Pompeii Commitment – Anna Boghiguian, con Marianna Vecellio. One Night, One Hour

In occasione e nel contesto di Pompeii Commitment. Materie archeologiche – primo programma di arte contemporanea ideato e prodotto dal Parco Archeologico di Pompei – il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino, e Pompei hanno avviato una collaborazione che comprende, fra altre attività, l’invito e la commissione di un contributo inedito all’artista Anna Boghiguian, pubblicato in contemporanea sul portale Pompeii Commitment e nel Cosmo Digitale del Castello di Rivoli. Il contributo è stato curato da Marianna Vecellio, Curatrice al Castello di Rivoli presso cui, con Carolyn Christov-Bakargiev, Direttore del Museo, ha co-curato la mostra personale e relativa monografia Anna Boghiguian (19.09.2017 – 07.01.2018). 

 

 

Anna Boghiguian,
One Night, One Hour, 1997-2020
matita e acquerello su carta
16 x 12 cm ciascuna pagina
Courtesy l’Artista

 

La reazione spontanea di una notte
Marianna Vecellio

Verso la fine dell’estate del 1997, tra l’agosto e il settembre, Anna Boghiguian si trovava a Pompei per visitare gli scavi archeologici del sito antico. Quel giorno aveva deciso di recarsi a Napoli in giornata per fare una passeggiata, comperare materiali d’arte, cenare e tornare a Pompei. Giunta alla stazione di Napoli, tuttavia scopriva che l’ultimo treno per fare ritorno sarebbe partito non la sera stessa ma all’alba del mattino dopo e, non avendo con sé i documenti di identità, lasciati nell’albergo di Pompei dove alloggiava, sarebbe stata costretta a passare quella notte all’addiaccio in attesa del treno dell’indomani.

Il chiosco della stazione vendeva alcune guide turistiche e libri di seconda mano. Tra questi un volumetto su Pompei a cura di Amedeo Maiuri, pubblicato negli anni Sessanta dall’Istituto poligrafico dello stato. La guida che proponeva itinerari tra piante e cenni storici, recava sulla copertina a lettere capitali la scritta POMPEII. L’autore, che Rossellini aveva voluto come attore in Viaggio in Italia nella scena del ritrovamento dei calchi dei due amanti, era stato un archeologo, fine studioso e poeta di origini ciociare nato alla fine dell’Ottocento e, nominato nel 1924, sovrintendente alle Antichità di Napoli e del Mezzogiorno nonché direttore del Museo Nazionale di Napoli, aveva avuto il merito di riportare alla luce quasi due terzi del sito interrato di Pompei assieme alle contigue ricerche presso i Campi Flegrei, Ercolano e Capri.

Nata al Cairo nel 1946 da una famiglia di origine armena, cresciuta tra l’Egitto e il Canada, verso la fine degli anni novanta l’artista egiziana era sempre in cammino. Interessata a interpretare l’esperienza del viaggio aveva concentrato la sua pratica sulla combinazione di scrittura, disegno espressionista, erranza e percezione dei luoghi, appuntando, soprattutto in quegli anni, disegni e annotazioni dalla struttura cinematografica su taccuini, quaderni e supporti di recupero come carte da riciclo e libri di seconda mano.

Decisa o meglio costretta a rimanere in stazione quella notte, Anna aveva comperato il volume in inglese per accompagnare l’attesa del treno del giorno dopo. Sospesa in quell’atmosfera, si era concentrata sulla vita al di fuori di lei, sull’attività spontanea della stazione che volgeva al termine, sulle ombre che pian piano l’abitavano di notte, sui vagabondi appoggiati ai vagoni vuoti e scaldati da cani dormienti. Boghiguian era intenzionata ad annotare quei segnali che esprimessero una strana continuità di pensiero tra la finitezza imperturbabile del mondo reale e la ricerca di una soluzione: quella del mistero di Pompei e dell’enigma dell’eternità e del sacrificio che l’avevano resa immortale.

Nei disegni a matita e acquerello apposti sulle pagine del libro, prendeva vita un flusso potente di forme vuote simili a fantasmi: gli esseri umani ordinari presenti alla stazione dei treni e ridotti a silhouette astratte e contorni, richiamavano le identità cancellate dei corpi trasformati in cenere dalla forza del vulcano. Nelle scene abbozzate, c’era più dell’essere umano: una progressione di forme che avevano perso consistenza. Esseri umani, animali, edifici, vagoni, treni e poi palazzi, la stazione stessa erano divenuti un’impronta, un calco, residuo di una vita reale, la storia di una sparizione e riapparizione, l’evocazione di una realtà ambivalente che apparteneva a un sistema di segni caotico e generativo, ordinario e allegorico ma soprattutto circolare.

Ritrovate a distanza di vent’anni, scovate nei cumuli di memorie compostanti della casa di Anna, queste immagini costituiscono un crescendo che possiede tutta la misteriosa poeticità della storia di Pompei. Rinvenute nello scavo stesso della memoria dell’artista, questi disegni sono il racconto della reazione spontanea di una notte, il viaggio nella rigenerazione e sopravvivenza dei segni.