Sala 12 Atrio o Sala di Bacco e Arianna

 La sala, utilizzata come atrio è posta al centro dei due appartamenti reali. La decorazione viene realizzata, tra il 1718 e il 1722, seguendo le istruzioni di Filippo Juvarra, che per la volta, raffigurante l’incontro di Bacco con Arianna, si avvale pera del pittore toscano Sebastiano Galeotti . Alle pareti i raffinati stucchi dell’équipe degli stuccatori luganesi Somasso: i simboli del potere : la corona, il bastone del comando e lo scettro, le due nicchie con i busti marmorei di Bernardino Falconi, già a Palazzo Reale e fortemente voluti da Juvarra in questa sala. Essi rappresentano come Diana, Maria Giovanna di Savoia-Nemours seconda Madama Reale e il marito Carlo Emanuele II, come Adone, Amore. A completare la sala i nicchioni di fondo, detti “buffetti” decorati a grottesca , putti e fiori da Francesco Fariano tra il 1729 e il 1730. Sui ripiani dorati, grazie ad un disegno autografo di Filippo Juvarra, sappiamo esservi collocate porcellane. Originale lo splendido pavimento con marmi di tre differenti colori : nero di Como, bianco di Busca e grigio di Valdieri dal peculiare effetto tridimensionale realizzato dallo scalpellino Carlo Berardo nel 1725. Oggi sono mancanti tre pezzi significativi presenti nella sala ancora nel 1846 : un piedistallo in marmo verde raffigurante tre puttini sostenente il busto della regina Maria Teresa d’Austria Este , oggi al Castello di Racconigi. L’altro è un “quadro di marmo in rilievo” raffigurante Anna Cristina Ludovica Principessa di Piemonte. A completare l’arredo il famoso” tavolo del pugno”, in marmo giallo, tavolo che secondo la tradizione, sarebbe stato scalfito da un pugno sferrato da Vittorio Amedeo II in un momento d’ira.  

CURIOSITA’

Sebastiano Galeotti

(Firenze 22 dicembre1675-Mondovì 16 ottobre 1741)

“Il suo pennello è spedito,facile, e di buon impasto, sì a olio, come a fresco” ebbe a dire un contemporaneo di Sebastiano Galeotti pittore fiorentino, dal ricco itinerario pittorico, che lo porterà presso le più importanti corti del nord d’Italia. “Tre volte fu il Galeotti a Torino. La prima invitatovi da’ Conti di Guarena, affinché ornasse loro di pitture un salotto, ed una galleria”e “nel tempo medesimo conosciutosi il suo merito da quel Re, fu da lui mandato al delizioso soggiorno a Rivoli, a dipingervi l’atrio Reale…” racconta Carlo Giuseppe Ratti, uno dei suoi biografi. Dietro alla scelta di Vittorio Amedeo II, naturalmente si cela l’apprezzamento di Filippo Juvarra per il pittore, di cui aveva avuto modo di apprezzarne il valore nel corso di una visita a Parma nel 1706 e tramite Carlo Giacinto Roero di Guarene, suo grande amico. Il tema scelto per questa volta narrato con i toni tipici dell’Arcadia, citando i Fasti di Ovidio ben si collega alla destinazione d’uso della sala che funge da raccordo fra le stanze del re e quella della moglie. Questo racconto mitologico sarà oggetto di un sipario realizzato dal Galeotti nel 1740 al Teatro Regio.