Grazia Toderi 1994

 

«Zuppa dell’eternità e luce improvvisa è un omaggio a un capitolo de La montagna incantata, il romanzo di Thomas Mann, e un omaggio alla storia degli anni passati in sanatorio dal protagonista, Giovanni Castorp, a curare la propria tubercolosi.

Nel video sono in apnea, nel tentativo continuo di aprire e chiudere un ombrello, di camminare, di muovermi, di proteggermi con un oggetto in uno spazio dove non esiste caduta, dove il mio peso diventa inconsistente e ogni mio movimento difficoltoso, in uno spazio che non presenta elementi ostili, perchè semplicemente è esso stesso ostile, pur nella sua accoglienza, alla vita dell’uomo. Anche solamente l’essere all’interno di questo ambiente mi modifica.

Lo spazio è immobile, quello di un ambiente subacqueo, ma è come se mi trovassi in una tempesta, una tempesta inesistente, data solo dalla mia volontà di compiere un’azione, anche se forzata e inutile come l’aprire un ombrello sott’acqua, in una condizione fisica dove invece l’unico pensiero dovrebbe essere il tentativo esasperato di sopravvivenza, la necessità assoluta di trarre respiro, di mettersi in salvo […]»

Grazia Toderi, Zuppa dell’eternità e luce improvvisa, 1994, proiezione video, loop, Frac Occitanie Montpellier
Grazia Toderi, Zuppa dell’eternità e luce improvvisa, in C. Christov-Bakargiev, L. Pratesi (a cura di), Arte identità confini, Carte Segrete, Roma, pp. 116-117, 166-167, 1995