Inserzioni – Haris Epaminonda, Sung Tieu, Christelle Oyiri

Haris Epaminonda
veduta dell’allestimento al Castello di Rivoli nell’ambito di Inserzioni
Foto Sebastiano Pellion di Persano

Sung Tieu
Untitled (Gehrenseestraße) (Senza titolo – Gehrenseestraße), 2026
veduta dell’allestimento al Castello di Rivoli nell’ambito di Inserzioni
Foto Sebastiano Pellion di Persano

Christelle Oyiri & Neva Wireko
Hauntology of an OG, 2025
veduta dell’allestimento al Castello di Rivoli nell’ambito di Inserzioni
Foto Sebastiano Pellion di Persano
A cura di Francesco Manacorda
Dal 25 settembre 2026
Edificio Castello, I e II piano
Giunta alla sua terza edizione, Inserzioni conferma il proprio ruolo di laboratorio permanente del Castello di Rivoli. Pensato per invitare artisti contemporanei a confrontarsi con l’architettura incompiuta del Castello e con il percorso della Collezione, il progetto trasforma periodicamente le sale del Museo in una mostra in costante evoluzione.
Uno spazio liminare, una porta al confine tra due diverse dimensioni; un lungo corridoio che sfocia in un’ampia stanza, memoria di una condizione abitativa marginale e marginalizzante; un ambiente in cui si ripropongono diverse realtà monumentali in luoghi, contesti e situazioni le più disparate, frutto di una esistenza in cui il concetto stesso di città si è scomposto, frammentato e divenuto fluido.
Sono queste le riflessioni attorno a un tema – con ogni evidenza al centro del pensiero contemporaneo – a cui sono indipendentemente e autonomamente arrivate Haris Epaminonda, Sung Tieu e Christelle Oyiri, le tre artiste protagoniste della terza edizione di Inserzioni a cura di Francesco Manacorda (dal 25 settembre 2026), il programma di committenze del Castello di Rivoli con cui il Museo invita a realizzare nuove opere in dialogo con gli ambienti del Castello e con la Collezione permanente.
In un’epoca in cui sempre di più i monumenti e gli spazi urbani sono divenuti un luogo contestato di riscrittura della storia – sull’onda di una dinamica identitaria come anche dai fenomeni migratori e altri agenti di divisione – il pensiero creativo si confronta così con una delle urgenze che sempre più si affaccia nelle diverse società: trovare una risposta alla domanda “Dove abiti?”.
Per Francesco Manacorda, “le tre artiste – appartenenti a generazioni e contesti differenti – chiamate a sviluppare progetti site-specific in un dialogo diretto con alcune sale del Castello di Rivoli, hanno ognuna elaborato un gesto creativo che risponde a tale interrogativo, sorto in loro spontaneamente senza alcun stimolo dalla committenza. Le tre artiste non si sono mai confrontate tra loro nel processo di sviluppo delle rispettive commissioni, e tuttavia le opere si collocano in uno stesso orizzonte di urgenze che attraversano il presente in maniera diffusa e non lineare: l’abitare, la migrazione, il rapporto tra passato e presente, le forme invisibili ma strutturanti della vita sociale nel mondo globalizzato. Questo orizzonte, in un certo qual senso, è stato determinato dal luogo per cui le artiste sono state invitate a lavorare: l’architettura incompiuta del Castello di Rivoli, esso stesso monumento e dimora abitata e più avanti destinata a guarnigione militare fino al suo recupero in chiave museale”.
Nato per trasformare il museo in un luogo di produzione oltre che di conservazione, Inserzioni muta periodicamente il percorso espositivo attraverso interventi che prendono forma a partire dagli spazi del Castello. Le nuove opere non occupano semplicemente le sale del Museo, ma instaurano relazioni con la loro storia, con la loro funzione originaria e con le opere della Collezione, modificando il modo in cui questi ambienti vengono attraversati e letti.
Distribuite in diversi punti del percorso espositivo, in discontinuità spaziale tra loro, le nuove opere instaurano relazioni differenti con gli ambienti che le ospitano e con le opere della Collezione permanente, in una sorta di amplificazione di armonia e risonanza. Ciascuna nasce da un’indagine autonoma e da un rapporto specifico con una sala del Castello; è il percorso del visitatore a mettere progressivamente in relazione queste presenze, restituendo un museo che continua a produrre nuove letture del proprio patrimonio e del tempo presente.
Per Haris Epaminonda (Nicosia, Cipro, 1980), la ricerca prende avvio dalla Sala di Bacco e Arianna, originariamente concepita come spazio di passaggio tra gli appartamenti reali. Da qui nasce un collegamento ideale con Casa Mollino, altra architettura costruita come luogo segreto di soglia e di attraversamento. Separate da oltre due secoli, le visioni di Filippo Juvarra e Carlo Mollino vengono accostate dall’artista attraverso una comune attenzione alla dimensione teatrale dello spazio, al mito – greco da una parte, egizio dall’altra – e alla costruzione di ambienti nei quali architettura, decorazione e corpo concorrono a generare un’esperienza percettiva. L’intervento immagina un portale tra questi due luoghi, lasciando affiorare corrispondenze inattese tra ciò che è fisicamente presente e ciò a cui la mente allude, facendole diventare sostanza stessa dell’esperienza.
La commissione di Sung Tieu (Hải Dương, Vietnam, 1987) si inserisce nel percorso di ricerca sviluppato dall’artista per il Padiglione della Germania alla Biennale Arte 2026, dove la mostra Ruin ha trasformato l’architettura che dal 1905 ospita la partecipazione tedesca ai Giardini in una rovina modernista attraverso il rivestimento della facciata con milioni di tessere di mosaico ispirate ai Plattenbauten, gli edifici prefabbricati della Germania Est destinati, tra gli altri, ai cosiddetti “lavoratori a contratto”, in larga parte provenienti dal Vietnam.
Questa ricerca trova una nuova declinazione nella Sala 18 del Castello di Rivoli, alla quale si accede attraverso un corridoio concepito come spazio di transito. Un ambiente rivestito di mosaici introduce il visitatore a un’installazione composta da fotografie, frammenti architettonici provenienti da un edificio demolito e una luce monocromatica ispirata all’illuminazione delle Autobahn tedesche, che altera radicalmente la percezione del colore. Attraverso elementi appartenenti tanto alla memoria personale quanto alla storia urbana, Tieu costruisce un’esperienza in cui l’architettura diventa il luogo in cui si manifestano dinamiche di controllo, marginalizzazione e appartenenza. Lo spazio espositivo non è soltanto contenitore dell’opera, ma un dispositivo percettivo che rende visibili le forme, spesso invisibili, attraverso cui la società contemporanea stabilisce chi può abitare un luogo, a quali condizioni e secondo quali rapporti di potere.
Per l’artista e dj Christelle Oyiri (Valle della Marna, Francia, 1992), il punto di partenza è il concetto di monumento, inteso come schermo su cui proiettare immaginari storici e ideologici che possono essere continuamente ridefiniti. Il nuovo progetto nasce da un’indagine che attraversa diversi spazi urbani per riflettere su come la storia sia spesso il risultato di relazioni, possibilità e condizioni mutevoli. Attraverso una pratica che intreccia racconto personale, immagini, video e materiali d’archivio, Oyiri osserva lo spazio della città di Memphis come luogo nel quale si manifestano identità, appartenenze e forme di negoziazione quotidiana. Nel confronto con il Castello di Rivoli, un monumento rimasto incompiuto, oggi trasformato in museo e, proprio per questo, ancora in qualche modo dimora impossibile, queste riflessioni trovano un ulteriore livello di risonanza.
Con questa terza edizione, Inserzioni conferma il ruolo del Castello di Rivoli come luogo nel quale la committenza contemporanea diventa parte integrante della vita del museo. Se la Collezione custodisce la storia dell’arte contemporanea, le nuove commissioni ne estendono il racconto, facendo del Castello uno spazio in cui il presente continua a essere costruito attraverso la pratica degli artisti.
Si ringrazia il Radical Commissioning Circle per il sostegno a Inserzioni
Il progetto di Sung Tieu è co-commissionato da

e supportato da
