Gabriel Orozco
L’opera scultorea Shade Between Rings of Air (Ombra tra anelli d’aria), 2003, di Gabriel Orozco nasce in relazione a La Pensilina, 1952, struttura architettonica disegnata dall’architetto Carlo Scarpa per il Padiglione centrale presso i Giardini della Biennale di Venezia. Invitato alla Biennale del 2003 intitolata Sogni e conflitti. La dittatura dello spettatore, alla quale partecipa anche come curatore della mostra Everyday Altered, Orozco si interessa alla struttura di Scarpa che trova in stato di semiabbandono. La Pensilina lo attrae sia come elemento architettonico sia per la condizione di rovina nascosta dal fogliame delle piante circostanti nella quale versa al tempo. “Ho pensato – dice l’artista – che quel patio fosse un bellissimo pezzo di scultura, a metà tra un corridoio, un passaggio, un’apertura, una fontana, un tetto. Era stato progettato come giardino scultoreo, in scala ridotta. Era stato abbandonato e la natura stava prendendo il sopravvento. Sembrava quasi una piramide maya o una rovina cambogiana. Era davvero abbandonato”. Orozco effettua una serie di ricerche relative a La Pensilina, la cui storia rientra nell’ambito di una lunga e fruttuosa collaborazione tra l’architetto e la Biennale. La struttura venne concepita per un cortile interno, ricavato da Scarpa demolendo il tetto di una sala espositiva del Padiglione centrale ed eliminando l’intonaco alle pareti in modo da rendere visibili i mattoni sottostanti. L’idea dell’architetto era di realizzare un giardino per sculture. Anche ispirato dalla cultura giapponese, in questo nuovo cortile all’aperto da lui ricavato, disegnò La Pensilina in relazione con altri elementi, tra cui quattro vasche d’acqua di misure differenti. L’estrema coesione del progetto di Scarpa che, come nota Orozco, è una scultura già di per sè, forse contribuì al suo breve utilizzo quale sede espositiva, e l’artista trova poche fotografie che ne documentano l’uso come giardino scultoreo. Shade Between Rings of Air è la copia in scala 1:1 della struttura di Scarpa. Orozco accoglie l’intero progetto originale, nei cui connotati riconosce equilibri e relazioni che appartengono alla sua stessa ricerca, a partire dalla predilezione per forme circolari. La Pensilina presenta infatti un disegno interamente basato su linee curve, tanto per la sezione superiore aggettante, tracciata a partire dagli ingombri di tre cerchi di diverso raggio, quanto per le colonne sottostanti, dalla caratteristica forma ogivale formata dall’intersezione di due cerchi di medesimo raggio. Anche utilizzando legno invece del cemento che connota La Pensilina, Orozco sembra suggerire che la sua opera possa essere interpretata come modello, innescando una inaspettata relazione temporale, nella quale esso è conseguente all’architettura finita invece di porsi in un momento precedente. Operando un ulteriore slittamento, nell’installazione originale, in occasione della prima presentazione alla Biennale, l’artista posiziona la sua opera in una sala contigua al cortile interno che ospita La Pensilina, e la allestisce ruotandola di 90 gradi rispetto all’originale. Successive presentazioni di Shade Between Rings of Air fuori da Venezia hanno ulteriormente messo in luce l’insieme di relazioni culturali, temporali e formali che essa contiene, inclusa la sua capacità di proporre un’esperienza che cattura l’effimera temporalità della luce e dell’aria come suggerito dal poetico titolo conferito all’opera dall’artista.
Marcella Beccaria