Kimsooja

Individuando nel nomadismo una condizione inevitabilmente legata all’essere contemporaneo, Kimsooja attinge ai propri continui spostamenti quale materia indispensabile per la creazione delle opere. Ripetendo un’esperienza legata alla propria infanzia nomade, posiziona se stessa in nuovi contesti, ogni volta accettando di rinegoziare l’unicità della propria identità.

Anche se direttamente connessa alla sua vicenda biografica, l’arte di Kimsooja non indulge però in dettagli narrativi ma tende invece a trasformare il soggettivo in universale. Così, sia che si trovi in mezzo alla folla di Shanghai, New York, Tokyo, Città del Messico, sia sulle rive di un fiume o del mare in qualunque parte del mondo, quando compare nelle proprie opere, l’artista si ritrae di spalle. Trasformando la presenza in assenza, la sua figura diventa un tramite, una porta spalancata sull’infinita mutevolezza del mondo.

Articolate in video, installazioni oppure performance, numerose sue opere riconoscono nell’atto del cucire una potente metafora. Similmente a un ago, capace di sparire dopo aver collegato frammenti altrimenti separati, Kimsooja identifica il valore del proprio atto artistico nelle possibilità di unire individualità e molteplicità, corpo e spirito, Oriente e Occidente. Talvolta, l’artista usa i bottari, gli involti di stoffa per copriletto tradizionalmente impiegati in Corea, suo Paese d’origine. Solitamente adibiti al trasporto di oggetti legati alla vita quotidiana, essi incarnano l’idea stessa di nomadismo e le molteplici sfaccettature di ebbrezza e dolore.

La parola bottari compare anche in una serie di video ai quali appartiene l’opera in collezione, Bottari: Alfa Beach, 2001. Il video è girato in Africa, su una spiaggia nigeriana il cui nome è legato alla tratta degli schiavi. L’opera è incentrata sull’inversione della linea dell’orizzonte, rovesciando la posizione del cielo e quella del mare. Apparentemente semplice, l’inversione suggerisce l’improvvisa impossibilità di stabilire la propria posizione nel mondo, evocando il dramma di quanti, rapiti dalla propria terra, sono stati costretti ad affrontare viaggi verso destinazioni a loro totalmente ignote. Il senso di spaesamento è acuito dalla mancanza di sonoro.

[M.B.]