Susan Philipsz

Dialogando con gli ambienti o i luoghi che incontra, Susan Philipsz attinge all’ampio repertorio della cultura canora popolare, ma anche alla musica leggera e talvolta di alcun accompagnamento musicale. “C’è sempre un requisito di fisicità” all’opera lírica e ne interpreta brani e canzoni “a cappella”, cantando senza avvalersi l’artista. E spiega: “Quando canto sono consapevole dei movimenti del mio spazio corporeo interno; la fisicità della respirazione, il modo in cui il diaframma si muove per espellere il respiro dai polmoni nel cantare. Il respiro diventa una metafora della vita e della mortalità. Sono anche consapevole della fisicità di proiettare la mia voce in uno spazio e di riempire quello spazio con il suono”.

Diversamente da quelle che potrebbe offrire una cantante professionista, le interpretazioni di Philipsz sono caratterizzate da esitazioni e lievi incrinature. Questi errori minori rendono percepibile la fisicità dell’artista, aggiungendo una valenza scultorea, carica di emotività e sensualità, ai luoghi nei quali sono trasmesse.

Pubbliche e private, le opere sonore di Philipsz portano nello spazio museale o urbano la voce umana in una forma che non corrisponde a quella solitamente utilizzata in tali ambiti. Piuttosto, esse innescano un sottile processo di trasformazione e appropriazione, in base al quale il suono contribuisce a proporre una nuova definizione dell’architettura circostante. Quasi cantasse in privato per ciascuno dei visitatori, Philipszne sollecita anche le memorie, al punto che ogni sua opera può lasciare un impressione differente in ciascuna persona che la incontra.

The Internationale (L’ Internazionale), 1999, è un’interpretazione del brano originariamente scritto nel 1871 da Eugène Potter per celebrare la Comune di Parigi. Tradotta in innumerevoli lingue, la canzone è diventata l’inno del Socialismo rivoluzionario, e i suoi appelli alla lotta un incitamento all’unione tra i lavoratori. Associata ai comizi e spesso cantata con il pugno chiuso alzato, nell’interpretazione dell’artista la canzone assume invece inaspettate connotazioni che sembrano riportare a un livello estremamente umano e poetico un brano che ormai appartiene alla storia e sembra consegnato all’utopia.

Nell’installazione il sonoro viene trasmesso ogni dieci minuti circa nello spazio da un altoparlante. “Con un’opera come The Internationale – dichiara l’artista -, mi piace l’elemento di sorpresa nello spazio pubblico, quando le persone aspettano con ansia l’inizio del suono o lo incontrano inaspettatamente. Quando le persone mi raccontano del loro primo incontro con un’opera e di come si sono sentite, spesso descrivono il momento esatto in cui il suono si è acceso e spesso, stranamente, descrivono anche il tempo che c’era in quel momento: ‘Il sole irrompeva tra le nuvole e poi ho sentito la tua voce. Forse i loro sensi si sono acuiti a causa dell’attesa. Il silenzio è proprio per questo motivo? [MB]