Anselm Kiefer

Nato due settimane prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, Anselm Kiefer si è confrontato nel corso della sua opera con i grandi temi della storia, del mito e della memoria, affrontandone anche gli aspetti più temuti e dolorosi. Nei suoi lavori, Kiefer ha più volte trattato la storia della nazione tedesca, spingendo il suo sguardo ai suoi miti e alle sue leggende. Conscio del valore trascendente dell’arte, senza formulare giudizi sugli eventi raccontati, l’artista allude spesso alla ricerca di una verità poetica. Riferimenti alla pratica alchemica quale processo di possibile comprensione del reale sono presenti nelle sue opere attraverso i materiali e le tecniche impiegate. Ciascuna opera reca in sé le tracce della propria storia, esponendo il decadimento dei materiali impiegati. Al tempo stesso, attraverso la scelta di inserire nei propri lavori elementi naturali, quali semi, fiori, o erba essiccata, l’artista contempla promesse di rigenerazione.
In Cette obscure clarté qui tombe des étoiles (Questo oscuro chiarore che cade dalle stelle), 1996, l’artista indaga l’inarrestabile percorso della materia, dalla decadenza a una nuova nascita. Citando un verso scritto nel Seicento dal drammaturgo francese Pierre Corneille, Kiefer esalta la forza poetica dell’ossimoro “oscuro chiarore” che unisce in un’unica visione i concetti opposti di buio e luce, simboli di morte e vita. La giustapposizione allude ai segreti della scienza alchemica, in base al quale ciò che è morto imputridisce, ma proprio attraverso tale condizione, la “nigredo” o nera decomposizione, si pongono le condizioni per la cosiddetta “albedo”, lo splendido chiarore di una nuova vita. Visione di una maestosa onda cosmica, l’opera raffigura il moto dell’energia creatrice attraverso l’uso di migliaia di semi di girasole, microcosmi di vita inseriti nel macrocosmo dell’universo.

[M.B.]

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