L’emozione dei COLORI nell’arte

Chiuderà il 23 luglio 2017

A cura di Carolyn Christov-Bakargiev, Marcella Beccaria, Elena Volpato, Elif Kamisli

Consulenza scientifica di Vittorio Gallese e Michael Taussig

“Finché siamo vivi, siamo vivi. Il colore è la vita.”

(Etel Adnan, 29 settembre 2016)

 

“Amo il rosso così tanto che vorrei dipingere tutto di rosso”, affermava l’artista Alexander Calder, il quale alla fine degli anni Quaranta del secolo scorso liberò il colore in movimento con l’invenzione dei suoi mobile agli albori dell’arte cinetica. Anish Kapoor aggiungeva negli anni Ottanta, “il rosso è il colore dell’interno dei nostri corpi. E’ il centro”. Mentre Asli Cavusoglu racconta nel 2015-2017, attraverso la storia di un insetto, come “il rosso ottomano, pigmento ottenuto grazie a un’antica ricetta armena, è scomparso a favore del più scarlatto rosso della bandiera turca dopo l’eliminazione degli armeni durante il turbolento inizio del ventesimo secolo”.

La percezione del colore, che differisce da una specie animale all’altra e da persona a persona, è uno degli elementi principali attraverso il quale distinguiamo le cose nel mondo. Il nostro cervello veda il colore una frazione di secondo prima di distinguere la forma. Per migliaia di anni abbiamo frantumato rocce, schiacciato fiori, bollito piccoli insetti per estrarne particelle colorate; li abbiamo chiamati pigmenti per poter riprodurre i colori dei fiori, delle farfalle, dei pesci, delle terre. Lo abbiamo fatto per poter dipingere, creare segnali, tingere, decorare, sedurre e per poterci amare.

La mostra indaga l’uso del colore dall’Ottocento a oggi, suggerendo costellazioni di significati che ridisegnano la storia tradizionale del colore attraverso una molteplicità di narrazioni intessute di memorie, emozioni, spiritualità e suggestioni sinestetiche. Realizzata in collaborazione con la GAM Torino dove si trovano la maggior parte delle opere storiche dell’esposizione – a eccezione dei dipinti di Manet, Munch e Mancini qui esposti – , la mostra al Castello di Rivoli raccoglie opere d’arte contemporanea dall’Europa, America, Asia, e Africa, principalmente dagli anni Sessanta a oggi, opere che si dispiegano nelle sale al piano terra, al mezzanino, al secondo e al terzo piano della Manica Lunga, oltreché nella Biblioteca, nel Teatro a cui si accede dal cortile, e al terzo piano dell’edificio principale del Castello.

Il colore è un aspetto della realtà così ovvio e al tempo stesso così sfuggente, quando ci si ferma a pensarci. Alcune superfici assorbono tutte le onde elettromagnetiche tranne quelle che rimbalzano e che corrispondono al colore che vediamo. I raggi colpiscono le nostre retine tricromatiche e vengono poi elaborati nella parte posteriore del cervello chiamata V4 dove le traduciamo come tonalità di colore con determinate saturazione e luminosità.

Nel 1704 Isaac Newton dimostra come la luce bianca del raggio solare sia composto della somma dei colori dello spettro, suggerendo una oggettiva realtà del “colore per addizione”. Questa dimostrazione della fisica ancora oggi domina il sapere comune, sebbene agli artisti, che da sempre mescolano pigmenti, importa maggiormente il “colore per sottrazione”, secondo il quale mescolare colori primari come rosso e giallo produce l’arancione, e mescolarli tutti insieme produce il nero, non il bianco. Il poeta, filosofo e sperimentatore Johann Wolfgang von Goethe nel 1810 sposta l’attenzione via dalla oggettività scientifica astratta di Newton per studiare gli effetti percettivi del colore e, confutando Newton, per esempio attraverso l’osservazione del fenomeno delle immagini residuali (il fenomeno secondo il quale se si osserva a lungo un colore e poi si sposta lo sguardo su di una superficie bianca, lì si vedrà il colore complementare al primo) pone le basi per la teoria del colore quale fenomeno principalmente psicologico e neurologico.

In seguito a Goethe e agli studi sul colore dei teosofi e degli antroposofi, gli artisti della prima avanguardia studiano gli effetti cangianti emozionali e spirituali, persino sinestetici (come si relaziona nella mente suono e colore per esempio), dei colori.

L’arte moderna nasce con la liberazione del colore puro, che ha valore di per se stesso, emancipato dall’obbligo di descrivere un oggetto specifico nel mondo. Il limone di Manet è uno dei primi esempi di una natura morta che pone al centro del dipinto un singolo elemento giallo, quasi precursore del monocromo. Il concetto spaziale di Lucio Fontana esplora il monocromo nel secondo dopoguerra, come anche le opere sagomate di Ellsworth Kelly, mentre Dan Flavin libera il colore dal pigmento e dà alla luce stessa colorata il compito di essere opera d’arte. Per Andy Warhol il colore è sgargiante, seduttivo e qualunque, come conviene alla società consumistica degli anni Sessanta, e Gerhard Richter rinuncia alla composizione per adottare schemi standardizzati di gamma cromatica. Se nella seconda metà degli anni Sessanta Helio Oiticica fa indossare e danzare il colore con le sue Parangolé, Andre Cadere porta il colore con se camminando; Gilberto Zorio e Giovanni Anselmo, come altri artisti dell’Arte Povera, ci ricordano della materialità fisica degli elementi che vediamo colorati e dei processi organici e chimici che sottendono alla loro trasformazione. Tony Cragg negli anni Ottanta crea sinfonie di colori attraverso refusi plastici riciclati, mentre Haim Steinbach ci ricorda che abitiamo un mondo di simulacri colorati e Thomas Ruff mostra il sostrato della immagine a colori artificiali. Poco dopo, negli anni Novanta, Walid Raad ci mostra la superficie colorata come offuscamento di realtà politiche nel medio oriente e Simon Starling denuncia la perdità delle tecniche di tessitura analogiche del colore. Damien Hirst colpisce con colori seducenti e standard mentre ancor più recentemente Heather Phillipson e Liu Wei indagano il colore digitale. Otobong Nkanga celebra l’estratto della noce di Cola come forza di resistenza politica nel mondo globalizzato.

Nelle opere della stretta contemporaneità, la riflessione artistica sul colore si apre in molteplici direzioni – narrative, performative, esperienziali – ma sempre con la consapevolezza della capacità del colore di parlare della storia emotiva dell’essere umano e della ricchezza conoscitiva custodita al di là dei nostri schemi di normalizzazione della visione, dell’arte e della vita.

Partecipanti ( i nomi evidenziati sono in mostra al Castello di Rivoli): Anonymous Tantra drawings, Isaac Newton, Johann Wolfgang von Goethe, William Turner, Friedlieb Ferdinand Runge, Michel Eugène Chevreul, Antonio Mancini, Édouard Manet, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Annie Besant, Lea Porsager, Erin Hayden, Stanislao Lepri, Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, Piet Mondrian, Gabriele Münter, Wassily Kandinsky, Alexej von Jawlensky, Marianne von Werefkin, Edvard Munch, Hans Richter, Henri Matisse, Leo Gestel, Luigi Russolo, František Kupka, Giacomo Balla, Hilma af Klint, Paul Klee, Johannes Itten, Fortunato Depero, Sonia Delaunay, Oskar Fischinger, Francis Picabia, Alexander Calder, Josef Albers, Mario Nigro, Giulio Turcato, Nicolas De Staël, Hans Hofmann, Mark Rothko, Pinot Gallizio, Karel Appel, Asger Jorn, Paul Guiragossian, Fahrelnissa Zeid, Atsuko Tanaka, Shōzō Shimamoto, Lucio Fontana, Yves Klein, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Carla Accardi, Victor Vasarely, Tancredi Parmeggiani, Giulio Paolini, Mario Schifano, Alejandro Puente, Sergio Lombardo, Estuardo Maldonado, Carlos Cruz-Diez, Luis Tomasello, Warlimpirrnga Tjapaltjarri, Kenny Williams Tjampitjinpa, Michelangelo Pistoletto, Arman, Andy Warhol, Gerhard Richter, Alighiero Boetti, Ellsworth Kelly, Donald Judd, Dan Flavin, James Turrell, Jordan Belson, James Whitney, John Latham, Pietro Caracciolo / Agata Marta Soccini / Ruben Spini, Gustav Metzger, Claude Bellegarde, Gruppo MID, Rupprecht Geiger, Piero Gilardi, Pino Pascali, Helio Oiticica, Raymundo Amado, André Cadere, Franz Erhard Walther, Bas Jan Ader, Lawrence Weiner, Gilberto Zorio, Giovanni Anselmo, Lothar Baumgarten, Mel Bochner, John Baldessari, Robert Barry, Sigmar Polke, Gotthard Graubner, Giorgio Griffa, Channa Horwitz, Nicola De Maria, Tony Cragg, Anish Kapoor, Ettore Spalletti, Haim Steinbach, Wolfgang Laib, Katharina Fritsch, David Hammons, Irma Blank, Thomas Ruff, Damien Hirst, Liam Gillick, Jim Lambie, Arturo Herrera, Olafur Eliasson, Walid Raad & The Atlas Group, Edi Rama, Anri Sala, Ryan Gander, Ed Atkins, Hito Steyerl, Theaster Gates, Etel Adnan, Eugénie Paultre, Giuliano Dal Molin, Cheyney Thompson, Ye Xianyan, Maria Morganti, Mika Tajima, Basim Magdy, Rose Shakinovsky, Simon Starling, Moon Kyungwon & Jeon Joonho, Aslı Çavuşoğlu, Lara Favaretto, Liu Wei, Kerstin Brätsch, Camille Henrot, Heather Phillipson, Otobong Nkanga, Bracha Ettinger, Vittorio Gallese & Martina Ardizzi / Università di Parma.

 

 

Chiuderà il 23 luglio 2017
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Otobong Nkanga, conferenza

Hito Steyerl, conferenza