Attraverso
un processo manipolativo ripetitivo e quasi maniacale, Stefano Arienti (Asola-Mantova,
1961) trasforma gli oggetti più banali e consueti prelevati dalla realtà
quotidiana come elenchi telefonici, fumetti, orari dei treni e poster in sculture
che, pur mantenendo l’aspetto fragile e caduco del medium utilizzato,
manifestano l’interesse dell’artista nei confronti delle potenzialità
comunicative implicite nelle immagini appartenenti alla cultura di massa.
Chimica organica,
nasce da un vecchio testo universitario le cui pagine sono state piegate,
incollate e infine graffate a formare un lungo serpente.