Manica lunga

La Manica Lunga venne edificata nella prima metà del ’600 ad opera degli architetti Amedeo e Carlo di Castellamonte   per volere di Carlo Emanuele I. Presente nelle illustrazioni del Theatrum Sabaudiae, questo edificio lungo e stretto, al tempo collegato con il copro centrale del Castello, era destinato ad ospitare la galleria di quadri ducale. L’edificio danneggiato, come tutto il complesso, dalle truppe francesi del Generale Catinat nel 1693, avrebbe dovuto essere abbattuto per rispondere alle esigenze del nuovo progetto elaborato da Filippo Juvarra che prevedeva al suo posto un corpo simmetrico a quello preesistente, con al centro il grande atrio e il salone centrale al piano nobile. Il progetto venne interrotto prima della demolizione della Manica Lunga, che da quel momento venne usata come spazio di servizio, mentre nell’ottocento ospiterà i militari che affitteranno il Castello all’esercito. Con la cessione del Castello alla Città di Rivoli , questo e con esso la Manica Lunga, diventano sede dell’ acquartieramento dei militari,mentre durante il secondo conflitto mondiale sarà destiana ad accogliere gli sfollati. Queste improprie destinazioni d’uso modificano la struttura con l’edificazione di nuovi vani destinati ai servizi igienici, come si evince dalle fotografie che documentano lo stato di degrado e di abbandono di tutto l’edificio. Il restauro della Manica parte nel 1986, data che campeggia in testata, per concludersi definitivamente nel 2000 con l’inaugurazione della sala espositiva al terzo piano . Con questi lavori, la vocazione espositiva dello spazio torna ad essere valorizzata. Andrea Bruno  Andrea Bruno, l’architetto protagonista dei lavori di restauro, in esterno pone le scale e l’ascensore, realizzati con materiali trasparenti per dare  possibilità di osservare meglio la struttura, lunga 147 metri e larga 6. La copertura metallica, realizzata ex novo, è connotata dalla ripetitività delle centine, con una calotta centrale per tutta la lunghezza della struttura, la luce è stata riportata grazie all’eliminazione dei solai e delle strutture realizzate in un secondo tempo e non appartenenti al cantiere castellamontiano.L’apertura di grandi vetrate in testata su tutti i piani aumenta notevolmente la luce , lasciando vedere l’esterno.

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