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SUMMARY:Cinema al Castello - "Il Re Leone"
DESCRIPTION:Continua la rassegna di cinema per bambini  che il Castello di Rivoli organizza\, nel Teatro del Castello\, in collaborazione con Distretto Cinema \nVenerdì 6 gennaio\, ore 16 \nIl Re Leone \nIl celeberrimo film d’animazione della Disney ambientato in un regno di leoni in Africa\, un classico sempre appassionante. \n  \nBiglietto di ingresso 4 euro per adulti e bambini. I biglietti si acquistano all’ingresso del Teatro del Castello di Rivoli\, a partire dalle ore 15.15
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SUMMARY:ABITARE IL MINERALE. Incontri #1 Visione & documentazione. Ciclo di lezioni di Francesco Bernardelli
DESCRIPTION:ABITARE IL MINERALE. Incontri #1\nA cura di Francesca Comisso\, Luisa Perlo e Marianna Vecellio  \nVenerdì 13 gennaio\, ore 14.00 \n \n\nVisione & documentazione. Ciclo di lezioni di Francesco Bernardelli  \n  \nIl ciclo di lezioni analizza\, attraverso una selezione di video provenienti dalla Collezione del Castello di Rivoli\, come nelle arti visive le immagini in movimento abbiano operato in profondità nella ridefinizione delle categorie dell’osservazione e della costruzione del reale\, in rapporto ad una nozione sempre più espansa di documentazione e al mutare dei rapporti tra temporalità dell’opera e tempo di fruizione. \nDella svolta del performativo: scienza\, tecnologia e rappresentazione del soggetto \nDai primi anni sessanta in avanti\, l’entusiasmo verso la presenza sempre più articolata di nuove tecnologie (dallo sviluppo della TV alla scienza dei computer e dell’informatica\, fino alle parallele concezioni di una società modellata sullo scambio e circolazione dell’informazione\, per non dire delle nuove scienze cibernetiche\, dell’intelligenza artificiale e dell’ecologia) si unisce alla forte crescita economica e sembra così orientare la società verso trasformazioni e cambiamenti radicali. \nL’influenza delle teorie di figure come Norbert Wiener\, Marshhall McLuhan\, Buckminster Fuller\, Gregory Bateson\, Humberto Maturana\, Francisco Varela mostra come dall’intersezione fra teoria dell’informazione e teoria dei sistemi con modelli biologici potessero svilupparsi nuove e grandi potenzialità di riflessione\, di ricerca (ed anche comunicative) attraverso e oltre il potenziale umano. In tal senso la disponibilità crescente di strumenti sempre flessibili e differenziati – dalla televisione e la radio\, attraverso le tecniche di registrazioni visive ed audio\, nonché all’applicazione dell’elettronica su moltissimi strumenti (sia di lavoro che di divertimento) – apre la strada ad un ottimismo tecnologico emergente ed evidente in molti campi\, in primis quello delle tecniche di rappresentazione audiovisive. \nIl momento storico rappresentato dall’incrocio di forme di sperimentazione sia su dimensione privata che collettiva porta ad immaginare anche una società in radicale trasformazione. Non semplicemente la presenza della nuova tecnologia video portatile (il celebre Portapak)\, ma l’insieme di concezioni che vedono nella cultura un terreno essenzialmente politico di scelte e azioni\, porta gli artisti e i videomaker a sviluppare ben presto iniziative che potessero ripensare l’arte e le strutture comunicative sia su scala locale che globale\, contribuendo a creare e rafforzare le proprie rispettive comunità d’appartenenza (cinema/teatro/danza/arti visive/attivismo/azione controinformativa\, etc..) \nAttraverso nuove possibilità di produzione\, circolazione e fruizione questi produttori indipendenti di senso (e nuove visioni) tendono ad agire per ristabilire forme di contatto più dirette\, rivolte a un pubblico più vasto – oltre la tipica scena artistica – optando per una coscienza più allargata\, “espansa”\, con un occhio critico verso ogni forma di autorità istituzionalizzata\, e anzi tentando molte e diverse strade\, spesso più informali e/o utopiche\, utilizzando le crescenti possibilità date da un nuovo linguaggio delle immagini elettroniche. \n  \nIl Video performante\nE’ interessante notare come sia il video che la performance abbiano lavorato attorno ad una continua messa in questione delle forme e funzioni dell’arte proprio a partire da un momento storico in cui il valore dell’esperienza estetica – per così dire “trascendente” – era già stata completamente messa in discussione dagli artisti. \nCosì come la Performance art individuava il gesto estetico nella corporeità dell’artista\, nella sua nudità (letterale o simbolica)\, nello sviluppo del momento attuale\, anche il video poteva fungere come “prolungamento” (ancorché strumento di registrazione per documentare una precisa ricerca e/o situazione). Dopo la prima stagione del Video d’artista\, l’attenzione si sposta però sulle caratteristiche linguistiche del mezzo prescelto\, articolando ben presto tutta una vasta e varia esplorazione delle potenzialità tecniche\, rappresentative ed espressive del mezzo elettronico\, a partire dalle sue principali caratteristiche e peculiarità (utilizzo di alcuni “incidenti” tecnologici come le forme di autogenerazione e moltiplicazione dell’immagine – il Feedback e il loop – Chromakey – sovrimpressione – mixing – etc.) che porteranno molti artisti a inaugurare veri e propri percorsi sperimentali per tutti gli anni settanta e primi ottanta. \n  \nIngresso gratuito su iscrizione\nabitareilminerale@gmail.com
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SUMMARY:Cinema al Castello - "La Pazza Gioia"
DESCRIPTION:La rassegna realizzata in collaborazione con Distretto Cinema  Aiace Torino dopo gli appuntamenti per i più piccini propone una nuova programmazione. \nDomenica 15  gennaio\, ore 17 \nTeatro del Castello \nLa pazza gioia\, di Paolo Virzì\nVilla Biondi\, “comunità psicoterapeutica ad alta intensità di cura” per donne con disturbi mentali. Tra le ospiti della struttura ci sono Beatrice Morandini Valdirana\, un’istrionica e sedicente contessa che afferma di avere legami intimi con i potenti della terra\, e la giovane Donatella Morelli\, una ragazza fragile e con un dolore segreto ben custodito nel cuore. Le due cominciano ad avvicinarsi e a stringere un’inattesa relazione amicale. Entrambe alla ricerca di una fetta di felicità tra le strade del mondo dei “sani”\, decidono di fuggire dall’istituto e di intraprendere un viaggio rocambolesco lontano da quelle mura… \nDopo aver puntato la macchina da presa sul Nord del Paese\, portando in sala con il thriller noir “Il capitale umano” (2013) un affresco mordace dei giorni nostri\, Paolo Virzì dirige\, firmano la sceneggiatura in tandem con Francesca Archibugi\, una nuova commedia euforica e calda\, che tra di gioia e dolore racconta la storia di due donne con disturbi mentali\, della loro imprevedibile amicizia e della fuga strampalata e rocambolesca che le due intraprendono alla ricerca di un poidi sana felicità. Protagoniste e per la prima volta insieme sul grande schermo Micaela Ramazzotti\, che torna a farsi dirigere da Virzì dopo “utta la vita davanti” (2008) e “La prima cosa bella” (2010) e Valeria Bruni Tedeschi\, che lavora per la seconda volta con vira’ dopo il citato “Il capitale umano”. \nBiglietto di ingresso 5 euro intero e 4 euro ridotto (over 65\, under 18\, possessori del biglietto del Castello di Rivoli della giornata in corso).  \nI biglietti si acquistano all’ingresso del Teatro del Castello di Rivoli\, a partire dalle ore 16.15 Gratuito per i possessori della Card Amici del Castello di Rivoli \n  \n 
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SUMMARY:ABITARE IL MINERALE. Incontri #1 Evoluzione del dispositivo visivo e documentativo
DESCRIPTION:Venerdì 20 gennaio\, ore 14.00  \nVisione & documentazione. Ciclo di lezioni di Francesco Bernardelli\nIl ciclo di lezioni analizza\, attraverso una selezione di video provenienti dalla Collezione del Castello di Rivoli\, come nelle arti visive le immagini in movimento abbiano operato in profondità nella ridefinizione delle categorie dell’osservazione e della costruzione del reale\, in rapporto ad una nozione sempre più espansa di documentazione e al mutare dei rapporti tra temporalità dell’opera e tempo di fruizione. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nEvoluzione del dispositivo visivo e documentativo \nUna certa linea della ricerca filmica fra gli anni sessanta e settanta opta per un approccio di lavoro caratterizzato da modalità critiche ed auto-riflessive nel concepire il come fare cinema: tale approccio nel volgere di pochi anni diventa un’autentica esplorazione delle proprietà strutturali e materiali del film\, nell’accezione letterale di lavoro con e attraverso la pellicola. \nGli artisti e filmmakers attivi in tale àmbito sviluppano così metodi\, processi\, e perfino un’etica di lavoro fortemente collegata con un’idea di rigenerazione totale della macchina-cinema\, ripartendo dai suoi elementi basilari e portata a fondo attraverso tutti gli elementi costitutivi del dispositivo cinema (dai parametri di riferimento\, a quelli concernenti la proiezione e il rapporto con il pubblico). \nGrazie ad un impegno formale\, materiale\, e politico operato attraverso precise scelte di linguaggio\, furono attuate ricerche dedicate non soltanto alle qualità fisiche del cinema\, ma si sviluppò anche il forte desiderio d’arrivare a dare voce ad aspetti dimenticati\, poco noti o del tutto ancora ignoti all’esperienza emancipativa delle immagini in movimento\, per arrivare ad esprimere anche forme inedite di soggettività ed in qualche maniera corrispondere ad una crescente consapevolezza nei confronti dei molti e pressanti temi di sociali\, politici\, ambientali – dunque culturali in senso lato. \nAttraverso l’attenzione affidata e distillata alla singola inquadratura (e all’organizzazione orizzontale delle riprese\, shot by shot)\, il cinema d’artista dagli anni settanta in poi acquisisce un’ulteriore forza nell’economia generale delle scelte visive e compositive. Allo spettatore è così affidato la responsabilità di osservare con attenzione e riconoscere quanto selezionato e costruito\, pur in una mise-en-scène essenziale ma sempre pregnante. Le scelte formali e stilistiche si intrecciano ad una precisa attenzione verso una politica dell’osservazione. L’interesse per luoghi e siti specifici\, in consonanza con la riflessione di molta scultura (site-specific) dei medesimi anni\, si lega ad una lettura del mondo (colto nelle sue più precise caratteristiche) dove proprio l’attenzione alla durata e una rigorosa struttura formale in modo che queste opere (i filmati) ci accompagnino nel leggere e riconoscere la dimensione più propriamente politica di luoghi\, contesti e situazioni storicamente determinate. \nLa preferenza per precise scelte tecniche si lega strettamente a specifiche tipologie visuali.   All’osservatore è demandato un ruolo di osservazione strutturata attraverso un senso d’ordine dato dai punti di vista attentamente scelti\, pre-ordinati. Essenziale dunque rilevare come un’attenzione al processo\, captato e registrato su pellicola – ovvero la presenza fattuale di elementi quali i cambi di luce\, certe presenze sonore\, il trasformarsi d certi paesaggi e ambienti etc. – arrivino ad offrire l’esperienza di un tempo ed uno spazio in grado di avvicinare lo spettatore in un processo di rappresentazione consapevole\, dove ogni elemento è inscritto in un tempo necessario per essere individuato e apprezzato\, e poi reinserito in una densa operazione di analisi critica del presente. \nSarà presentata una scelta di opere di artisti/filmmaker quali Peter Hutton  –  William Raban \nIngresso gratuito su iscrizione\nabitareilminerale@gmail.com
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SUMMARY:Cinema al Castello - "Room"
DESCRIPTION:Il Castello di Rivoli organizza\, nel Teatro del Castello\, in collaborazione con Distretto Cinema\, una rassegna di cinema \nDomenica 22 gennario alle ore 17 \nRoom di Lenny Abrahamson\nRoom è un film del 2015. \nLa pellicola è l adattamento cinematografico del romanzo Stanza\, letto\, armadio\, specchio (Room)\, scritto da Emma Donoghue nel 2010\, scrittrice che ha partecipato al film in qualità di sceneggiatrice e produttrice. Il romanzo stesso è ispirato ad una storia vera\, il  caso Fritzl\, un episodio di cronaca nera avvenuto nella cittadina austriaca di Amstetten.  Un vivace bambino di 5 anni viene accudito dall’amorevole Ma che non fa mancare al figlio amore e affetto. Tuttavia la loro è una esistenza tutt’altro che tipica: vivono intrappolati in una stanza di dieci metri quadri. Non appena la curiosità di Jack per la loro condizione cresce\, la resistenza di Ma diminuisce ed insieme mettono in atto un piano di fuga che li porterà a trovarsi faccia a faccia con una delle cose più spaventose: la realtà. \nNelle prossime settimane\ndomenica 29  gennaio\, ore 17           Danish Girl\, di  Tom Hooper \ndomenica 5    febbraio\, ore 17          Il caso Spotlight\, di Tom McCarthy \ndomenica 12 febbraio\, ore 17          Perfect day\, di Fernando Léon de Aranoa \ndomenica 19 febbraio\, ore 17          La comune\,  di Thomas Vinterberg \ndomenica 26 febbraio\, ore 17           In nome di mia figlia di Vincent Garenq \n  \nBiglietto di ingresso 5 euro intero e 4 euro ridotto (over 65\, under 18\, possessori del biglietto del Castello di Rivoli della giornata in corso). I biglietti si acquistano all’ingresso del Teatro del Castello di Rivoli\, a partire dalle ore 16.15 Gratuito per i possessori della Card Amici del Castello di Rivoli
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DESCRIPTION:Cinema al Castello\nRassegna organizzata in collaborazione con Distretto Cinema \nTeatro del Castello \nore 17 \nThe Danish Girl\nFilm del 2015 diretto da Tom Hooper adattando il romanzo La danese ( The Danish Girl) di David Ebershogff\, liberamente ispirato alle vite dei pittori danesi Lili Elbe e Gerda Wegener. \nLe prossime domeniche… \ndomenica 5    febbraio\, ore 17          Il caso Spotlight\, di Tom McCarthy \ndomenica 12 febbraio\, ore 17          Perfect day\, di Fernando Léon de Aranoa \ndomenica 19 febbraio\, ore 17          La comune\,  di Thomas Vinterberg \ndomenica 26 febbraio\, ore 17           In nome di mia figlia di Vincent Garenq \n  \nBiglietto di ingresso 5 euro intero e 4 euro ridotto (over 65\, under 18\, possessori del biglietto del Castello di Rivoli della giornata in corso). I biglietti si acquistano all’ingresso del Teatro del Castello di Rivoli\, a partire dalle ore 16.15 Gratuito per i possessori della Card Amici del Castello di Rivoli
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SUMMARY:ABITARE IL MINERALE. Incontri #1 sibi [come fare un’opera d’arte concettuale]
DESCRIPTION:Una conferenza performativa di Roberto Fassone\nA partire da un’indagine sui processi creativi e sui codici linguistici\, culturali e sociali che definiscono l’opera d’arte\, la sua produzione e la sua fruizione\, tra il 2011 e i 2012 Fassone ha creato sibi\, un digital game\, un cybertesto e un progetto artistico che funziona come generatore automatico di artefatti creativi in grado di produrre oltre cinquanta miliardi di set di istruzioni. Nella performance al Castello di Rivoli l’artista affida la sperimentazione di sibi a un gruppo di partecipanti e nel frattempo svolge una lezione sui processi creativi e sulla loro attivazione nelle arti visive\, nel design\, nella magia\, nella psicoterapia\, nella letteratura e nella pubblicità. La struttura della performance intende ricalcare metaforicamente le fasi che caratterizzano la nascita di un’idea artistica. \n  \nRoberto Fassone (Savigliano\, 1986)\, ha studiato Progetto Grafico e Virtuale al Politecnico di Torino e Progettazione e Produzione delle Arti Visive allo IUAV di Venezia. La sua ricerca\, contrassegnata da una forte componente concettuale\, si declina in linguaggi che variano dalla performance al video\, dal workshop all’archivio\, esplorando le potenzialità linguistiche e comunicative dei digital media. Ha esposto e performato in vari contesti tra i quali Fanta Spazio\, Milano\, e il Mart\, Rovereto (2016)\, Carroll/Fletcher\, Londra\, e ZHdK\, Zurigo (2014). Ha recentemente vinto il secondo premio di AOYS (ArtOnYourScreen) allo ZKM di Karlsruhe e il primo premio del Cross International Performance Award. \n 
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SUMMARY:Roberto Fassone\, sibi [come fare un’opera d’arte concettuale]
DESCRIPTION:Una conferenza performativa di Roberto Fassone\nA partire da un’indagine sui processi creativi e sui codici linguistici\, culturali e sociali che definiscono l’opera d’arte\, la sua produzione e la sua fruizione\, tra il 2011 e i 2012 Fassone ha creato sibi\, un digital game\, un cybertesto e un progetto artistico che funziona come generatore automatico di artefatti creativi in grado di produrre oltre cinquanta miliardi di set di istruzioni. \nNella performance al Castello di Rivoli l’artista affida la sperimentazione di sibi a un gruppo di partecipanti e nel frattempo svolge una lezione sui processi creativi e sulla loro attivazione nelle arti visive\, nel design\, nella magia\, nella psicoterapia\, nella letteratura e nella pubblicità. La struttura della performance intende ricalcare metaforicamente le fasi che caratterizzano la nascita di un’idea artistica. \n  \nRoberto Fassone (Savigliano\, 1986)\, ha studiato Progetto Grafico e Virtuale al Politecnico di Torino e Progettazione e Produzione delle Arti Visive allo IUAV di Venezia. La sua ricerca\, contrassegnata da una forte componente concettuale\, si declina in linguaggi che variano dalla performance al video\, dal workshop all’archivio\, esplorando le potenzialità linguistiche e comunicative dei digital media. Ha esposto e performato in vari contesti tra i quali Fanta Spazio\, Milano\, e il Mart\, Rovereto (2016)\, Carroll/Fletcher\, Londra\, e ZHdK\, Zurigo (2014). Ha recentemente vinto il secondo premio di AOYS (ArtOnYourScreen) allo ZKM di Karlsruhe e il primo premio del Cross International Performance Award.
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SUMMARY:Abitare il Minerale. Incontri #1 – Leonardo Caffo\, Luca De Leva
DESCRIPTION:Si  conclude con questa giornata  il primo ciclo di incontri\, di performance\, conferenze\, dialoghi ed esplorazioni conoscitive\, che proseguirà la prossima primavera con il Simposio itinerante tra il museo e alcuni geositi e cave del Piemonte. \nLa performance dell’artista Luca De Leva\, e la conferenza del filosofo Leonardo Caffo\, ci consentono di entrare nel vivo di una riflessione sui processi creativi\, informata dalle teorie che in seno ai “nuovi materialismi” filosofici hanno messo in discussione le tradizionali dicotomie umano/animale\, soggetto/oggetto\, organico/inorganico\, postulando il venir meno dell’antropocentrismo nell’ecologia globale. In questa complessiva riconsiderazione dei tradizionali attributi umani\, le nozioni di soggettività e di autorialità appaiono esaminate in una nuova luce nella ricerca di artisti che sperimentano\, anche attraverso la tecnologia digitale\, modelli partecipativi di produzione oltre l’umano. \n  \nLeonardo Caffo\nLa natura come oggetto sociale: tre capanne semplici\nh. 16 \n  \nSecondo la riflessione di Leonardo Caffo\, “l’ideale della natura come ciò che è altro dal sociale è un mito filosofico che guida la contemporaneità almeno dal trascendentalismo a oggi. La natura selvaggia come un luogo a cui tornare\, piuttosto che ‘il punto di vista della natura’\, come la retorica animante delle ecologie\, degli ambientalismi e naturalismi contemporanei. Ma se la natura fosse anch’essa un oggetto sociale? Se la natura\, dunque\, non fosse naturale?”. Ripercorrendo questa storia ontologica della vita e degli oggetti dell’uomo\, Caffo ci conduce nell’attraversamento “di stazioni filosofiche decisive: la tassonomia\, l’antropocene e l’antropocentrismo\, fino ad arrivare a tre capanne emblematiche che hanno tentato di sfuggire alla gabbia della vita puramente artificiale. Le capanne di Thoreau\, Kaczynski e Le Corbusier: ovvero le capanne della vita di ogni giorno”. \n  \nLuca De Leva\nCronache da un altro occhio \nh. 17.30 \n  \nQual è la relazione fra l’equilibrio e lo sguardo? È possibile trovare un equilibrio in un campo visivo che non ci appartiene? Luca De Leva ha affrontato queste domande mettendo in pratica un radicale scambio di vista\, iniziato alla fine del 2015 e tuttora in corso. Impiegando dispositivi oculari per la realtà virtuale opportunamente modificati\, ha invertito il suo campo visivo con quello della compagna Giacinta Gandolfo in alcuni momenti della loro vita quotidiana. Il vedersi in terza persona\, impossessarsi dello sguardo altrui\, e le forme di dipendenza e controllo generate da questa esperienza sollevano importanti interrogativi sui confini della percezione e sull’impatto della tecnologia nelle relazioni umane. Lo scambio di vista attuato nella loro vita privata prende forma in performance pubbliche dove la dimensione di finzione ed evocazione fa emergere nuove riflessioni sul rapporto tra esperienza vissuta ed esperienza raccontata. Al Castello di Rivoli De Leva presenta un nuovo capitolo delle Cronache da un altro occhio con una inedita performance il cui sound design è composto e missato da Andrea Bonalumi Big Hands. \n  \n  \nBio:\nLeonardo Caffo (Catania\, 1988)\, è laureato in Filosofia della Scienza all’Università degli Studi di Milano e ha lavorato all’Università degli Studi di Torino a una ricerca sui fondamenti etici e normativi dell’ontologia sociale. Insegna Ontologia e Teoria del Progetto al Politecnico di Torino e nel 2015 ha vinto il Premio Nazionale Frascati per la filosofia. Ha pubblicato le sue ricerche su alcune prestigiose riviste come The Monist\, La società degli individui\, Bloom\, Journal of Animal Ethic\, e in vari volumi. Tra i più recenti\, La vita di ogni giorno. Cinque lezioni di filosofia per imparare a stare al mondo\, edito da Einaudi nel 2016. \n\n  \nLuca De Leva (Milano\, 1986)\, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera e all’Academy of Visual Arts di Leipzig in Germania. Crea installazioni\, sculture sonore\, azioni performative\, progetti realizzati spesso a quattro mani\, mettendo in discussione il ruolo unico dell’autore. Ha esposto e performato in diversi contesti tra i quali la Collezione Giuseppe Iannaccone\, Milano (2016)\, il Museo Villa Croce\, Genova (2015)\, Cura.basement\, Roma (2014)\, Peep-Hole\, Milano\, Almanac Project\, Londra (2013)\, Family Business\, New York e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo\, Torino (2012).
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