Emilio Prini

Artista sfuggente e profondamente enigmatico, Emilio Prini ha portato all’estremo le implicazioni rivoluzionarie dell’Arte povera. Resistendo alla mercificazione dell’opera d’arte, ha sviluppato soluzioni inedite per rispondere alle richieste di partecipazione a mostre, eventi e pubblicazioni, rispondendo talvolta con telegrammi o con opere recanti in sé il principio della propria distruzione o capaci di mettere in questione la leggibilità stessa delle immagini che recano.

 

Movimento è l’opera con la quale Prini partecipa alla Biennale di Parigi nel 1971. Anche conosciuta come “Motorinmoto”, l’opera propone un titolo interpretabile come gioco di parole riferibile sia a qualcosa che si muove sia a una protesta a carattere politico. La fotografia sembra catturare il momento esatto in cui il macchinario al centro è stato messo in funzione e, presentando persone ritratte in piedi, potrebbe anche riferirsi ad una riunione di lavoratori. Ottenuta attraverso la tecnica fotografica della doppia esposizione, Prini produce un’immagine che si rivolge anche all’udito, nella quale veicola l’idea di una vibrazione che si propaga nell’ambiente, sfalsando i contorni degli oggetti e delle figure circostanti. Misteriosamente, solo una persona tra quelle ritratte sembra immune alla vibrazione e non è raddoppiata. Prini descriveva spesso questo risultato casuale come “un miracolo”.

 

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