Sala 15 Sala dei Continenti

Sala 15  Sala dei Continenti, seconda anticamera dell’appartamento del Re.  

La sala è l’unica del primo piano ad essere decorata a fine settecento, dai pittori Rocco e Antonio Maria Torricelli e Giovanni Comandù, mentre la progettazione dei riquadri in stucco è stata ideata da Carlo Randoni, ispiratosi allo stile juvarriano della sala seguente. Agli angoli della volta  “le quattro parti del Mondo” opera dei fratelli Torricelli, come pure il Carro del Sole, al centro  della volta, e le allegorie del Po e della Dora a sanguigna.

Lungo i due lati lunghi, in sei riquadri in stucco dovevano essere dipinti  i venti dal Comandù. Egli iniziò realizzarne  due,  poi fatti cancellare: “Ordinatomi il fu Sig.Intendente (Viotti) nella sud. Camera di dipingere in bassorilievo li sei venti, ed avendo formati i cartoni, ossia disegni in grande prima in Torino, di poi avendone dipinti due li fece scancellare perché arricchiva di troppo la camera”. Per questo lavoro il pittore chiese, comunque, 85 lire per sette giorni di lavoro.

In un inventario del 1846 nella sala  c’erano ancora degli arredi: “una tavola di marmo bigio sostenuta da mensoloni scolpiti a volute”, ancora presente, e uno “specchio fra mezzo alle mensole con placca di marmo verde.”  

CURIOSITA’

CARLO RANDONI

(Torino 1765- 13 novembre 1831)

Primo Architetto di Sua Maestà, membro del Consiglio degli Edili, dell’Accademia delle Scienze., per i Duchi d’Aosta progetterà alcune sale nell’appartamento nuziale al secondo piano di Palazzo Reale e gli ambienti a loro destinati alla Venaria Reale. Ritroviamo il suo nominativoper quanto riguarda lavori a di Moncaleri, Pollenzo, al Duomo di Torino e al collegio civico di Tortona. Durante il periodo napoleonico riceverà la carica di Architetto Nazionale occupandosi dell’assetto urbanistico di Torino. Randoni lavora a Rivoli a partire dal 1792,dopo aver presentato un progetto  che riprendeva le richieste dei Duchi d’Aosta ovvero quelle di completare l’edificio limitando però i costi. Fra i primi provvedimenti quello di rendere il più rapidamente fruibile il Castello, procedendo con i primi urgenti lavori di riparazione, l’arredamento di alcune sale con mobili e complementi presenti nell’edificio, al primo piano nobile, la realizzazione di una scala per raggiungerlo. Venne,inoltre, redatto un preventivo per sistemare in Manica Lunga le maestranze: pittori, mastri da muro, indoratori, ma anche un fattore e un chirurgo. Carlo Randoni, predisporrà, inoltre, un progetto molto vasto per i giardini, con importanti opere di livellamento cheavrebbero dovuto prevedere la rimozione di migliaia di metri cubi di terra, e di materiale incoerente e ghiaioso, oltre i grandi massi erratici di cui è costituita la collina di origine morenica. A questo proposito venne richiesto “un barile di polvere da mina” per farli saltare. Il progetto, però non fu mai portato a termine.