Pierre Huyghe

Interessato al reale, ma soprattutto alle situazioni in cui, come piegandosi su di sé, esso produce zone oscure, abitate dalla non-conoscenza e dalle vertigini della possibilità, Pierre Huyghe impiega i metodi e le tecniche più svariate. Le sue opere possono includere la creazione di una festività, l’intervento in uno spazio pubblico, la pubblicazione di una rivista o la produzione di un film. Anche le mostre, in musei o gallerie, possono fornire l’occasione per sperimentare nuovi sistemi di interazione, in base a strutture aperte, capaci di funzionare come nuove generatrici di significato. Allo stesso modo, rifuggendo ogni chiusura, Huyghe ricerca spesso la collaborazione di altri artisti, o addirittura di intere comunità, nella convinzione che la produzione artistica avvenga nella dinamica della relazione interpersonale e del dialogo sociale.
La successione di eventi che ha portato l’artista a creare A Journey That Wasn’t (Un viaggio mai accaduto), 2006, il film in collezione, include l’analisi del principio in base al quale la finzione può essere l’espediente necessario alla spiegazione della realtà, rendendo possibile l’accettazione di quanto altrimenti è considerato non credibile. Ispirandosi a Edgar Allan Poe, che elabora tale concetto in Le avventure di Gordon Pym, Huyghe ha indagato le condizioni relative alla nascita di una storia. Analogamente al protagonista del romanzo, l’artista si è diretto nell’Antartico, dopo avere appreso che nell’area polare il riscaldamento globale sta rendendo visibili terre non ancora esplorate, forse abitate da animali caratterizzati da inaspettate mutazioni. Il film descrive il viaggio in barca a vela effettuato da Huyghe e da un gruppo di artisti, soffermandosi sull’incontro con la nuova isola e presentando la fugace apparizione di un pinguino albino. Nel montaggio, le sequenze ambientate al Polo Sud sono alternate con quelle relative a uno spettacolo musicale a Central Park, a New York. La preparazione del film ha infatti comportato anche la collaborazione con un compositore e un gruppo di musicisti, ai quali l’artista ha chiesto di creare un brano musicale, equivalente sonoro della topografia dell’isola incontrata durante la spedizione. Intenzionalmente posto al limite tra la realtà documentaria e la finzione narrativa, inclusi gli aspetti che maggiormente sfuggono a spiegazioni univoche, A Journey That Wasn’t riafferma le possibilità dell’invenzione e le condizioni per la produzione del mito, secondo una pratica che da sempre appartiene alla civiltà umana.

[M.B.]

Opere