Senza titolo (Composizione)

1918 (febbraio)

Anno di accessione 1970

Inchiostro e acquerello su carta, 24 x 31 cm

Siglato e datato sul recto in basso a sinistra: monogramma «K / II 18»; dedica e firma con data sul recto in basso a destra: «Dem lieben Herrn Baehr zum Andenken an Moskau / Kandinsky / Nov 18»

Collezione Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte

Deposito a lungo termine Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino

Inv. CC.24.D.KAN.1918.A117

Provenienza Ludwig Baehr (1918-); Galerie Otto Stangl, Monaco di Baviera (1962-); Kornfeld und Klipstein, Berna, Moderne Kunst des neunzehnten und zwanzigsten Jahrhunderts: Teile der Sammlungen B. von S., Dr. H. G., Kommerzienrat M. H., G. von E., und weitere Bestande aus verschiedenen schweizerischen und auslandischen Privatsammlungen, 17-19 giugno 1965 (n. 443, p. 56, tav. 40, ill. b/n); Galerie Berggruen, Parigi; Leonard Hutton Galleries, New York (1969-); Galerie Motte, Ginevra, Vente aux enchères publiques. Tableaux modernes, 12 giugno 1970 (n. 94, p. 83, ill. col., con dimensioni errate 16,5 x 26 cm).

Esposizioni Monaco 1962 (p. 4, ill., n. 1); New York 1969b (p. 36, ill., n. 27); Torino 1971b (p. 190, ill., con titolo Composizione, data «novembre 1918», dimensioni errate 16,5 x 26 cm).

Bibliografia Barnett 1992-1994, vol. I, p. 430, ill., n. 492; La Collezione Cerruti 2019, p. 72, ill.

Questo piccolo dono da un artista all’altro ci racconta la storia di un intero filone di arte moderna in Europa occidentale.

Piccole linee ascensionali sembrano scale che salgono al cielo, oppure parte di un misterioso pentagramma in una partitura di note musicali.

Il ragioniere Francesco Federico Cerruti amava ricordare, a chi lo visitava nella sua villa di Rivoli, che questo piccolo dipinto ad acquerello e inchiostro su carta che l’artista russo Vasilij Kandinskij dipinse a Mosca nel febbraio 1918, dopo il suo periodo Blaue Reiter, era la prima opera che aveva acquisito. Era appeso al piano seminterrato della villa, su di una colonna portante, quasi a indicare fisicamente l’essere a fondamento di tutta la sua vita futura di collezionista. Nel corso degli anni, Cerruti avrebbe acquistato altre tre opere di Kandinskij.

Della dimensione di una pagina di libro, questa piccola opera ci racconta molto, se siamo pronti a guardarla e ad ascoltarla. Apparentemente modesta, è invece straordinariamente significativa dal punto di vista della provenienza, del percorso dell’artista, e perfino dello sviluppo della storia dell’arte nel XX secolo. Raffigura forme tramutate dai tratteggi neri in esseri vitali, irradianti, tremolanti, vibranti, come se fossero in movimento o sonori. Sono elementi di un universo astratto, che in ogni momento sembra alludere al mondo reale: un microcosmo cellulare ravvicinato, dalle forme ameboidi, osservato attraverso la lente di un microscopio, oppure, al contrario, un macrocosmo profondo, con la linea dell’orizzonte curva, come se si stesse guardando il pianeta da un satellite (satelliti che all’epoca non esistevano), un cielo movimentato da asteroidi, nuvole, pianeti e oggetti volanti.

Anch’esse ambivalenti, piccole linee ascensionali sembrano scale che salgono al cielo, oppure parte di un misterioso pentagramma in una partitura di note musicali (Kandinskij correlava sinesteticamente suoni, forme, colori e spiritualità, come facevano i teosofisti, a cui è vicino a partire dal 1909). Nato nel 1866 a Mosca, figlio di un mercante di tè, Kandinskij si laurea brillantemente in legge ed economia. Insegna all’università, ma si dimette a trent’anni, dopo un breve passaggio in una casa editrice come direttore artistico, evento che già indica il rifiuto di una vita borghese «normale» e di ogni pensiero strumentale. Parte per Monaco, culla dello Jugendstil, dove incontra altri esuli artisti russi, tra i quali Alexej von Jawlenskij, e fonda il gruppo Phalanx: una falange di artisti, una scuola d’arte, una nuova sensibilità. Prima di Kandinskij, l’arte era figurativa. Egli decide, invece, di eludere la rappresentazione alla ricerca di un’arte capace di esprimere direttamente una necessità interiore e di darle forma visibile.

Con questa innovazione assoluta, apre la strada a tutta l’arte dell’Espressionismo astratto e dell’Informale, che si svilupperà nel secondo dopoguerra, fino all’arte che oggi, anche attraverso installazioni e altri linguaggi, si fonda sul dare forma all’esperienza dell’interiorità. Nell’acquerello Cerruti, la linea curva potrebbe, inoltre, rappresentare il globo oculare, sulle cui componenti fisiche si gioca la partita dell’ottica, e quindi della visione, anche interiore. Kandinskij cerca di dare forma visibile alla vibrazione dell’anima, invisibile, e prossima, per sua natura, alla musica. Le figure del piccolo acquerello sono enigmi: la coscienza dell’infanzia che perdura nell’adulto e l’enigma dell’esistenza, che sarebbe divenuto centrale anche per il ragioniere Cerruti. Nell’agosto 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, Kandinskij è espulso dalla Germania e ritorna a Mosca, dove si trova in difficoltà economiche e dipinge pochissimi quadri a olio. Realizza soprattutto opere su carta, che sono sia studi (nel caso specifico, per Weisses Oval, 1919), sia esercizi interiori di elaborazione dell’instabilità della vita durante il periodo della guerra, della rivoluzione russa e della morte di un figlio all’età di due anni (quando questa carta è dipinta, nel febbraio 1918, Nina è incinta). Il dipinto potrebbe anche alludere all’esperienza emozionale e psicologica di questo mondo in subbuglio, e le sue forme astratte ci portano quasi a udire il clangore dei bombardamenti e delle esplosioni. In quegli anni, pur vivendo in povertà, Kandinskij contribuisce a sviluppare l’arte a Mosca, assieme al primo ministro del Commissariato per la cultura proletaria (Narkompros) Anatolij Lunačarskij.

Ma un certo Ludwig Baehr, pittore ed ex ufficiale tedesco che collabora con l’ambasciata tedesca a Mosca, con l’incarico di favorire i rapporti culturali tra i due Paesi, incontra Kandinskij e favorisce le relazioni tra lui e gli artisti in Germania. Una volta fondata la nuova scuola Bauhaus, Walter Gropius, proprio per il tramite di Baehr, inviterà Kandinskij a insegnarvi sei mesi nel 1921. Da quel momento, l’artista non tornerà mai più in Russia. Il piccolo acquerello della Collezione Cerruti contiene una dedica: «Al caro signor Baehr in ricordo di Mosca / Kandinsky / Nov 1918», ed è un dono al nuovo amico che lo porta con sé verso occidente. Dopo la morte di Baehr, riaffiora sul mercato a Monaco nel 1962, passa dalle gallerie Berggruen a Parigi e Hutton a New York nel 1969, per approdare, dopo l’acquisto a un’asta della Galerie Motte nel 1970, imprestato dal ragioniere stesso, alla mostra alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino su Der Blaue Reiter nel 1971. Questo piccolo dono da un artista all’altro ci racconta la storia di un intero filone di arte moderna in Europa occidentale.

[Carolyn Christov-Bakargiev]