Sala 26 Sala dei Falconieri

Sala dei Falconieri già Appartamento dei duchi d’Aosta, Gabinetto a fiori, animali e putti

Nel 1792 la sala viene citata come “Gabinetto da toeletta, con piccola alcova annessa” ricoperto da “Stoffa all’Ottomana con padiglione sopra. Tappezzeria di basino turco di fondo giunchiglia con righe lilla vivace, contornate di piccole righe di bianco argento”, che purtroppo è andata perduta. La sala, oggi interessata dall’opera dell’artista Lothar Baumgarten, ha la volta  pesantemente ridipinta, un soggetto a “fiori, animali e putti”immersi in una scena arcadica con edifici classicheggianti, e un palazzo, che ricorda molto il Castello nel progetto juvarriano, realizzata tra il 1793 e il 1794 dal pittore Angelo Vacca, specialista nella pittura di animali. Lo zoccolo è  caratterizzato da  cagnolini, gatti e animali da cortile. Le sovrapporte ospitano dei medaglioni dipinti attribuiti ad Angelo Vacca senior ricollocati nella loro sede nel 2004 . Essi formano un piccolo ciclo a soggetto amoroso e mitologico. All’interno di medaglioni, dipinti a grisaille, incorniciati da fiori e selvaggina, rovine architettoniche che narrano le storie di Giove e Ganimede, Diana ed Endimione, Venere ed Adone. La decorazione rispecchia l’attenzione del duca d’Aosta per il gusto decorativo inglese di cui gli Adam sono stati fautori.  

CURIOSITA

LA VOLTA DELLA SALA ECO DEL PROGETTO JUVARRIANO

La volta della sala dei Falconieri presenta, personaggi classicheggianti, animali e un tempietto, ma anche la raffigurazione di un edificio coronato da una balaustra , statue e trofei, che ricorda molto da vicino il progetto di Filippo Juvarra per il Castello di Rivoli, riscontrabile in altri suoi edifici come, ad esempio, a Palazzo Madama. Il progetto dell’architetto messinese per Vittorio Amedeo II, parte da quello elaborato da Michelangelo Garove, urbanista e architetto attivo a Rivoli, tra il 1703, subito dopo le devastazioni dell’esercito francese e il 1713, anno della sua morte. Juvarra, riprende i lavori nel 1718, e a corredo dei progetti egli fa realizzare da Gian Paolo Pannini, Andrea Lucatelli, Marco Ricci e Massimo Teodoro Michela, dei grandi quadri che rappresentano gli esterni del Castello su tutti i lati, l’atrio e il grande salone da ballo. Quattro di questi, del Pannini e del Lucatelli provenienti da Roma, via mare, rischiarono di non giungere mai in Piemonte, perché la nave che li trasportava si imbatté in una tempesta e rischiarono di essere buttati fuoribordo. A corredo, poi, il modello ligneo realizzato da Carlo Maria Ugliengo nel 1718 e rimasto al Castello sino al 1740, quando venne trovato nella legnaia della Caserma. Esso oltre che essere corredato dai giardini, andati persi durante la guerra, è apribile e presenta sulle pareti degli schizzi tracciati a matita e a penna dallo stesso Juvarra raffiguranti le decorazioni da realizzarsi. Evidente la trasformazione in scenografica residenza e simbolo della monarchia assoluta, tra le prime novità, l’abbattimento della Manica Lunga, seicentesca Pinacoteca Ducale, per costruite al suo posto accogliere un’ala speculare a quella già presente. Al centro un corpo più alto per ospitare l’atrio e al piano nobile il grande salone da ballo, quest’ultimo mai realizzato.