Wael Shawky

Cabaret Crusades: The Secrets of Karbala (Cabaret delle Crociate: i segreti di Karbala), 2015, è l’opera conclusiva di una trilogia di film realizzati da Wael Shawky ispirandosi alla storia delle Crociate. L’artista racconta gli eventi sottolineando l’esistenza di un punto di vista degli Arabi, per secoli dimenticato dalla tradizionale storiografia occidentale. Shawky ha attinto a fonti originali, tra cui Usama ibn Munqidh, che fu testimone oculare di alcuni dei fatti descritti, e Ibn al Qalanisi e Ibn al Athir, i primi storici arabi delle Crociate, oltre a prendere spunto dal libro dello scrittore libanese Amin Maalouf Le Crociate viste dagli arabi (1983).

 

The Secrets of Karbala copre gli anni della Seconda, Terza e Quarta Crociata, concludendosi nel 1204 con il sacco di Costantinopoli da parte dei Crociati franchi e veneziani. L’opera inizia con un salto temporale in un passato che precede le Crociate, aprendosi alla Mecca con
gli eventi che portarono alla Battaglia di Karbala del 680. Guerra per la successione al califfo Mu‘awiya, prima della quale Al Hussein, nipote del profeta Maometto, venne assassinato, la Battaglia di Karbala è un momento fondamentale per la storia islamica in quanto determina la scissione tuttora esistente tra musulmani sciiti e sunniti. Nelle sequenze successive, Shawky sposta l’attenzione in Europa, dove un gruppo di cristiani si autoflagella, per continuare nel 1145 quando Papa Eugenio III indice la Seconda Crociata. Includendo scene dedicate alle persecuzioni contro gli ebrei, tra cui
quelle promosse dal monaco Rodolfo,
il film continua articolandosi tra una complessa molteplicità di luoghi, inclusi Damasco, Gerusalemme, Il Cairo, Homs, Costantinopoli, Hittin, Acri, Aleppo e Venezia. Ancora più numerosi sono i personaggi – da Baldovino III a Saladino, inclusi i loro successori e il grande numero di reggenti e notabili di ciascuna delle località descritte. Le complesse trame di potere, sottili negoziazioni o violente azioni di ogni personaggio sono messe in scena inanellando una fittissima trama di eventi, secondo una visione del tempo analoga a quella degli storici islamici ai quali Shawky si ispira, nell’ambito della quale tutto sembra avvenire contemporaneamente. Per mettere in scena questa specifica visione della storia, Shawky ha ideato una scenografia nella quale campeggia un palco girevole i cui anelli girano in direzioni identiche o opposte, presentando l’idea di un mondo scosso da profonde rivoluzioni e forze contrastanti.

 

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