Piattaforma di Ricerca internazionale migrazioni – comunità – identità

Il progetto Abi-tanti la moltitudine migrante scelto come case history per la piattaforma di Ricerca internazionale Changing Migrant Communities: Contemporary Transnational and Intersectional Identities

 A cura di Prof. Malcolm Angelucci – University of Melbourne, Immigration Museum e Istituto Italiano di Cultura di Melbourne, Australia

Il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli è stato invitato, unico rappresentante museale italiano, a partecipare alla prima edizione dell’Arts Learning Festival di Melbourne nel 2017. Il Festival, organizzato da ISV Independent Schools Victoria ha coinvolto oltre 2.000 scuole dello Stato di Victoria.

L’invito è giunto a seguito della Ricerca svolta da Project Zero per la Harvard Graduate School of Education – Senior Director Prof. Howard Gardner. Il Festival era finalizzato a riunire Best Practice e sperimentazioni pedagogiche di rilievo mondiale, valorizzando l’importanza dell’arte nell’educazione dell’individuo e il suo impatto nella società. In tal senso, i ricercatori di Harvard hanno selezionato i progetti del Dipartimento Educazione, in particolare Abi-tanti la moltitudine migrante, Tappeto Volante e Terzo Paradiso, che sono stati quindi protagonisti del programma dell’Arts Learning Festival, in un felice scambio con la National Gallery of Victoria, museo simbolo della città. Inoltre, in occasione del Festival il progetto Abi-tanti la moltitudine migrante è stato accolto all’Immigration Museum della metropoli australiana. Gli Abi-tanti sono di fatto diventati “l’immagine” del Festival e ne hanno caratterizzato la cerimonia di chiusura alla Parliament House, alla presenza del Ministro per l’Educazione James Merlino e del Console generale d’Italia Marco Maria Cerbo.

Il progetto inoltre è stato fonte di ispirazione per l’Immigration Museum, al punto tale da essere lo spunto per un ripensamento complessivo dell’intero concept di allestimento del museo. Infine, avendo riconosciuto il progetto Abi-tanti la moltitudine migrante come esemplare in termini di ricchezza semantica, sperimentazione e innovazione, la University of Melbourne ha invitato il Dipartimento Educazione a partecipare a una nuova piattaforma di Ricerca internazionale sul tema delle identità transnazionali e intersezionali contemporanee, in collaborazione con Immigration Museum e Istituto Italiano di Cultura di Melbourne, con St. Andrews University, UK, MACRO Roma e altri grandi musei internazionali.

Abi-tanti. La moltitudine migrante
A cura del Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

Il progetto Abi-tanti. La moltitudine migrante è un vasto work in progress collettivo itinerante che parte dal gioco, pensato per la piazza intesa come Agorà – luogo di incontro e confronto – per rimettere in gioco il concetto dell’incontro con l’altro da sé, per costruire una riflessione sull’alterità che permetta di esplorare i meccanismi che si instaurano sul piano individuale, sociale e culturale.
Abi-tanti. La moltitudine migrante è un progetto in continua crescita, nella silente orizzontalità di una distesa policroma e materica, tra condivisioni, contaminazioni e intrecci, per conoscere e riconoscere l’IO, il NOI e gli ALTRI.

Una moltitudine plurale che, nel suo disporsi – espandendosi – sul piano orizzontale (nella piazza)  evidenzia il desiderio di costruire una sola comunità globale, priva di gerarchie. Una popolazione capace di rappresentare quanti abbandonano i luoghi di origine alla ricerca di migliori condizioni di vita: la moltitudine migrante così diviene la rappresentazione di un mondo senza limiti e confini dove abitano esseri di pari dignità.

Gli Abi-tanti offrono a tutti la possibilità di osservare il mondo da più punti di vista. Gli Abi-tanti non occupano semplicemente uno spazio, gli donano nuovo senso con il loro stare eretti seppure fragili, simili e al contempo unici, con le loro forme, materie e colori. Come oggetti filosofici, offrono a tutti la possibilità di osservare il mondo da più punti di vista, diventando elementi di riflessione indispensabili per comprendere una realtà multiforme e fluida come quella che stiamo vivendo. Al tempo stesso, con la loro presenza silenziosa possono dare voce a tutte quelle altre identità che nei tanti luoghi dichiarano il loro diritto a stare: abitare uno spazio nel senso pieno del diritto di essere cittadini di un mondo inclusivo. Una nuova modalità che parte dall’incertezza, dalla precarietà e dall’isolamento per far rinascere il bisogno di costruire relazioni sociali e recuperare il senso della comunità.

La moltitudine migrante degli Abi-tanti è composta da quasi diecimila esemplari realizzati, a partire da materiali eco-sostenibili, scarti industriali, quadrelle e cubotti di legno, dalle tante persone che adottano il progetto, utile a configurare una moltitudine di esseri apparentati per famiglie contraddistinte dal differente aspetto esteriore per parlare di identità e differenza. La moltitudine migrante, nel suo lungo viaggio partito da Torino nel 2000, ha attraversato l’Italia e l’Europa, passando per il Museo del Louvre e altri luoghi. In ogni piazza, con i tanti diversi partecipanti, le famiglie di Abi-tanti sono cresciute e si sono caratterizzate, sempre in relazione ai diversi contesti che le hanno ospitate fino a diventare la moltitudine attuale. Durante l’Arts Learning Festival a Melbourne nascono i nuovi esemplari australiani, realizzati per l’occasione all’Immigration Museum per la sua particolare valenza simbolica, in un luogo come l’Australia che sulla migrazione ha costruito la sua storia.

I primi Abi-tanti sono nati all’interno del progetto Tappeto Volante realizzato dal Dipartimento Educazione con la Scuola dell’Infanzia Bay di Torino, in atto da oltre vent’anni nel quartiere San Salvario, a due passi dalla Stazione di Porta Nuova, quartiere da cui è passato e passa il mondo.

In piena sintonia con quelle che erano le premesse del Tappeto Volante, gli Abi-tanti hanno incontrato persone, famiglie, ragazzi e bambini a cui è costantemente richiesto di trasformare le difficoltà in possibilità e che, come tutti, cercano un contatto, una possibilità di stare al mondo. Da sempre infatti il Dipartimento Educazione attua processi di contaminazione tra arte e vita e traduce la conoscenza in esperienza.