Confronto, 1972
Scultura n.24, 1968, (1935 prima versione)
Vento nel capanno, 1979
Laureato in ingegneria e appassionato
di musica, Fausto Melotti (Rovereto-Trento, 1901
- Milano, 1986) espone negli anni Trenta
presso la Galleria del Milione a Milano, allora centro di irradiamento dell’astrazione
italiana. In luogo dei più tradizionali e aulici marmo e bronzo, le
opere di Melotti di questo periodo sono sculture in gesso quasi bidimensionali,
o bassorilievi costruiti su una scansione armonica di pieni e di vuoti. Appartiene
a questo periodo Scultura n. 24, 1935,
in cui figure lineari si staccano dal fondo e prendono la forma di un delicato
arabesco.
Queste sculture a parete, di piccole dimensioni, condensano l’angoscia
esistenziale con l’intimità della dimora privata, ma rivelano
anche l’approccio ironico dell’artista verso il mondo.
Dal 1959, seguendo il filo liberatorio del suo raccontare, Melotti si volge
a materiali duttili e leggeri come ottone, acciaio e rame, che gli permettono
di realizzare sculture vibranti, docili al movimento dell’aria e modulate
con ritmo musicale.