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	<title>Castello di Rivoli &#187; Marco Scotini</title>
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		<title>Gianni Colombo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 19:52:25 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[arte cinetica]]></category>
		<category><![CDATA[Carolyn Christov-Bakargiev]]></category>
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		<category><![CDATA[Marco Scotini]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Marco Scotini Gianni Colombo (Milano, 1937 &#8211; Melzo, 1993) è tra i più importanti protagonisti dell’arte cinetica internazionale che si sviluppa a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo. Interessato al Surrealismo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Marco Scotini</p>
<p> </strong></p>
<p>Gianni Colombo (Milano, 1937 &#8211; Melzo, 1993) è tra i più importanti protagonisti dell’arte cinetica internazionale che si sviluppa a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo. Interessato al Surrealismo di Max Ernst e al mondo poetico di Paul Klee, Colombo studia all’Accademia di Belle Arti di Brera. La sua ricerca artistica si caratterizza presto per la forte sperimentazione di materiali e linguaggi – dalla ceramica alla grafica, dalle opere materiche alla creazione di multipli e, soprattutto, di ‘ambienti’ praticabili dagli spettatori. Negli anni Cinquanta, in un momento di fervida rinascita economica e in un ambiente artistico milanese caratterizzato da un vivace confronto internazionale, Colombo si avvicina alle ricerche dei “nuclearisti” e allo Spazialismo di Lucio Fontana. Se Fontana è l’artista che ha definito come opera lo spazio stesso dell’opera, Colombo indaga l’arte come spazio <em>partecipato</em>, anticipando pertanto molte ricerche dell’arte d’oggi.</p>
<p>La retrospettiva al Castello di Rivoli include un’ampia selezione di opere che ripercorrono la ricerca dell’artista. Il percorso espositivo nella Manica Lunga inizia con le prime <em>gouache </em>e ceramiche e con alcune opere mobili appese dall’alto: esili strutture geometriche in metallo che sembrano definire lo spazio come spazio fluido e cangiante. Nel successivo ambiente oscurato, sono ospitate opere che sorprendono e coinvolgono il visitatore grazie a effetti di luce. In <em>0↔220 Volt </em>(1977-91) le intermittenze delle sorgenti luminose restituiscono una continua trasformazione mentre nelle <em>Cromostrutture </em>(1961-70) un compito analogo è affidato alle mutazioni di colore.<br /> L’interesse di Colombo per il rapporto interattivo – già presente nelle sculture in ceramica, alcune delle quali sono composte da elementi manipolabili – diventa più evidente in serie di opere successive tra le quali i <em>Rilievi intermutabili </em>(1959) composti da superfici in gomma che cambiano con lo spostamento di sfere o cilindri sottostanti, <em>In-Out </em>(1959-63) e le <em>Superfici in variazione </em>(1959), tutte opere il cui aspetto formale cambia a seguito dell’intervento dello spettatore. Opere in movimento sono anche le <em>Strutturazioni pulsanti </em>(1959), quadri formati da piccoli frammenti in polistirolo i quali, tramite un’animazione elettromeccanica, pulsano creando uno spaesamento. <br /> Conclude la mostra un’ampia selezione di modelli architettonici che dimostrano l’interesse di Colombo per la fase progettuale della creazione artistica – sebbene sempre realizzata con senso ludico e leggerezz.</p>
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