati, figure femminili e ragazzi. Una di questi viene fotografato da A.Pedrini tra il 1933 e il 1942 nella Sala delle Corone, dove sappiamo essere presente. Da questa immagine si nota come la carta da parati, oggi soltanto composta da lacerti sia assolutamente integra, come anche la sovrapporta, recante le iniziale di Vittorio Amedeo II sia ancora presente.  

  • Sala degli Stucchi, Camera di parata, Anticamera dell’Appartamento del Principe di Piemonte

    Prima anticamera dell’appartamento, realizzato ad inizio settecento, per il  Principe di Piemonte,Vittorio Amedeo Filippo, primogenito di Vittorio Amedeo II, che muore a soli 16 anni, nel 1715. La decorazione è in stucco, sempre ad opera del Somasso e presenta ai quattro angoli, uniti da un festone continuo a foglie di quercia, le iniziali del duca attorniate da un uroburo, attorno al quale ci sono le trombe e le ali della vittoria, il tutto sormontato dalla corona regale. Nella sala non ci sono altre tracce di decorazione.  

     

    CURIOSITA’

    L’UROBURO

    Rappresentato iconograficamente come un serpente nell’atto di mordersi la coda è il simbolo dell’eternità creando un circolo di morte e rinascita. Spesso l’immagine è accompagnata dalla scritta en to pan (l’Uno, il Tutto) e affiancata alle divinità e ai simboli del tempo. A partire dal Rinascimento l’immagine avrà grande fortuna tanto da essere usata da principi e signori per le loro medaglie. Con il cristianesimo subentrerà l’immagine del tempo lineare che inizia con la creazione del mondo e termina con il Giudizio Universale. Filippo Juvarra userà lo stesso simbolo nella decorazione della volta dello scalone di Palazzo Madama, dove, a differenza del Castello di Rivoli, l’uroburo attornia le iniziali di Maria Giovanna Battista seconda Madama Reale.  

  • Gabinetto delle quattro parti del Mondo, Appartamento del Principe di Piemonte, Sala di Pigmalione, Secondo Gabinetto di S.A.R.

    La seconda anticamera dell’appartamento del Principe di Piemonte, primogenito di Vittorio Amedeo II presenta sulla volta un dipinto, restaurato in anni recenti, ma visibilmente danneggiato dalle infiltrazioni d’acqua, opera di Giovanni Battista Val Loo, raffigurante il mito di Pigmalione, re di Cipro, e Galatea, ancora ben visibile in fotografie datate anni ’30. Parte importante della sala, il fregio in stucco, ad opera di Carlo Papa, datato 1717, con un ricco repertorio simbolico, dove si alternano festoni e ghirlande, raffigurante le quattro parti del Mondo. Ai lati la corona di Principe di Piemonte e il collare dell’Ordine della Santissima Annunziata, mentre ai quattro angoli si trovano i simboli dei quattro continenti.  

    CURIOSITA’

    I GEROGLIFICI

    “Li geroglifici, de i quattro paesi del mondo che si darà il disegnio distinto di caduno con i festoni che l’ornano di putti e fiori e altre cose che si producono in dette parti del Mondo tutto bene lavorato di rilievo”, così recita l’Istruzione per l’ornamento di stucco da farsi nel Secondo Gabinetto di S.A.R. nel Palazzo di Rivoli. Nel progetto decorativo d’interni di Filippo Juvarra la cornice acquisisce sempre più d’importanza, e i “geroglifici” diventano un vero e proprio racconto per immagini, in questo caso presentando le allegorie dei quattro continenti : un grande sole che campeggia su fasci di grano avvolti da perle e rettili raffigura l’Asia, mentre un braciere da cui si leva il fuoco tra piante esotiche è l’immagine dell’Africa. L’America viene rappresentata da una faretra, l’arco e le frecce e .una corona di piume . L’Europa presenta, infine un tempietto, che ricorda quello di San Pietro in Montorio, tra cornucopie, armi e pastorali simbolo del potere religioso e quello temporale. Quelli di Rivoli sono tra i primi che Juvarra elaborerà in terra piemontese, utilizzandoli poi, tra l’altro a Venaria Reale e Palazzo Reale. Curiosamente lo stesso soggetto lo ritroviamo sempre a Rivoli al primo piano in una sala affrescata a fine secolo dai pittori Torricelli. Recenti studi hanno messo in evidenza che per una committenza privata, i banchieri Laugier, lo stuccatore Giuseppe Bolina, tra il 1770 e il 1775, riproporrà gli stessi soggetti nel salone della loro tenuta nella campagna di Racconigi.

  • Gabinetto delle Quattro Stagioni, Camera da letto, Appartamento del Principe di Piemonte

    Camera da letto del Principe di Piemonte, la sala ha la volta affrescata da Giovanni Battista Van Loo nel 1719. Il pittore francese era stato richiamato appositamente da Roma da Filippo Juvarra per affrescare Apollo attorniato dal Tempo, l’Abbondanza e Flora. Ai quattro lati le stagioni. Il fregio in stucco di Pietro Filippo Somasso, datato 1717, presenta gli attributi delle divinità dell’Olimpo: Zeus, Nettuno, Mercurio e Vulcano, oltre che alcuni particolari degli abiti delle stagioni. L’affresco, ripassato, venne dipinto dopo quello della sala precedente, che al contrario è andato pressoché perduto.  

    CURIOSITA’

    GIOVANNI BATTISTA VAN LOO

    (1684-1745)

    Appartenente ad una dinastia di pittori francesi di origine olandese, passerà una buona parte della sua vita a viaggiare per l’Europa. Nel 1712 si trasferisce a Torino al servizio dei Savoia, che pagheranno il suo soggiorno a Roma. Sue sono le due tele della Cappella di Palazzo Reale aventi come soggetto la Consegna delle Chiavi inviate da Roma nel 1716. Tra il 1738 e il 1742 sarà a Londra come protetto di sir Robert Walpole, per poi ritornare prima a Parigi e poi a Aix- en- Provence dove continua la carriera come ritrattista, tra il 1736 e il 1746 viaggia a Madrid come pittore di Filippo V, e fonda  l’Accademia di San Fernando. Muore nel 1745 ad Aix-en Provence e si dice con il pennello in mano. Uno dei suoi figli, con grande probabilità Charles Amédée Philippe nasce a Torino, il fausto evento è riscontrabile anche nei pagamenti per il Castello di Rivoli, infatti, il 1 settebre 1719 a Pietro Collo, “provveditore del companatico della Casa di Sua Maestà” vennero date 80 lire per una regalia in occasione del battesimo tenutosi il 27 agosto dello stesso anno “d’un figlio del signor Pittore Vanlò” che ebbe come padrini di battesimo S.A.R. e S.A Serenissima la Principessa di Carignano, rappresentati dal Conte di Borgaro e dalla Baronessa di Choix.

  •  Sala dei concerti, già Camera di Parata della Duchessa d’Aosta.

    Grande ambiente comunicante  con gli appartamenti dei Duchi d’Aosta  oltre che con quelle della principessa Maria Beatrice. I recenti restauri hanno sottolineato che i trumeaux, le alzate lignee che ospitavano specchi e dipinti, decorate con cascate di fiori e volti femminili appartengono, al contrario, al periodo juvarriano. Carlo Randoni, nel gennaio 1793 fece il “Disegno della decorazione della Camera di Parata al piano superiore uniformandosi allo stile delle ricchissime sculture delle Trumeaux, e stucchi già fatti eseguire dal D. Filippo Juvara in detta Camera” aggiungendo i trofei d’arme delle sovrapporte. Queste parti lignee vennero dipinte in accordo con la volta in tonalità di “grigio”, “morello”,”giallo canarino”, “verdesino”. L’architetto realizzò, inoltre il disegno della volta, seriamente danneggiata a causa di infiltrazioni d’acqua, è stata eseguita dai fratelli Torricelli.Ai quattro lati, altrettanti ovali nei quali sono dipinti i busti dei primi conti sabaudi, Beroldo il Sassone, Umberto I , Oddone di Savoia-Moriana, e Amedeo I. Oggi rimangono visibili soltanto Beroldo e Oddone, dove si riscontra la grande abilità dei pittori nell’arte del trompe-l’oeil.

     CURIOSITA’

    BEROLDO

    Jean d’Orreville detto Cabaret venne incaricato da Amedeo VIII, primo duca della dinastia sabauda, di studiare le origini della propria famiglia. Egli, consultando gli archivi, individuò, come padre del Conte Umberto Biancamano, il duca Beroldo. Attorno a questa figura di glorioso e valoroso condottiero viene intessuta una leggenda che parte da una storia d’amore dell’imperatrice adultera, della difesa dell’onore dell’imperatore e della peregrinazione di Beroldo da una corte all’altra, sino a mettersi a servizio di Bosone conte di Arles, dove poi morirà. Il figlio Umberto ebbe dall’Imperatore la contea di Moriana . Amedeo VIII, (1398-1434) primo duca della Dinastia, sulla scia di altri monarchi del tempo, fece condurre a Jean d’Orreville detto Cabaret degli studi per scrivere una storia dei Savoia. Egli fece risalire l’inizio della dinastia sino a Beroldo, leggendario personaggio, a cui venne attribuita un’origine sassone, valoroso condottiero e membro della famiglia dell’Imperatore Ottone III, le cui gesta vennero narrata in un’improbabile storia, ma che fu accettata e avvallata dai Savoia che la sfruttarono per la propria propaganda politca e la candidatura all’impero. Beroldo fu protagonista di un importante atto di fedeltà nei confronti del suo signore, narrato dal Cabaret. Il nostro eroe ricevette l’incarico di andare a palazzo per recuperare un anello dimenticato da Ottone sotto il suo cuscino, entrato nella camera da letto, nottetempo, letto, infilando la mano sotto il guanciale sentì una barba ispida, l’imperatrice ancora a letto, si giustificò dicendo che era quella di un’ancella particolarmente irsuta. Beroldo, non credendo all’Imperatrice, uccise lei e il suo amante, si recò da Ottone e raccontò il fatto. L’imperatore non potè subito ricompensarlo per il suo atto di lealtà, e lo mandò in esilio. Dopo altre valorose imprese, Beroldo venne premiato divenendo signore del passi sulla via di Francia.

  • Sala di Carlo Emanuele I

    La denominazione deriva dalla nascita, avvenuta nel 1562, di Carlo Emanuele  , figlio del duca Emanuele Filiberto e di Margherita di Valois. La volta, ampiamente danneggiata nella parte pittorica, presentava un motivo a rosoni, ad opera di Guglielmo Lévera, pittore specializzato nelle prospettive, mentre al centro Giovenale Bongiovanni aveva dipinto una scena, ancora presente nel 1936, che lo stesso pittore lo descriverà come “La Fama che pubblica alla Gloria le virtù eroiche dè Reali Principi accompagnata dalla Magnificenza, dal Valore e dalla Liberalità:” Agli angoli le iniziali, in stucco, del duca, sormontate dalla corona, realizzati ad inizio settecento. La decorazione neoclassica viene realizzata seguendo i progetti di Carlo Randoni, che prevede lesene ioniche binate lungo le pareti e un importante camino in stucco con trofei, armi, putti e il motto dei Savoia: F.E.R.T. Gli stucchi della volta e delle pareti sono opera della bottega di Giovanni Marmori realizzati nel 1794. Ai lati due consolles, progettate dal Randoni stesso e realizzate dallo scalpellino Giuseppe Marsaglia. La pavimentazione attuale, in seminato veneziano, è un rifacimento fedele per materiali e colore a quella che venne realizzata nel 1793 dal mastro veneziano Leopoldo Avoni . La sala, seriamente danneggiata, venne restaurata da Andrea Bruno, seguendo il progetto dell’architetto del Duca d’Aosta, come pure il pavimento, praticamente scomparso.  

    CURIOSITA’

    LA NASCITA DI CARLO EMANUELE I

    “L’enfant serait un fils qui se appellerait Charles et qui serait le plus gran capitaine de son siècle” questa la profezia di “Michele Nostrodamo” “un perito de’secreti della Natura, venuto da Selone in Provenza” a Rivoli per visitare la Duchessa di Savoia, Margherita di Valois. La principessa, sposa di Emanuele Filiberto di Savoia, eroe della Battaglia di San Quintino, aveva 35 anni e per l’epoca era ormai giudicata inadatta a procreare. Ben lo sapeva il re di Francia Enrico II, suo fratello, che aveva favorito queste nozze nell’ambito della Pace di Cateau-Cambésis, nel caso non fossero nati eredi maschi, questo avrebbe significato la fine della dinastia sabauda, il passaggio definitivo alla Francia delle sue piazzeforti e l’arrivo a Torino dei Savoia-Nemours parenti più prossimi e ormai francesizzati. Contro ogni previsione degli augusti parenti d’oltralpe Carlo Emanuele I nasce a Rivoli il 12 di gennaio 1562, una nascita “in coram populo”, ovvero davanti a dei testimoni tra cui gli Ambasciatori di Venezia, Francia e Malta e il Duca di Nèmours, che testimoniarono che il piccolo principe era veramente figlio di Margherita. La coppia ducale era a Rivoli dal 1561, con tutta la corte a Torino, in attesa di trasferirsi a Torino, che Emanuele Filiberto aveva designato nuova capitale del Ducato. La nascita, il bimbo fosse proprio di Margherita, venne accolta da Emanuele Filiberto con grande entusiasmo, tanto da recarsi subito presso la Chiesa di San Domenico in Rivoli dove fece cantare un Te Deum, alla fine del quale, ritornando verso il Castello, notò nel cielo fosse apparso “un fuoco insolito”come segno del miracolo appena avvenuto. In Biblioteca Reale a Torino è conservato il “Pronostico per Carlo Emanuele I”, dove fra le varie predizioni vi si legge che “la gloria e la vittoria nelle guerre saranno da ripartire tra onori e capacità allargando i confini dello stato, e che la morte non sarà violenta”. Il suo regno sarà costellato da guerre, difficili vicende politiche, egli seppe dividersi tra i ruoli di combattente e di poeta, facendosi promotore di importanti riforme.

  • Camera di parata o delle Gabbie già Anticamera dell’Appartamento del re Vittorio Amedeo II

    Questo ambiente è il più ampio dell’appartamento di Vittorio Amedeo II, i lavori per la decorazione iniziano nel 1723 e vi attende il pittore romano  Filippo Minei, specializzato in grottesche e chiamato direttamente da Filippo Juvarra. L’architetto messinese anticipò la somma necessaria per il viaggio e per il vitto dell’artista pur di averlo presto a Torino. La sua operà terminerà il 22 maggio 1724 quando gli verrà versata la somma di 3900 lire e gratificato con un viaggi a Roma. . Il Minei, che lavorerà sia a Palazzo Reale che a Villa della Regina, realizza una decorazione che ha come soggetto la caccia “a grottesche ed arabeschi”. In tempietti classicheggianti trovano posto le cacciatrici, tutto intorno gabbie sospese con uccelli di varia specie, attorniate da animali, figure fantastiche e scene di caccia tra animali. Al centro della volta, Diana-Selene solca il cielo su un carro trainato da cervi che trasporta la luna piena, preceduta dal Crepuscolo e seguita dalla Sera. Attorno altre figure mitologiche riferite a Selene, altro nome della dea della Caccia. La sala presenta delle sovrapporte raffiguranti architetture in rovina con personaggi, opera di Giovanni Francesco Fariano, Pietro Gambone e Domenico Olivero, il quale dipinse anche pitture di “paesi” sulle porte, oggi perdute. Alla fine del ‘700 appartengono le decorazioni delle con cornici a motivi vegetali, terminanti in un nodo, adatte ad ospitare ritratti. La sala conserva ancora gli sguinci delle finestre e il lambriggio ligneo connotato da una decorazione a grottesche che rispecchiano quelle della volta.  

    CURIOSITA’

    LO STILE ALLA BERAIN

    “On ne faisait rien, en quelque genre que ce fût, sans que ce soit dans sa manière où qu’il en eût donné les desseins” ebbe a dire Jean Mariette di Jean Bérain Dessinateur de la Chambre et du Cabinet du Roi animatore dei Menus Plaisirs di Luigi XIV. Giunto a Parigi nel 1651 si dedica all’incisione per poi orientarsi verso una produzione che va dai cartoni per arazzi per la manifattura di Beauvais , le porcellane, l’oreficeria, l’ebanisteria, i costumi per i balletti del Re Sole passando per i giochi d’artificio, i caroselli e la decorazione della flotta reale. Lo stile “alla Bérain” è ispirato alle grottesche e a Raffaello e si contraddistingue per la ricchezza di arabeschi, dettagli, sbuffi, pennacchi, personaggi mitologici e fantastici, ornamenti sempre perfettamente simmetrici . In alcuni pannelli decorativi datati 1680 e conservati presso il Cabinet des Estampes della Biblioteca Nazionale di Parigi vi sono due pannelli dedicati ad Apollo e Diana in cui compaiono i modelli utilizzati da Filippo Minei per la Sala delle Gabbie.

  • Sala 9 Camera dei Trofei Prima anticamera dell’appartamento del re, dove lavora Filippo Minei tra il 1723 e 24, con una volta, a grottesca, con scene di battaglia e personaggi mentre reggono trofei di armi e di bandiere, mentre ai due lati vi sono Marte Guerriero e la Gloria. Nei cammei sono rintracciabili il Po e la Dora, oltre che citazioni di eccezione come riportati la Cleopatra e l’Ermafrodito Borghese, o motivi che il Carracci dipinti nella Galleria Farnese. Alle pareti, come si evince dalle note di pagamento, vi era una ricca stoffa damascata, oggi non più presente. Completa la sala un prezioso camino in marmo policromo. Il motivo della vittoria alata, viene proposto anche nel passaggio alla sala successiva, lungo le massicce pareti, altri motivi alla grottesca con animali fantastici e sfinge.   CURIOSITA’ PIETRO DOMENICO OLIVERO Torino 1679-ivi 1755 Il pittore torinese Pietro Domenico Olivero, oggi considerato come uno dei maestri delle bambocciate, ha sapientemente attinto dalla vita reale per i soggetti delle sue scene. Le sue vedute si sono un puntuale racconto degli usi e i costumi della popolazione di Torino e del Piemonte del ‘700. Di “umor lieto e gioviale”, nonostante fosse storpio dalla nascita, protetto da Vittorio Amedeo II e dal Marchese Ferrero d’Ormea che tutte le domeniche lo invita a pranzo nel suo splendido palazzo torinese. A Rivoli lo ritroviamo nel 1724 quando  viene pagato 500 lire per “due quadri grandi” la Festa alla Fiera di San Pancrazio e il Mercato e la Fiera di Moncalieri. Olivero dipingerà , inoltre le figure per i paesaggi dipinti da Scipione Cignaroli nel 1726 e ospitati nell’appartamento del Re, per le sovrapporte del Gambone realizzate nell’anno seguente per la Camera delle Gabbie . Le figure per i paesaggi dipinti datati 1726 e ospitati nell’anticamera dell’appartamento del Re quelle per le, realizzate l’anno seguente, per la Camera delle Gabbie, Dell’Olivero, inoltre anche gli eleganti personaggi aristocratici che popolano la veduta di Marco Ricci, voluta da Juvarra e che raffigura il salone, mai realizzato del Castello.        

Foto