Leonardo Caffo. I robot sono una forma di pubblico?

Nono episodio

Trascrizione del nono episodio de La scomparsa del pubblico, nuova serie di podcast in cui Leonardo Caffo, attualmente Filosofo in Residenza presso il Castello di Rivoli, ragiona sull’idea di pubblico, sulla sua scomparsa, sulle sue diverse caratterizzazioni e qualità.

Manuela Vasco: Salve a tutti. Benvenuti al nostro appuntamento settimanale con Leonardo Caffo, attualmente filosofo in residenza nel nostro Museo, con il quale stiamo ragionando sull’idea di pubblico, sulla sua scomparsa, sulle sue diverse caratterizzazioni e qualità. Sono Manuela Vasco dell’Ufficio Comunicazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea – Collezione Cerruti e vi condurrò in questa nuova serie di podcast del Museo. Oggi a Leonardo Caffo, a cui diamo il benvenuto, vorremmo chiedere: i robot sono una forma di pubblico? Cosa significa essere guardati e giudicati dalle stesse macchine che abbiamo creato?

Leonardo Caffo: Prima di rispondere alla domanda di oggi facciamo un piccolo resoconto. La mia è una ricerca in divenire, ogni settimana cambiano un po’ anche le nostre certezze e incertezze sul mondo che, come operatori museali, dobbiamo affrontare. Questa è l’ultima o la penultima puntata della serie sulla scomparsa del pubblico prima di dedicarci come anticipavamo l’altra volta, un po’ agli eventi fisici al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, che ospita questa residenza di filosofia, e dunque anche il sottoscritto, con l’intuizione della direttrice Carolyn Christov-Bakargiev e poi riprendere probabilmente in autunno con una serie di podcast su delle tematiche affini ma non necessariamente connesse alle cose che abbiamo affrontato fino a questo momento. Ci siamo lasciati nell’ultima puntata con il pubblico dei sogni. In che modo i volti, gli oggetti, linguaggi, gli esseri viventi che ci appaiono nella fase onirica ci osservano, ci giudicano, ci dicono qualcosa? È stato un lento crescendo questa ricerca sulla scomparsa del pubblico digitale, animale, di genere, di altre culture, degli oggetti, fino ad arrivare a quello dei sogni appunto. Abbiamo indagato e ricercato l’idea del pubblico forte, di un pubblico che non è sensibile a una scomparsa contingente come quella del COVID-19 che speriamo almeno per un po’ non batta più colpi e non ci obblighi a chiuderci in casa. Un pubblico che scompare, che in qualche modo era difforme, diverso da un pubblico reale. Qualcuno che ci guarda, ci osserva, ci giudica, come nelle parole che hanno siglato la nostra puntata sul pubblico animale di Jacques Derrida. L’animale ci guarda e noi siamo nudi davanti a lui. E pensare forse comincia proprio da qui. Dicevamo, citando Derrida e la sua gatta, che gli animali sono dunque sono un’altra forma di alterità. Ed è esattamente quello su cui mi interrogate quest’oggi cioè una specie di alterità assoluta che è il contrario esatto di quella animale o vegetale di cui si occupano oggi i cosiddetti post-human studies, cioè gli studi sul posto umano e che invece ha a che fare con quello che viene chiamato trans-humanism, cioè l’uscita dell’umano non dal punto di vista della natura ma dal punto di vista della tecnologia. Che tipo di soggetti sono le alterità artificiali, gli automi, i robot, le intelligenze artificiali? Lo ripeto perché queste parole chiave sono una potenzialità incredibile per ristrutturare e cambiare completamente la nostra idea di umanità.

Manuela Vasco: Ringraziamo Leonardo Caffo, attualmente Filosofo in Residenza nel nostro Museo, con il quale stiamo ragionando  sull’idea di pubblico, sulla sua scomparsa, sulle sue diverse caratterizzazioni e qualità. Sono Manuela Vasco dell’ufficio comunicazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea – Collezione Cerruti e vi ringrazio per essere stati con noi ad ascoltare questo podcast, ricordandovi che i programmi del Castello di Rivoli sono realizzati primariamente con il contributo della Regione Piemonte. Ringraziamo inoltre la Fondazione CRT, la Città di Torino, la Città di Rivoli e i nostri partner Fondazione Compagnia di San Paolo e  Intesa Sanpaolo/Gallerie d’Italia. I programmi digitali sono realizzati anche grazie alla Fondazione Compagnia di San Paolo. Vi aspettiamo per la prossima