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SUMMARY:Uýra Sodoma
DESCRIPTION:Espressioni. La proposizione\n Florestas que dormem sob o asfalto (Le foreste che dormono sotto l’asfalto) Sabato 17 luglio 2021\, ore 15.00\n Atrio juvarriano\, Castello di Rivoli\nNell’ambito del progetto Espressioni. La proposizione che indaga le storie dell’arte alla ricerca di un concetto di “espressione” in grado di ampliare il canone tradizionale e il legame a un unico movimento artistico europeo\, sabato 17 luglio alle ore 15 il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta in anteprima la performance dell’artista indigeno Emerson Uýra (Santarém\, Brasile\, 1991) dal titolo Florestas que dormem sob o asfalto (Le foreste che dormono sotto l’asfalto\, 2021)\, in anticipazione della partecipazione dell’artista alla 34° Biennale di San Paolo (4 settembre – 5 dicembre 2021). L’artista intreccia la saggezza ancestrale dei popoli del Brasile alle canoniche conoscenze scientifiche e biologiche della modernità\, evocando proprietà e memorie perdute relative alla vegetazione e agli esseri che la abitano. Uýra Sodoma si presenta come ‘un albero che cammina’\, un’entità ibrida il cui aspetto è in continua evoluzione\, così come la natura. \nDopo essere stata presentata al Kunstraum Innsbruck il 10 luglio 2021\, Florestas que dormem sob o asfalto vede Uýra Sodoma confrontarsi con la specificità della flora della Valle di Susa. “Nella visione di mondi che insistono sul fatto che tutto debba essere diritto”\, dichiara l’artista\, “un seme rivendica il diritto di essere curvo”. Il seme è appena nato\, sta ancora dormendo ma Uýra Sodoma lo risveglia\, disegnandone la forma sulla pietra dell’atrio juvarriano\, irrorandolo affinché inizi a muoversi al di sotto del suolo. Perché per l’artista sono proprio il movimento e la metamorfosi a essere lo spirito pulsante e potenziale di tutti gli esseri viventi. \nLa documentazione fotografica della performance al Castello di Rivoli sarà presentata in occasione della mostra Espressioni. L’Epilogo che aprirà al pubblico nelle sale della Residenza Sabauda il 4 novembre 2021. \nNote biografiche\n\nEmerson Uýra (Santarém\, Brasile\, 1991) è performer\, biologo e insegnante della città amazzonica di Santarém\, in Brasile. Usa l’arte come strumento per raccontare l’ambiente indigeno. Ha partecipato a varie mostre quali Salão Arte Paraná\, VII edizione del Prêmio EDP presso Instituto Tomie Ohtake\, Instituto Moreira Salle o Museu de Arte a Rio de Janeiro. Attraverso l’alter ego Uýra Sodoma\, viaggia nelle comunità fluviali della regione insegnando e promuovendo la salvaguardia dell’ambiente. Uýra Sodoma nasce nel 2016\, quando l’artista decide di espandere la propria ricerca universitaria e cercare nuove modalità d’azione per portare il dibattito sulla conservazione ecologica alle comunità di Manaus e dintorni. Nelle lezioni universitarie di biologia o nelle performance fotografiche\, nel trucco e nel camouflage\, nei testi e nelle installazioni\, Uýra Sodoma parla sia della foresta sia con la foresta.
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SUMMARY:Magico Bus Elettrico
DESCRIPTION:Magico Bus Elettrico\nArte\, letteratura\, aria pulita. L’autobus elettrico per il Castello di Rivoli \nUn programma del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea realizzato in collaborazione con IVECO BUS\, Arriva ed Enel X\, la Libreria Internazionale Luxemburg\, Torino e con il supporto concettuale di Faust\, Torino \nIl Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta Magico Bus Elettrico\, un progetto che nasce da una proposta di Gianluigi Ricuperati/Faust. Il progetto è coadiuvato curatorialmente da Giulia Colletti e coordinato da Roberta Aghemo. \nDa settembre a dicembre 2021 per un sabato al mese\, il programma culturale si svolgerà a bordo di una navetta elettrica\, durante il percorso di circa 40 minuti da Torino a Rivoli. Per l’occasione\, IVECO BUS fornirà un IVECO E-WAY Full Electric\, un veicolo completamente green con impianti di sicurezza e alimentazione di ultima generazione. Il Magico Bus Elettrico che connetterà Torino a Rivoli – decorato appositamente dall’artista Claudia Comte per ospitare l’iniziativa – accoglierà di volta in volta esponenti della cultura e artisti i quali presenteranno ai passeggeri/visitatori contenuti inediti. \nMagico Bus Elettrico prenderà avvio sabato 25 settembre prossimo alla presenza di due protagonisti della cultura e dell’arte torinesi quali lo scrittore Gianluigi Ricuperati e l’artista Ramona Ponzini che realizzerà la sonorizzazione del viaggio. Al viaggio inaugurale prenderanno parte anche il noto critico Achille Bonito Oliva\, la cui retrospettiva è in corso nelle sale al secondo piano del Museo\, l’artista Otobong Nkanga\, protagonista della nuova mostra personale al Castello di Rivoli\, la scrittrice Valentina Maini e la scrittrice Stephanie LaCava collegata da remoto. \nIl progetto sarà introdotto dal Direttore del Castello di Rivoli Carolyn Christov-Bakargiev che modererà anche gli interventi. \nIl progetto\, che intende mettere in dialogo la letteratura con gli artisti e le mostre del Museo\, coinvolgerà ad ogni ‘viaggio’ un ospite fisico appartenente al mondo letterario e un artista o un autore che parteciperà da remoto. \nDopo il successo di Glass-nost organizzato dal Castello di Rivoli lo scorso anno\, anche in questa occasione il progetto si sviluppa attraverso il vetro – glass – dei finestrini della navetta: un elemento che divide ma al contempo\, grazie alla sua trasparenza\, offre una lettura inaspettata della città di Torino. \nCarolyn Christov-Bakargiev\, Direttore del Castello di Rivoli\, dichiara “Nel 1967 i Beatles lanciano il disco ‘Magical Mistery Tour’ che comprendeva la colonna sonora del film televisivo omonimo. Dopo oltre 50 anni\, in piena crisi ecologica e rivoluzione digitale\, il Castello di Rivoli inaugura il ‘Magico Bus Elettrico’ grazie alla collaborazione di IVECO BUS\, Arriva ed Enel X. Una volta al mese\, i visitatori del Museo potranno salire a bordo e viaggiare da Torino a Rivoli immersi in un’esperienza artistica al contempo raffinata\, sperimentale\, accessibile e\, soprattutto\, magica”. \n“‘Ti invito al viaggio / in quel paese che ti somiglia tanto’ – le classiche parole di Baudelaire\, tradotte da Manlio Sgalambro\, ci ricordano come sia indubitabile la condizione di creature che si spostano\, e che spostandosi allontanano il pensiero da uno stato di stallo. Così il nostro Magico Bus copre le distanze tra Torino e Rivoli usando il tempo che accorcia lo spazio per mettere in dialogo alcuni nomi interessanti della letteratura contemporanea con i protagonisti del programma museale del Castello di Rivoli. Come narratore e prosatore che ama dialogare insieme agli artisti e ai rappresentanti di altre discipline” – afferma lo scrittore Gianluigi Ricuperati – “non riesco a immaginare nessuna condizione più adatta di un bus elettrico per invocare la necessaria alleanza di paesi che si assomigliano tanto”. \nSabato 25 setttembre il ritrovo dei partecipanti è previsto alle ore 13.30 presso la Libreria Internazionale Luxemburg\, Via Cesare Battisti 7 a Torino\, per poi proseguire a piedi verso Piazza Castello dove partirà la navetta. \nTra gli scrittori invitati ai prossimi appuntamenti del progetto\, che leggeranno brani selezionati a bordo della navetta\, si segnalano Marco Belpoliti\, Igiaba Scego\, Chiara Valerio e altri. \nTra gli artisti e i personaggi del mondo dell’arte invitati a partecipare agli appuntamenti successivi figurano Guglielmo Castelli\, Marzia Migliora e Agnieszka Kurant. \nCalendario appuntamenti\nSabato 25 settembre 2021\nPartecipano: Achille Bonito Oliva\, Stephanie LaCava\, Valentina Maini\, Otobong Nkanga\, Ramona Ponzini e Gianluigi Ricuperati \nOre 13.30 ritrovo presso la Libreria Internazionale Luxemburg\nOre 14 partenza da Piazza Castello\, Torino\nOre 18 partenza dal Castello di Rivoli per Piazza Castello\, Torino\nOre 18.45 arrivo a Torino \nSabato 23 ottobre 2021\nOre 13.30 ritrovo presso la Libreria Internazionale Luxemburg\nOre 14 partenza da Piazza Castello\, Torino\nOre 18 partenza dal Castello di Rivoli per Piazza Castello\, Torino\nOre 18.45 arrivo a Torino \nSabato 6 novembre 2021\nOre 13.30 ritrovo presso la Libreria Internazionale Luxemburg\nOre 14 partenza da Piazza Castello\, Torino\nOre 18 partenza dal Castello di Rivoli per Piazza Castello\, Torino\nOre 18.45 arrivo a Torino \nSabato 11 dicembre 2021\nOre 13.30 ritrovo presso la Libreria Internazionale Luxemburg\nOre 14 partenza da Piazza Castello\, Torino\nOre 18 partenza dal Castello di Rivoli per Piazza Castello\, Torino\nOre 18.45 arrivo a Torino \nPer partecipare agli appuntamenti è necessario provvedere all’acquisto del biglietto (€ 15) sul sito www.castellodirivoli.org \n \nIn collaborazione con\n \nCon la collaborazione di\n \n  \n  \n\nBiografie partecipanti primo appuntamento\nGuglielmo Castelli (Torino\, 1987) vive e lavora a Torino. Il suo universo iconografico si interroga sulla relazione tra spazio interno ed esterno\, tra viscere e ambiente\, intrattenendo uno stretto rapporto con la letteratura e il mondo del teatro e della scenografia da cui proviene. Tra le personali a lui dedicate si segnala Goodmorning Bambino\, Kunstlerhaus Bethanien\, Berlino\, 2018; mentre tra le mostre collettive a cui ha partecipato figurano Fuori\, XVII Quadriennale d’Arte\, Palazzo delle Esposizioni\, Roma\, 2020; Recto/Verso 2\, Fondation Louis Vuitton\, Parigi\, 2018; Biennale Internationale d’Art Contemporain De Melle\, Francia\, 2018; Challenging Beauty. Insights into Italian Contemporary Art\, Parkview Museum\, Singapore\, 2018; Disegni\, Artissima\, Torino\, 2017. Nel 2016 è stato menzionato in “30 Under 30 Europe” dalla rivista ‘Forbes’. \nRamona Ponzini (Piacenza\, 1979) vive e lavora a Torino. La sua pratica si inscrive in un territorio ibrido che coniuga tecniche proprie delle arti visive e letterarie come il collage o il cut-up burroughsiano\, alla sperimentazione sonora e all’improvvisazione di stampo noise e jazzistico. A livello compositivo\, il processo adottato da Ponzini segue una matrice prettamente concettuale\, attraversando l’idea di “editing” e di “campionamento” di elementi codificati e riprocessati attraverso l’uso di loop machine ed effetti sia digitali sia analogici. Dei “d’après sonori” che attingono alla poesia\, alla musica e al paesaggio\, catturati attraverso la tecnica del field recording. \nGianluigi Ricuperati (Torino\, 1977) è scrittore\, è stato direttore di Domus Academy per cinque anni e curatore interdisciplinare del programma culturale di MIA Fair dal 2015. I suoi saggi\, reportage e romanzi sono stati pubblicati da Rizzoli\, Bollati Boringhieri\, Minimum Fax\, Mondadori\, Feltrinelli e Gallimard. Collabora con riviste\, giornali italiani e internazionali quali ‘Volume’\, ‘Domus’\, ‘Abitare’\, ‘Vogue’\, ‘Dazed & Confused’\, ‘La Repubblica’\, ‘Il Sole 24 Ore’\, ‘Flash Art’ e ‘032c’. È creatore e fondatore di Faust\, primo centro per la resurrezione di libri e aggregatore di comunità creative aperto a Torino dalle ore 21.00 alle 9.00.
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SUMMARY:Supercondominio 3. L’assemblea dei nuovi spazi italiani d’arte contemporanea
DESCRIPTION:Sabato 17 e domenica 18 luglio 2021\n 15.45 – 21.00 Interventi performativi degli spazi\, aperti al pubblico\, Teatro del Castello di Rivoli \n21.00 – 23.00 Momento di incontro e assemblea a porte chiuse\, giardino della Manica Lunga \n00.00 – 08.00 I partecipanti sognano\n 08.00 – 09.00 Conclusioni \nPartecipano:\n ADA | Almanac | Altalena | BASTIONE | BRACE BRACE | CASTRO | Clima | Condylura |Cripta747 | Gelateria Sogni di Ghiaccio | Helicotrema | INCURVA | Instudio | Istituto Sicilia | LocaleDue | Montecristo project | MRZB | Museo Burel | Nationhood | P.I.A. | Progetto | ~salgemma | Siliqoon | Soyuz | Spazio Volta | SPETTRO | ~takecare | Toast Project Space \n\n\n\nSupercondominio 3 è curato da Giulia Colletti\, Treti Galaxie (Matteo Mottin & Ramona Ponzini) e Laura Lecce. \nDopo l’esperienza isolante del lockdown\, Supercondominio – che prende il nome da un tipo di costruzione in cui più palazzi hanno in comune alcuni beni – diventa un’immagine per pensare a un’ecologia della coesistenza basata su relazioni interpersonali fisiche e su una conoscenza reciproca approfondita. \nIl Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea invita alcune tra le più significative giovani realtà italiane dedicate all’organizzazione e produzione artistica alla terza edizione di Supercondominio – intitolata Odorate Ginestre\, in omaggio al poeta Giacomo Leopardi (Recanati\, 1798 – Napoli\, 1837) che nel 1836 compose La ginestra – un weekend d’arte e di riflessione sugli habitat interspecifici in cui coscienze animali\, vegetali\, fungine\, umane e persino artificiali si incontrano. \nL’incontro affronterà il seguente tema\, elaborato dai curatori Giulia Colletti\, Treti Galaxie (Matteo Mottin & Ramona Ponzini) e Laura Lecce: “Il rapporto di segreto inebriamento con la categoria sublime della catastrofe\, l’ossessione e la perversione del pensiero ecologico\, la visione salvifica della fuga su altri pianeti\, il desiderio costante di purificazione dei luoghi e dei corpi viventi sono inestricabilmente legati al nostro tempo\, colpito da cambiamenti climatici che non solo stanno alterando l’ambiente fisico in cui viviamo\, ma che hanno anche conseguenze concrete sulla nostra mente\, provocando un inaspettato senso di nostalgia per i luoghi in cui si risiede e che purtuttavia si percepiscono ormai mutati. In che modo abbracciare una diversa consapevolezza dell’ambiente? Può il comportamento dell’odorata ginestra leopardiana fornirci nuove prospettive su un futuro che varia così repentinamente? Come riallineare la nostra temporalità cavalcando il decadimento dei germi\, così vividamente descritto dal poeta Wole Soyinka (Abeokuta\, Nigeria\, 1934)? E infine\, è possibile imparare a guardare il cielo con la medesima intensità con la quale un vegetale si mangia la luce\, come suggerisce la poetessa Mariangela Gualtieri (Cesena\, 1951)?” \n\n\n\nL’evento si svolgerà nella giornata di sabato 17 luglio 2021. \nIntraprendendo un’investigazione collettiva lunga un giorno e una notte\, Supercondominio 3 invita gli spazi a immergersi in un ritiro sulla collina morenica di Rivoli lungo la via della Valle di Susa. Un esercizio che ricorda la pratica del bagno nel bosco di origini giapponesi in cui – come ci sprona Walt Whitman (West Hills\, 1819 – Camden\, 1892) – chinarsi e indugiare a osservare un filo d’erba estivo. \nNel pomeriggio\, gli spazi riuniti nel Teatro del Museo condivideranno con il pubblico il proprio percorso di ricerca. \nCome già avvenuto per le precedenti edizioni\, i protagonisti di Supercondominio 3 dormiranno sotto le stelle in tende quest’anno offerte da Ferrino e C. S.p.A. allestite nel giardino della Manica Lunga. Sarà questa l’occasione per omaggiare la recente scomparsa dell’artista Susan Hiller (Tallahassee\, 1940 – Londra\, 2019) riattivando l’esperimento Dream Mapping\, da quest’ultima messo in atto nella regione dello Hampshire nel 1973.  Ciascun partecipante avrà il compito di annotare la mattina del 18 luglio i propri sogni su un quaderno\, condividendo la propria esperienza personale e integrandola a quella collettiva. I risultati di questa riflessione\, così come la documentazione dell’intero evento\, saranno raccolti e custoditi dal Dipartimento di ricerca CRRI del Museo. \nBIOGRAFIE DEGLI SPAZI\nADA (Roma\, 2017) \nADA è una galleria d’arte contemporanea fondata a Roma nel settembre 2017 da Carla Chiarchiaro\, la cui programmazione è dedicata alla promozione dei giovani artisti\, in particolare italiani. L’identità di ADA nasce da riflessioni legate al ruolo dell’arte e della pratica artistica nella contemporaneità e la propria attività di valorizzazione e supporto all’arte giovane\, si propone l’obiettivo di condividere un percorso di crescita e di ricerca con gli artisti rappresentati e con il proprio pubblico. Nel 2020 gli artisti Benni Bosetto e Diego Gualandris\, rappresentati dalla galleria\, sono stati selezionati per la XVII edizione della Quadriennale di Roma da titolo FUORI. \nAlmanac (Torino / Londra\, 2013) \nAlmanac è uno spazio non-profit fondato nel 2013 con sede a Londra e Torino. Indagando le potenzialità di un cambiamento culturale attraverso collaborazioni creative\, Almanac opera con l’obiettivo di attivare un dialogo indirizzando la comprensione delle ricerche artistiche recenti verso nuovi registri di pensiero. Nel 2014 apre Almanac Inn a Torino\, una piattaforma costituita da un programma di residenze\, mostre personali\, un public program di eventi e la produzione di pubblicazioni con l’intento di supportare il lavoro dei giovani artisti invitati e offrire al pubblico una conoscenza più articolata delle loro pratiche. \nAltalena (Milano\, 2017)\nAltalena è un progetto di ricerca attivo dal 2017 che organizza attività interdisciplinari con l’intenzione di tracciare le condizioni necessarie per promuovere attività di condivisione e scambio tra i partecipanti (artisti\, curatori\, scrittori\, storici). A partire dalla sua fondazione\, Altalena ha progressivamente superato il format della mostra\, favorendo la costruzione di spazi condivisi in cui intrecciare le pratiche di ognuno e in cui creare immaginari speculativi\, prediligendo il comunitarismo come metodo. Fino a oggi\, Altalena ha organizzato due residenze\, un reading group e ha pubblicato tre libri d’artista. Nel 2019 ha partecipato a Teatrum Botanicum presso il PAV a Torino ed è stata selezionata per School of Waters – MEDITERRANEA 19\, Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo\, San Marino\, con la performance Manuport. \nBASTIONE (Torino\, 2017)\nBASTIONE è un’associazione culturale composta da 14 artisti attiva nella città di Torino. Nasce nel 2017 come collettivo all’interno degli spazi del Bastione San Maurizio. Nel gennaio del 2021 si costituisce associazione spostandosi nella nuova sede di Villa Rey. Il lavoro del gruppo ruota principalmente attorno alla valorizzazione delle diverse età e alla contaminazione delle identità\, lavorando sulla riattivazione di spazi attraverso azioni di cura e di simbiosi con essi. \nBRACE BRACE (Milano\, 2019) \nFondato nel 2019 come studio dalle artiste visive Francesca Finotti\, Cecilia Mentasti e Francesco Paleari\, BRACE BRACE è luogo d’incontri\, condivisione e ricerca nell’arte contemporanea. Prendendo vita da tre personalità con differenti background\, BRACE BRACE è al contempo spazio espositivo e progetto curatoriale con una direzione artistica fortemente improntata all’interdisciplinarità. Con all’attivo cinque mostre dalla nascita dello spazio\, BRACE BRACE ha sviluppato nel tempo un’autonomia progettuale inedita nel contesto degli spazi culturali milanesi e al di fuori del sistema delle gallerie. Collaborano attivamente al progetto anche Elisa Di Nofa (comunicazione e strategia digitale)\, Flavia Albu (assistenza curatela) e Simone Salvatore Melis (progetto grafico). \nCASTRO (Roma\, 2018) \nCASTRO è uno spazio dedicato alla formazione e alla produzione dell’arte contemporanea. Ogni anno ospita gratuitamente a rotazione 6 artisti e 2 curatori under 40\, selezionati da una giuria internazionale. Il programma prevede workshop\, tavole rotonde\, incontri e seminari sull’arte contemporanea dedicati al pubblico. CASTRO vuole valorizzare l’incredibile potenziale romano sviluppando collaborazioni con artigiani\, professionisti\, gallerie e istituzioni della città. L’obiettivo è attivare un apprendimento orizzontale. Un sistema in cui il pubblico impari dagli artisti e gli artisti da altri artisti e dal pubblico. \nClima (Milano\, 2016) \nGalleria d’arte contemporanea fondata da Francesco Lecci a Milano\, nel 2015 supporta e rappresenta giovani artisti tra cui Valerio Nicolai\, Lisa Dalfino & Sacha Kanah\, Andrew Ross\, Jason Gomez\, Matteo Nasini. La sede a Milano è nel distretto “dell’arte contemporanea” di Porta Venezia\, e la location è un appartamento di un antico palazzo che permette agli artisti di entrare profondamente in relazione con il tessuto storico della città. Clima organizza anche progetti esterni alla galleria in sedi alternative e con diversi artisti. Nel 2020 l’artista Valerio Nicolai\, rappresentato dalla galleria\, è stato selezionato per la XVII edizione della Quadriennale di Roma da titolo FUORI. \nCondylura (Bologna\, 2021) \nCondylura è una piattaforma di ricerca sulle arti contemporanee di base a Bologna\, fondata da Paolo Gabriotti e Davide Visintainer. Produce un’omonima serie editoriale\, concepita come un’espansione della scrittura critica\, attraverso la collaborazione con l’artista nell’ideazione di una pubblicazione monografica\, in formato quotidiano. Unico membro del suo genus\, la condylura è una talpa caratterizzata da un naso di forma stellata e capacità sensibili uniche\, il cui movimento viene comparato a quello dell’occhio saccadico: un occhio tattile\, una stella di navigazione per scandagliare il continuo mutamento delle nozioni di sperimentazione nelle arti contemporanee. \nCripta747 (Torino\, 2008)\nCRIPTA747 è un’organizzazione no-profit per l’arte nata a Torino nel 2008\, un luogo di ricerca\, scambio e produzione\, dove le pratiche artistiche si confrontano con il dibattito in corso. Attraverso un programma di mostre\, screening ed eventi\, CRIPTA747 indaga nuove forme e linguaggi per restituire al pubblico una visione autentica e inedita. Dal 2017 sono inoltre attivi due programmi dedicati alla mobilità: Fellowship\, per il supporto agli artisti attraverso borse di ricerca e Studio\, programma di studi in condivisione per il sostegno alla produzione. \nGelateria Sogni di Ghiaccio (Bologna\, 2016) \nGelateria Sogni di Ghiaccio è un artist-run-space creato e gestito dagli artisti Filippo Marzocchi e Mattia Pajè. Il progetto è nato dalla volontà di ampliare la pratica artistica individuale fino a comprendere la direzione artistica e la produzione di eventi. Lo spazio\, diviso in due ambienti\, è costantemente attivo come studio e come luogo espositivo o di confronto. Il progetto è attivo dall’ottobre 2016 e fino a oggi ha realizzato 21 eventi espositivi tra mostre personali\, collettive\, eventi sonori e performativi. Gelateria Sogni di Ghiaccio è un luogo per la sperimentazione e per la libertà. \nHelicotrema (Venezia\, 2012)\nDal 2012\, Helicotrema è una piattaforma no-profit per la divulgazione di opere sonore di carattere narrativo e multidisciplinare – come radiodrammi\, audio-documentari\, poesie sperimentali\, paesaggi sonori – presentate tramite sessioni di ascolto collettivo. \nINCURVA (Favignana\, 2016) \nINCURVA è un’associazione fondata nel 2016 che mira a rendere la Sicilia occidentale un terreno fertile per la ricerca sull’arte contemporanea\, riattivando i suoi spazi pubblici e stimolando il dialogo con le sue comunità locali attraverso una piattaforma per residenze\, talk e mostre. \nInstudio (Milano\, 2015) \nInstudio è un’indagine analitica ed estetica interamente dedicata agli spazi di lavoro\, materiali e immateriali\, teorici e pratici\, degli artisti in Italia. Costruito come un archivio di video\, Instudio nasce dal desiderio di documentare gli ambienti\, spesso sconosciuti\, che circondano gli artisti al lavoro. Attraverso le immagini filmate e le parole degli stessi artisti\, Instudio traduce in documenti visuali l’esperienza privata della visita agli studi\, filtrata attraverso la sensibilità e il punto di vista dei loro proprietari. Fondato nel 2015 da Davide Daninos e Jacopo Menzani\, è attualmente curato assieme a Elena D’Angelo. Negli ultimi anni\, Instudio ha sviluppato collaborazioni internazionali per condividere le ricerche degli artisti italiani all’estero\, fra cui Artuner (Londra)\, Istituto Italiano di Cultura di Tokyo e il museo Mudam Luxembourg. \nIstituto Sicilia (Catania\, 2021)\nIstituto Sicilia è un ente per l’Arte e il Paesaggio\, nato nella primavera del 2021 nel punto di unione della placca tettonica africana e quella euroasiatica. IS nasce dall’idea di immaginare la Sicilia come un ente fluttuante nel Mediterraneo\, un museo delle nature e della temporalità. Una nave–navicella. L’Istituto Sicilia\, è in sé una pluralità di istituti\, di paradigmi\, un assemblaggio di pensieri convergenti nella diversità o nell’eccesso d’identità. Le epistemologie attraverso cui la ricerca dell’Istituto viene pensata sono quelle della Sicilia stessa. Un insieme continuo di natura e cultura stratificate e complesse in cui voci e immagini\, scritture e desideri\, generano un museo nel quale natura e arte sono un’unica grande possibilità di incrocio. L’Istituto si propone il compito di raccordare le differenti realtà siciliane che nelle scienze naturali\, nelle arti e nella tecnica hanno messo in moto un dialogo tra i patrimoni storici dell’isola e una necessaria lettura contemporanea di questi stessi fenomeni. \nLocaleDue (Bologna\, 2013) \nLocaleDue nasce nel 2013 a Bologna configurandosi come osservatorio degli aspetti più sperimentali delle pratiche artistiche. Nel suo spazio di 18 m2\, collocato in Manifattura delle Arti\, hanno preso vita oltre 70 progetti e sono stati coinvolti oltre 300 tra artisti e curatori. Ogni stagione si rinnovano le modalità e gli intenti della programmazione. LocaleDue è gestito dal fondatore Fabio Farnè e dal curatore Gabriele Tosi. \nMontecristo project (Cagliari\, 2016) \nè un progetto artistico e curatoriale che prende la forma di uno spazio espositivo in un’isola deserta al largo delle coste sarde. È stato fondato nel 2016 da Enrico Piras (Cagliari 1987) ed Alessandro Sau (Cagliari 1981). \nMRZB (Torino\, 2018) \nLungo Stura Lazio è un lembo di terra alla periferia nord della città di Torino dove il collettivo MRZB ha costruito il suo studio e spazio espositivo. All’interno del piccolo insediamento di baracche e orti abusivi sorto disordinatamente sulla sponda settentrionale del torrente Stura\, il collettivo ha innalzato la sua baracca-cattedrale con un’attenzione mimetica verso le architetture spontanee circostanti e utilizzando masserizie e altri materiali di scarto. Intendendo l’architettura come processo in costante movimento che si espande e si rinnova di continuo\, MRZB ha creato un ambiente-organismo instabile e mutevole\, nato dalla necessità di costruire seguendo processi spontanei e casuali o legati a ritmi naturali. È così che l’ambiente e il paesaggio del Lungo Stura vengono considerati alla stregua di un corpo con cui relazionarsi intimamente. Nel settembre 2020 è stato inaugurato un programma estemporaneo di mostre ed eventi. Il programma formalizza in mostre e happenings sperimentazioni e ricerche interne e collaborazioni con artiste/i\, scrittrici e scrittori\, curatrici e curatori\, musiciste/i. Ogni evento è accompagnato dalla realizzazione di una pubblicazione/fanzine\, che espande e riflette attorno a specificità di forma e di contesto. MRZB è Andrea Parenti\, Désirée Nakouzi De Monte\, Filippo Tocchi e Pietro Cortona. \nMuseo Burel (Belluno\, 2019) \nMuseo Burel è il Museo d’Arte Contemporanea della città e della provincia di Belluno ed è diretto\, dalla sua nascita\, da Daniela Zangrando. La sua ricerca si incentra sul rapporto e sul gioco combinatorio tra comunità territoriali e arti contemporanee\, attraverso l’analisi del linguaggio artistico\, il suo coinvolgimento e la sua condivisione all’interno di contesti specifici. Ha collaborato e presentato la ricerca di artisti come Luca De Leva\, Jan Fabre\, Francesco Fonassi\, Luca Francesconi\, Giovanni Giaretta\, Sohrab Hura\, Ragnar Kjartansson\, Diego Marcon\, Nathaniel Mellors\, Alberto Tadiello\, Mungo Thomson; curatori e direttori di museo come Shumon Basar\, Meriem Berrada\, Francesco Bonami\, Andrea Lissoni\, Luca Lo Pinto\, András Szántó; altre figure legate al mondo della cultura come Tracy Chawhan\, Marta Collini\, Cesare Poppi\, Gianni Secco\, Chiara Valerio. \nNationhood (Torino\, 2018) \nNationhood è uno studio multidisciplinare fondato da Achille Filipponi e Matteo Milaneschi con l’obiettivo di generare nuovi codici e linguaggi nel campo della comunicazione culturale. Lo studio\, focalizzato in design editoriale\, collabora con brand internazionali e istituzioni culturali\, tra cui: Fondazione Fiera Milano; Museo Egizio\, Torino; MACBA\, Barcellona; Triennale Milano e Chicago Radio Archive. La sua attività spazia dalla realizzazione di magazine e collane editoriali\, fino alla gestione creativa di progetti digitali e curatela. Nationhood è anche attivo nel campo della ricerca universitaria e dell’insegnamento e ha ricevuto menzioni internazionali per l’art direction e la direzione editoriale di ‘ARCHIVIO MAGAZINE’. \nP.IA. (Lecce\, 2017)\nPIA è uno spazio radicale di ricerca e produzione per artisti visivi e curatori con sede a Lecce\, nel quartiere San Pio\, fondato da Jonatah Manno e Valeria Raho. La sua attività principale consiste nella formazione fornendo accesso a strumenti\, informazioni\, conoscenze tecniche e teoriche nelle discipline della progettazione artistica contemporanea\, e favorendo occasioni di incontro tra studenti e professionisti del settore nell’area del Mediterraneo. \nProgetto (Lecce\, 2019) \nProgetto è uno spazio dedicato all’arte contemporanea curato dall’artista statunitense Jamie Sneider. Accoglie artisti internazionali supportandoli attraverso residenze e mostre\, in dialogo aperto con il territorio pugliese e la sua storia. \n~salgemma (Lecce\, 2020) \nSalgemma è una ricerca curatoriale e un progetto editoriale digitale fondato da Roberta Mansueto e Rosita Ronzini. Salgemma realizza un processo di mappatura e riscrittura dei luoghi\, attraverso una “bibliografia ginnica” con l’obiettivo di incoraggiare la mobilità e un autonomo esercizio di riflessione su una geografia artistica e culturale contemporanea con sede in Puglia. \nSiliqoon (Milano\, 2014) \nSiliqoon è un progetto d’arte e un artist-run agency\, fondato a Milano nel 2014. Attraverso varie iniziative\, tra cui il programma di residenza ‘Labs’ o le edizioni digitali ‘Qway’\, supportiamo gli artisti nella concezione e produzione di nuove opere. Come agenzia collaboriamo con una vasta rete di artisti\, curatori e professionisti per fornire soluzioni di comunicazione specifiche per il cliente\, e progetto creativi per marchi\, istituzioni culturali o privati. \nSoyuz (Chieti\, 2017) \nSoyuz nasce nel 2017 come progetto espositivo nello studio dell’artista Rashid Uri. Nei suoi quattro anni di attività ha condotto un programma di ricerca basato su un approccio curatoriale con il fine di produrre mostre che riflettano il nostro tempo. Lo spazio prende il nome dal veicolo spaziale Russo con cui condivide metaforicamente oltre agli spazi ristretti\, la prerogativa del nome stesso “incontro” offrendo la sua attività al territorio in cui è nato. \nSpazio Volta (Bergamo\, 2020) \nFondato nel 2020 da Edoardo De Cobelli\, Spazio Volta è uno spazio espositivo no-profit dedicato alla cultura e all’arte contemporanea\, affacciato su piazza Mercato delle Scarpe\, a Bergamo. Lo spazio ospita progetti ed esposizioni temporanee nel locale inferiore dell’ex chiesetta di San Rocco\, un’ex cisterna romana. Spazio Volta include inoltre una sala di lettura che ospita un’iniziativa editoriale in collaborazione con REPLICA\, e uno spazio off-site dedicato a progetti site-specific all’interno di due arcate murarie\, fondamenta del Monastero del Carmine della città alta. Lo spazio promuove giovani artisti italiani e internazionali\, supportando la realizzazione di nuove mostre e stimolando il confronto con un pubblico più ampio\, grazie alla visibilità che offre la vetrata e la posizione geografica. \nSPETTRO (Brescia\, 2018) \nAssociazione culturale\, sala da concerti\, club\, studio di produzione\, centro per la ricerca nelle arti performative\, SPETTRO è uno spazio avventuroso per la cultura sperimentale e la musica contemporanea a Brescia. Da dicembre 2018 ha ospitato più di novanta artisti internazionali\, instaurando un forte rete autonoma\, libera dalle logiche del profitto. Oltre alla musica dal vivo\, SPETTRO produce workshop\, incontri e collaborazioni con altre realtà musicali e artistiche europee\, ed è la sede di una webradio. \n~takecare (Bari\, 2017) \n~takecare è un collettivo di ricerca multidisciplinare\, un progetto curatoriale e una fanzine periodica. Nasce nel 2017 con il progetto di self-publishing\, una zine periodica che indaga la pratica di scrittura di artisti e curatori internazionali. A partire da giugno 2018 ~takecare propone una serie di laboratori performativi –Writing experiments– dedicati alla sperimentazione di linguaggi differenti\, come il laboratorio di improvvisazione musicale – metodo della conduction – e il workout di scrittura + stretching. ~takecare conduce la riflessione su una dimensione medico-filosofica-sperimentale\, dove l’attività di cura attiva processi di de-soggettivizzazione\, emancipazione e resistenza\, proponendo un approccio di ricerca che mira ad azioni-partecipate nel coinvolgimento simultaneo di diversi ambiti disciplinari e dei linguaggi dell’arte. Ideatrice e fondatrice del progetto è Roberta Mansueto (Bari\, 1988)\, curatrice indipendente e storica dell’arte. \nToast Project Space (Firenze\, 2019) \nToast Project Space\, è un luogo di riflessione sui linguaggi e sulle pratiche della contemporaneità\, un luogo di scambio di esperienze\, che colma una distanza esistente tra pubblico e opera d’arte\, attraverso una militanza e una rigenerazione costante dello scambio dialettico tra artista\, critica e pubblico. Nasce nell’ex casotto della portineria nella Manifattura Tabacchi di Firenze\, da un’idea dell’artista Stefano Giuri. Il progetto si è sviluppato nel corso dello svolgimento delle Residenze d’Artista promosse da Manifattura Tabacchi. \n \nTenda Campo Base Ferrino @Va Sentiero Sara Furlanetto \nIl Castello di Rivoli ringrazia \n \nLe attività del CRRI sono sostenute dalla Regione Piemonte e dalla Fondazione Compagnia di San Paolo \n 
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SUMMARY:CHIAMATA ALLE ARTI. CONVERSAZIONI IN GIARDINO SUI PIACERI DELLA CULTURA | Giardini Reali - Torino
DESCRIPTION:  \nNella rigenerante cornice dei Giardini Reali\, l’Archivio di Stato di Torino e i Musei Reali ospitano alcuni dei protagonisti della scena artistica e culturale cittadina. Dieci appuntamenti\, da luglio a settembre\, per offrire al pubblico di ogni età occasioni informali per scoprire le passioni che animano i «mestieri della cultura»\, l’avventura della ricerca\, il rapporto con archivi\, biblioteche\, musei\, teatri e tutto ciò che il patrimonio culturale può rappresentare nelle nostre vite. \nDove:  l’incontro si svolgerà nel Salone delle Guardie Svizzere  a Palazzo Reale anziché nei Giardini Reali \nOrario: tutte le conversazioni si svolgeranno dalle 17 alle 19 \nPartecipazione gratuita \n16 luglio\nCAROLYN CHRISTOV-BAKARGIEV\, scrittrice\, storica dell’arte e curatrice\, direttrice del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e della Fondazione Francesco Federico Cerruti\, dialoga con la direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella.
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SUMMARY:Museo Sonoro | Club Silencio
DESCRIPTION:Museo Sonoro è il nuovo format di Club Silencio che unisce i luoghi della cultura con le performance musicali. Dopo il successo dell’evento inaugurale ci spostiamo al Castello di Rivoli\, per una serata a cavallo tra arte contemporanea\, performance musicali e divertimento. \n  \nInfo e prenotazioni clicca qui \n 
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SUMMARY:A.B.O. THEATRON. Art of Life
DESCRIPTION:Apertura mostra al pubblico \n  \n 
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SUMMARY:Achille Bonito Oliva in conversazione con Carolyn Christov-Bakargiev\, Andrea Viliani\, Marcella Beccaria e Leonardo Caffo
DESCRIPTION:Nel Teatro del Museo è organizzato un incontro a cui parteciperanno Achille Bonito Oliva\, il Direttore Carolyn Christov-Bakargiev\, il Responsabile e Curatore del CRRI\, Centro di Ricerca Castello di Rivoli Andrea Viliani\, il Capo Curatore e Curatore delle Collezioni Marcella Beccaria e il filosofo in residenza Leonardo Caffo. A causa dell’emergenza sanitaria in corso\, il pubblico è ammesso in Teatro in numero limitato. Seguirà una visita guidata alla mostra alle ore 19. Si prega di prenotare contattando 011 9565 213 o scrivere a educa@castellodirivoli.org 
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SUMMARY:Patrizio Di Massimo in conversazione con Leonardo Caffo
DESCRIPTION:Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea in collaborazione con la Città di Rivoli presenta il nuovo progetto di Patrizio Di Massimo (Jesi\, 1983) che fa parte del programma di commissioni site-specific per lo spazio pubblico della risalita meccanizzata\, impianto inizialmente progettato per collegare il centro storico della città al piazzale del Castello. \nGiovedí 24 giugno alle ore 16:00 nel Teatro del Museo è organizzato un incontro con l’artista in conversazione con Leonardo Caffo\, filosofo in residenza al Castello. Alle ore 16:45 e 18:45 sono inoltre previste delle visite speciali de Il ciclo de La Risalita con l’artista e il curatore. A causa dell’emergenza sanitaria in corso\, il pubblico è ammesso in Teatro e alle visite in numero limitato. Si prega di prenotare contattando lo 011 9565 213 o scrivere a educa@castellodirivoli.org.
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SUMMARY:Il Museo in via straordinaria il 24 giugno\, sarà aperto dalle 21 alle 23. Non ci sarà  l'apertura normale dalle 11 alle 19
DESCRIPTION:In occasione della festa di San Giovanni Battista\, il Castello di Rivoli sarà eccezionalmente aperto giovedì 24 giugno dalle ore 21 alle ore 23. Il pubblico potrà visitare la mostra A.B.O. THEATRON. L’arte o la vita. A causa dell’emergenza sanitaria in corso\, i visitatori sono ammessi in numero limitato. Si prega di recarsi presso la Biglietteria e ritirare il proprio biglietto omaggio fino a raggiungimento della capienza massima. Va inteso che non ci sarà il 24 giugno l’apertura normale dalle 11 alle 19 .
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SUMMARY:Giornata Internazionale dello Yoga
DESCRIPTION:La nostra #SummerSchool al Castello di Rivoli è appena iniziata e già il programma è ricchissimo\, anche grazie alle collaborazioni consolidate sul territorio\, come nel caso di Spazio Kailash Federica Gazzano. Domenica ritorna l’International Yoga Day che ogni anno chiama a raccolta tanti appassionati di yoga ma anche semplici curiosi\, di tutte le età. Vi aspettiamo!\n#InternationalYogaDay #GiornataMondialeYoga #Yoga #Benessere
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SUMMARY:La Collezione Cerruti riapre al pubblico sabato 5 giugno 2021
DESCRIPTION:Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea è lieto di annunciare che sabato 5 giugno 2021 la Collezione Cerruti riapre al pubblico.\nLa Collezione Cerruti sarà aperta il sabato e la domenica dalle ore 11 alle 19 con orari di visita prestabiliti secondo l’orario di partenza delle navette dal Castello di Rivoli (ore 11.45\, 13.15\, 14.45\, 16.15 e 17.45). \nLa visita alla Collezione Cerruti è accompagnata da una guida esperta. \nIl biglietto d’ingresso alla Collezione Cerruti si ritira o si acquista alla Biglietteria del Castello di Rivoli.\nIl biglietto dà accesso anche alle mostre e alla collezione permanente del Castello di Rivoli.\nLa visita è riservata ai maggiori di 12 anni. \nIn considerazione del numero limitato di posti disponibili si consiglia di acquistare online i biglietti d’ingresso al seguente link e ritirarli almeno 10 minuti prima della partenza della navetta.
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SUMMARY:2 Giugno 2021- Festa della Repubblica - Museo Aperto
DESCRIPTION:In occasione della Festa della Repubblica il Castello di Rivoli rimarrà aperto dalle 11 alle 19 \nPer informazioni vedi qui 
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SUMMARY:Cosmologia\, molti mondi\, entaglement... Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la tua filosofia
DESCRIPTION:Teatro del Museo \nAngelo Tartaglia – Relatore \nGiacomo Agazzini – Violino \nMusiche di Baci\, Chenna\, Reich \nIngresso gratuito su prenotazione \nIstituto Musicale Città di Rivoli \ntel 011/9564408 \nrivolimusica@istitutomusicalerivoli.it
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SUMMARY:Natural Machines
DESCRIPTION:Teatro \nNatural Machines \nDan Tepfer \nDisklavier e programmazione \nMusiche di Dan Tepfer \n  \nDan Tepfer ci regala il suo “Natural Machines”: tecnologia e suoni si incontrano e costruiscono un’architettura perfetta\, imprevedibile se pure geometrica. Sono ” macchine naturali” quelle che conosceremo nel nostro Teatro\, tra libere improvvisazioni e immagini sonore che interagiscono con brani eseguiti. \n  \nUn’esperienza da provare\, da ascoltare. \nIngresso gratuito \n  \nInformazioni e prenotazioni : rivolimusica@istitutomusicalerivoli.it \n011-9564408  dal lunedi al venerdi 14-00-19-00 \n 
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SUMMARY:Digital PTSD parte II. L’arte e il suo impatto sul trauma digitale
DESCRIPTION:Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta la seconda parte di un programma di interventi\, conversazioni e opere d’arte intitolato Digital PTSD. La pratica artistica e il suo impatto sul trauma digitale sviluppato nell’ambito della mostra Espressioni. La proposizione.  \nDigital PTSD. Parte II è presentato al Teatro del Castello di Rivoli (accesso gratuito con biglietto del Museo\, prenotazione obbligatoria) e trasmesso in live streaming su e-flux e sul sito web del Castello di Rivoli (registrazione qui). \nÈ controintuitivo\, ma Digital PTSD presenta attraverso una piattaforma online una critica del potenziale uso improprio delle tecnologie proponendo un’indagine interdisciplinare sulla possibilità che un trauma da iper-digitalizzazione possa emergere\, sia a livello individuale che collettivo. Nel contesto della nostra crescente dipendenza dalle tecnologie online e dall’intelligenza artificiale\, Digital PTSD si chiede se questi strumenti possano essere fonti di disagio psicologico\, minando il benessere fisico e mentale e facilitando l’affermazione di una tecnocrazia che rappresenta una minaccia alla nostra salute e benessere sociale. Quali sono le conseguenze traumatiche dell’improvviso aumento delle attività virtuali durante un periodo in cui gli spazi di aggregazione\, come i musei\, sono stati in lockdown per molto tempo? Digital PTSD invita a riflettere sull’esperienza basata sullo schermo\, sull’erosione fisica della materia vivente\, sulla trasformazione della vita in big data e sul nuovo regime epistemico digitale. \nI partecipanti alla Parte II includono: Ed Atkins\, artista; Janet Cardiff e George Bures Miller\, artisti; Carolyn Christov-Bakargiev\,  direttore del museo; Devra Davis\, epidemiologa\, attivista; Irene Dionisio\, autore\, regista\, artista visiva; Aikaterini Fotopoulou\, neuroscienziato psicodinamico; Vittorio Gallese\, neuroscienziato cognitivo; Vincent Hendricks\, filosofo\, logico; Catherine Malabou\, filosofa; Otobong Nkanga\, artista; Tabita Rezaire\, artista\, devota\, yogi\, doula\, presto agricoltore; Legacy Russell\, curatore\, scrittore; Miao Ying\, artista. \nL’evento si svolge dalle 15:00 alle 22:00 CEST (Central European Standard Time). Ulteriori informazioni e programma: https://www.castellodirivoli.org/evento/digital-ptsd-ii \nDigital PTSD – Parte I si è svolto il 12 dicembre 2020\, con la partecipazione di: Tabita Rezaire\, artista-guaritore-cercatore; Carolyn Christov-Bakargiev\, scrittore\, storico dell’arte\, curatore; Beatriz Colomina e Mark Wigley\, storici dell’architettura\, teorici e curatori; Cécile B. Evans\, artista; Matteo Pasquinelli\, teorico dell’intelligenza artificiale\, scienze cognitive\, economia digitale; Hito Steyerl\, regista\, artista visivo\, scrittore e innovatore del saggio documentario; Grada Kilomba\, artista e scrittore; Anne Imhof\, artista musicista; Bracha L. Ettinger\, pittore\, teorico\, psicoanalista; Éric Sadin\, scrittore e filosofo; Vittorio Gallese\, neuroscienziato cognitivo; Ophelia Deroy\, filosofa e neuroscienziata cognitiva; Griselda Pollock\, storica dell’arte e analista culturale femminista-postcoloniale-queer-internazionale; Agnieszka Kurant\, artista; Cally Spooner\, artista; Chus Martínez\, curatore e scrittore; Stuart Ringholt\, artista; Marcos Lutyens\, artista e ipnotizzatore. La documentazione completa dell’evento può essere visionata su www.castellodirivoli.org/evento/digital-ptsd. \n  \nDigital PTSD. La pratica artistica e il suo impatto sul trauma digitale è un programma di ricerca avviato e curato da Carolyn Christov-Bakargiev con Stella Bottai e Giulia Colletti. \nDIGITAL PTSD – PARTE II \nBIOGRAFIE DEI PARTECIPANTI \n \nEd Atkins vive e lavora a Copenhagen. La sua prossima mostra personale Get Life / Love’s Work verrà inaugurata al New Museum di New York nel giugno 2021. Le prossime mostre includono Tank\, Shanghai e Tate Britain. Recenti mostre personali includono Kunsthaus Bregenz e K21 Düsseldorf (entrambe 2019); Martin-Gropius-Bau\, Berlino; MMK Francoforte; DHC / ART\, Montréal (tutte nel 2017); Castello di Rivoli e Fondazione Sandretto Re Rebaudengo\, Torino; The Kitchen\, New York (tutte nel 2016). Un’antologia dei suoi testi\, A Primer for Cadavers\, è stata pubblicata da Fitzcarraldo nel 2016. Old Food\, è stato pubblicato da Fitzcarraldo nel 2019. Un nuovo libro dei suoi disegni per bambini sarà pubblicato da Koenig Books questa primavera. \n  \n  \n  \n  \n  \n \nJanet Cardiff e George Bures Miller vivono e lavorano in British Columbia. Gli artisti sono riconosciuti a livello internazionale per le loro installazioni sonore multimediali immersive e le loro passeggiate audio / video. Hanno creato recenti video passeggiate alla Walt Disney Concert Hall di Los Angeles (2019) e per la Fruitmarket Gallery di Edimburgo (2019). Cardiff e Miller hanno esposto al Museum of Modern Art di New York (2019)\, Museum of Contemporary Art di Monterrey\, Messico (2019); Oude Kerk\, Amsterdam (2018); 21st Century Museum\, Kanazawa\, Giappone (2017) e Fondation Louis Vuitton\, Parigi (2017). Nel 2020 hanno ricevuto il premio Wilhelm Lehmbruck per la scultura. Nel 2001\, Cardiff e Miller hanno rappresentato il Canada alla 49a Biennale di Venezia\, per la quale hanno ricevuto il Premio Speciale e il Premio Benesse.  \n  \n  \n  \n \nCarolyn Christov-Bakargiev è scrittore\, storico dell’arte e curatore. Attualmente è direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e della Fondazione Francesco Federico Cerruti di Rivoli-Torino. Nel 2019 ha ricevuto l’Audrey Irmas Award for Curatorial Excellence. È stata Edith Kreeger Wolf Distinguished Visiting Professor in Art Theory and Practice alla Northwestern University (2013-2019). Nel 2012 Christov-Bakargiev è stata Direttore Artistico di dOCUMENTA (13) a Kassel\, Banff\, Alessandria-Cairo e Bamiyan-Kabul. Nel 2008 ha diretto la Biennale di Sydney e nel 2015 la Biennale di Istanbul. \n  \n  \n  \n  \n  \n  \n \nDevra Davis\, Ph.D. MPH\, è fondatore e presidente dell’Environmental Health Trust (EHT)\, un’organizzazione senza scopo di lucro con sede negli Stati Uniti che fornisce ricerca e istruzione sui rischi per la salute ambientale evitabili\, comprese le radiazioni a radiofrequenza\, i pesticidi e le sostanze chimiche tossiche. Ex alto funzionario dell’amministrazione Clinton e direttore esecutivo dell’Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti\, Davis è stata autore principale dell’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite (1998-2002) e ha fatto parte del team premiato con il Premio Nobel per la Pace nel 2007 insieme all’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore. Autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche e tre noti libri\, Davis tiene incarichi di visiting professor in diverse università.  \n  \n  \n  \n  \n \nIrene Dionisio è una regista e artista. Le sue produzioni comprendono videoinstallazioni\, documentari\, film tra cui Le ultime cose (2016)\, Sponde (2015) e La fabbrica è piena (2011) che sono stati presentati in numerosi festival internazionali (Festival di Venezia\, Torino Film Festival\, Visions du Réel\, Taiwan Film Festival\, tra gli altri) e hanno ricevuto il Premio Filmmaker\, il Premio Solinas\, il Premio Scam e il Premio della giuria al Cinema-Verité in Iran. Il lavoro di Dionisio è stato esposto in mostre personali e collettive presso Magazzino Italian Art\, New York; PAC\, Milano; OCAT\, Shanghai; Palazzo Grassi\, Venezia; fra gli altri. \n  \n  \n  \n  \n  \n \nAikaterini (Katerina) Fotopoulou\, PhD\, DPsych è professore di neuroscienze psicodinamiche presso University College London\, leader di ricerca sull’interfaccia sanitaria mentale-fisica\, inclusi i programmi BODILY SELF e METABODY supportati dall’European Research Council (www.fotopoulou.com). Fotopoulou ha ricevuto diversi premi per la sua ricerca\, incluso il Distinguished Young Scientist Award (2014) del World Economic Forum e l’Early Career Award della International Neuropsychology Society (2016). È co-fondatrice e tesoriere dell’International Association for the Study of Affective Touch (IASAT)\, membro del consiglio di amministrazione della European Society for Cognitive and Affective Neuroscience\, e co-editor del volume From the Couch to the Lab: Trends in Psychodynamic Neuroscience. Oxford University Press\, 2012. \n  \n  \n \nVittorio Gallese\, MD e neurologo di formazione\, è Professore di Psicobiologia e Neuroscienze Cognitive presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma\, Italia. Neuroscienziato cognitivo\, la sua ricerca si concentra sulla relazione tra sistema sensoriale-motorio e cognizione indagando le basi neurobiologiche e corporee dell’intersoggettività\, della psicopatologia\, del linguaggio e dell’estetica. È autore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche e tre libri. \n\n\n\n\nNeuroscience and physiology today can investigate the brain-body mechanisms enabling our interactions with man-made images\, shedding light on the functional mechanisms enabling their perceptual experience. Vision is a process far more complex than the mere activation of the “visual brain”. Our visual experience of images is the outcome of multimodal integration processes\, in which the motor system is one key player. In this talk\, Vittorio Gallese briefly discusses this new model of vision\, emphasizing that the multimodal inte- gration of what we perceive is triggered by the potentiality for action that we express corporeally. He argues that the digital revolution has shifted the balance towards an ever-growing exposure to digital images and introduced a novel performative quality to our perceptual experience of them. Some implications of our dig- ital visions are discussed. \n\n\n\n\n  \n  \n  Vincent F. Hendricks è professore di filosofia formale presso l’Università di Copenhagen. È fondatore e direttore del Center for Information and Bubble Studies (CIBS) finanziato dalla Fondazione Carlsberg ed è stato insignito dell’Elite Research Prize dal Ministero danese della Scienza\, della tecnologia e dell’innovazione e del Roskilde Festival Elite Research Prize entrambi nel 2008. É stato redattore capo di Synthese: An International Journal for Epistemology\, Methodology and Philosophy of Science tra il 2005 e il 2015. \n \nCatherine Malabou è Professore di Filosofia presso il Center for Research in Modern European Philosophy\, presso la Kingston University di Londra\, e nei dipartimenti di Letterature comparate e Lingue e studi europei presso l’Università della California Irvine. I suoi ultimi libri includono Before Tomorrow: Epigenesis and Rationality (Cambridge: Polity Press\, 2016\, trad. Carolyn Shread); Morphing Intelligence\, From IQ to IA (New York: Columbia University Press\, 2018\, trad. Carolyn Shread); e Le Plaisir effacé\, Clitoris et pensée (Rivages\, 2020). \n  \n  \n  \n \nOtobong Nkanga vive e lavora ad Anversa. Le sue mostre personali includono Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea\, Rivoli-Torino (prossimamente); Middlesbrough Institute of Modern Art\, Middlesbrough (2020-21); Martin Gropius Bau\, Berlino e Henie Onstad Kunstsenter\, Høvikodden (entrambe 2020); Zeitz MOCAA\, Cittá del Capo; Tate St Ives (entrambe 2019-20); Museum of Contemporary Art\, Chicago (2018). Inoltre\, il suo lavoro è stato incluso in mostre collettive istituzionali come la 58a Biennale di Venezia (2019); Biennale di Sharjah 14\, Sharjah (2019); documenta 14\, Atene – Kassel (2017); Moderna Museet\, Stoccolma; Centre Pompidou\, Parigi (entrambe 2016); 13a Biennale di Lione (2015). Nel 2019\, Nkanga ha ricevuto una Menzione Speciale alla 58a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia ed è stata insignita del Premio Biennale di Sharjah (con Emeka Ogboh)\, il Peter-Weiss-Preis; e il Flemish Cultural Award for Visual Arts – Ultima. \n  \n  \n \nTabita Rezaire attualmente vive e lavora a Cayenne\, nella Guyana francese\, dove sta partorendo AMAKABA. È un’artista-guaritrice-cercatrice che lavora con schermi e flussi di energia. La sua pratica interdimensionale immagina le scienze di rete – organiche\, elettroniche e spirituali – come tecnologie di guarigione per servire il passaggio verso la coscienza del cuore. Navigando nella memoria digitale\, corporea e ancestrale come luoghi di lotte\, scava negli immaginari scientifici per affrontare la matrice pervasiva della colonialità che influenza le canzoni del nostro corpo-mente-spirito. Ha mostrato il suo lavoro a livello internazionale al Centre Pompidou\, Parigi; MoMa\, New York; MASP São Paulo; Gropius Bau\, Berlino; ICA e Tate Modern\, Londra. \n  \n  \n  \n  \n  \n  Legacy Russell è una curatrice e scrittrice. Nata e cresciuta a New York City\, è la curatrice associata delle mostre presso lo Studio Museum di Harlem. Il suo lavoro accademico\, curatoriale e creativo si concentra su genere\, performance\, selfdom digitale\, idolatria di Internet e rituali dei nuovi media. Ha ricevuto il Thoma Foundation 2019 Arts Writing Award in Digital Art\, Rauschenberg Residency Fellow 2020 e il 2021 Creative Capital Award. Il suo primo libro Glitch Feminism: A Manifesto (2020) è pubblicato da Verso Books. Il suo secondo libro\, BLACK MEME\, è in uscita con Verso Books. \n[Photo credits Mina Alyeshmerni] \n \nMiao Ying è un’artista che vive tra New York e Shanghai. Appartiene alla prima generazione di artisti contemporanei cinesi che sono cresciuti con Internet\, la riforma economica cinese e la politica del figlio unico\, e sono stati istruiti sia in Cina che in Occidente. È nota per i suoi progetti e scritti che affrontano la cultura cinese di Internet e si occupano della propria sindrome di Stoccolma in relazione alla censura. Le sue mostre personali includono M + Museum\, Hong Kong (2018); New Museum\, New York (2016); Padiglione Cinese\, Biennale di Venezia (2015). Il suo lavoro è stato presentato in mostre collettive internazionali al Castello di Rivoli\, Torino (2020); 12a Biennale di Gwangju\, Corea del Sud (2018); MoMA PS1\, New York (2017); UCCA\, Pechino (2017)\, fra le altre. Ha ricevuto il premio Porsche Young Chinese Artist of the year (2018-2019). \n  \n  \n  \n  \n  \nNOTA INFORMATIVA: Giovedì 20 maggio il Museo e la biglietteria chiuderanno alle ore 19.
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SUMMARY:Ciclo Scienza e creatività: Arte e Scienza
DESCRIPTION:Venerdì 28 maggio 2021 ore 20:30 \nTeatro del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea \nCiclo Scienza e creatività: Arte e Scienza \nIngresso gratuito \n Angelo Tartaglia | relatore \nGiacomo Agazzini |violino \nMusiche di Bach\, Chenna\, Reich \nIn collaborazione con Polincontri\, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea \n 
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SUMMARY:Giulio Paolini. “Le Chef-d’œuvre inconnu”| Finissage
DESCRIPTION:Giulio Paolini dona al Castello di Rivoli la grande installazione ‘Le Chef-d’œuvre inconnu’ e presenta il catalogo della mostra il 16 maggio 2021 nel Bookshop del Museo. L’artista sarà a disposizione per firmare a richiesta le copie del suo libro. \nPer celebrare il finissage della mostra Giulio Paolini. ‘Le Chef-d’œuvre inconnu’\, domenica 16 maggio 2021 alle ore 12 il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea organizza un incontro per presentare il catalogo della mostra alla presenza dell’artista\, del Direttore Carolyn Christov-Bakargiev e del curatore della mostra Marcella Beccaria. \n \nIl catalogo\nL’importante pubblicazione in due volumi nasce in accompagnamento alla mostra Giulio Paolini. ‘Le Chef-d’œuvre inconnu’\, organizzata dal Museo per l’ottantesimo compleanno dell’artista. \nIl volume I Giulio Paolini. ‘Le Chef-d’œuvre inconnu’ racconta la mostra attraverso nuovi saggi di Carolyn Christov-Bakargiev e di Marcella Beccaria e immagini delle opere esposte. Gli apparati scientifici documentano la storia espositiva dell’artista al Castello di Rivoli. \nIl volume II Giulio Paolini. Recital. Scritture in versi 1987-2020 è incentrato sui versi dell’artista\, introdotti da un nuovo testo di Andrea Cortellessa. \nGiulio Paolini ha disegnato il progetto grafico per le copertine dei due volumi e ideato la nuova opera Senza titolo\, 2020 per l’interno della sovraccoperta. \nIl dono\nIn occasione della personale al Castello di Rivoli\, Giulio Paolini ha generosamente donato al Museo la grande installazione Le Chef-d’œuvre inconnu\, 2020 che accoglie i visitatori nella Sala 18. \nL’installazione\, che entra a fare parte della Collezione permanente del Museo\, prende le mosse da Disegno geometrico\, 1960\, una tra le opere più importanti dell’artista. Definito da Paolini come il suo “primo (e ultimo quadro)”\, Disegno geometrico si riferisce alla squadratura della tela\, primo atto del pittore. Disegno geometrico è una tela rettangolare dipinta di bianco\, sulla quale Paolini ha “scelto di copiare\, nella giusta proporzione\, il disegno preliminare di qualsiasi disegno\, cioè la squadratura geometrica della superficie”. \nNella sala al secondo piano delle Residenza Sabauda\, le lunghe linee segnate a terra corrispondono alla traccia delle mediane e delle diagonali di Disegno geometrico\, mentre ciascuno degli otto punti di squadratura è scandito dalla presenza di un cavalletto da pittura con una teca trasparente. Ogni teca accoglie frammenti cartacei di schizzi e ritagli provenienti dallo studio dell’artista a Torino.. Appesa dall’alto e installata al centro della sala definito da un nono cavalletto vuoto\, è presente un’ulteriore teca\, la cui presenza porta a nove il numero delle teche e relativi cavalletti presenti nell’installazione. “Visitare la grande installazione Le Chef-d’œuvre inconnu – scrive Marcella Beccaria – è come camminare tra le idee di Giulio Paolini e vederle prende forma davanti ai nostri occhi. Questo generoso dono da parte dell’artista\, che ringraziamo\, permette al Castello di Rivoli di arricchire la collezione permanente\, arrivando a documentare il fondamentale percorso dell’artista\, dagli esordi nell’ambito dell’Arte povera al presente. \nBiografia\nGiulio Paolini è nato il 5 novembre 1940 a Genova e risiede a Torino. \nLa sua poetica verte su tematiche che interrogano la concezione\, il manifestarsi e la visione dell’opera d’arte. Dalle prime indagini intorno agli elementi costitutivi del quadro l’attenzione si è orientata in seguito sull’atto espositivo\, sulla considerazione dell’opera come catalogo delle sue stesse possibilità\, così come sulla figura dell’autore e il suo mancato contatto con l’opera\, che gli preesiste e lo trascende. \nDalla sua prima partecipazione a un’esposizione collettiva (1961) e dalla sua prima personale (1964) ha tenuto innumerevoli mostre in gallerie e musei di tutto il mondo. Tra le maggiori antologiche si ricordano quelle al Palazzo della Pilotta a Parma (1976)\, allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1980)\, al Nouveau Musée di Villeurbanne (1984)\, alla Staatsgalerie di Stoccarda (1986)\, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (1988)\, alla Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum di Graz (1998)\, alla GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea\, Torino (1999)\, alla Fondazione Prada a Milano (2003)\, al Kunstmuseum di Winterthur (2005)\, al MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma (2013) e alla Whitechapel Gallery a Londra (2014). Tra le personali più recenti si distinguono quelle al Center for Italian Modern Art a New York (in dialogo con opere di Giorgio de Chirico\, 2016) e alla Fondazione Carriero a Milano (2018). \nHa partecipato a diverse mostre di Arte povera ed è stato invitato più volte alla Documenta di Kassel (1972\, 1977\, 1982\, 1992) e alla Biennale di Venezia (1970\, 1976\, 1978\, 1980\, 1984\, 1986\, 1993\, 1995\, 1997\, 2013). \nDal 1969 ha realizzato anche scene e costumi per rappresentazioni teatrali\, tra cui si distinguono i progetti ideati con Carlo Quartucci negli anni Ottanta e le scenografie per due opere di Richard Wagner al Teatro di San Carlo di Napoli per la regia di Federico Tiezzi (2005\, 2007). \nGrafico di formazione\, ha sempre nutrito un particolare interesse per il campo editoriale e la pagina scritta. Fin dall’inizio ha accompagnato la sua ricerca artistica con riflessioni raccolte in libri curati in prima persona: da Idem\, pubblicato nel 1975 da Einaudi con un’introduzione di Italo Calvino\, ai recenti Quattro passi. Nel museo senza muse (Einaudi\, Torino 2006)\, Dall’Atlante al Vuoto in ordine alfabetico (Electa\, Milano 2010) e L’autore che credeva di esistere (Johan & Levi\, Milano 2012). \nNumerose sono le pubblicazioni dedicate alla sua produzione artistica: dalla prima monografia di Germano Celant (Sonnabend Press\, New York 1972) al volume di Francesco Poli (Lindau\, Torino 1990)\, fino al catalogo ragionato delle opere datate dal 1960 al 1999\, curato da Maddalena Disch (Skira Editore\, Milano 2008).
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SUMMARY:Artists on the Frontline - Global Artists Response Fund Launch
DESCRIPTION:In collaborazione con Community Jameel & Tate Museums \nTavola rotonda presieduta da Anna Somers Cocks\, Founder Editor\, The Art Newspaper; Cara Courage\, capo della Tate Exchange\, Tate Museums; Phyll Opoku-Gyimah\, cofondatore\, UK Black Pride; Carolyn Christov-Bakargiev\, Direttore\, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea\, Torino \nQuesta pandemia ci sta facendo mettere in discussione tutto\, dai nostri sistemi economici al ruolo dello Stato\, e lo scopo dell’arte non fa eccezione. Cosa stanno facendo gli artisti per aiutare e qual è la loro responsabilità? La pandemia ha colpito tutti\, ovunque\, da ogni ceto sociale\, ma le più colpite sono quelle comunità che vivono ai margini della società\, che soffrono di difficoltà sociali\, economiche o legate ai conflitti. Hanno i sistemi sanitari più deboli e i problemi di salute mentale più acuti. Questo pannello discuterà di come gli artisti stanno lavorando in prima linea nella crisi attuale e di come la pandemia potrebbe cambiare i sistemi e i valori del mondo dell’arte degli ultimi decenni. Il pannello segnerà anche il lancio di diversi progetti sostenuti dall’Artists Response Fund anche in Iraq\, in collaborazione con Community Jameel\, che documentano e sostengono le pratiche culturali tradizionali per affrontare i bisogni di salute mentale tra le comunità yazidi e Marsh Arab\, e sul Nazione Navajo in Arizona.
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SUMMARY:La violenza di genere ai tempi della pandemia. Mascarilla 19 – Codes of Domestic Violence
DESCRIPTION:Link per accedere allo streaming QUI\n Passcode: 196123 \nLa violenza di genere ai tempi della pandemia\nMascarilla 19 – Codes of Domestic Violence\nIl Castello di Rivoli presenta un programma prodotto dalla Fondazione In Between Art Film il giorno 8 marzo in occasione della Festa della Donna\nLunedì 8 marzo 2021\, ore 16 – 18 \nStreaming digitale in diretta dal Teatro del Castello di Rivoli  \nIl Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea ospita Mascarilla 19 – Codes of Domestic Violence un progetto a cura di Leonardo Bigazzi\, Alessandro Rabottini e Paola Ugolini\, prodotto da Fondazione In Between Art Film. \nIn occasione della ricorrenza dell’8 marzo\, il Museo propone un incontro sul tema della violenza di genere con il Direttore del Castello di Rivoli\, Carolyn Christov-Bakargiev\, la fondatrice e Presidente di Fondazione In Between Art Film e ideatrice di Mascarilla 19 – Codes of Domestic Violence\, Beatrice Bulgari\, il Direttore Artistico di Fondazione In Between Art Film\, Alessandro Rabottini\, la curatrice Paola Ugolini e gli artisti Silvia Giambrone (Agrigento\, 1981)\, Elena Mazzi (Reggio Emilia\, 1984)\, MASBEDO (Nicolò Massazza\, Milano\, 1973; Iacopo Bedogni\, Sarzana\, 1970) e Adrian Paci (Shkodër\, Albania\, 1969). \nChiuso al pubblico in presenza\, in ottemperanza alle disposizioni per il contenimento della diffusione del Covid-19\, l’incontro che si tiene lunedì 8 marzo dalle ore 16 alle 18 nel Teatro del Museo con partecipanti in sede sarà trasmesso online. In particolare\, verranno proiettati quattro film d’artista che offrono prospettive diverse sul dramma della violenza domestica nell’inedito scenario dell’isolamento mondiale acuito dalla pandemia: Domestication (2020) di Silvia Giambrone\, Muse (2020) di Elena Mazzi\, Vedo rosso (2020) di Adrian Paci e Daily Routine (2020) di MASBEDO. \nDopo il saluto e l’introduzione\, Alessandro Rabottini presenterà il progetto della Fondazione In Between Art Film e la conversazione a cui prenderanno parte la curatrice Paola Ugolini e le artiste Silvia Giambrone ed Elena Mazzi in presenza\, oltre che MASBEDO e Adrian Paci da remoto. \nGli altri film realizzati per questo progetto sono:\nEspacios Seguros (2020) di Iván Argote (Bogotá\, 1983); Flowers blooming in our throats (2020) di Eva Giolo (Bruxelles\, 1991); Sunsets\, everyday (2020) di Basir Mahmood (Lahore\, 1985) e Lacerate (2020) di Janis Rafa (Atene\, 1984). \nLa Fondazione In Between Art Film nasce a Roma\, su iniziativa della fondatrice e Presidente Beatrice Bulgari\, per diffondere la cultura delle immagini in movimento e per sostenere gli artisti\, le istituzioni e gli organismi di ricerca internazionali che esplorano il dialogo tra le discipline e i territori di confine tra cinema\, video\, performance e installazione. Nominati all’interno del team il Direttore Artistico Alessandro Rabottini e i curatori Leonardo Bigazzi e Paola Ugolini. Su iniziativa della sua fondatrice e Presidente Beatrice Bulgari\, la Fondazione In Between Art Film intende contribuire al dibattito artistico internazionale\, approfondendo la riflessione sulla natura\, il ruolo e le potenzialità delle immagini in movimento nel nostro presente. \nL’evento è realizzato in collaborazione con \n  \nSCHEDE FILM e BIOGRAFIE \nSilvia Giambrone\nDomestication\, 2020\nVideo 2K\, 15’ [estratto 5’]\nCourtesy l’artista\, Studio Stefania Miscetti\, Galleria Marcolini\, Richard Saltoun Gallery e Fondazione In Between Art Film \nL’opera di Silvia Giambrone di natura prettamente politica\, evidenzia e denuncia le modalità dell’assoggettamento femminile attraverso l’impiego di modelli culturali che riguardano il corpo\, il comportamento atteso e la manipolazione dell’immaginario. Le sue opere sono un potente dispositivo per riflettere sia sull’addomesticamento alla violenza\, che sul tabù che circonda questa pulsione\, sulla capacità di poter assoggettare gli altri usando una grammatica affettiva e relazionale socialmente accettata e a cui siamo talmente assuefatti da non riuscire più a riconoscerla come tale. Silvia Giambrone nel video Domestication ha utilizzato come palinsesto concettuale il Saggio di educazione e istruzione dei fanciulli\, scritto dal teologo svizzero Johan Sulzer nel 1748 che muove dal presupposto che “l’educazione non è altro se non apprendimento dell’obbedienza”. Un’obbedienza ottenuta con la coercizione sia fisica che psicologica tanto che questo tipo di pedagogia oggi viene definita dagli studiosi della materia Pedagogia nera. Questo doloroso insieme di regole\, che per secoli ha costituito l’ossatura dell’educazione impartita ai bambini\, ha generato una serie di strascichi culturali e comportamentali che\, ancora oggi\, vengono ritenuti da educatori e psicoterapeuti responsabili per l’attitudine alla violenza che caratterizza le relazioni umane. In un interno domestico due attori\, un uomo e una donna\, che hanno introiettato il paradigma della violenza all’interno della loro relazione si muovono in maniera evocativa e poetica. I due protagonisti\, sono sempre ripresi da soli in quell’ambiente comune\, come se fossero uno la proiezione o il ricordo dell’altro\, e gli oggetti che entrambi utilizzano diventano i segni tangibili della loro effettiva presenza. Oggetti di uso comune che però se guardati attraverso la lente deformante della violenza diventano potenzialmente pericolosi e sinistri\, oggetti che diventano quindi sia i testimoni che gli strumenti di una violenza simbolica. Il confine fra vittima e carnefice è sfumato al punto da rendere difficile definire chi dei due incarna quei due ruoli\, tutto il video è pervaso da una tensione che è sempre sul punto di scoppiare perchè ormai incistata non solo nello spazio domestico ma anche nella psiche dei suoi abitanti. Il registro visivo è un’alternanza di ritmi ossessivi e disturbanti con dei momenti quasi onirici nonostante la credibilità dell’ambiente e dei personaggi. \nSilvia Giambrone (Agrigento\, 1981; vive e lavora tra Roma e Londra)\nSilvia Giambrone lavora con performance\, installazione\, scultura\, video\, suono. La sua ricerca è incentrata sulle forme sotterranee di assoggettamento. Negli ultimi quattro anni vince numerosi premi e partecipa a numerose conferenze e residenze in Europa e Stati Uniti. È ambasciatore per Kaunas Città Europea della Cultura 2022. Vince il Premio VAF 2019. Alcune tra le sue mostre più significative includono: Pandora’s Boxes\, CCCB Museum\, Madrid (2009); Eurasia\, Mart\, Rovereto (2009); Moscow Biennale: Qui vive? (2010); Flyers\, Oncena Biennal de la Havana (2012); Re-Generation\, Museo Macro\, Roma (2012); Mediterranea 16 (2013); Let it go\, American Academy in Rome (2013); Critica in arte\, Museo MAR\, Ravenna (2014); Ciò che non siamo\, ciò che non vogliamo\, Museo MAG\, Riva del Garda (2014); A terrible love of war\, Kaunas Bienale\, Lituania (2015); ‘Suite Rivolta’\, Museu de Electricidade\, Doclisboa’s Passages\, Lisbona (2015); Every passion borders on the chaotic\, Museo Villa Croce\, Genova (2016); W Women in Italian Design\, Triennale Design Museum\, Milano (2016); Archeologia domestica Vol. I\, IIC\, Colonia (2016); Time is out of Joint\, La Galleria Nazionale\, Roma (2017); Corpo a corpo\, La Galleria Nazionale\, Roma (2017); Terra mediterranea: in action\, NiMAC\, Nicosia\, Cipro (2017); Il corpo è un indumento fragile\, Museo Novecento\, Firenze (2018); Young Italians 1968 – 2018\, Istituto Italiano di Cultura\, New York City (2018); SHE DEVIL Remix\, Museo Pecci\, Prato (2018); Wall-eyes. Looking at Italy and Africa\, Keynes Art Mile\, Johannesburg (2019); Wall-eyes. Looking at Italy and Africa\, Città del Capo (2019); Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione\, Galleria d’Arte Moderna\, Roma (2019); La Correzione\, Galleria Marcolini\, Forlì (2019); VII Premio Fondazione VAF\, Mart Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (2019); VII Premio Fondazione VAF\, Stadtgalerie Kiel\, Germania (2019); Italia. I racconti (in)visibili\, Styles Regional Gallery\, Gyumri\, Armenia (2019); Italia. I racconti (in)visibili\, Centro Cultural Las Condes\, Santiago del Cile (2019); Feminism in Italian contemporary art\, Richard Saltoun Gallery\, London (2019); Sovvertimenti\, Museo Novecento\, Firenze (2019); Io dico io\, La Galleria Nazionale\, Roma (2020); Level 0\, Museo del Novecento\, Milano (2020). Lavora con Richard Saltoun Gallery a Londra\, Galleria Marcolini a Forlì e Stefania Miscetti Studio a Roma. \n\nMASBEDO\nDaily Routine\, 2020\nVideo 4K\, 11’ [estratto 5’]\nCourtesy gli artisti e Fondazione In Between Art Film \nMASBEDO è un duo artistico la cui pratica si articola in video\, film\, performance e installazione\, fino ad arrivare a collaborazioni nel campo della regia teatrale e lirica. Attraverso un vocabolario formale che attinge alla dimensione simbolica delle immagini in movimento\, gli artisti esplorano l’universo delle relazioni umane nei loro aspetti più profondi\, legati spesso ai temi dell’incomunicabilità e della distanza psicologica. La protagonista di Daily Routine abita una casa spoglia fatta di vetro e cemento\, all’interno della quale pochi arredi minimalisti punteggiano uno spazio altrimenti vuoto. Dall’imbrunire fino alla notte\, la sua solitudine è interrotta da una sequenza di gesti ordinari cui sembra essere ormai assuefatta: controllare le telecamere di sicurezza\, fumare\, prepararsi la cena e allenarsi su una cyclette ellittica. Diventa presto evidente come questa architettura severa e trasparente sia\, in realtà\, uno strumento di controllo: tutto è visibile dall’esterno e uno sguardo lontano sembra registrare ogni movimento che avvenga all’interno di questa struttura del dominio. Il silenzio che grava su questa casa è interrotto solo da poche\, perentorie comunicazioni telefoniche\, quasi fossero istruzioni che non richiedono risposte: una voce maschile si assicura che tutto sia sigillato ed esprime soddisfazione per la perfezione degli arredi. Attraverso una estrema economia di azioni e narrazione\, i MASBEDO trasformano la telecamera in uno strumento ossessivo del dominio maschile\, mettendo in scena di quest’ultimo il delirio narcisistico\, l’ansia di controllo e l’espressione della violenza attraverso la più quita forma di oggettificazione della propria partner. In Daily Routine l’abuso non ha bisogno di manifestarsi in gesti improvvisi ed eclatanti: esso si è\, infatti\, sedimentato nella dinamica relazionale di coppia\, impregna i muri e si riflette sulle ampie vetrate\, abita i silenzi e scandisce con ritmo infernale l’allenamento fisico\, fino a penetrare nei gesti stessi della nutrizione. Ed è proprio nell’aspetto meccanico dell’esercizio fisico che si esprime la dimensione più sottile e agghiacciante di quest’opera\, che della violenza evoca il basso continuo e il battito costante. \nMASBEDO sono Nicolò Massazza (Milano\, 1973) e Iacopo Bedogni (Sarzana\, 1970)\nVivono a Milano\, lavorano insieme dal 1999 e hanno sviluppato la loro arte nell’ambito specifico della videoarte e dell’installazione video. Da un punto di vista contenutistico la loro ricerca affronta\, tra gli altri temi\, il paradosso dell’incomunicabilità nell’era della comunicazione. Ciò ha condotto alla realizzazione di opere di sapore più intimistico e\, viceversa\, a opere dall’esito antropologico-sociale-politico. Da un punto di vista formale i MASBEDO hanno un approccio pittorico nella realizzazione dei loro video e perseguono l’obiettivo di coinvolgere lo spettatore gestendo lo spazio creato dal video concependo l’immagine in movimento in modo installativo e immersivo. Il lavoro dei MASBEDO è una sintesi di teatro\, performance\, spazio\, architettura e video/cinema e la dimensione narrativa legata all’immagine in movimento trova nell’installazione video una sua spazializzazione. Loro opere sono state esposte in musei\, biennali e istituzioni di tutto il mondo\, tra cui: 2019 – ICA Istituto Contemporaneo per le Arti Milano\, Palazzo Dugnani Milano; 2018 – MAMM Multimedia Art Museum Moscow\, Manifesta12 Palermo\, Kunstlaboratorium Vestfossen Oslo\, Centre Pompidou/Forum des Images Paris\, Haus der Kulturen der Welt Berlin; 2017 – Marta Herford; 2016 – Reggia di Venaria Reale Torino\, Museum of Contemporary Art Zagreb\, Nomas Foundation Roma\, Blickle Foundation Stuttgart; 2015 – MART Rovereto\, Changjiang Museum of Contemporary Art\, Art Basel Film Hong Kong Arts Centre; 2014 – Fondazione Merz; 2013 – Leopold Museum Vienna\, MAMBA Museo de Arte Moderno de Buenos Aires; 2012 – Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea\, Rivoli-Torino; 2011 – Art Unlimited Basel\, MAXXI Roma\, OK Offenes Kulturhaus Linz\, EMAF European Media Art Festival Osnabrück; 2010 – Center for Contemporary Art Ujazdowsky Castle Warsaw\, CAAM Centro Atlántico de Arte Moderno Las Palmas\, Kaohsiung Museum of Fine Arts Taiwan; 2009 – Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía Madrid\, 53. Esposizione Internazionale d’Arte la Biennale di Venezia; 2007 – Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci Prato\, Tel Aviv Museum of Art; 2006 – CCCB Centre de Cultura Contemporània de Barcelona\, DA2 Domus Artium 02 Salamanca\, Hangar Bicocca Milano. \n\nElena Mazzi\nMuse\, 2020\nVideo 4K\, 13’ 30’’ [estratto 5’]\nCourtesy l’artista\, galleria Ex Elettrofonica e Fondazione In Between Art Film \nLa poetica di Elena Mazzi riguarda il rapporto tra l’uomo e l’ambiente in cui vive. Seguendo un approccio prevalentemente antropologico\, la sua analisi indaga e documenta l’identità sia personale che collettiva relativa a uno specifico territorio mettendo in evidenza le diverse forme di scambio e trasformazione. Elena Mazzi nel video Muse accompagna per mano lo spettatore nell’incubo della violenza di genere attraverso la bellezza straniante delle statue greco-romane conservate nell’Antiquarium della Domus Grimani a Venezia. Il video inizia con delle inquadrature di particolari di interni come se quelle sale fossero ancora vissute mentre una voce narrante ci porta nell’intimità della persona che abitava\, o forse ancora abita\, quelle stanze solitarie. Il ritmo visivo cambia quando la camera comincia ad inquadrare particolari anatomici dei corpi e dei volti di uomini e donne dell’antichità\, corpi restaurati\, rimessi insieme\, tagli e suture nel marmo\, dettagli su mani dalle dita mozzate\, gambe e corpi che si susseguono\, mettendo in relazione statue maschili e femminili da diverse angolazioni\, con luci naturali che tagliano gli sguardi. Sono statue trafugate da altri luoghi\, in un’epoca di crudo colonialismo che stride con il perfetto equilibrio estetico in cui sono allestite. Sono corpi che ci raccontano storie lontane\, di relazioni amorose\, di violenza\, di mito\, di saccheggio\, di morte e di rinascita. La voce narrante ci parla di stupri\, di rapimenti e di dei violenti che non esitano a trasformarsi per poter raggirare le loro prede sessuali\, esseri umani disarmati e bellissimi sia uomini che donne. Il testo è stato costruito selezionando alcuni miti in cui la violenza è il fulcro del racconto e inserendolo in una narrazione più ampia che mette in relazione quel passato mitologico con la contemporaneità mettendo in evidenza come certe dinamiche comportamentali si ripetano ancora oggi sempre uguali. Questa narrazione visivamente potente ci porta in un mondo violento\, quello del mito\, fatto di sopraffazione e dominazione e in cui questa violenza viene agita direttamente da un Dio iroso e desiderante. \nElena Mazzi (Reggio Emilia\, 1984)\nElena Mazzi dopo gli studi presso l’Università di Siena e lo IUAV di Venezia\, ha trascorso un periodo di formazione al Royal Institute of Art (Konsthögskolan) di Stoccolma. Partendo dall’esame di territori specifici\, nelle sue opere rilegge il patrimonio culturale e naturale dei luoghi intrecciando storie\, fatti e fantasie trasmesse dalle comunità locali\, nell’intento di suggerire possibili risoluzioni del conflitto uomo-natura-cultura. La sua metodologia di lavoro\, vicina all’antropologia\, privilegia un approccio olistico volto a ricucire fratture in atto nella società\, che parte dall’osservazione e procede combinando saperi diversi. Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive\, tra cui: Whitechapel Gallery di Londra\, BOZAR a Bruxelles\, Museo Novecento di Firenze\, MAGA di Gallarate\, GAMeC a Bergamo\, MAMbo a Bologna\, AlbumArte a Roma\, Sonje Art Center a Seoul\, Palazzo Ducale a Urbino\, Palazzo Fortuny a Venezia\, Fondazione Golinelli a Bologna\, Centro Pecci per l’arte contemporanea a Prato\, 16° Quadriennale di Roma\, GAM di Torino\, 14° Biennale di Istanbul\, 17° BJCEM Biennale del Mediterraneo\, Fittja Pavilion durante la 14° Biennale d’Architettura di Venezia\, COP17 a Durban\, Istituto Italiano di Cultura a New York\, Bruxelles\, Stoccolma\, Johannesburg e Cape Town\, Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Ha partecipato a diversi programmi di residenza in Italia e all’estero. È vincitrice\, tra gli altri\, della 7° edizione dell’Italian Council promosso dal Ministero dei Beni Culturali\, del XVII Premio Ermanno Casoli\, Premio STEP Beyond\, Premio OnBoard\, VISIO Young Talent Acquisition prize\, premio Eneganart\, borsa Illy per Unidee\, Fondazione Pistoletto\, nctm e l’arte\, premio Fondazione Sandretto Re Rebaudengo\, premio Lerici Foundation\, Movin’up. \n\nAdrian Paci\nVedo rosso\, 2020\nVideo\, 11’ 38’’ [estratto 5’]\nTesto e voce Daria Deflorian\nCourtesy l’artista\, kaufmann repetto\, Peter Kilchmann Gallery e Fondazione In Between Art Film \nSin dalla fine degli anni Novanta\, Adrian Paci ha sviluppato una pratica artistica che contempla video\, film\, pittura\, fotografia e installazione. Centrale nel suo lavoro è il tema della dislocazione\, che Paci affronta attraverso la rappresentazione dei flussi migratori globali e\, con linguaggio poetico e metaforico\, trattando la trasformazione delle immagini tra cinema e pittura\, la natura cangiante della memoria personale e il rapporto tra immagini in movimento\, storia e realtà. In Vedo rosso le immagini sono pressochè assenti: lo schermo è saturo di un rosso palpitante che\, solo per alcuni istanti\, è interrotto dalla comparsa di un occhio. La scelta\, quasi paradossale\, di affrontare il dramma della violenza domestica attraverso la negazione dell’immagine rivela una sorta di “impossibilità” del racconto: il rosso\, infatti\, è quello di un dito che ostruisce la telecamera del telefonino\, una sorta di errore\, di disturbo della registrazione delle immagini che sovente accade. È come se l’obiettivo del cellulare non riuscisse a riprendere l’ambiente domestico e fosse continuamente frustrato\, ricacciato in una dimensione claustrofobica. Gli occhi che fanno una fugace apparizione sono frammenti di ritratti filmici di rifugiate siriane che Paci ha girato a Beirut nel 2018: anche qui siamo di fronte a un movimento – quello migratorio e legato alla salvezza – che viene negato\, insieme con la possibilità\, spesso sottratta ai rifugiati\, di raccontare la propria storia al di là delle semplificazioni prodotte dei media. Un testo originale scritto e interpretato dall’autrice teatrale e attrice Daria Deflorian fornisce la struttura narrativa: qui il potere del racconto trasforma l’assenza di immagini in uno spazio drammaturgico e di ascolto cui lo spettatore non può sottrarsi\, e che trasmette tanto la complessità e le contraddizioni dell’abuso quanto la vischiosità di certe relazioni. Vedo rosso è una polifonia per colore e voce\, una tessitura che intreccia tre forme di isolamento\, di costrizione e di negazione tanto spaziali quanto interiori e che tematizza sia il limite – fisico\, psicologico\, individuale e collettivo – sia il desiderio del suo superamento. \nAdrian Paci (Shkodër\, Albania\, 1969)\nAdrian Paci ha studiato pittura nell’Accademia di Belle Arti di Tirana. Nel 1997 si è spostato a Milano dove vive e lavora. Durante la sua carriera artistica ha avuto mostre personali nelle varie istituzioni internazionali come Galleria Nazionale dell’Arte\, Tirana (2019)\, Krems Kunsthalle (2019)\, Museo Novecento\, Firenze (2017); MAC\, Musée d’Art Contemporain de Montréal (2014); Padiglione d’Arte Contemporanea – PAC\, Milano (2014); Jeu de Paume\, Parigi (2013); National Gallery of Kosovo\, Prishtina (2012); Kunsthaus Zürich\, Zurigo (2010); Bloomberg Space\, Londra (2010); The Center for Contemporary Art – CCA\, Tel Aviv (2009); Museum am Ostwall\, Dortmund (2007); MoMA PS1\, New York (2006) and Contemporary Arts Museum\, Houston (2005). Tra le varie mostre collettive\, i lavori di Adrian Paci sono stati esposti nella 14esima Biennale di Architettura – La Biennale di Venezia (2014); nella 48esima e nella 51esima edizione della Mostra Internazionale – La Biennale di Venezia (rispettivamente nel 1999 e 2005); nella 15esima Biennale di Sydney (2006); nella 15esima Quadriennale di Roma\, dove ha vinto il primo premio (2008); nella Biennale de Lyon (2009); e nella quarta i Biennale di Salonicco (2013). I suoi lavori si trovano in numerose collezioni pubbliche e private come Metropolitan Museum\, New York\, Museum of Modern Art\, New York\, Musée d’Art Contemporain de Montréal\, Centre Pompidou\, Parigi\, Israel Museum\, Gerusalemme\, MAXXI\, Roma\, Fundació La Caixa\, Barcellona\, Moderna Museet\, Stoccolma\, Kunsthaus Zürich\, Zurigo\, UBS Art Collection\, Londra\, Museum of Contemporary Art\, Miami\, New York Public Library\, New York\, Solomon Guggenheim Foundation\, New York\, Seattle Art Museum\, Seattle. Adrian Paci insegna pittura e arti visive presso la Nuova Accademia di Belle Arti\, NABA\, Milano. Ha insegnato materie artistiche all’Accademia Carrara di Belle Arti\, Bergamo\, 2002-2006\, IUAV\, Venezia\, 2003-2015\, e ha tenuto lezioni e laboratori d’arte in varie Università\, Accademie e Istituzioni artistiche in vari paesi del mondo. \n\nIván Argote\nEspacios Seguros\, 2020\nVideo 2K\, 19’ 55’’ [estratto 5’]\nCourtesy l’artista\, Galerie Perrotin\, Galería Vermelho\, Galería Albarrán Bourdais e Fondazione In Between Art Film \nLa ricerca di Iván Argote è incentrata sull’indagine dei sistemi complessi che regolano le relazioni tra individui e le modalità con cui la storia\, i ruoli sociali e il potere si riflettono sulle strutture delle città e dello spazio pubblico. Le sue opere sono realizzate con una grande varietà di mezzi tra cui: video\, fotografia\, scultura\, disegno e installazione. In Espacios Seguros (Spazi sicuri) Argote connette idealmente due città che sono legate alla sua biografia: Bogotá\, dove è nato e cresciuto\, e Parigi\, dove si è formato come artista e dove vive. Due contesti molto diversi tra loro su un piano politico\, economico e sociale\, ma dove la violenza contro le donne è presente con numeri e dinamiche tragicamente simili. L’artista riprende nel suo quartiere le scritte del collettivo di attiviste anonime “collage feminicides”\, che denunciano\, attraverso frasi concise e con un’identità grafica semplice ma immediatamente riconoscibile\, la diffusione della violenza di genere e dei femminicidi in Francia. Lo zoom della telecamera concentra lentamente il punto di vista sui collage\, mentre intorno la città procede con i suoi ritmi abituali\, colpevolmente indifferente al dramma che le frasi rivelano. Argote sposta così il terreno del confronto dallo spazio domestico a quello pubblico\, costringendoci a riflettere sulla normalizzazione della violenza e sul paradosso di un problema apparentemente nascosto\, ma in realtà perfettamente visibile. Alle immagini dei collage si sovrappone la voce di Diana Rodriguez Franco\, “Secretaria de la Mujer de Bogotá” (Segretaria della donna di Bogotá)\, il ministero della città che si occupa di implementare politiche pubbliche per la prevenzione e il supporto alle donne vittime di violenza. Nell’intervista\, realizzata dall’artista\, la funzionaria racconta come ha sviluppato il programma Espacios seguros in risposta al crescente numero di casi di violenza domestica durante la pandemia di COVID-19. I testi\, le immagini e i suoni\, seppur in lingue diverse\, creano una grammatica comune che sottolinea la gravità della situazione e la necessità di agire subito. \nIván Argote (Bogotá\, 1983; vive a Parigi)\nLe opere di Iván Argote esplorano il rapporto tra storia\, politica e costruzione delle nostre soggettività. I suoi film\, le sculture\, i collage e le installazioni in spazi pubblici tentano di generare domande su come ci relazioniamo con gli altri\, con lo stato\, con il patrimonio e le tradizioni. Le sue opere sono critiche\, a volte anche anti-establishment\, e affrontano l’idea di portare sentimenti alla politica e la politica ai sentimenti con un tono forte e tenero. Tra le mostre personali di Iván Argote si segnalano: Juntos Together\, ASU – Arizona State University Art Museum\, Tempe (AZ); Tenerezza radicale\, MALBA\, Buenos Aires\, 2018; Deep Affection\, Perrotin\, Parigi\, 2018; Somos Tiernos\, Museo Universitario del Chopo\, Messico\, 2017; Somos\, Galeria Vermelho\, San Paolo\, 2017; La Venganza del Amor\, Perrotin\, New York\, 2017; Sírvete de mi\, sírveme de ti\, Proyecto Amil\, Lima\, 2016; Strengthlessness\, Standard High Line\, New York\, 2016; Un’idea di progresso\, SPACE\, Londra\, 2016; Cómo lavar la losa coherentemente\, NC Arte\, Bogotá\, 2016; La puesta en marcha de un sistema\, Galeria ADN\, Barcellona\, 2015; Reddish Blue\, DT Project\, Bruxelles\, 2015; Scriviamo una storia di speranze\, Galeria Vermelho\, San Paolo\, 2014; Strengthlessness\, Galerie Perrotin\, Parigi\, 2014; La Estrategia\, Palais de Tokyo\, Parigi\, 2013; Sin heroísmos\, por favor\, CA2M\, Madrid\, 2012. Ha anche partecipato a numerose mostre collettive\, biennali e festival cinematografici tra gli altri: 2019 – Desert X\, Coachella Valley\, California; Poéticas de la emoción\, Caixa Forum\, Barcellona; 2018 – La strada. Dove si crea il mondo\, MAXXI\, Roma; How to See [What Isn’t There]\, The Burger Collection Hong Kong at Langen Foundation\, Neuss\, Germania; Wonderland\, High-line\, New York; Regreso al futuro\, Casa Encendida\, Madrid; Hybrid Topographies\, Deutsche Bank Collection\, New York; 2017 – Bienal Sur\, Buenos Aires & Bogotá; Continua Sphères Ensemble\, Le Centquatre-Paris\, Parigi; Du Verbe à La Communication\, Carré d’Art\, Nîmes; A Decolonial Atlas\, Vincent Price Art Museum\, Monterey Park\, California; Monumentos\, anti-monumentos y nueva escultura pública\, Museo de Arte de Zapopan\, Zapopan; Future Generation Art Prize\, PinchukArtCentre\, Kiev & Venice Biennale; 2016 – Bread and Roses\, Museum of Modern Art\, Varsavia; Festival Hors Pistes\, Centre Pompidou\, Parigi & Malaga; Ideologue\, Utah Museum of Contemporary Art\, Salt Lake City; Dear Betty: Run Fast\, Bite Hard!\, GaMEC\, Bergamo; 2015 – Intersections\, Cisneros Fountanals Foundation\, Miami; 5th Thessaloniki Biennale\, Salonicco; Levitate\, Museums Quartier\, Vienna; L’éloge de l’heure\, MUDAC\, Losanna; 2014 – Buildering: Misbehaving the City\, Blaffer Art Museum\, Houston & CAC Contemporary Arts Center\, Cincinnati; Colonia Apocrifa\, MUSAC\, Léon; The Part In The Story…\, Witte de With\, Rotterdam; Utopian Days – Freedom\, Total Museum of Contemporary Art\, Seoul; All about these…\, National Gallery of Arts\, Tirana; Festival Hors Pistes\, Centre Pompidou\, Parigi; 2013 – Los irrespetuosos\, Museo Carrilo Gil\, Città del Messico; 2012 – 30th Sao Paulo Biennial\, San Paolo; Girarse\, Joan Miró Fundation\, Barcellona. \n\nEva Giolo\nFlowers blooming in our throats\, 2020\n16mm trasferito su supporto digitale\, 8’ 42” [estratto 5’]\nCourtesy l’artista\, Fondazione In Between Art Film e Elephy \nEva Giolo è un’artista visiva che impiega strategie documentarie per indagare storie personali e familiari\, con uno sguardo intenso e sensibile sul mondo femminile. Nella sua pratica utilizza spesso riprese in 16mm e found footage provenienti da archivi di home video e dal suo privato. Filmato in 16mm subito dopo il lockdown dovuto alla pandemia di COVID-19\, Flowers blooming in our throats è un ritratto cinematografico intimo e poetico dei fragili equilibri che regolano la quotidianità nel contesto domestico. L’artista riprende un gruppo di donne\, con cui condivide legami di amicizia\, mentre nelle loro case eseguono piccole azioni seguendo le sue indicazioni. Giolo sceglie di percorrere un confine labile dove i gesti rimangono simbolicamente ambigui\, espressione di una violenza non immediatamente riconoscibile. Mani che cercano di sostenersi e di sottrarsi\, ma anche di stringere e colpire\, in un gioco sottile di suoni e riferimenti che alimenta il senso di tensione e disagio nello spettatore. Una conversazione gestuale\, composta da sequenze visive che si ripetono\, in cui il tempo è scandito dalla rotazione di una piccola trottola\, anch’essa instabile e precaria come gli equilibri in una relazione affettiva. L’artista utilizza ripetutamente un filtro rosso sull’obiettivo\, creando un dispositivo concettuale che sfrutta un elemento di astrazione per occultare e trasfigurare le immagini. L’inserimento meccanico del filtro nell’obiettivo diventa così una simulazione di un atto violento\, che immediatamente cambia la nostra percezione della memoria di uno stesso gesto già visto in precedenza. Questa compresenza di opposti si ritrova anche nel titolo che metaforicamente associa alla bellezza di un fenomeno naturale\, e implicitamente all’amore\, il rischio di trasformarsi in un impulso soffocante. \nEva Giolo (Bruxelles\, 1991)\nEva Giolo è un’artista audiovisiva\, il suo lavoro cinematografico mostra una propensione a catturare storie familiari\, proprie o altrui. Usando le strategie documentarie\, dipinge i suoi ritratti e crea una finestra su mondi interni invisibili e privati. Eva Giolo ha conseguito il suo diploma alla Royal Academy of Arts (KASK) di Ghent\, proseguendo i suoi studi presso il Media Arts Departement del KASK e presso il Kanazawa College of Art in Giappone. Ha completato la sua educazione musicale all’Institute of Contemporary Music di Londra. Tra le esposizioni più recenti si segnalano: GEM\, L’Aia (Vordemberge-Gildewart Award 2020); Brakke Grond\, Amsterdam (Folding Figures 2019); Palazzo Strozzi\, Firenze (VISIO: Moving Images After Post-Internet 2019); Arthaus Movie Theater\, L’Avana (Arthaus Artist Residency 2019); Nona\, Mechelen (Cedric Willemen Award 2019); FIDMarseille\, Marseille (Expanded Trails 2019); M HKA\, Anversa (Failures of Cohabitation\, 2019); Kunsthalle Wien\, Vienna (Antarctica. An Exhibition about Alienation 2018); Rencontres International Paris/Berlin (Haus der Kulturen der Welt 2018); Visite Film Festival\, Het Bos\, Anversa (Homeless Movies 2018); Imagine Science Film Festival\, New York (Memory Error\, 2017); TAZ#17\, Ostenda (On the look out\, 2017); Côté court\, Parigi (Art vidéo #2\, 2017); International Film Festival Rotterdam (Deep Focus\, 2017); Blaa Galleri\, Copenhagen (Unfold II\, 2016); Huis Van Alijn\, Ghent (Homeless movies\, 2016); BOZAR\, Brussels (Hommage\, 2016); Courtisane Film Festival\, Ghent (Notes on Cinema\, 2016/2019); Ishibiki Gallery\, Kanazawa (Mu\, 2014); In Out Film Festival\, Gdansk (II część\, 2014). Eva Giolo ha vinto il VAF Wildcard per il film sperimentale (2016) e il Cedric Willemen Award nel 2019. È stata nominata per il VG Award 2020. È stata residente post-lauream presso l’HISK (2018-2020) e ha ottenuto una residenza artistica presso WIELS che si è tenuta nell’estate 2020. È un membro fondatore di Elephy. \n\nBasir Mahmood\nSunsets\, everyday\, 2020\nVideo\, 14’ 55’’ [estratto 5’]\nCourtesy l’artista e Fondazione In Between Art Film \nFormatosi come scultore\, Basir Mahmood utilizza il video e la fotografia per riflettere sui meccanismi di costruzione del linguaggio cinematografico e per confrontarsi con il valore estetico e politico della realtà quotidiana. Sunsets\, everyday è il risultato di una ricerca iniziata dall’artista immaginando il processo\, sia fisico sia cinematografico\, che genera le immagini di violenza domestica. Durante il lockdown alcune vittime hanno coraggiosamente utilizzato i social media per condividere fotografie dei loro volti\, per incoraggiare altre donne a denunciare. Le ferite e i segni sui loro corpi erano l’unica prova tangibile dei colpi e del dolore che avevano subito\, e per l’artista sono state il punto di partenza per riflettere su tutto quello che accade lontano dal nostro sguardo. Mahmood ha quindi commissionato a un team di produzione cinematografica in Pakistan di ricreare e filmare in sua assenza una scena ripetuta di violenza domestica\, seguendo le sue istruzioni e alcune immagini di riferimento. Mentre la troupe principale era impegnata a lavorare\, due cameramen avevano l’indicazione di filmare in continuo l’intero processo e gli elementi del set nei minimi dettagli. Questa metodologia di lavoro a distanza\, da lui spesso utilizzata\, attiva una riflessione su un piano concettuale sul ruolo dell’artista e sulla sua autorialità\, rendendolo testimone e osservatore della sua stessa opera. La messa in scena della violenza è quindi ciò che genera le immagini sullo schermo\, ma l’atto in sé è quasi del tutto negato allo spettatore. Sono infatti visibili solo stretti primi piani e piccole porzioni di corpi femminili. L’artista rifiuta così qualsiasi spettacolarizzazione e si concentra invece sul processo cinematografico e sui codici del suo linguaggio. Un metacinema della violenza i cui protagonisti sono tecnici e membri della troupe sottoposti alla richiesta estenuante di ripetere la scena per 16 ore consecutive di riprese. Il set stesso è indagato dalla telecamera con uno sguardo forense\, e gli oggetti che lo compongono sono portati sullo stesso piano di valore delle persone. Testimoni forzati della violenza che si consuma di fronte a loro. La riproposizione quasi ossessiva degli stessi gesti\, come la pulizia del pavimento\, diventa così espressione della quotidianità della violenza. Un atto che si ripete attraverso una tragica continuità. Tutti i giorni\, inevitabile come un “tramonto”. \nBasir Mahmood (Lahore\, Pakistan\, 1985)\nBasir Mahmood ha frequentato a Lahore la Beaconhouse National University. Nel 2011 ottiene una borsa di studio presso l’Akademie Schloss Solitude a Stoccarda\, in Germania. Tra il 2016 e il 2017 gli viene assegnata una Research-Fellowship di due anni presso la Rijksakademie van beeldende kunsten di Amsterdam. Il suo lavoro riflette le tematiche sociali e storiche che riguardano anche il suo ambiente personale. Nei suoi video\, film e fotografie\, Mahmood unisce pensieri\, scoperte e intuizioni intrecciando sequenze poetiche e differenti forme di narrazione. Dal 2011\, le sue opere sono state esposte in numerosi musei e istituti culturali tra cui si segnala: The Garden of Eden\, Palais de Tokyo\, Parigi\, 2012; III Biennale Internazionale di Mosca\, Mosca\, 2012; Broad Museum\, Michigan State University\, East Lansing\, 2012; Asia Pacific Time of others\, Museum of Contemporary Art Tokyo\, Tokyo\, 2015; Biennale di Yinchuan\, Yichuan\, 2016; Abraaj Group Art Prize Show\, Dubai\, 2016; Contour Biennale 8\, Malines\, 2017; Tableaux Vivants\, Fondazione Etrillard\, Parigi\, 2017; 10a Biennale di Berlino per l’arte contemporanea\, Berlino\, 2018; Freedom of Movement\, Stedelijk Museum\, Amsterdam\, 2018 e Biennale Internazionale di Innsbruck\, 2020. Mahmood ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali per il suo lavoro. Recentemente è stato selezionato come finalista del prestigioso Paulo Cunha e Silva Art Prize\, una mostra che include le opere dei sei finalisti tenuta presso la Galeria Municipal do Porto nel giugno 2020. Il suo lavoro è presente in diverse collezioni private\, le sue opere sono state acquisite dalla collezione Queensland Art Gallery di Brisbane\, in Australia\, dallo Stedelijk Museum di Amsterdam e dal Centre National des Arts Plastiques di Parigi. \nJanis Rafa\nLacerate\, 2020\nVideo 3.2K\, 16’ 20’’ [estratto 5’]\nCourtesy l’artista\, Martin van Zomeren Gallery e Fondazione In Between Art Film \nJanis Rafa lavora prevalentemente con il linguaggio cinematografico attraverso lungometraggi\, video-essays e video-istallazioni. Le sue opere sono spesso permeate da elementi di realismo magico ed esplorano il potenziale simbolico della relazione tra umani e altre specie\, riflettendo su temi universali come mortalità\, coesistenza e coscienza ecologica. Lacerate fonde elementi realistici con una dimensione onirica e simbolica\, per raccontare il gesto estremo di una donna che da vittima si trasforma in carnefice. Ispirata dall’iconografia delle rappresentazioni pittoriche di storie mitologiche e bibliche\, come Giuditta che decapita Oloferne di Artemisia Gentileschi\, Rafa decide tuttavia di rivelare il momento successivo all’azione di vendetta – o di difesa – quando il dramma si è già consumato. Il film è costruito come una serie di mise-en-scène in cui l’ambiente domestico\, illuminato solo con luce naturale\, è dominato da un branco di cani che si muovono nervosamente aggredendo mobili e oggetti. L’interno della casa è uno spazio mentale\, violato e lacerato come un corpo che ha subito violenza. Frutta\, cacciagione e resti di cibo sono disposti come nature morte\, con elementi allegorici che richiamano alla caducità della vita e alla perdita dell’innocenza. Un ecosistema sospeso e ostile\, in cui la brutalità subita da altre specie si trasferisce per osmosi agli esseri umani. L’artista immagina che la muta da caccia e gli altri cani\, forse posseduti dalla coppia e testimoni degli abusi subiti negli anni\, siano tornati come fantasmi dal passato. Storicamente simboli di fedeltà verso il padrone\, nel film i cani si ribellano diventando guardiani della donna\, per sostenerla e proteggerla nel processo di liberazione dal suo persecutore. A scatenarsi è quindi la parte irrazionale e animalesca dell’inconscio\, che tuttavia permette alla donna di tornare in controllo delle proprie scelte\, e di salvarsi. \nJanis Rafa (Atene\, 1984; vive e lavora ad Amsterdam e Atene)\nHa completato la sua formazione all’Università di Leeds (2002-2012) con un dottorato sulla videoarte ed è stata residente alla Rijksakademie (2013-2014). Nel 2019 ha presentato la sua prima mostra personale al Centraal Museum di Utrecht. Di recente ha completato il suo primo lungometraggio\, Kala Azar (2020)\, che è stato presentato in anteprima mondiale nella sezione Tiger Competition dell’International Film Festival di Rotterdam\, vincendo l’AFK award per la migliore (co)produzione olandese. Il film sarà presentato in anteprima negli Stati Uniti al MoMA nella sezione New Directors/New Films e al Lincoln Center (New York). Uscirà nei Paesi Bassi nell’agosto 2020. Le opere di Janis Rafa sono state esposte a Palazzo Medici Riccardi (2017)\, Centre d’art contemporain Chanot (2017)\, Kunsthalle Munster (2017)\, Museum Voorlinden (2017)\, EYE Film Institute (2016)\, Kunstfort Vijfhuizen (2016)\, Palazzo Strozzi (2015)\, Museo statale di arte contemporanea di Salonicco (2011)\, Manifesta 8 (2010). Le sue opere sono state proiettate in festival cinematografici come: IFF Rotterdam\, Netherlands Film Festival\, BFI London\, Viennale IFF e Rencontres Internationales (2016\, 2010). Il suo lavoro fa parte delle collezioni dello Stedelijk Museum e della collezione del Centraal Museum di Utrecht.
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SUMMARY:Carolyn Christov-Bakargiev racconta “William Kentridge. Respirare” insieme ad Andrea Viliani
DESCRIPTION:Mercoledì 27 gennaio alle 16.30 Carolyn Christov-Bakargiev\, Direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea racconterà “William Kentridge. Respirare”\, la mostra allestita presso la Chiesa di San Domenico ad Alba. Seguirà un intervento di Andrea Viliani\, Responsabile e Curatore del Centro di Ricerca Castello di Rivoli CRRI\, che approfondirà le tematiche espresse dall’artista sudafricano attingendo ai materiali dell’esposizione documentaria “Dallo studio di William Kentridge”\, attualmente allestita presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.  \n  \nCOME PARTECIPARE:\n\nLa partecipazione è gratuita ma l’iscrizione è obbligatoria. A tutti gli iscritti verranno inviati via mail il link e i dettagli per collegarsi. \nhttps://www.eventbrite.it/e/biglietti-carolyn-christov-bakargiev-e-andrea-viliani-raccontano-william-kentridge-137908751789 \nhttps://www.eventbrite.it/e/biglietti-carolyn-christov-bakargiev-e-andrea-viliani-raccontano-william-kentridge-137908751789 \nLA RASSEGNA:\n\nUn programma di conversazioni webinar incentrato sulle nuove mostre “E luce fu. Giacomo Balla\, Lucio Fontana\, Olafur Eliasson\, Renato Leotta” e “William Kentridge. Respirare” allestite rispettivamente a Cuneo e Alba. Si tratta di cinque incontri con relatori d’eccezione\, tra cui gli artisti Olafur Eliasson e Renato Leotta\, che si terranno per cinque mercoledì consecutivi dal 13 gennaio 2021. Durante i webinar verranno affrontate tematiche che spaziano dal ruolo degli artisti e di chi promuove arte e cultura nella società contemporanea ad approfondimenti sulla tematica della luce nell’arte e nella filosofia. Gli appuntamenti sono organizzati in collaborazione con Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Feliz comunicazione. \n  \nCALENDARIO DEI WEBINAR:\nMercoledì 3 febbraio alle ore 18Silvano Petrosino\, professore ordinario di Filosofia teoretica del Dipartimento di Scienze della comunicazione e dello spettacolo all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano\, propone una conferenza su luce e arte che prenderà le mosse da “Piccola metafisica della luce”\, libro che il docente ha pubblicato per Jaca Book nel 2004 e che è attualmente in ristampa. Lo introduce e lo accompagna Vanna Pescatori de La Stampa. \nIl link per l’iscrizione verrà pubblicato nei prossimi giorni \nMercoledì 10 febbraio alle ore 18 si terrà una tavola rotonda sul tema “Il Gallerista del futuro”\, per approfondire il modo contemporaneo di fare arte e i circuiti di mercato alternativi\, dall’autopromozione degli artisti\, agli scambi internazionali\, alle residenze artistiche\, all’impegno e il dialogo diretto con la società. Partecipano i fondatori di Cripta 747\, associazione artistica no profit nata a Torino nel 2008 e della quale fa parte anche l’artista Renato Leotta\, e il pittore Daniele Galliano. Il webinar sarà moderato dallo storico dell’arte Enrico Perotto.
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SUMMARY:In conversazione con Michele Di Monte
DESCRIPTION:Nell’ambito del programma pubblico della Collezione Cerruti\, il polo museale Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Collezione Cerruti\, in collaborazione con Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma\, presenta una lettura critica del curatore Michele Di Monte alla mostra L’ora dello spettatore. Come le immagini ci usano\, attualmente in corso a Palazzo Barberini. \nDi Monte\, intervistato dal direttore Carolyn Christov-Bakargiev e dallo storico dell’arte Fabio Cafagna\, ci farà scoprire\, tra gli altri\, i capolavori di Giandomenico Tiepolo\, Hans Memling e Sofonisba Anguissola offrendoci inedite chiavi di lettura sulla problematica e seducente relazione che le opere d’arte instaurano con chi le guarda. \nL’appuntamento si tiene giovedì 21 gennaio alle ore 16 e sarà possibile seguirlo in diretta streaming sulla nostra piattaforma Zoom (ID: 995 2815 4308) e la nostra pagina Facebook.
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SUMMARY:Renato Leotta in conversazione con Marianna Vecellio
DESCRIPTION:Mercoledì 20 gennaio alle ore 16.30 l’artista Renato Leotta dialoga con Marianna Vecellio\, Curatore del Castello di Rivoli. La conversazione approfondisce i temi legati all’opera in mostra “Sole”\, nella quale fari di automobili dismesse illuminano specifici dettagli dell’architettura e delle antiche decorazioni del Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo. \nCOME PARTECIPARE:\n\nLa partecipazione è gratuita ma l’iscrizione è obbligatoria sul sito https://www.fondazionecrc.it/index.php/webinar/calendario-webinar/arte/mercoledi-con-renato-leotta \nA tutti gli iscritti verranno inviati via mail il link e i dettagli per collegarsi. \n  \nLA RASSEGNA:\n\nUn programma di conversazioni webinar incentrato sulle nuove mostre “E luce fu. Giacomo Balla\, Lucio Fontana\, Olafur Eliasson\, Renato Leotta” e “William Kentridge. Respirare” allestite rispettivamente a Cuneo e Alba. Si tratta di cinque incontri con relatori d’eccezione\, tra cui gli artisti Olafur Eliasson e Renato Leotta\, che si terranno per cinque mercoledì consecutivi dal 13 gennaio 2021. Durante i webinar verranno affrontate tematiche che spaziano dal ruolo degli artisti e di chi promuove arte e cultura nella società contemporanea ad approfondimenti sulla tematica della luce nell’arte e nella filosofia. Gli appuntamenti sono organizzati in collaborazione con Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Feliz comunicazione.
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SUMMARY:GRAZIE FIORENZO!
DESCRIPTION:GRAZIE FIORENZO! \nUn appuntamento online per ricordare con musica e parole Fiorenzo Alfieri a un mese dalla sua scomparsa \nAd un mese dalla sua prematura scomparsa a causa del Covid\, si terrà mercoledì 13 gennaio alle ore 18.30 un appuntamento per ricordare Fiorenzo Alfieri\, insegnante\, pedagogista\, a lungo amministratore della città\, ma soprattutto uomo di profonda passione e costante curiosità per l’arte e la cultura. Da qui\, su iniziativa della famiglia insieme ad alcuni amici\, l’idea di realizzare un incontro in sua memoria che\, attraverso il linguaggio della musica e le parole del teatro che ha amato tanto e che ha saputo far amare a tanti\, permetta a tutti coloro che gli hanno voluto bene di ritovarsi. \nIl programma prevede: \n\nIntroduce Giulietta Alfieri\nAntonia Spaliviero intervista Fiorenzo Alfieri (2012)\, inedito\,\n\nL’animazione\, il teatro\, la scuola \n\n Filarmonica TRT\n\nFagotto: Niccolò Pallanch \nVioloncello: Amedeo Cicchese \nW.A.Mozart \nSonata K292 per fagotto e violoncello \nW.A. Mozart \nDa Nozze di Figaro: Voi che sapete \nW.A. Mozart \nDa La clemenza di Tito: Ah perdona al primo affetto \n\nLettura di Gabriele Vacis e dei ragazzi della Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino\n\nNella scuola e nella città tratto da L’arte dello spettatore di Francesco De Biase \n– Il nostro amico di Mariella Fabbris\, Gioele e Jessica \nL’evento online sarà trasmesso sul nostro canale facebook  (https://www.facebook.com/events/413103880109400) e del Corriere Torino (www.corriere.it/torino)\, su La Stampa (www.lastampa.it) e La Repubblica (www.repubblica/torino.it ) e sarà la prima di tante occasioni per ricordare nel corso dell’anno Fiorenzo Alfieri; tanti infatti sono gli amici\, i colleghi e quanti hanno condiviso con lui il lavoro nella scuola\, nella cultura\, nell’amministrazione che stanno organizzando momenti di ricordo\, confronto e riflessione sulla sua figura\, il suo pensiero e su quanto ha saputo dare alla città. Grazie Fiorenzo!
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SUMMARY:Olafur Eliasson in conversazione con Marcella Beccaria
DESCRIPTION:Mercoledì 13 gennaio alle ore 16.30 Olafur Eliasson\, uno dei più famosi artisti contemporanei e autore dell’opera “The sun has no money”\, esposta nella mostra “E luce fu” allestita presso il Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo\, dialoga con Marcella Beccaria\, Capo Curatore e Curatore delle Collezioni del Castello di Rivoli\, nonché co-curatore della mostra. La conversazione è incentrata sul tema dell’impegno sociale di un artista contemporaneo e dell’importanza di veicolare con il proprio lavoro concetti legati al rapporto degli esseri umani con la natura. \nCALENDARIO DEI WEBINAR:\nMercoledì 20 gennaio alle ore 16.30 l’artista Renato Leotta dialoga con Marianna Vecellio\, Curatore del Castello di Rivoli. La conversazione approfondisce i temi legati all’opera in mostra “Sole”\, nella quale fari di automobili dismesse illuminano specifici dettagli dell’architettura e delle antiche decorazioni del Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo. \nMercoledì 27 gennaio alle ore 16.30 Carolyn Christov-Bakargiev\, Direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea racconta “William Kentridge. Respirare”\, la mostra allestita presso la Chiesa di San Domenico ad Alba. Segue un intervento di Andrea Viliani\, Responsabile e Curatore del Centro di Ricerca Castello di Rivoli CRRI\, che approfondisce le tematiche espresse dall’artista sudafricano attingendo ai materiali dell’esposizione documentaria “Dallo studio di William Kentridge”\, attualmente allestita presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. \n\nMercoledì 3 febbraio alle ore 18 Silvano Petrosino\, professore ordinario di Filosofia teoretica del Dipartimento di Scienze della comunicazione e dello spettacolo all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano\, propone una conferenza su luce e arte che prenderà le mosse da “Piccola metafisica della luce”\, libro che il docente ha pubblicato per Jaca Book nel 2004 e che è attualmente in ristampa. Lo introduce e lo accompagna Vanna Pescatori de La Stampa. \nLA RASSEGNA:\n\nUn programma di conversazioni webinar incentrato sulle nuove mostre “E luce fu. Giacomo Balla\, Lucio Fontana\, Olafur Eliasson\, Renato Leotta” e “William Kentridge. Respirare” allestite rispettivamente a Cuneo e Alba. Si tratta di cinque incontri con relatori d’eccezione\, tra cui gli artisti Olafur Eliasson e Renato Leotta\, che si terranno per cinque mercoledì consecutivi dal 13 gennaio 2021. Durante i webinar verranno affrontate tematiche che spaziano dal ruolo degli artisti e di chi promuove arte e cultura nella società contemporanea ad approfondimenti sulla tematica della luce nell’arte e nella filosofia. Gli appuntamenti sono organizzati in collaborazione con Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Feliz comunicazione. \n 
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SUMMARY:Alighiero Boetti. Sciamano e Showman
DESCRIPTION:  \nIl 16 dicembre\, in occasione degli 80 anni dalla nascita di Alighiero Boetti\, Sky Arte lancia in Museovisione  un documentario sulla vita dell’artista mercoledì 16 dicembre dalle 10.00 alle 18.00  Alighiero e Boetti. Sciamano e Showman sarà visibile in chiaro in anteprima assoluta  sui siti internet di sei tra i più importanti musei d’arte contemporanea italiani Castello di Rivoli\, Torino; Centro Pecci\, Prato; GAMeC\, Bergamo; Madre\, Napoli; MAMbo\, Bologna; MAXXI\, Roma. \nIn occasione dell’ottantesimo anniversario dalla nascita di Alighiero Boetti\, Sky Arte rende omaggio a uno dei grandi protagonisti dell’arte italiana e internazionale del Novecento con un documentario sulla vita dell’artista: Alighiero e Boetti. Sciamano e Showman\, una produzione Sky Arte e Tiwi per la regia di Amedeo Perri e Luca Pivetti\, in onda su Sky Arte il 16 dicembre alle 21.15 e disponibile on demand e in streaming su NOW TV. \nMercoledì 16 dicembre 2020 – giorno di nascita di Alighiero Boetti\, in cui avrebbe compiuto 80 anni – dalle 10.00 alle 18.00 il film verrà lanciato in anteprima assoluta in Museovisione sul COSMO DIGITALE del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e sui siti internet dei musei Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci\, Prato; GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo; Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina\, Napoli; MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna; MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo\, Roma. \nIl documentario sarà preceduto da una tavola rotonda virtuale in cui il Direttore di Sky Arte Roberto Pisoni converserà con le Direttrici e i Direttori delle sei istituzioni coinvolte – Carolyn Christov-Bakargiev\, Cristiana Perrella\, Lorenzo Giusti\, Kathryn Weir\, Lorenzo Balbi\, Bartolomeo Pietromarchi – ricordando gli avvenimenti che legano l’artista ai musei e ai loro territori. \nFin dal nome\, che l’artista cambia agli inizi degli anni Settanta in Alighiero e Boetti\, la figura di Boetti si muove sempre per specchiamenti. Il gioco della congiunzione include uomo e artista\, Sud e Nord\, ordine e disordine\, necessità e caso\, spirito e materia. Alighiero e Boetti realizza i suoi capolavori con l’intento di mettere al mondo il mondo\, e ci riesce grazie al fatto di essere al contempo sciamano e showman. \nMuovendosi tra testimonianze di famigliari – i figli Agata e Matteo e la vedova Caterina Raganelli Boetti – amici\, storici dell’arte e artisti – Salman Alì\, Stefano Arienti\, Stefano Bartezzaghi\, Alessandra Bonomo\, Giorgio Colombo\, Flavio Favelli\, Tommaso Pincio\, Sissi\, Angela Vettese – immagini di repertorio e opere coloratissime ed enigmatiche\, il film ripercorre la breve e folgorante parabola artistica di Boetti: gli inizi contrassegnati dall’adesione al movimento dell’Arte Povera\, il grande fermento creativo degli anni Settanta\, in cui nascono i suoi capolavori\, il successo arrivato a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta\, la postuma consacrazione tra i grandi. \nIl documentario riprende uno dei procedimenti più iconici di Boetti: la quadratura utilizzata nei suoi famosi arazzi. Grazie alla grafica animata\, le 16 lettere del nome Alighiero e Boetti diventano 16 parole chiave – Afghanistan\, bellezza\, bic\, gemelli\, Giappone\, mani\, manifesto\, mondo\, numeri\, Parigi\, regole\, ricami\, ritmo\, tempo\, tutto\, viaggio – che scandiscono i capitoli del film. \nA più di 25 anni dalla morte\, Alighiero e Boetti. Sciamano e showman prova a rendere la vitalità del pensiero\, l’intelligenza velocissima e la grandezza dell’opera di un artista che ha saputo rendere il quotidiano oggetto dell’arte e veicolo di bellezza.
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SUMMARY:Digital PTSD. L'arte e il suo impatto sul trauma digitale
DESCRIPTION:Digital PTSD. La pratica artistica e il suo impatto sul trauma digitale \nParte I: online\, sabato 12 dicembre 2020 \nLeggi l’articolo a cura di Flash Art \nIl Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta un programma online di conferenze\, interventi\, conversazioni e opere d’arte dal titolo Digital PTSD. La pratica artistica e il suo impatto sul trauma digitale\, strutturato in due appuntamenti che si terranno tra il 2020 e il 2021\, e sviluppato nell’ambito delle mostre Espressioni. La proposizione e Anne Imhof. Sex. \nÈ controintuitivo\, ma Digital PTSD presenta attraverso una piattaforma online una critica del potenziale abuso delle tecnologie. Quali sono le conseguenze traumatiche dell’improvviso aumento delle attività virtuali in un periodo di chiusura degli spazi di aggregazione\, quali i musei? Digital PTSD invita a riflettere sull’esperienza screen-based\, sull’erosione fisica della materia vivente\, sulla trasformazione della vita in mega-dati\, e sul nuovo regime epistemico digitale. \nL’esperienza isolante del lockdown ha sollevato nuovi allarmi rispetto agli effetti potenzialmente traumatici del digital overload (sovraccarico di esperienza digitale) sulla soggettività e sul corpo sociale. Digital PTSD. La pratica artistica e il suo impatto sul trauma digitale riunisce alcuni tra i principali scienziati\, artisti\, pensatori e curatori internazionali per presentare le loro ricerche e riflettere sulla possibilità che possa emergere una forma di disturbo da stress post-traumatico digitale dall’alleanza tra la separazione traumatica dei corpi a causa del distanziamento fisico e le conseguenze della vita online. La conferenza considera la nostra dipendenza crescente e ossessiva dalla tecnologia come una minaccia alla nostra libertà\, alla nostra autonomia\, al nostro benessere e alla nostra stessa esistenza come agenti fisici\, e quindi come una causa di grave disagio psicologico. \nI partecipanti della Parte I sono: Tabita Rezaire\, artista; Carolyn Christov-Bakargiev\, direttore di museo\, curatore\, autore; Beatriz Colomina e Mark Wigley\, storici dell’architettura\, teorici\, curatori; Cécile B. Evans\, artista; Matteo Pasquinelli\, teorico di scienze cognitive\, economia digitale e intelligenza artificiale; Hito Steyerl\, regista\, artista\, scrittore e innovatore del saggio documentario; Grada Kilomba\, artista e scrittore; Anne Imhof\, artista musicista; Bracha L. Ettinger\, pittore\, teorico\, psicoanalista; Éric Sadin\, scrittore e filosofo; Vittorio Gallese\, neuroscienziato cognitivo; Ophelia Deroy\, filosofo e neuroscienziato cognitivo; Griselda Pollock\, storico dell’arte e analista culturale femminista postcoloniale queer internazionale; Agnieszka Kurant\, artista; Cally Spooner\, artista; Chus Martínez\, curatore e scrittore; Stuart Ringholt\, artista; Marcos Lutyens\, artista e ipnotizzatore. \nDigital PTSD – Parte I è realizzato in collaborazione con e-flux. A prendere parte a Digital PTSD – Parte II\, che si terrà il 20 maggio 2021\, sono stati invitati tra gli altri: Devra Davis\, Irene Dionisio\, Catherine Malabou\, Otobong Nkanga\, Shoshana Zuboff. \n  \nDIGITAL PTSD – PARTE I\nBIOGRAFIE PARTECIPANTI\nCarolyn Christov-Bakargiev I \nCarolyn Christov-Bakargiev II \nNel suo intervento il direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea\, Carolyn Christov-Bakargiev\, introduce alcune considerazioni sul digitale. Sta davvero emergendo un trauma correlato al sovraccarico digitale e in caso affermativo com’è necessario affrontarlo e risolverlo? I musei sono il luogo simbolo di una società e\, come tali\, in futuro devono trasformarsi in una palestra dove esercitare la capacità di connettere le sfere simbolica\, reale e immaginaria. Christov-Bakargiev ritiene sia necessario re-immaginare i musei del XXI secolo alla luce di questo compito\, superando l’approccio binario\, cartesiano\, dicotomico tra corpo / mente\, reale / virtuale. \nCarolyn Christov-Bakargiev è scrittore\, storico dell’arte e curatore. Attualmente è direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e della Fondazione Francesco Federico Cerruti di Rivoli-Torino. Nel 2019 ha ricevuto l’Audrey Irmas Award for Curatorial Excellence. È stata Edith Kreeger Wolf Distinguished Visiting Professor in Art Theory and Practice alla Northwestern University (2013-2019). Nel 2012 Christov-Bakargiev è stata Direttore Artistico di dOCUMENTA (13). \n  \nTabita Rezaire\nPremium Connect\, 2017\nVideo a canale singolo\, 13 ”\nPer gentile concessione dell’artista \nPremium Connect prevede uno studio delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC)\, attraverso l’esplorazione dei sistemi di divinazione africani\, il mondo sotterraneo dei funghi\, la comunicazione degli antenati e la fisica quantistica per (ri)pensare ai nostri canali di informazione. Abbracciando l’idea che l’ICT funga da specchio del mondo organico\, in grado di guarire o avvelenare a seconda del suo utilizzo e degli utenti\, Premium Connect indaga gli spazi cibernetici in cui si connettono i mondi organico\, tecnologico e spirituale. Come possiamo utilizzare i sistemi biologici e spirituali per alimentare i processi tecnologici di informazione\, controllo e governance? Superando le dicotomie organismo / spirito / dispositivo\, questo lavoro esplora le connessioni spirituali come reti di comunicazione e le possibilità delle tecnologie decoloniali. \nTabita Rezaire è un artista-guaritore-cercatore che lavora con schermi e flussi di energia. La sua pratica interdimensionale immagina le scienze di rete – organiche\, elettroniche e spirituali – come tecnologie di guarigione per servire il passaggio verso la coscienza del cuore. Navigando nella memoria digitale\, corporea e ancestrale come luoghi di lotte\, scava negli immaginari scientifici per affrontare la matrice pervasiva della colonialità che influenza le canzoni del nostro corpo-mente-spirito. Ha mostrato il suo lavoro a livello internazionale al Centre Pompidou di Parigi\, MoMa NY\, MASP São Paulo\, Gropius Bau Berlin\, ICA e Tate Modern London. Rezaire attualmente vive e lavora a Cayenne\, nella Guyana francese\, dove sta partorendo AMAKABA. \n  \nIrene Dionisio\nGerm Theory\, 2020\nvideo\, 1’14”\nCourtesy l’artista \nIn The Stack. On Software and Sovereignity\, Benjamin Bratton analizza cambiamenti del digitale nel contesto di una revisione della filosofia politica. Dalle piattaforme cloud alle app mobili\, passando per la connettività che attraversa sempre di più le città contemporanee\, Bratton propone di inquadrare i diversi sistemi computazionali che agiscono nel quotidiano non più come forme che sussistono in maniera indipendente\, legate da interazioni contingenti\, ma come un insieme coerente; un’entità dai contorni sfumati che Bratton definisce “megastruttura accidentale”\, al tempo stesso infrastruttura computazionale e nuova architettura di governo. Questa infrastruttura prende la forma di una pila (Stack) strutturata da sei livelli interconnessi: Earth (la materia prima di cui si serve la tecnologia digitale)\, Cloud (il peso delle corporation globali come Google\, Amazon e Facebook sulla sovranità degli stati)\, City (l’esperienza quotidiana dello spazio urbano cloud-computerizzato)\, Address (l’identificazione come forma di gestione e controllo)\, Interface (le interfacce che connettono utente e computer\, come le app)\, User (agenti umani e non-umani come i bot e alcuni tipi di account social). Parafrasando Bratton\, i dati dei singoli danno forma alla megastruttura. Allo stesso tempo\, la megastruttura dà forma ai dati del singolo e allo spazio in cui si muove. \n  \nBeatriz Colomina e Mark Wigley  \nNella loro pubblicazione seminale del 2016 Are We Human?\, Beatriz Colomina e Mark Wigley esplorano il modo in cui la specie umana è continuamente e radicalmente ridisegnata dalla tecnologia. In un’epoca in cui lo smartphone è la prima e l’ultima cosa che tocchiamo da svegli\, gli spazi “privati” ​​del cervello e della propria abitazione sono drammaticamente trasformati. Il cervello è diventato una macchina e il letto l’epicentro del lavoro. Nel loro intervento\, i due studiosi ampliano questa analisi alla luce delle trasformazioni sociali e mediatiche innescate dalla pandemia COVID-19 e dalla dipendenza dalle telecomunicazioni digitali. \nBeatriz Colomina e Mark Wigley sono storici dell’architettura\, teorici e curatori. Colomina è Howard Crosby Butler Professor presso la Princeton University e il suo ultimo libro è X-Ray Architecture (Lars Muller\, 2019). Wigley è professore di architettura alla Columbia University e il suo ultimo libro è Konrad Wachsman’s Television: Post-Architectural Transmissions (Sternberg Press\, 2020). Nel libro Are We Human? (Lars Muller\, 2016) Colomina e Wigley esplorano le nozioni di “Homo Cellular” e “Design in Two Seconds”\, interessati a capire come l’archeologia del design si applica ai social media e ai dispositivi tecnologici in relazione ai meccanismi di espressione personale e prestazione del lavoro. \n  \nOphelia Deroy \nOphelia Deroy è professore di Filosofia della mente all’Università Ludwig Maximilian di Monaco e membro della Graduate School in Systemic Neuroscience (GSN) di Monaco. È l’ex vicedirettore dell’Istituto di filosofia presso l’Università di Londra. È specializzata in filosofia della mente e neuroscienze cognitive e ha ampiamente pubblicato su questioni relative alla percezione multisensoriale e alle interazioni sociali. Nella sua recente ricerca affronta questioni relative a come e perché condividiamo le esperienze\, in particolare nelle arti e sulle piattaforme digitali. \nIntitolato Digital forgetting\, l’intervento di Ophelia Deroy muove da un’analisi sulla sfera digitale\, sull’aumento del traffico Internet e sui modelli di utilizzo che cambiano repentinamente. Poiché è probabile che la pandemia lasci un’eredità digitale duratura\, Deroy si interroga sul suo impatto. Cosa ricordiamo delle nostre esperienze online? Quali potrebbero essere gli effetti a lungo termine sulle arti e sui musei? Deroy si pone queste domande tentando di rispondervi attraverso dati neuroscientifici e psicologici\, nonché attraverso la sua esperienza con il Tate Britain\, Londra\, evidenziando come dimentichiamo più facilmente ciò che accade online. \n  \nBracha L. Ettinger  \nAttingendo alla sua conoscenza interdisciplinare delle arti visive\, della filosofia e della psicoanalisi\, Bracha L. Ettinger discute la nozione di sguardo\, schermo\, tempo e copoiesi matrixiali. Partendo da un’analisi del Narciso di Caravaggio in termini di pulsione di morte\, Ettinger termina con una discussione sulla cura\, la decelerazione e la compassione oltre l’empatia in relazione ai sui dipinti Eurydice\, Le Grazie\, Demetra (2006-2012). \nBracha L. Ettinger è un’artista visiva internazionale\, pittore e teorico\, psicoanalista e filosofo\, le cui opere d’arte e scritti di ampio respiro hanno influenzato la teoria dell’arte\, il femminismo\, gli studi culturali\, la filosofia e la psicoanalisi. La sua opera d’arte ruota attorno al trauma storico\, transgenerazionale e personale delle donne in guerra. Partecipa a Espressioni Castello di Rivoli\, 2020-2021\, e ha esposto alla Kochi Biennale\, 2018\, Colori presso la GAM Torino e Castello di Rivoli\, 2017\, 14. Biennale di Instabul\, 2015\, ELLE presso il Centre Pompidou\, Face à l’Histoire\, Centre Pompidou\, Archive\, Stedelijk Museum. Ha coniato il concetto di sfera Matrixiale. I suoi libri recenti includono And My Heart Wound-Space (2015); Matrixial Subjectivity\, Aesthetics\, Ethics\, Vol I: 1990-2000 (Palgrave 2020)\, Vol II: 2000-2010. \n  \nCécile B. Evans \nCécile B. Evans\, di origine americana-belgia\, vive e lavora a Londra. Il lavoro di Evans esamina il valore dell’emozione e della sua ribellione quando entra in contatto con strutture ideologiche\, fisiche e tecnologiche. Recentemente ha esposto una nuova commissione di performance per il festival MOVE al Centre Pompidou di Parigi e sta lavorando a un adattamento in corso del balletto dell’era industriale Giselle. Tra le istituzioni che hanno ospitato sue recenti mostre personali figurano: nel 2019\, 49 Nord 6 Est – Frac Lorraine\, Museum Abteiberg\, Tramway\, Chateau Shatto\, Museo Madre; nel 2018 mumok Vienna; nel 2017 Castello di Rivoli\, Galerie Emanuel Layr\, la Kunsthalle Aarhus\, Tate Liverpool\, M Museum Leuven; nel 2016 De Hallen Haarlem; nel 2014 Serpentine Galleries. \n  \nVittorio Gallese \nNel suo intervento Digital World: The Experience of Self and Others in COVID-19 time\, Vittorio Gallese discuterà il rapporto con le immagini digitali intese come rappresentazioni visive smaterializzate della realtà. Le sue argomentazioni si basano sulla convinzione che la tecnologia sia sempre stata un’estensione della mente\, e che quindi la definizione stessa di “artificiale” sia intrinsecamente connessa alla capacità cognitiva “naturale” di sviluppare dispositivi con l’evoluzione di nuove tecnologie cognitive. Attraverso il suo intervento approfondirà i possibili effetti della digitalizzazione sui processi neuro-cognitivi coinvolti nella comunicazione sociale e nella costituzione del sé\, soprattutto nel contesto della maggiore quantità di tempo trascorso online durante il recente lockdown\, che ha cambiato in modo significativo il nostro impegno con ciò che può costituire la realtà quotidiana. \nVittorio Gallese\, Laureato in Medicina e Chirurgia\, è Professore Ordinario di Psicobiologia e Neuroscienze Cognitive presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma. Neuroscienziato cognitivo\, la sua ricerca si concentra sulla relazione tra sistema sensoriale-motorio e cognizione indagando le basi neurobiologiche e corporee di intersoggettività\, psicopatologia\, linguaggio ed estetica. È autore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche e tre libri. \n  \nAnne Imhof \nPrendendo le mosse dal Narciso di Caravaggio\, Anne Imhof e Carolyn Christov-Bakargiev considerano il crollo dell’immagine nel suo stesso riflesso come una rappresentazione dei tempi narcisistici in cui viviamo\, costellati dai selfie scattati con i nostri smartphone. Tuttavia\, nella sua lettura Imhof si allontana dalla connotazione meramente negativa legata al narcisismo\, aprendo il concetto a ulteriori livelli di autointerpretazione. Un selfie potrebbe essere uno strumento per riscoprire noi stessi in modo inaspettato e capire quale ruolo possiamo svolgere in questa società accelerata\, se solo fossimo disposti a leggere la nostra immagine in modo diverso. \nAnne Imhof è un’artista musicista che vive e lavora a Berlino. Attraverso le sue “durational performances” offre un’espressione inedita dell’esperienza del mondo contemporaneo in cui la fisicità è sempre più mediata dalla comunicazione digitale. Le nuove forme di alienazione e distacco dettate dalla massiccia diffusione dei social media e dai suoi nuovi gesti correlati possono essere considerate una componente essenziale del lavoro dell’artista. È stata insignita del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2017. \n  \nGrada Kilomba \nGrada Kilomba e Carolyn Christov-Bakargiev affrontano alcune delle complessità delle tecnologie digitali contemporanee\, evidenziando la necessità di problematizzare il loro utilizzo oltre le dicotomie polarizzanti. Il lavoro di Kilomba sul trauma coloniale fornisce una chiave di lettura  per considerare come la digitalizzazione non possa di per sé essere separata dalla storia del colonialismo e per discutere l’emancipazione socio-politica delle comunità emarginate attraverso le reti digitali. \nGrada Kilomba è un’artista e scrittore che vive a Berlino. Il suo lavoro attinge alla memoria\, ai traumi e al post-colonialismo. Kilomba è meglio conosciuta per la sua scrittura sovversiva e la sua pratica unica di narrazione in cui porta la sua stessa scrittura in performance\, immagine e installazione. Il suo lavoro è stato presentato alla 10. Biennale di Berlino\, 2018\, documenta 14\, 2017\, Kassel e alla 32. Biennale di San Paolo\, 2016. \n  \nAgnieszka Kurant  \nAgnieszka Kurant presenta un’indagine sull’intelligenza collettiva\, gli sfruttamenti algoritmici del capitale sociale e le trasformazioni dell’umano risultanti dall’automazione del nostro processo decisionale. L’artista discute i suoi progetti esplorando il futuro del lavoro e della creatività\, dal crowdsourcing e il lavoro fantasma alla sostituzione dell’autorialità individuale con forme collettive complesse\, il pubblico come fabbrica di produzione di valore e la ridistribuzione del capitale dal mercato dell’arte. Condivide la sua attuale ricerca sull’uso dell’A.I. nella colonizzazione dei nostri sogni e della natura\, e dai suoi esperimenti con società artificiali e sociologia computazionale. \nAgnieszka Kurant è un’artista il cui lavoro indaga l’intelligenza collettiva\, le intelligenze non umane (dalla microbica all’intelligenza artificiale) e lo sfruttamento del capitale sociale sotto sorveglianza del capitalismo. Esplora le trasformazioni dell’umano e il futuro del lavoro e della creatività nel XXI secolo\, dal crowdsourcing e il lavoro fantasma alle società artificiali. Attualmente è Artist Fellow presso il Berggruen Institute ed è stata artista residente al MIT CAST nel 2018. Le sue recenti mostre includono nel 2020 Broken Nature al MoMa\, Cybernetics of the Poor alla Kunsthalle Wien\, Uncanny Valley al De Young Museum; nel 2019 la 16. Biennale di Istanbul\, The Age of You al MOCA Toronto e alla Triennale di Milano. Nel 2015 Kurant ha presentato una commissione per la facciata del Guggenheim Museum di New York. \n  \nMarcos Lutyens  \nMarcos Lutyens è un artista che vive e lavora tra Los Angeles e Regno Unito. La pratica di Lutyens mira al benessere psichico ed emotivo del suo pubblico guidando abilmente i partecipanti in esercizi ipnotici che influenzano i livelli più profondi della loro psiche. Le sue opere si traducono in installazioni\, sculture\, disegni\, cortometraggi\, scritti e performance. Durante il COVID-19\, Lutyens ha creato una serie di 12 performance tramite Zoom per aiutare il processo di guarigione di persone in vari Paesi in tutto il mondo. Continua ad alleviare il dolore dei medici in prima linea attraverso sessioni di ipnosi. \n  \nChus Martínez  \nChus Martínez è curatore\, storico dell’arte e scrittore. Attualmente è direttore dell’Istituto d’arte della FHNW Academy of Art and Design di Basilea\, dove cura anche lo spazio espositivo dell’Institut Der Tank. Il suo ultimo libro Corona Tales\, scritto e pubblicato online (seguito dall’edizione cartacea) durante il lockdown della primavera 2020\, ha offerto la possibilità di raccogliere\, anche se virtualmente\, le modalità in cui si stava generalizzando la crisi COVID-19 e come ricercare modi di farlo\, chiedendo di identificare le vulnerabilità. \n  \nMatteo Pasquinelli \nMatteo Pasquinelli è Professore in Filosofia dei media presso l’Università di Arti e Design\, Karlsruhe\, dove coordina il gruppo di ricerca sull’intelligenza artificiale e la filosofia dei media KIM. Ha curato l’antologia ad accesso libero Alleys of Your Mind: Augmented Intelligence and Its Traumas (2015\, Meson Press) e\, con Vladan Joler\, il saggio visivo The Nooscope Manifested: AI as Instrument of Knowledge Extractivism. La sua ricerca si concentra sull’intersezione tra scienze cognitive\, economia digitale e intelligenza artificiale. Per Verso Books sta preparando una monografia sulla storia dell’IA dal titolo provvisorio The Eye of the Master. \n  \nGriselda Pollock \nL’intervento di Griselda Pollock\, dal titolo Aesthetic Transformation and Trauma – On Screen Now !\, affronta “l’era della digitalizzazione” prima di riflettere sulle caratteristiche del trauma: qualcosa che accade ma non lo sappiamo; ossessiona il fatto che non possiamo cogliere la forma di ciò che ossessiona. Attingendo a questa interpretazione\, Pollock si chiede se la nostra attuale esperienza sociale di distanza fisica\, dissociazione paurosa ed esposizione all’associazione schermo possa essere definita traumatica. Non sono le condizioni sociali e il contenuto piuttosto la tecnologia che ci sta traumatizzando. \nGriselda Pollock è storico dell’arte e analista culturale femminista postcoloniale queer internazionale. È Professore di Storia dell’Arte Sociale e Critica e Direttore del Centro di Teoria e Storia dell’Analisi Culturale presso l’Università di Leeds. Le sue pubblicazioni più recenti includono la riedizione del classico femminista Old Mistresses (coautore)\, il montaggio della raccolta degli scritti teorici dell’artista Bracha L. Ettinger (Palgrave 2020) e una monografia sull’artista Charlotte Salomon (Yale 2018). Come parte della ricerca attuale\, sta affrontando la trasformazione estetica e il trauma in relazione alla nostra esposizione agli schermi. \n  \nTabita Rezaire  \nTabita Rezaire è un artista-guaritore-cercatore che lavora con schermi e flussi di energia. La sua pratica interdimensionale immagina le scienze di rete – organiche\, elettroniche e spirituali – come tecnologie di guarigione per servire il passaggio verso la coscienza del cuore. Navigando nella memoria digitale\, corporea e ancestrale come luoghi di lotte\, scava negli immaginari scientifici per affrontare la matrice pervasiva della colonialità che influenza le canzoni del nostro corpo-mente-spirito. Ha mostrato il suo lavoro a livello internazionale al Centre Pompidou\, MoMa\, MASP di San Paolo\, Gropius Bau\, ICA e Tate Modern. Rezaire attualmente vive e lavora a Cayenne\, nella Guyana francese\, dove sta partorendo AMAKABA. \n  \nStuart Ringholt \nStuart Ringholt è nato a Perth\, in Australia occidentale\, e vive e lavora a Melbourne. Il suo lavoro assume molte forme tra cui performance\, video\, disegno\, collage\, scultura e laboratori collaborativi. Temi personali e sociali come la paura e l’imbarazzo sono spesso rappresentati attraverso situazioni assurde o ambienti di auto-aiuto amatoriale. I suoi laboratori sulla rabbia sono stati creati per la 16. Biennale di Sydney\, 2008\, e sono stati precedentemente esposti a livello internazionale\, incluso in Germania per dOCUMENTA (13)\, 2012. I suoi famosi tour naturisti sono stati presenti in importanti spettacoli d’indagine di James Turrell\, Wim Delvoye e Pipilotti Rist. Ringholt è docente presso la MADA Monash University e nel 2016 ha conseguito un PhD (Filosofia). \n  \nÉric Sadin \nÉric Sadin\, scrittore e filosofo\, è uno dei maggiori pensatori del mondo digitale. È invitato a tenere conferenze in tutto il mondo e i suoi libri sono tradotti in diverse lingue. Ha appena pubblicato il suo nuovo saggio\, L’Ère de l’individu tyran. La fin d’un monde commun\, (Grasset\, ottobre 2020\, traduzione in italiano di Luiss University Press nel 2021). Pubblica regolarmente rubriche su Le Monde\, Libération\, Les Inrockuptibles\, Die Zeit. Ha pubblicato diversi libri\, in particolare: Surveillance Globale – Enquête sur les nouvelles formes de contrôle (2009); La Société de l’anticipation (2011); L’Humanité Augmentée – L’administration numérique du monde (2013); La Vie algorithmique – Critique de la raison numérique (2015); La Silicolonisation du monde – L’irrésistible expansion du libéralisme numérique (2016\, tradotto da Einaudi\, 2017)\, L’Intelligence artificielle ou l’enjeu du siècle. Anatomie d’un antihumanisme radical (2018\, traduzione in italiano di Luiss University Press\, 2019). \n  \nHito Steyerl \nHito Steyerl è una regista\, artista visiva\, scrittore e innovatore del saggio documentario. Attualmente è docente di New Media Art presso l’Università delle Arti di Berlino\, dove ha co-fondato il Research Center for Proxy Politics. Steyerl ha prodotto una varietà di lavori come regista e autore nel campo del documentario saggista\, della filmografia e della critica postcoloniale\, sia come produttore sia come teorico. È ampiamente pubblicata in periodici\, giornali\, riviste e antologie\, nonché autore di pubblicazioni\, tra cui l’acclamato Duty-Free Art: Art in the Age of Planetary Civil War nel 2017. \n  \nCally Spooner  \nCally Spooner è nata nel Regno Unito. Vive e lavora a Torino. Radicata nella sua formazione filosofica\, la sua pratica inizia con la scrittura\, si svolge come performance\, quindi si stabilisce come installazione\, scultura\, disegno\, film e suono. Usa la durata\, l’erosione\, l’attesa\, le prove e il collasso come atti di resistenza\, in un clima tecno-capitalista attuale per chiedersi come possiamo distinguere tra ciò che è vivo e ciò che è morto. Le recenti mostre personali includono DEAD TIME\, Parrhesiades\, Londra\, 2020; DEAD TIME\, The Art Institute of Chicago\, 2019; SWEAT SHAME ETC.\, Swiss Institute New York\, 2018; Everything Might Spill\, Castello di Rivoli\, 2018. Spooner è anche LEGIBILITY COORDINATOR e LECTURER di OFFSHORE\, una società di performance di conoscenza incarnata e scuola di filosofia pratica\, fondata da Spooner nel 2017. \nLe attività del Castello di Rivoli sono realizzate grazie al contributo della Regione Piemonte\nIl programma è realizzato anche con il sostegno della Compagnia di San Paolo \nDigital PTSD Programma
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SUMMARY:TRIPTYQUE
DESCRIPTION:Teatro del Castello alle ore 16 e 17 \nINGRESSO omaggio con BIGLIETTO DEL MUSEO   \nIl Castello di Rivoli ospita il progetto Triptyqye. Tradizionalmente legato all’arte figurativa\, eminentemente nella rappresentazione religiosa\, il Trittico per esteso è applicabile anche alla musica. Si tratta di un’opera costituita da tre parti\, anche autonome tra loro\, comunque complementari o legate da affinità. Edoardo Dadone\, compositore di grande raffinatezza ed eleganza ( già vincitore della Call for Scores EstOvest Festival 2019)\, si cimenterà nella composizione di un Triptyqye da affidare alla chitarra di Giovanni Martinelli\, talento emergente italiano. Il compositore illustrerà al pubblico il percorso narrativo e l’architettura che sta dietro alla pagina musicale. \nGiovanni Martinelli\, chitarra \nEdoardo Dadone\, compositore \nProgramma \nEdoardo Dadone\, Triptyque per chitarra sola \n“Commissione di EstOvest Festival 2020  a Edoardo Dadone ( già vincitore della Call for Scores EstOvest Festical 2019) \n 
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SUMMARY:Lezione di Patrizio Di Massimo presso l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino
DESCRIPTION:In occasione del nuovo progetto dell’artista Patrizio Di Massimo (Jesi\, 1983. Vive a Londra) al Castello di Rivoli\, che aprirà al pubblico il 5 novembre e sarà realizzato in collaborazione con gli studenti dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino\, l’artista introduce il proprio lavoro attraverso una lecture aperta al pubblico. Di Massimo introdurrà i cardini della sua lunga ricerca sul genere del ritratto\, facendo riferimento ad esempi storico-artistici per lui importanti; presenterà anche i momenti più significativi dello sviluppo della propria pratica pittorica figurativa negli ultimi cinque anni. \nL’evento è gratuito fino a esaurimento posti. A causa della emergenza sanitaria\, i posti nel Salone dell’Accademia sono stati ridotti per poter garantire il distanziamento fisico. Sarà possibile seguire la conversazione introduttiva anche tramite il Webinar su Zoom.
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SUMMARY:Pestifera. CORONA di Mostafa Keshvari
DESCRIPTION:Venerdì 2 ottobre prossimo il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenterà l’ultimo appuntamento della rassegna cinematografica serale PESTIFERA\, che nei mesi estivi ha proposto proiezioni di film cult quali Nosferatu (1978) di Werner Herzog e la pellicola Epidemic (1987) di Lars von Trier. \nPer l’occasione sarà presentato in anteprima europea il film Corona (2020) del giovane artista e regista iraniano-canadese Mostafa Keshvari. Attento alle problematiche legate alla diversità e all’inclusione\, con Corona il regista ha voluto raccontare sia il contagio sia la diffusione della xenofobia associata al virus. \nIl film (65’)\, con Emy Aneke\, Zarina Sterling e Richard Lett\, indaga i temi della paura e del razzismo attraverso la storia di un gruppo di persone bloccate in un ascensore durante la pandemia Covid-19. Uno studio sulla società\, le persone e le scelte morali narrate attraverso un gruppo di individui bloccati in uno spazio ristretto. Un ritratto claustrofobico degli effetti societari della pandemia globale. \nAlle ore 20.30 il critico cinematografico Giampiero Frasca\, autore di pubblicazioni sul cinema per Utet\, Gremese\, Dino Audino Editore introdurrà il film dialogando con il regista Mostafa Keshvari in collegamento da Vancouver\, Canada. \nSarà possibile seguire la diretta tramite il Webinar su Zoom qui / Passcode: 994923 \nIl numero massimo di posti disponibili nel Teatro del Museo è 42 e l’ingresso alla proiezione è consentito fino a esaurimento posti. \nSi consiglia di acquistare il biglietto qui \nPer informazioni: tel. 011.9565246 \nLa rassegna è realizzata in collaborazione con
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SUMMARY:Giornate Europee del Patrimonio 2020
DESCRIPTION:Il Castello di Rivoli aderisce alle Giornate Europee del Patrimonio 2020 proponendo una speciale visita guidata dedicata alla Residenza Sabauda alle ore 16\,30 di domenica 27 settembre. \nLa visita è gratuita dietro pagamento del biglietto d’ingresso al Museo. \nRicordiamo\, inoltre\, che tutti i giorni di apertura del Museo\, dal giovedì alla domenica\, vi è sempre  una visita guidata gratuita dedicata alla Collezione Permanente e alla mostre in corso alle ore 13.
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