Cappella e Sacrestia

CAPPELLA E SACRESTIA

Anticipata da un piccolo vano, utilizzato come pregadio da Maria Teresa d’Asburgo-Este, la cappella, realizzata in un ambiente risalente al primo settecento, presenta interventi pittorici di Giovanni Comandù e Pietro Cuniberti, datati 1793-94, mentre la decorazione a finto marmo, le cornici in stucco dorato e gli intagli lignei sono ascrivibili a Giuseppe Ghigo.

La piccola adiacente sacrestia presenta una decorazione molto semplice con motivi a vasi e ghirlande alle pareti.

Grazie al Regesto documentario dell’Archivio Storico del Comune di Rivoli sappiamo che la cappella nel 1846 presentava : “Tre grandi porte a vetri a tre divisioni con chiambrane, fianchi laterali e soffitti superiori a cornici dorate con dipinti e sculture al zoccolo formanti 3 priez dieu.” Vi era un “altare sagomato, dorato e scolpito, bardella di noce al naturale, pietra sacrata, 3 carte gloria con Crocifisso ed ornati di legno dorato e scolpito”. Sopra l’altare un’ancona “su tela dipinta ad olio rappresentante la Sacra Famiglia con cornice a grandi ornati culturali e dorati” qui attribuita a Gaudenzio Ferrari, ma invece di Girolamo Giovenone. Questa pala, oggi conservata alla Galleria Sabauda venne consegnata nel 1937 alla Città di Torino per la Mostra del Barocco Piemontese del 1937.

 

CURIOSITA’

GIOVANNI COMANDU’

(Mondovì 1746- Torino 1822)

Allievo a Roma dell’Accademia di San Luca, dove nel 1777 vince il primo premio nella seconda classe del concorso di nudo, è  nel 1782 allievo del Pecheux all’Accademia di Pittura e Scultura di Torino. Negli stessi anni in cui è attivo a Rivoli, il Comandù lavora anche per il Duca del Monferrato, Maurizio di Savoia, presso il palazzo abbaziale della soppressa abbazia di Casanova a Carmagnola. Il principe che vi aveva stabilito la sua residenza incarica il Comandù di realizzare le stazioni II, III e IV della Via Crucis della chiesa. Per la chiesa di Santa Croce di Rivoli egli realizza la pala d’altare avente come soggetto il “Martirio di Santa Orsola e compagne”.