Richard Foreman

Dopo aver studiato letteratura e teatro, Richard Foreman trascorre la seconda metà degli anni Sessanta frequentando l’esplosiva scena artistica underground newyorkese: il rapporto diretto con Jonas Mekas, che lo introduce al cinema di Ron Rice, Jack Smith e Ken Jacobs, nonché la nascente scena della Minimal Music e la danza di Trisha Brown, gli aprono nuovi orizzonti di ricerca. Nel 1968 crea la propria compagnia teatrale, l’Ontological-Hysteric Theatre, che dirige in moltissime produzioni e che diventerà negli anni una fondazione. Come detto dallo stesso Foreman “il mio teatro (doveva essere) simile a documenti clinici. Lo volevo semplice e rigoroso come un’opera d’arte minimalista […] come la musica di La Monte Young, o le pitture di Frank Stella”. Proprio secondo queste caratteristiche, si articola una ricerca che tiene come assunto la nozione di base di una performance che sia sempre mostrata e riconoscibile in quanto tale, ovvero nella sua antipsicologia e fisicità – in modo tale che i corpi degli attori risultino fisicamente presenti, arrivando a creare veri e propri tableaux vivants di grande impatto. Dalla maniera in cui essi si esprimevano, attraverso riferimenti alle loro attitudini fisiche, nasce la concezione del teatro “ontologico-isterico”. Dal 1979 al 1985 parte della compagnia si stabilisce a Parigi, grazie all’aiuto del governo francese, e offre l’occasione al pubblico europeo di conoscere più da vicino le sue creazioni.
In una carriera di oltre trent’anni, Foreman ha diretto e messo in scena non solo proprie creazioni, ma anche importanti produzioni operistiche, testi teatrali classici e contemporanei, ricevendo rilevanti premi. Lo stile fortemente originale del suo teatro si caratterizza per un gioco di complesse tensioni e rimandi fra la ricerca vocale-interpretativa e il senso della composizione visiva degli spettacoli. Costruite in modo da risultare distanti dalle dinamiche identificatorie del pubblico, le sue creazioni, così come i suoi attori, risultano piuttosto simili a elementi che costituiscono una parte di più ampie e complesse macchine – strutture sceniche al di fuori della tradizionale drammaturgia e narrazione drammatica.
Trasferendo e ricreando il suo lavoro teatrale con i mezzi del film e del video, ha realizzato opere che sono allo stesso tempo più intime e astratte rispetto alle sue messe in scena. Utilizzando modalità decostruttive e analitiche che sollecitano le forme di illusione teatrale, tali opere risultano essere composizioni rigorosamente controllate che analizzano le strutture e gli intrecci fra immagine e linguaggio. Formalmente minimaliste, le opere in video di Foreman sono in realtà particolarmente ricche e complesse nelle loro stratificazioni di significato e lavoro testuale. [F.B]

Elenco opere

Out of the Body Travel (Viaggio al di fuori del corpo), 1976
video, bianco e nero, sonoro, 42′
Acquistato con il contributo di Compagnia di San Paolo.
Questo lavoro audiovisivo, contraddistinto dalla fotografia di Babette Mangoste, è costruito sulla giustapposizione di suggerimenti provenienti dalla voce del regista (Foreman stesso) e le elaborazioni sceniche prodotte dagli attori, studenti dell’American Dance Festival. Gli accostamenti risultanti dalla messa in reazione di linguaggio e di immagini, nonché di presenze maschili e femminili, creano una serie di risultati dal forte potere evocativo, accompagnati da una sotterranea tensione erotica.

City Archives (Archivi della città), 1978
video, colore, sonoro, 28’16”
Acquistato con il contributo di Compagnia di San Paolo.
Nato su invito del Walker Art Center di Minneapolis, City Archives offre un collage labirintico di racconti e immagini. Il lavoro è incentrato sul punto di vista di un outsider, uno straniero presentato come “l’Altro”, che osserva una città e i suoi artefatti umani. Foreman mette in scena e decostruisce le forme di organizzazione, di catalogazione e di archiviazione attraverso cui si ordinano e si strutturano informazioni e conoscenze.

Opere