Sadie Benning

Sadie Benning ha realizzato video fin da quando aveva quindici anni, impiegando nella maggior parte dei casi soltanto una videocamera Fisher Price Pixelvision ricevuta dal padre, il cineasta sperimentale James Benning. Già dai primi anni, i lavori audiovisivi di Benning rappresentano un caso quasi unico di talento precoce. A partire dalla sfera più intima della propria esperienza e dall’orizzonte fisico più immediato della sua stessa camera, l’artista elabora una serie di lavori che, se da un lato si ricollegano a una gloriosa tradizione di cinema (e video) sperimentali narrati in “prima persona”, da un altro offrono inedite e intensissime testimonianze di osservazione e riflessione femminile e lesbica.
Tutto il lavoro di Benning infatti nasce e procede da un intenso processo di rielaborazione delle esperienze quotidiane personali che diventano base di partenza per realizzazioni audiovisive incentrate sulle esperienze e le fasi di crescita, sia a livello interiore sia in rapporto alla società, con i suoi limiti, condizionamenti e anche momenti sgradevoli. Desideri, paure e fantasie si mescolano nel processo di confronto, maturazione sociale e sessuale che ci si aspetterebbe da una ragazza, in conformità con le cosiddette “norme”, mentre le varie forme di ribellione e trasgressione (così come evocate in molti suoi video) marcano invece l’esigenza di una diversa identità, al di là delle convenzioni eterosessuali.
Benning dimostra un’abilità davvero inusuale nel servirsi e nel trasformare quelle immagini (derivate da fonti variegate fra cui la televisione, i giornali e svariate altre situazioni legate a forme di cultura di massa) che vengono riappropriate e reinvestite di uno sguardo e di una sensibilità “altra”. Spesso a metà strada tra una capacità quasi seducente e un’onestà pressoché disarmante, Benning organizza una narrazione che si serve di oggetti, frammenti scritti, e (soprattutto nei primi lavori) di un costante sguardo “in macchina” della protagonista (l’autrice stessa), unito a primissimi piani e a un insieme di riprese che sembrano quasi volare e galleggiare, trasportando gli spettatori in un universo di rivelazioni intime ed evocative. Con humor e franchezza, ma anche disillusione o tristezza, la complessa personalità della giovane autrice si rivela anno dopo anno, lavoro dopo lavoro, accompagnandoci non solo attraverso differenti situazioni esistenziali, ma anche nelle fasi di autoconsapevole e talvolta difficile maturazione. Negli anni più recenti, Benning si è progressivamente interessata a realizzare lavori dove la narrazione è in terza persona, arrivando anche a una personale reinterpretazione delle tecniche di animazione e al cinema in 16mm. [F.B.]

Elenco opere

A New Year (Un nuovo anno), 1989
video, bianco e nero, sonoro, 6′
Acquistato con il contributo di Compagnia di San Paolo
In un andamento contrassegnato da frammenti video di programmi televisivi d’intrattenimento e da suoni radiofonici, il lavoro mostra il contrasto stridente tra l’insofferenza – l’esasperazione quasi esistenziale – dell’artista a contatto con il mondo esterno, così come filtrato nel momento particolare, topico, di un capodanno.

Living Inside (Vivere dentro), 1989
video, bianco e nero, sonoro, 6′
Acquistato con il contributo di Compagnia di San Paolo
Sorta di autoritratto, organizzato in primissimi piani molto ravvicinati con la voce fuori campo, il video descrive una fase di riflessione dell’artista che, dopo momenti di nervosa insoddisfazione, si risolve a tornare al lavoro.

Me and Rubyfruit (Frutto rubino e io), 1989-1990
video, bianco e nero, sonoro, 5’30”
Acquistato con il contributo di Compagnia di San Paolo
Immagini di una bambola accompagnano la voce dell’artista che segue una serie di considerazioni sulla problematica condizione delle ragazze e della difficoltà di un amore apertamente omosessuale, unite a un senso di inadeguatezza e difficoltà di rapporto con le consolidate aspettative sociali

If Every Girl Had a Diary (Se ogni ragazza avesse un diario), 1990
video, bianco e nero, sonoro, 9′
Acquistato con il contributo di Compagnia di San Paolo
Scene d’interni fortemente contrastate, alternate agli occhi dell’artista: ecco che Benning parla di sé, descrivendosi e rapportandosi a quella che l’opinione comune definisce una “diversa”. Paragoni con la propria vita, così come vissuta in passato, si accostano all’oggi, mentre il video passa in rassegna parti della stanza dove la ragazza vive e ha deciso di girare.

Jollies (Jolly), 1990
video, bianco e nero, sonoro, 11′
Acquistato con il contributo di Compagnia di San Paolo
Contrassegnato in apertura dalla presenza di due bambole nude, il video racconta, scandito dalla voce sommessa dell’autrice, le tappe fondamentali delle prime curiosità sessuali e dei primi timidi contatti. Momenti più intimi si alternano, fino alla scena conclusiva dell’artista che mette in scena i rituali (tipicamente maschili) del farsi la barba e dell’annodarsi la cravatta.

A Piace Calied Lovely (Un luogo chiamato amabile), 1991
video, bianco e nero, sonoro, 14′
Acquistato con il contributo di Compagnia di San Paolo
Benning parla in prima persona di una serie di situazioni di malessere e di fastidio: violenza fisica, inganno, paura e ineguaglianze sociali così come scoperte e vissute nella realtà di tutti i giorni, per la strada o sull’autobus. Mentre la videocamera si sofferma sui dettagli di un diario, macchinine giocattolo, scene di film alla televisione e titoli a effetto di giornali scandalistici sono messi in scena come elementi e indizi della scena di un crimine. In un’analisi ravvicinata del proprio passato, Benning, pur confessando di essere stata vittima di bullismo e di violenza, rifiuta di restare una semplice vittima e reagisce.

It Wasn’t Love (Non era amore), 1992
video, bianco e nero, sonoro, 20′
Acquistato con il contributo di Compagnia di San Paolo
In un racconto frammentario, ma allo stesso tempo contrassegnato da uno humor sottile, non immediatamente evidente, Benning mette in scena varie pose (quasi stereotipi) di specifiche figure di mascolinità e femminilità: dal ribelle alla vamp, dal motociclista alla giovane ingenua. Inframmezzata a queste parti, la voce racconta di un’avventura con una “ragazzaccia” sulle colline di Hollywood. Mano a mano che il racconto si dipana, Benning si rivolge direttamente agli
spettatori, sviluppando un lavoro di grande cura visiva e sonora: ogni selezione musicale rappresenta infatti anche un commento, oltre a un’atmosfera specifica.

Girl Power (Potere alle ragazze), 1992
video, bianco e nero, sonoro, 15′
Acquistato con il contributo di Compagnia di San Paolo
II video parte da una serie di considerazioni inerenti alla necessità per l’autrice di costruirsi un proprio mondo immaginario, un luogo, una situazione in cui credere e in cui rivivere. Benning racconta dell’esigenza, in anni precedenti, d’impersonare i modelli vincenti di giovani maschi di successo, sempre pronti a prendersi cura di qualche ragazza bisognosa. Poi il corso dei pensieri descrive il graduale processo di trasformazione attraverso cui, grazie ai modelli rappresentati da una serie di rockstar donne (come Joan Jett, Debbie Harry e le Go-Go’s), la ragazza riacquista una sicurezza nella presenza femminile all’interno della società.

German Song (Canzone tedesca), 1995
riversato da film super-8, bianco e nero, sonoro, 5′
Acquistato con il contributo di Compagnia di San Paolo
In una serie di riprese in luoghi desolati, Benning offre un ritratto di una gioventù distaccata, come persa, al suono di un pezzo del gruppo dei Come. Il lavoro è girato in un suggestivo e atmosferico super-8.

The Judy Spots (I posti di Judy), 1995
video, bianco e nero, sonoro, 15′
Acquistato con il contributo di Compagnia di San Paolo
In una serie di corti episodi animati, basati su personaggi realizzati in papier maché (che ricordano i personaggi tradizionali di Punch e Judy) questo lavoro mostra le giornate di Judy, una ragazzina che tenta varie strade di affermazione, in un crescente senso d’isolamento e d’alienazione. Judy non manca di commenti e di capacità critiche sul mondo che la circonda (ad esempio quando lavora al fast food o quando visita un grande centro commerciale), ma resta sempre come perduta nei suoi pensieri. Solo grazie al gruppo rock con cui suona, pare riacquistare una vera realizzazione di sé.

Flat Is Beautiful (Piatto è bello), 1998
video, bianco e nero, sonoro, 50′
Acquistato con il contributo di Compagnia di San Paolo
In questo lavoro dalla narrazione articolata, gli attori indossano grandi maschere di carta sui volti. Le situazioni sono descritte in termini minimali, con brevi dialoghi, e come congelate da un tono rallentato. Taylor, ragazzina di undici anni, vive con la madre, sola e separata, in un appartamento condiviso con Quiggy, un giovane gay. Il padre è una pura presenza telefonica, sempre lamentoso e fisicamente distante. Taylor si sente attratta da altre ragazzine, ma allo stesso tempo si sente confusa, lasciata sempre sola com’è, di fronte a uno schermo televisivo dove passa il tempo con solitari giochi elettronici. La madre passa da frustrazioni bulimiche a incontri con nuovi partner che però non sembrano neanche interessarla più di tanto, se non per la semplice compagnia di un momento. Taylor cerca un po’ di conforto domandando consigli al coinquilino, che però si trova piuttosto a disagio nel prestarsi al ruolo di figura paterna. Girato in video (Pixelvision), inclusa pellicola super-8 e disegni animati, il lavoro è solidamente strutturato e articolato in uno scenario che non sembra lasciare molte speranze, ma dove la figura della ragazzina solitaria ben rappresenta tutte le difficoltà e le incertezze di una crescita in un mondo ostile e desolante.

Opere