Angelo annunciante, Redentore, Vergine annunciata

Artista Agnolo Gaddi

1387-1388

Anno di accessione 1986

Tempera e oro su tavola; (a) 100 x 38,5 cm (superficie dipinta 66,7 x 30,5 cm); (b) 98 x 38,3 cm (67 x 30,5 cm); (c) 100,3 x 38,4 cm (67,3 x 29,8 cm)

Collezione Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte

Deposito a lungo termine Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino

Inv. CC.17.P.GAD.1387.A26

Provenienza: Mercato antiquario, Cheltenham (Regno Unito); Collezione sir Frederick Cook, Richmond (Londra); Christie’s, 6 luglio 1984 (lot. 115); Gianfranco Luzzetti, Firenze.

Esposizioni: Londra 1911 (nn. 19, 20, 22); Firenze 2006 (n. 5a-c).

Bibliografia: Londra 1911, pl. XVI; Fry 1911- 1912, p. 72; Borenius 1913, pp. 17-19, n. 13; Boskovits 1975, p. 303; Cole 1977, p. 75; Skaug 2004, pp. 245-257; E. Skaug, in Firenze 2006, pp. 106-111; La Collezione Cerruti 2019, p. 51, ill.; Gordon 2020, pp. 15 ill., 18.

Agnolo Gaddi, erede di una illustre prosapia di pittori, rinnova il panorama artistico fiorentino degli ultimi due decenni del Trecento con una personale interpretazione delle tendenze più aggiornate dell’arte figurativa europea contemporanea, in cui la monumentalità cara alla tradizione giottesca si veste di colori acidi e squillanti, i contorni corrono sinuosi, l’oro sfavilla.

In origine le tre tavole costituivano l’ordine superiore del polittico dipinto da Agnolo Gaddi, con la collaborazione di Lorenzo Monaco, per la cappella fondata da Piera degli Albizzi e Bernardo di Cino Bartolini dei Nobili nell’infermeria del monastero camaldolese di Santa Maria degli Angeli a Firenze.

Nel 1910 le tre tavole furono acquisite per la celebre collezione di sir Frederick Cook a Richmond (Londra) presso un antiquario di Cheltenham (Regno Unito, Gloucestershire)1. Presentate per la vendita a un’asta londinese nel 1984 (Christie’s, 6 luglio, lot. 115) si trovano nella sede attuale dal 1986.

In origine le tre tavole costituivano l’ordine superiore del polittico dipinto da Agnolo Gaddi, con la collaborazione di Lorenzo Monaco, per la cappella fondata da Piera degli Albizzi e Bernardo di Cino Bartolini dei Nobili nell’infermeria del monastero camaldolese di Santa Maria degli Angeli a Firenze. L’opera, eseguita verosimilmente prima del 29 marzo 1388 quando la nuova cappella fu consacrata, venne smembrata e dispersa al tempo delle soppressioni napoleoniche. L’identificazione degli scomparti che la componevano è avvenuta, a più riprese, a partire da un articolo di Hans Gronau, cui sono seguiti i contributi di Federico Zeri, Miklós Boskovits, Bruce Cole e infine Erling Skaug al quale si deve l’identificazione dei tre elementi cuspidali qui discussi2. A oggi la ricomposizione del polittico può considerarsi pressoché completa: nell’ordine principale si trovavano gli scomparti con la Madonna con il Bambino in trono e i santi Giovanni evangelista, Giovanni Battista, Giacomo e Bartolomeo ora a Berlino (Gemäldegalerie), autografi del Gaddi così come le tre tavole qui discusse; la predella, eseguita da Lorenzo Monaco, è divisa tra collezioni pubbliche (Battesimo di Cristo, Londra, National Gallery, inv. 4208; Banchetto di Erode con la Decollazione del Battista, Crocifissione, San Giacomo ed Ermogene e il Martirio di san Giacomo, Parigi, Musée du Louvre) e private (Ermogene getta nel fiume i libri di magia, Piera degli Albizzi e le sue figlie, Newark, Delaware, collezione Alana)3. Lo scomparto con le figure dei donatori è pure comparso sul mercato antiquario in anni recenti, mentre mancano all’appello ancora le figure che forse ornavano i pilieri. Grazie a Giuseppe Richa sappiamo poi che la cappella era arredata con dodici stalli da coro e che quella che la ornava era «la più magnifica ancona» vista dall’erudito, ornata «di guglie ricche e figurine»4.

Agnolo Gaddi, erede di una illustre prosapia di pittori, rinnova il panorama artistico fiorentino degli ultimi due decenni del Trecento con una personale interpretazione delle tendenze più aggiornate dell’arte figurativa europea contemporanea, in cui la monumentalità cara alla tradizione giottesca si veste di colori acidi e squillanti, i contorni corrono sinuosi, l’oro sfavilla. Attivo dall’inizio degli anni settanta fino al 1396, affiancò alla produzione di opere su tavola l’esecuzione dei grandiosi cicli affrescati nella cappella maggiore di Santa Croce a Firenze con le Storie della Vera Croce, nella cappella Castellani nella stessa chiesa e nella cappella del Sacro Cingolo nel Duomo di Prato. Il polittico per la cappella Nobili cade tra queste due ultime imprese e l’affidamento della realizzazione della predella al giovane Lorenzo Monaco deve essere considerato un riconoscimento nei confronti del giovane allievo che probabilmente lo aveva affiancato nei due impegnativi cantieri della chiesa dei francescani fiorentini5.

Le tre tavole facevano parte di uno dei più imponenti e sontuosi polittici dipinti a Firenze negli ultimi tre lustri del Trecento, all’indomani di una stagione tormentata e sanguinosa, iniziata con la guerra contro il pontefice e proseguita con il tumulto dei Ciompi nel 1378, il governo oligarchico di Maso degli Albizzi, la restaurazione del partito guelfo e l’insediamento di una nuova classe dirigente solidamente alleata della Chiesa dal 1383. La fortuna di Agnolo Gaddi in questo decennio si lega a queste famiglie, alla loro voglia di accreditarsi, di sfoggiare uno stile di vita in grado di competere con quello delle signorie padane, se non nella vaghezza dei temi almeno nello sfarzo. Tra gli affreschi della cappella Castellani in Santa Croce, per chi scrive successivi alle Storie della Vera Croce della cappella maggiore nella stessa chiesa, e le Storie della Vergine nella cappella del Duomo di Prato, il polittico per la cappella dell’infermeria camaldolese può essere considerato l’emblema di quest’epoca, esito magistrale della ricerca di un difficile punto di equilibrio tra il profluvio d’oro e le tonalità cangianti e acide del gusto tardogotico e la ricerca di plasticismo dei volumi e nitidezza spaziale delle composizioni proprie della tradizione giottesca.

Imponente ed elegantissimo è l’Angelo annunciante, in gran parte dipinto sull’oro, colto nell’attimo del suo approdo terreno, con le ali lustre di lacche preziose ancora svettanti; gli fa contrappunto la Vergine avvolta in un manto di lapislazzulo non meno prezioso, solcato da pieghe profonde che danno evidenza alla dimestichezza di Agnolo con il vocabolario della tradizione monumentale fiorentina. D’altra parte, a dimostrazione che il genio si manifesta in particolari apparentemente insignificanti, il Redentore, destinato a inserirsi tra l’Angelo e la Vergine con una certa incongruità dal punto di vista della narrazione, si erge al di sopra di un cumulo di nubi chiaramente decentrate rispetto all’asse della tavola così che la figura risulta irrompere improvvisamente nella scena da destra, miracolo nel miracolo, epifania del divino che con impeto entra anche nella dimensione temporale di chi guarda.

[Sonia Chiodo]

1 Borenius 1913, p. 18.

2 Gronau 1950, pp. 183-188, 217-222; Zeri 1964, pp. 554-558; Boskovits 1975, pp. 295, 296; Cole 1977, pp. 84-87; Skaug 2004, pp. 245-257; E. Skaug, in Firenze 2006, pp. 106-111.

3 Per un riepilogo della vicenda storica e critica del polittico si veda la recente scheda di E. Skaug, in Firenze 2006, pp. 106-111, e inoltre Bent 2006, pp. 137-144.

4 Richa 1759, pp. 148, 149, 166.

5 Su Agnolo Gaddi si vedano Cole 1977 e da ultimo S. Chiodo, Filologia e storia per la Leggenda della Vera Croce, in Frosinini 2014, pp. 73-83, e Chiodo 2015, pp. 24-44.