Roberto Cuoghi
Šuillakku
A cura di Marcella Beccaria
6 maggio- 27 luglio 2008
La mostra chiude il 27 luglio,
ma riaprirà dal 2 al 28 settembre.
Lievi alterazioni fisiche, metamorfosi complete, sparizioni temporanee, viaggi nell'immediato futuro o nel
passato più remoto sono alcuni tra gli elementi che caratterizzano la quotidianità di Roberto Cuoghi
(Modena, 1973). Sperimentando fino all'ossessione, l'artista inventa continuamente se stesso e il proprio
metodo. A venticinque anni, inizia un processo di trasformazione fisica che lo porta ad assomigliare a suo padre.
Usa i suoi abiti, si decolora barba e capelli e aumenta di peso, passando dai suoi 60 chili scarsi a più di 140 in
pochi anni. Scavalcando la propria giovinezza, assume così i modi e i gesti di una persona ultrasessantenne,
vivendo come tale per quasi sette anni. Malgrado chiarisca che le sue motivazioni sono personali, il suo
gesto crea una zona d'ombra tra i confini del privato e quelli del suo operato di artista, scatenando la
morbosa attenzione di una parte del mondo dell'arte contemporanea. In retrospettiva, è oggi chiaro che l'idea
di metamorfosi è fondamentale nell'ambito del suo singolare percorso artistico. Mutando il processo fisico
in un'operazione squisitamente mentale, la trasformazione di Cuoghi diventa il filo rosso che lega
un'indagine relativa ai temi del tempo e della memoria alla continua confusione tra l'apparenza e la realtà.
Comprendente disegno, video, fotografia, pittura, scultura e opere sonore, la multiforme produzione di
Cuoghi è caratterizzata dalla sperimentazione e dall'invenzione tecnica e stilistica. L'invito a sviluppare una mostra personale al Castello di Rivoli, è per l'artista l'occasione per intraprendere un vertiginoso salto all'indietro, calandosi in Mesopotamia, al tempo degli Assiri.