Vanessa Beecroft

“Non parlate, non interagite con gli altri, non bisbigliate, non ridete, non muovetevi teatralmente, non muovetevi troppo velocemente, non muovetevi troppo lentamente, siate semplici, siate naturali, siate distaccate, siate classiche, siate inapprocciabili, siate forti, non siate sexy, non siate rigide, non siate casual, assumete lo stato d’animo che preferite (calmo, forte, neutro, indifferente, fiero, gentile, altero), comportatevi come se foste vestite, comportatevi come se nessuno fosse nella stanza, siate come un’immagine”, dice Vanessa Beecroft alle donne che partecipano alle sue performance. Basandosi su queste e poche altre regole fondamentali, dai suoi esordi l’artista realizza performance e identifica nell’immagine femminile l’ambito della propria ricerca. Protagoniste dei primi eventi performativi sono giovani donne, conoscenti o persone reclutate per strada, variamente abbigliate a comporre un forte impatto visivo e formale, talvolta dominato da un’ampia gamma cromatica, ma più spesso monocromo, incentrato soprattutto sui colori rosso, giallo, rosa, bianco oppure nero. Le performer sono scelte in base alla somiglianza a precise tipologie, insistendo inizialmente su ossessioni di natura alimentare e squilibri comportamentali indagati anche attraverso il disegno. Numerosi sono i riferimenti alla storia dell’arte e in particolare alla pittura e forte è il legame con il cinema, del quale Beecroft cita personaggi e pellicole preferite. Progressivamente, le performance vengono realizzate impiegando modelle professioniste e persone appartenenti alla sua cerchia familiare e con il contributo di truccatori e acconciatori. Più articolata diventa anche la selezione degli indumenti e degli accessori, talvolta disegnati da stilisti appositamente convocati. In alcuni casi, le modelle non indossano vestiti, ma i loro corpi nudi sono truccati con cosmetici specifici che ne esaltano la pittoricità. A sottolineare il fatto che le performance compongono un unico lavoro, l’artista le indica con una numerazione progressiva. Insieme alla fotografia, il video e talvolta la pellicola offrono a Beecroft la possibilità di estendere la vita delle proprie performance, diventando a loro volta opere indipendenti e non semplici documenti. Per la loro realizzazione, l’artista si avvale del contributo di fotografi professionisti, direttori di fotografia e cineoperatori.
Trasferitasi a New York nel 1997, Beecroft ha spesso affermato che gli Stati Uniti rappresentano un contesto ideale per il suo lavoro permettendo alle sue opere di avere un impatto sociale di ampia portata. VB39, 1999, e VB42, 2000, sono alcune tra le performance che maggiormente riguardano la complessa relazione tra l’artista e la sua patria adottiva. Realizzate impiegando i soldati e gli ufficiali appartenenti ai corpi speciali della Marina statunitense (SEALs) e del corpo dei sommergibilisti, queste performance sono a oggi le uniche che Beecroft ha eseguito con protagonisti maschili. In entrambi i casi, l’artista segue un lungo iter burocratico, ottenendo infine i permessi necessari alla creazione dell’evento come da lei inizialmente concepito. Per la collezione del Castello, Beecroft ha ideato un’opera che unisce immagini tratte dalle due performance. Assemblata come una sorta di muro autoportante, VB39/42, 2003, impone la propria presenza sullo spazio circostante, ponendosi quale commento aperto alla retorica di potere incarnata dai militari.
Le performance di Beecroft sono sempre ideate in stretta relazione con il luogo nel quale vengono presentate. Nel caso di VB47, 2001, realizzata nelle sale della Collezione Peggy Guggenheim a Venezia, l’artista si è ispirata alle opere di Giorgio de Chirico e ha chiesto a uno stilista inglese di disegnare un copricapo apposito. Il video relativo documenta la presenza delle modelle, rese simili a manichini metafisici, nelle sale del museo.
Un diverso scenario è invece quella che porta l’artista a ideare VB48, 2001. Realizzata a Genova nei giorni precedenti al summit del G8 nel luglio dello stesso anno, la performance si è svolta nello stesso edificio all’interno del quale si sarebbero poi riuniti i capi di stato. Le protagoniste sono trenta modelle di colore che indossano scarpe con tacchi, bikini e parrucche con fitti ricci. Il video sottolinea il contrasto di luci e ombre ispirato alla pittura di Caravaggio che ha caratterizzato la performance. In occasione della sua retrospettiva al Castello, Beecroft crea VB52, 2003, strutturata come un banchetto per trenta commensali. Il video riprende lo svolgimento del pranzo, scandito da cibi scelti in base al colore, selezionati dall’artista per creare una sequenza di dipinti monocromi. Le immagini si soffermano anche sui personali impulsi delle commensali, approfondendo la stretta relazione con il cibo che caratterizza le opere d’esordio dell’artista. La colonna sonora include brani di musica classica. La fotografia VB52 02 NT, 2003-2004, è relativa alle portate di colore rosso e offre un punto di vista dall’alto non percepibile al pubblico presente la sera dell’inaugurazione. Idealmente riconducibile al ciclo della vita umana, la disposizione delle commensali vede in primo piano alcune giovani modelle nude,  seguite da donne presenti in precedenti performance, incluse sorella e madre dell’artista, e culmina in un gruppo di signore dell’aristocrazia torinese, abbigliate con apposite parrucche grigie.

[M.B.]

 

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