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SUMMARY:Presentazione pubblica dell'opera Cinquantasei nomi di Marco Bagnoli
DESCRIPTION:In occasione della Festa della Repubblica\, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea martedì 2 giugno 2020 aprirà straordinariamente dalle ore 15 alle ore 21 \nIl 2 giugno i visitatori potranno tornare ad ammirare la fontana di Marco Bagnoli Cinquantasei nomi (1999-2000). L’opera è allestita all’esterno del Castello nell’antica vasca decagonale eseguita nel 1868 per celebrare l’inaugurazione dell’acquedotto della città di Rivoli. \nLe 56 canne da cui zampilla l’acqua\, simili ai sottili fusti del bambù e alte cinque metri\, sono dipinte in blu e rosso e sono state realizzate in alluminio anodizzato con la sofisticata tecnologia del “polistirene perduto” (lost foam) che riprende in chiave contemporanea l’antico metodo della “cera perduta”\, utilizzato per produrre le statue in bronzo. \n“L’opera ideata da Bagnoli”\, afferma Marcella Beccaria\, Capo Curatore e Curatore delle Collezioni del Museo\, “si compone di canne disposte a ‘quinconce’\, la configurazione a file parallele sfalsate di mezzo passo\, simile al numero cinque nei dadi. Unità di misura adottata sin dal tempo degli antichi romani\, il quinconce\, in latino quincunx\, corrisponde alla frazione 5/12\, come indicato dalla parola stessa formata da quinque ‘cinque’ e uncia ‘oncia’\, sottomultiplo che propriamente rappresenta la dodicesima parte di un’unità. Graficamente\, il quinconce è dato dal ‘V’\, cinque in latino\, duplicato e capovolto all’angolo\, così da formare la lettera ‘X’. \nTuttora adottato in arboricoltura per disporre varie tipologie di piantagioni\, lo schema geometrico del quinconce è riconducibile all’antichità più remota. Già usato secondo alcune ipotesi nei giardini di Babilonia e forse da Noè dopo il diluvio\, il quinconce potrebbe persino discendere dalla disposizione delle piante nel Paradiso\, che significa appunto giardino. Scientificamente\, il quinconce è riscontrabile nella struttura di foglie\, fiori e semi di numerose specie arboree. Applicazioni del quinconce comprendono la disposizione dei corpi militari presso i macedoni\, i greci e i romani\, e sono anche rintracciabili in alcune antiche strutture urbane\, in architettura\, in giochi a scacchiera\, per arrivare al labirinto di Creta\, come raccontato da Sir Thomas Browne in The Garden of Cyrus (Il giardino di Ciro)\, erudito testo sull’argomento pubblicato nel 1658. \nIntenzionalmente\, l’opera di Bagnoli abbraccia la vertigine di questi infiniti riferimenti e la figura a X che struttura l’opera può essere interpretata in relazione alla formula SPAZIO X TEMPO che riassume l’intera ricerca dell’artista”. \nBiografia\nDopo una formazione scientifica e una laurea in chimica\, Marco Bagnoli (Empoli\, 1949)\, esordisce come artista negli anni ’70 del secolo scorso. Importanti partecipazioni a mostre internazionali includono la Biennale di Venezia (1982\, 1986\, 1997)\, documenta\, Kassel (1982\, 1992) e Sonsbeek\, Arnhem (1986). Tiene mostre personali in prestigiose istituzioni tra cui De Appel\, Amsterdam (1980 e 1984)\, Centre d’Art Contemporain Genève\, Ginevra (1985)\, Musée Saint-Pierre art contemporain\, Lyon (1987)\, Magasin\, Centre National d’Art Contemporain\, Grenoble (1991)\, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea\, Rivoli-Torino (1992)\, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci\, Prato (1995)\, IVAM\, Centre del Carme\, Valencia (2000)\, České Muzeum Výtvarných Umění\, Praga (2009)\, Madre\, Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina\, Napoli (2015). \nNel 1981 Bagnoli presenta un’installazione per la Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino\, per poi realizzare opere in dialogo con architetture di importanza storica e spirituale\, come a Firenze\, la Cappella Pazzi (1984)\, la Sala Ottagonale della Fortezza da Basso (1989)\, l’Abbazia di San Miniato al Monte (1992\, 1994\, 2012\, 2018-2019)\, il Forte di Belvedere (2003\, 2017)\, il Giardino di Boboli (2013)\, la Stazione Leopolda (2014). Nel maggio 2017 si è aperto a Montelupo Fiorentino l’Atelier Marco Bagnoli\, uno spazio multifunzionale che l’artista concepisce come un’opera d’arte totale e che accoglie in un’esposizione temporanea costantemente in progress sue opere\, dal 1972 al presente. \nOpere di Bagnoli sono conservate in numerosi musei internazionali e dal 1976 l’artista ha realizzato molteplici installazioni permanenti\, tra cui quelle per Palazzo Durini e la Piantagione Paradise di Bolognano\, Pescara; Ascolta il flauto di canna\, 1985-2007 e Dacché sia notte\, entra\, 2007\, nel parco di Villa La Magia a Quarrata; Amore e Psiche\, 2010\, nel Parco Mediceo di Pratolino a Vaglia; Immacolata concezione\, 2011\, all’interno di ChiantiBanca a Piazza Duomo a Firenze; la fontana L’anello mancante alla catena che non c’è\, 1989-2017\, in piazza Ciardi a Prato. \nPer le celebrazioni del Millenario 1018-2018 dell’Abbazia di San Miniato al Monte a Marco Bagnoli è stata commissionata Janua Coeli\, che consiste nell’installazione di opere all’interno e all’esterno della Basilica\, e delle due cerimonie di apertura e di chiusura. Nel 2018 è stata pubblicata la monografia di Germano Celant\, Marco Bagnoli (Skira\, Milano) inclusiva di testi inediti dell’artista. \nParte della Collezione permanente del Museo\, l’opera di Bagnoli Cinquantasei nomi è stata presentata per la prima volta al Castello nel giugno del 2000 su commissione dell’allora Direttore Ida Gianelli e prodotta con il contributo di Dongo S.p.A. L’attuale restauro è reso possibile grazie al sostegno di Seda Group e Gianfranco D’Amato.
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SUMMARY:DIGITAL COMP(H)OST
DESCRIPTION:Il progetto COMP(H)OST torna online! \nDopo l’ultimo appuntamento con la conferenza del filosofo Emanuele Coccia\, riprende il programma del progetto COMP(H)OST con un nuovo ciclo di incontri e una serata di musica live. \nA partire dal 23 giugno\, ogni martedì per quattro settimane\, in diretta streaming sul Canale Youtube del Castello di Rivoli si alterneranno artiste\, musicisti\, compositrici\, studiosi e scrittrici. Sarà l’occasione per sperimentare formati innovativi e affrontare i temi dell’ibridazione e della mescolanza in chiave tecnologica\, biologica e sociale\, esplorando nuove forme di interazione pubblica e di scambio. \nAvviato dal progetto LIVING MATTERS dell’artista statunitense Claire Pentecost\, e proseguito con i contributi della filosofa belga Vinciane Despret\, degli artisti olandesi Metahaven e dell’artista anglosassone Diann Bauer\, e di Emanuele Coccia\, COMP(H)OST si concluderà nei mesi autunnali. \nCOMP(H)OST è un progetto realizzato da a.titolo\, NERO e Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea\, in collaborazione con il Witte de With Center for Contemporary Art di Rotterdam\, con il sostegno della Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando “ORA! Produzioni di Cultura Contemporanea”\, con il contributo della Regione Piemonte\, l’ospitalità di Duparc Contemporary Suites e la collaborazione di Film Commission Torino Piemonte. \n  \nProgramma:\nSTORIE DALLA FINE DEL MONDO\nMartedì 23 giugno – diretta streaming h 18.30\n \nGhiacciai che evaporano\, pandemie zoonotiche e crisi economiche: società e natura si fondono in un futuro che non possiamo conoscere. Quali storie possono raccontare le nuove storie? Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi\, coautori di MEDUSA – newsletter sui cambiamenti climatici e culturali – incontrano la scrittrice Laura Pugno. \nLaura Pugno è autrice di poesia\, prosa\, saggi e testi teatrali. Tra gli ultimi libri\, i romanzi La metà di bosco e La ragazza selvaggia (Marsilio\, 2018 e 2016)\, il saggio In territorio selvaggio (Nottetempo\, 2018)\, e le raccolte di poesia L’alea (Perrone\, 2019) e I legni (Pordenonelegge\, 2018). Collabora con “L’Espresso” e dal 2015 dirige l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid. \nMatteo De Giuli è giornalista scientifico ed editor de “il Tascabile”\, la rivista culturale di Treccani. Ha collaborato con Radio3 Rai\, “Not”\, “National Geographic”\, “Il Venerdì di Repubblica”. \nNicolò Porcelluzzi è editor de “il Tascabile”\, ha scritto per “Internazionale”\, “l’Ultimo Uomo”\, “Not” e altre riviste. È stato redattore di “Inutile” rivista letteraria. \n  \nCHTHULUCENE. RESTARE A CONTATTO CON IL PROBLEMA\nMartedì 30 giugno – diretta streaming h 18.30 \n \nCosa succede quando il genere umano\, dopo avere irrimediabilmente alterato gli equilibri del pianeta Terra\, smette di essere il centro del mondo? E nel pieno della crisi ecologica\, che relazioni è possibile recuperare non solo tra individui umani\, ma tra tutte le specie che il pianeta lo abitano? Clara Ciccioni e Miriam Tola ripercorrono i passaggi chiave di Chthulucene di Donna Haraway (NERO\, 2019)\, mettendo in evidenza la centralità che il pensiero della filosofa statunitense assume rispetto al nostro presente. \nClara Ciccioni è PhD in Storia e Scienze Sociali e ricercatrice indipendente. Ha collaborato come editor e traduttrice con vari editori italiani. È editor della collana Not di NERO Edizioni. \nMiriam Tola insegna nel Dipartimento di Media e Comunicazione alla John Cabot University di Roma e alla Northeastern University di Boston. La sua ricerca intreccia studi femministi\, postcoloniali\, ecologia politica e cultura visuale. \n  \n  \n  \nCOMP(H)OST FESTIVAL\nMartedì 7 luglio – diretta streaming h 21.00\n \nMana\, Silvia Kastel\, Rainbow Island e Marta De Pascalis sono i protagonisti di un programma di live-set e dj-set che esplora il tema dell’ibridazione: in senso tecnologico (un evento unico nel suo genere\, dove l’interazione tra “corpi” è completamente ripensata)\, biologico (aneliti trans e postumani\, sintesi tra uomo e macchina\, messa in discussione dell’identità)\, ecologico (riflessione sul rapporto tra organico e artificiale). \nMana è l’ultimo progetto dell’italiano Daniele Mana\, già noto come Vaghe Stelle e membro degli One Circle insieme con Lorenzo Senni e Francesco Fantini. Il suo Seven Steps Behind è stato pubblicato nel 2019 dalla leggendaria etichetta londinese Hyperdub. \nSilvia Kastel\, proveniente dall’underground free noise e già fondatrice dell’etichetta Ultramarine\, ha intrapreso un percorso che dall’Italia l’ha vista passare per New York e Londra (dove ora risiede\, e tra le altre cose tiene una trasmissione per l’emittente NTS) fino ad approdare a un’elettronica angolare e straniante\, ben testimoniata dall’album Air Lows uscito per la gloriosa etichetta londinese Blackest Ever Black. \nRainbow Island è una band interdimensionale-psichedelica di base a Roma. Il loro ultimo album si intitola Crystal Smerluvio Riddims e segue l’acclamato esordio RNBW\, uscito nel 2012. \nMarta De Pascalis è una compositrice italiana che opera tra Roma e Berlino\, specializzata nel lavoro a cavallo tra sintesi analogica e tape loops. I suoi album sono stati pubblicati dall’etichetta inglese The Wormhole. \n  \nPER UNA NUOVA GRAMMATICA DELL’AGIRE CIVICO\nPRATICHE DI OSPITALITÀ TRA ARTI E ATTIVISMO\nMartedì 14 luglio – diretta streaming h 18.00\n \nCosa si intende con il termine ospitalità? Qual è il rapporto tra chi ospita e chi viene ospitato? La reciprocità che la lingua italiana assegna a questo rapporto\, al punto da saldarlo in un’unica parola\, come sopravvive e si manifesta nelle attuali pratiche? Queste e altre questioni\, cruciali rispetto alle crescenti condizioni di ingiustizia sociale\, marginalità e povertà diffuse a tutti i livelli\, da quello locale delle nostre periferie urbane a quello globale delle popolazioni migranti\, sono affrontate in un seminario condotto da Francesco Careri con la partecipazione di Lorenzo Romito\, dell’artista palestinese Sandi Hilal\, del politologo francese Sébastien Thiery\, di Maurizio Cilli e Stefano Mirti. \nFrancesco Careri e Lorenzo Romito sono cofondatori di Stalker. Dal 1995 sviluppano pratiche che interrogano l’abitare e la città nelle sue condizioni residuali e periferiche\, all’incrocio tra sperimentazione artistica\, riflessione teorica e azione civile e politica. Tra le più emblematiche di Stalker\, figura la pluriennale esperienza di Ararat con i rifugiati curdi a Campo Boario a Roma (1999-2007). Tra i loro progetti più recenti\, C.I.R.C.O. Casa Irrinunciabile per la Ricreazione Civica e l’Ospitalità\, a cura di Francesco Careri per il corso di Arti Civiche dell’Università Roma Tre e BURB\, la Biennale Urbana nata dalla collaborazione di Lorenzo Romito e Giulia Fiocca con gli urbanisti Andrea Curtoni e Giulia Mazzorin dello IUAV di Venezia. \nSandi Hilal è artista\, architetta\, ricercatrice e autrice di programmi sperimentali di educazione. Con Alessandro Petti ha fondato Campus in Camps nel Dheisheh Refugee Camp di Betlemme e co-dirige DAAR Decolonizing Architecture and Art Residency. In Svezia\, nel 2016\, ha avviato con una comunità di rifugiati il progetto Al Madafeh / Living Room incentrato sul diritto ad ospitare. \nSébastien Thiery è politologo e membro del comitato di redazione della rivista “Multitudes”. Nel 2012 ha fondato con Gilles Clément le PEROU il Pôle d’Exploration des Ressources Urbaines. Ha pubblicato numerosi libri ed è borsista all’Accademia di Francia – Villa Medici a Roma\, dove sta lavorando alla candidatura dell’atto di ospitalità a Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità UNESCO. \nMaurizio Cilli è architetto e artista che sperimenta interventi di interpretazione dei fenomeni di trasformazione dei territori. Nel 2020 ha pubblicato Senza casa senza cosa\, da un’indagine avviata alla Triennale nella mostra 999 domande sull’abitare contemporaneo a cura di Stefano Mirti\, con il quale ha ideato Bottom Up!\, ultima edizione del Festival di Architettura di Torino. Stefano Mirti è progettista\, tra i massimi esperti di Interaction Design in Italia. Cofondatore di Id-lab\, svolge da sempre attività di insegnamento ed è direttore della Scuola Superiore d’Arte Applicata di Milano. \nCOMP(H)OST è basato su un’idea di Marianna Vecellio e Sofía Hernández Chong Cuy ed è curato da Francesca Comisso e Luisa Perlo per a.titolo\, Marianna Vecellio per il Castello di Rivoli\, Lorenzo Gigotti\, Valerio Mannucci e Valerio Mattioli per NERO. \nLa documentazione dei precedenti appuntamenti di COMP(H)OST è online sul sito www.comphost-project.com
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SUMMARY:PESTIFERA - L’arena estiva del Castello di Rivoli
DESCRIPTION:A cura di Carolyn Christov-Bakargiev\, Irene Dionisio e Fulvio Paganin\nCoordinamento Roberta Aghemo e Giulia Colletti\nVisita al Museo dalle ore 10 alle 21\nAperitivo dalle ore 19 alle 21\nIntervallo: letture filosofiche dalle ore 21.15 alle 21.30\nProiezione: ore 21.30\nIngresso omaggio al cinema con il biglietto del Museo (€ 8\,50 intero\, € 6\,50 ridotto) \n\nLa rassegna serale\, che si svolge nel giardino esterno del Castello di Rivoli\, indaga la rappresentazione delle pandemie attraverso l’arte cinematografica e si svolgerà ogni venerdì a partire dal 26 giugno\, data in cui verrà proiettato Die Pest im Florenz (La Peste a Firenze) (1919)\, fino al 24 luglio quando verrà presentato il nuovo film Buio di Emanuela Rossi (2019). \nAppositamente musicato dal vivo\, La Peste a Firenze è un film di Otto Rippert scritto da Fritz Lang. Ispirato a un racconto di Edgar Allan Poe\, The Mask of the Red Death (La maschera della morte rossa)\, è ambientato durante la peste nera del Trecento\, che decimò la popolazione fiorentina ed europea.\nRealizzato tra il 1918 e il 1919\, il film parla indirettamente del proprio tempo\, nell’Europa del Primo Dopoguerra attraversata dalla pandemia della febbre spagnola. Il film muto verrà appositamente sonorizzato dal compositore e artista multimediale Riccardo Mazza. \nLa rassegna include proiezioni di film cult quali Nosferatu (1978) di Werner Herzog che indaga la natura inestirpabile del Male e la pellicola Epidemic (1987) di Lars von Trier nonché le ultime uscite coeve alla pandemia Covid-19 in atto. \nRiflettendo sul senso di una rassegna che esplora le tematiche del contagio morale e fisico\, l’artista e filmmaker Irene Dionisio dichiara\, “Lo sfruttamento sistematico del pianeta si è trasformato\, attraverso una prevista e prevedibile zoonosi\, nel flagello del XXI secolo. L’umanità\, specie in cammino\, dopo una lunga e forzata cattività\, è stata messa di fronte ad una banale certezza\, quella della propria finitezza. Di fronte “all’assurdità”\, scriverebbe Albert Camus\, della propria esistenza\, come reagire per non cedere alla follia? La rappresentazione cinematografica\, come susseguirsi di immagini-soglia dell’inconscio collettivo globale\, ci offre una possibile catarsi\, epoché e\, forse\, ripresa di un tanto agognato respiro collettivo”.\n \nOgni proiezione è preceduta da un intervento di 15 minuti\, tra sonorizzazione e letture filosofiche. \nIl numero massimo di posti disponibili è 55 e l’ingresso alle proiezioni è consentito fino a esaurimento posti.\nSi consiglia di acquistare online il biglietto qui\nPer informazioni: tel. 011.9565246 \n26 giugno ore 21.30\nDie Pest im Florenz / La peste a Firenze (1919) \nRegia di Otto Rippert (92’)\nCon Theodor Becker\, Karl Bernhard\, Julietta Brandt \nScritto da Fritz Lang e tratto da un racconto di E. A. Poe\, il film trasporta lo spettatore nel clima mistico e torbido del Medioevo. La peste infuria ovunque lasciando dietro di sé la morte\, che nel film ha sembianze umane. Un film tedesco presentato al Marmorhaus di Berlino\, nel mezzo della pandemia della febbre spagnola. \nIl film sarà sonorizzato dal vivo da Riccardo Mazza\nIl film sarà preceduto dall’introduzione dello storico medievista Giuseppe Sergi \n3 luglio ore 21.30 \nNosferatu: Phantom der Nacht / Nosferatu\, il principe della notte (1978) \nRegia di Werner Herzog (107’)\nCon Klaus Kinski\, Bruno Ganz\, Isabelle Adjani \nKlaus Kinski interpreta un Dracula dall’animo lacerato\, sospeso tra l’impossibilità di sottrarsi alla sua natura di demone immortale\, personificazione della peste\, e la volontà di morire per porre fine al suo eterno tormento. W. Herzog crea un affresco onirico\, surreale e allegorico che costituisce un omaggio e allo stesso tempo una rivisitazione in chiave contemporanea di un capolavoro assoluto dell’Espressionismo tedesco\, il Nosferatu di Murnau (1922). \nIl film sarà preceduto dalla lettura dal vivo del curatore del Museo Marianna Vecellio di Nel contagio (2020) di Paolo Giordano \n10 luglio ore 21.30 \nEpidemic (1987) \nRegia di Lars von Trier (102’)\nCon Allan De Waal\, Ole Ernst\, Michael Gelting \nUn regista e uno sceneggiatore\, interpretati dallo stesso Von Trier e da Niels Vørsel\, stanno lavorando a una pellicola ambientata in un mondo in cui si è diffusa una misteriosa epidemia. Durante la sua realizzazione\, però\, si scatena una pandemia reale. In un sofisticato e perturbante gioco metanarrativo von Trier firma la seconda pellicola della Trilogia Europea.\n \nIl film sarà preceduto dalla lettura dal vivo del filosofo Leonardo Caffo del suo Manifesto Covid: Per un dopo che era un prima (2020) \n17 luglio ore 21.30 \n28 Days Later / 28 giorni dopo (2002) \nRegia di Danny Boyle (112’)\nCon Cillian Murphy\, Christopher Eccleston\, Naomie Harris \nUn giovane di nome Jim si risveglia dal coma in cui era finito dopo un incidente automobilistico. Uscito dall’ospedale\, si ritrova a vagare per le strade di una Londra devastata da un virus che ne ha trasformato gli abitanti in creature affamate di carne umana. Il regista dirige un horror post apocalittico che omaggia gli zombie movies. Liberamente ispirato al romanzo Il giorno dei trifidi (1951) di John Wyndham. \nIl film sarà preceduto dalla lettura dal vivo di Carolyn Christov-Bakargiev del testo Riflessioni sulla peste (27 Marzo 2020) di Giorgio Agamben \n24 luglio ore 21.30 \nBuio (2019) \nregia di Emanuela Rossi (98’)\nCon Valerio Binasco\, Denise Tantucci\, Gaia Bocci \nLe sorelle Stella\, Luce e Aria trascorrono le giornate in lockdown\, segregate in casa. Ogni sera\, quando rientra\, il padre racconta quanto sia pericoloso il mondo fuori. Un giorno l’uomo sparisce e Stella\, la figlia più grande\, è costretta a uscire per fare provviste. Una favola post-apocalittica\, ma anche un romanzo di formazione che è un inno alla vita e alla forza dell’adolescenza. Opera prima della regista\, vincitrice nel 2019 della sezione “Alice nella Città” al Festival del Cinema di Roma. \nIl film sarà preceduto dall’introduzione della regista Emanuela Rossi nonché dalla lettura dal vivo dell’artista e regista Irene Dionisio del testo Coronavirus Capitalism di Naomi Klein \nE per chi resta a casa anziché venire all’arena\, suggeriamo nella nostra sala virtuale – Cosmo digitale / Digital Cosmos – il cult zombie movie: \nThe Last Man on Earth (L’ultimo uomo della terra\, 1964) \nRegia di Ubaldo Ragona e Sidney Salkow (86’)\nCon Vincent Price\, Franca Bettoja\, Emma Danieli \nUn morbo si diffonde trasformando le vittime in vampiri. Solo uno scienziato (Price) sopravvive. Cerca disperatamente un antidoto\, ma i vampiri gli danno la caccia. Dal romanzo I Am Legend (1954) di Richard Matheson. I temi della pandemia e della solitudine in un film realizzato a tre anni dalla Baia dei porci e dalla paura dell’apocalisse nucleare. \nE\, in aggiunta\, dopo il 25 settembre\n \nCorona (2020-in corso di realizzazione) \nRegia di Mostafa Keshvari (65’)\nCon Emy Aneke\, Zarina Sterling\, Richard Lett \nIl film del giovane artista e regista iraniano-canadese\, indaga i temi della paura e del razzismo attraverso la storia di un gruppo di persone bloccate in un ascensore durante la pandemia Covid-19. Uno studio sulla società\, le persone e le scelte morali narrate attraverso un gruppo di individui bloccati in uno spazio ristretto. Un ritratto claustrofobico degli effetti societari della pandemia globale. \nLa rassegna è realizzata in collaborazione con distretto Cinema
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