Franz Ackermann

Irrequieto viaggiatore, Franz Ackermann alimenta la propria ricerca artistica attraverso continui viaggi indirizzati soprattutto verso le grandi città in Asia, America ed Europa. L’artista è interessato alle forme che strutturano l’organizzazione urbana, ricercando i segni e gli emblemi che formano il linguaggio pubblico nel mondo contemporaneo. Nel corso di un periodo trascorso a Hong Kong, Ackermann si dedica inizialmente a una serie di piccoli lavori su carta, da lui chiamati «mappe mentali», che continua a realizzare a ogni incontro con una nuova città. Le mappe di Ackermann non sono dissimili dalla rappresentazione di cellule nervose, dove tanti conduttori in forma di linee confluiscono verso un centro vitale. Non souvenir di viaggio, ma piuttosto personali sistemi di orientamento rispetto a una data realtà urbana e sociale, le mappe rappresentano il lato più intimo e privato dell’opera dell’artista. Assolutamente pubbliche, e talvolta anche di dimensioni monumentali, sono invece le installazioni e le pitture su tela oppure a muro. Conscio della propria posizione privilegiata di viaggiatore, nella sua ricerca Ackermann ha esaminato più volte le dinamiche del turismo: dagli attacchi terroristici, all’impatto spesso problematico sulle culture visitate, l’artista espone i nuovi conflitti che derivano dal continuo movimento di persone e popoli e dall’accelerazione dei trasporti e delle comunicazioni che caratterizzano il nostro tempo.
Naherholungsgebiet (Parco pubblico), 2000, appartiene alla serie degli Helicopters (Elicotteri), oli su tela scanditi da visioni aeree di agglomerati urbani, resi come motori che irraggiano energia. La composizione, all’interno della quale sono riconoscibili varie strutture architettoniche, si stratifica su diversi piani e sembra estendibile all’infinito. I campi di colori psichedelici definiscono dettagli che, pur nella loro specificità, potrebbero appartenere a qualunque agglomerato urbano. La visione di un possibile centro dal quale si irradia l’azione è contraddetta dall’eguale rilevanza data a ogni parte dell’opera, esattamente come avviene nella contemporanea geografia delle grandi metropoli, dove nessun luogo è identificabile come unico centro e dove la periferia è continua.
L’immagine di un vortice di energia domina invece Unsafe Ground II (Terreno non edificabile II), 2001. Quasi si trattasse di un agglomerato urbano visto a grande distanza, il nucleo che domina la composizione sembra contemporaneamente attirare a sé e liberare nello spazio i frammenti di architettura che attraversano la superficie del quadro. Esponendo l’ambigua dinamica che definisce molte megalopoli, l’opera richiama nel titolo la definizione impiegata per definire la non idoneità di un determinato terreno a ospitare una potenziale costruzione.
L’idea di viaggio inteso innanzi tutto quale liberatoria esperienza mentale è invece esplorata in Map of The World (Mappa del mondo), 2007. L’installazione riprende l’esatta forma e le dimensioni di un piccolo capanno da giardino usato da George Bernard Shaw per scrivere in solitudine senza però allontanarsi dai confini della propria residenza nel villaggio di Ayot St. Lawrence in Inghilterra. Soprannominato “London”, il capanno permetteva allo scrittore di lavorare indisturbato e di affermare, senza poter essere smentito, che si trovava altrove. Esattamente come il capanno di Shaw, l’installazione di Ackermann è montata su un perno, in modo da poter essere ruotata manualmente per seguire il corso del sole e offrire la visione di un panorama mutevole. Rispetto all’originale, il capanno di Ackermann è però ulteriormente arricchito da un fitto reticolo di disegni a muro, manifestazione dei tanti viaggi che l’artista continuamente effettua anche quando è fermo in un luogo.

[M.B.]

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