LA SCALA
collegamento in verticale fra i vari piani del Castello è stato uno deiproblemi più ricorrenti, Michelangelo Garove, a sostituzione delle scale castellamontiane realizza due coppie di scale nei padiglioni da far usare al personale di servizio, mentre Juvarra aveva pensato ad uno scalone d’onore, presente nei progetti, ma mai portato a termine. Carlo Randoni progettò in via provvisoria una scala in uno spazio unico. Con l’arrivo dei soldati oltre al primo piano c’era un sistema di passerelle e scale in ferro e legno. La scala attuale frutto del lavoro progettuale di Andrea Bruno nasce dalle nuove esigenze di fruibilità dovute alla destinazione d’uso del Castello, una prima parte in cemento armato che corre lungo le pareti giunge sino al primo piano, lo stesso percorso della scala provvisoria randoniana, che viene ricordata da parti in marmo nella pavimentazione dell’ingresso e dai graffiti di fine settecento tracciati sull’ intonaco riproducenti la decorazione a lesene e i gradini delle scale stesse. La struttura attuale è reversibile e termina al terzo piano, e passando laddove c’era una volta fortemente compromessa e demolita per questo scopo. La struttura, è ancorata ad una trave metallica orizzontale, e si appoggia ai pianerottoli intermedi ed è totalmente autonoma rispetto alle pareti circostanti. Le varie parti metalliche sono state calate al momento del rifacimento del tetto, all’interno del pozzo alto 26 metri.
CURIOSITA’
LE SCALE GAROVIANE
Michelangelo Garove, Ingeniere di Sua Altezza, si occupò a partire dal 1699 dei lavori di restauro del Castello, seriamente danneggiato dal passaggio delle armate francesi nel 1693 e dopo l’assedio di Torino del 1706. Analogamente per la Venaria Reale ricevette l’incarico di proporre un nuovo progetto anche per Rivoli. Fra le parti da lui elaborate ancora presenti vi sono le doppie scale a rampe incrociate poste all’interno dei “Paviglioni”, realizzate tra il 1713 e il 1715, quando ormai Garove era già morto. Il progetto prevede l’inserimento in un pozzo unico di due rampe contrapposte e indipendenti, da cui dipartono le aperture verso i vari piani. Un progetto simile è rappresentato dalle “schale docpie” di Leonardo Da Vinci, pensate “una per lo chastellano , l’atra per i provisionari”. A queste scale, usate dal personale di servizio, accessibili da un solo ingresso e per nulla visibili dall’esterno, pur essendo percorsi secondari della residenza hanno ricevuto dal Garove una particolare attenzione nella seppur semplice decorazione e nell’originalità dell’impianto. Fra le strutture realizzate ex-novo dall’architetto Andrea Bruno troviamo la scala del Castello, la struttura reversibile è stata collocata laddove c’era una preesistenza, terminando al terzo piano, e passando attraverso ad una volta fortemente compromessa e demolita per questo scopo. La struttura, è ancorata ad una trave metallica orizzontale, e si appoggia ai pianerottoli intermedi ed è totalmente autonoma rispetto alle pareti circostanti. Le varie parti metalliche sono state calate al momento del rifacimento del tetto, all’interno del pozzo alto 26 metri. Parallele corrono, sulle pareti le tracce dei gradini della scala realizzata dall’architetto Randoni a fine settecento.