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Dove trascorri le feste di Natale? Al Castello di Rivoli!

18 dicembre 2021 dalle 11:00 alle 19:00

18 dicembre 2021 – 9 gennaio 2022

Presentazione: sabato 18 dicembre 2021, ore 11
Sala dei Quattro Continenti

Il 18 dicembre 1984 il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea è stato inaugurato su iniziativa della Regione Piemonte e grazie al restauro dell’architetto Andrea Bruno.

Per celebrare il compleanno del Museo, il Natale e la restituzione di importanti sculture appartenenti al patrimonio storico della Residenza Sabauda, sabato 18 dicembre alle ore 11 i visitatori verranno accolti nella Sala 15 cosiddetta ‘dei Quattro Continenti’ ove verranno presentati anche il modellino ligneo juvarriano, che con l’occasione ritorna in sede illuminato dall’artista contemporaneo Renato Leotta, nonché il capolavoro cinquecentesco del Francia, Madonna con il Bambino e un angelo che presenta san Giovanni Battista, della Collezione Cerruti.

Con l’occasione verranno restituiti e riallestiti due importanti busti seicenteschi.

Per celebrare le festività natalizie, nella ‘Sala dei Quattro Continenti’ (Sala 15) al primo piano del Museo, i visitatori vengono accolti dalla Madonna con il Bambino e un angelo che presenta san Giovanni Battista, c. 1505, di Francesco Raibolini, detto Francia (Bologna, c. 1447–1517). Pittore e orafo, Raibolini esordì come orefice per poi dedicarsi alla pittura a partire dal 1487 e avviare, tre anni dopo, una prosperosa bottega. La finezza dell’orafo si manifesta nelle prime opere dove sono evidenti influssi toscani e ferraresi; successivamente, la sua arte limpida e accurata appare ispirata al classicismo della pittura di Pietro di Cristoforo Vannucci, detto il Perugino (Città della Pieve, 1446 – Fontignano, 1523). Il tema della Natività permea il dipinto del Francia che raffigura la Vergine secondo un’iconografia tradizionale, abbigliata di rosso con il manto blu, colta nell’atto di presentare Gesù bambino benedicente; accanto a lei un piccolo san Giovanni, riconoscibile dalla tunica e dall’asta sormontata dalla croce, viene sorretto da un angelo mentre scavalca una balaustra per indicare Cristo. Il bambino Gesù è anche un Salvator Mundi poiché sostiene la sfera nella mano sinistra e benedice con la mano destra, alludendo pertanto a un tempo circolare che si ripete attraverso la sua nascita e vita terrena. La composizione è legata da un gioco di sguardi teneri che coinvolgono lo spettatore nella scena e allo stesso tempo prefigurano il destino di passione di Gesù. Alle spalle delle figure si intravede un paesaggio agreste, che si apre a perdita d’occhio fino alle montagne azzurre sullo sfondo.

L’opera è solitamente custodita nel Salone circolare al primo piano di Villa Cerruti, ed è nota alla critica fin dall’Ottocento, quando apparteneva a una delle più importanti quadrerie private dell’epoca, quella iniziata a Parigi dal conte e banchiere svizzero James-Alexandre de Pourtalès e poi ampliata da suo figlio Edmond. La tavola si trovava ancora presso gli eredi del conte all’inizio del Novecento, quando fu ricordata da Adolfo Venturi in una nota della sua Storia dell’arte italiana. In seguito venne acquistata dal magnate americano Clarence Mackay. L’opera transitò nuovamente sul mercato antiquario negli anni sessanta e settanta del Novecento, poi nel 1976 fu acquisita dal Chrysler Museum di Norfolk per giungere infine nel 1989 nella collezione di Francesco Federico Cerruti.

Sempre nella ‘Sala dei Quattro Continenti’ (Sala 15), è allestito l’imponente modello ligneo in scala 1:50 realizzato tra il 1717 e il 1718 dal minusiere e stipettaio di Corte Carlo Maria Ugliengo (Bioglio Biellese, 1708-1764), uno degli artigiani più attivi nella Torino dei primi trentacinque anni del Diciottesimo secolo, la cui attività multiforme lo portò a gestire fornaci di laterizi e mattoni per gli edifici progettati dall’architetto messinese Filippo Juvarra (Messina, 1678 – Madrid, 1736). Per il solo Castello di Rivoli, Ugliengo fornì 700.000 pezzi. Ugliengo deve però la sua fama soprattutto ai modelli lignei degli edifici progettati da Juvarra. Il modello per il Castello di Rivoli, che riproduce il grandioso progetto di ricostruzione ideato da Juvarra per l’antica Residenza Sabauda, fu realizzato da Ugliengo sotto la direzione dell’architetto Giovanni Battista Sacchetti, assistente di Juvarra, e dall’ingegnere e capitano Luigi Andrea de Guilbert. Composto da 63 elementi che consentono di osservare gli interni – in particolare il corpo centrale costituito da un doppio atrio passante al piano terra, due scaloni simmetrici, un loggiato al piano intermedio, il vestibolo e il grande salone d’onore al piano nobile – il modello reca parti decorative disegnate a penna e a matita direttamente dall’architetto Juvarra. L’ordine di montaggio, che rispetta la logica delle fasi costruttive dell’edificio, suggerisce come il modello fosse uno strumento di cantiere, sebbene dell’edificio rappresentato sia stato costruito soltanto il padiglione verso est. L’opera, realizzata in legno di noce, tiglio, e pioppo, fa parte dell’importante corredo iconografico voluto da Filippo Juvarra che si completava con le grandi vedute del Pannini, Ricci, Lucatelli e Michela, a testimonianza dell’ambizioso progetto immaginato per Vittorio Amedeo II che non venne però mai portato a termine. Il modello ligneo rimase a lungo al Castello di Rivoli dal 1719. Nel 1940, venne ritrovato da Vittorio Viale, allora direttore dei Musei Civici di Torino, nella legnaia della caserma Vittorio Amedeo II, destinato a essere bruciato.

In occasione dell’allestimento dell’opera di Ugliengo nella Sala 15 al piano nobile del Museo, l’artista Renato Leotta (Torino, 1982) ha ideato un’installazione ambientale in cui i fasti del passato settecentesco sabaudo rievocati dal modello ligneo sono metaforicamente illuminati dai fari delle automobili che compongono l’opera Sole, 2019, presentata lo stesso anno nella mostra personale dell’artista al Castello di Rivoli e successivamente acquistata nel 2020 grazie al gruppo degli Amici del Museo. L’artista, che vive e lavora tra Acireale e Torino, indaga nelle sue fotografie e installazioni il rapporto che lega il presente al passato, gli esseri umani alla natura, nonché diverse forme di energia in linea con principi dell’Arte povera.

Il 18 dicembre, inoltre, le nicchie della ‘Sala di Bacco e Arianna’ o ‘Piccolo Atrio’ (Sala 12) del Castello di Rivoli tornano ad accogliere i due busti marmorei Maria Giovanna Battista come Venere (Diana) e Carlo Emanuele II come Adone (Apollo) realizzati nel 1669 dallo scultore Bernardino Falconi (Stato di Lugano, XVII secolo) che, dopo quattordici anni di prestito alla Reggia di Venaria, vengono riallestiti al Museo in comodato dalla Città di Rivoli che ne ha richiesto la restituzione. Falconi è stato uno scultore e stuccatore di cui è documentata la presenza in Piemonte tra il 1664 e il 1671 e nel biennio 1688-1689. Nel 1665 il duca Carlo Emanuele II lo nomina scultore in bronzo e marmo e nel 1667, con Giuseppe Maria Carlone, Francesco Pozzo, Bernardino Quadri e Giovanni Battista Casella, esegue l’apparato scultoreo del giardino Alto della Venaria Reale, realizzando trenta statue in marmo bianco di Frabosa. Nel 1669 lavora alle sculture in marmo bianco di Adone e Venere commissionate per la camera da letto del duca Carlo Emanuele II presso il Palazzo Reale di Torino; dove esegue anche gli stucchi presenti nella camera di Parata al piano terreno. Tra il 1717 e la fine degli anni venti del Diciottesimo secolo, il Castello di Rivoli fu uno dei più importanti cantieri promossi da Vittorio Amedeo II. Nel 1717 Filippo Juvarra inizia a occuparsi dell’antica residenza ducale con l’obiettivo di trasformarla in una reggia destinata a essere, insieme a Venaria, il cardine delle residenze poste intorno alla capitale, e per questo motivo la Casa Reale destina notevoli risorse finanziarie. A questo periodo appartiene una delle sale ancora oggi meglio conservate del primo piano, definita nei documenti di archivio ‘piccolo atrio, attiguo alla camera di Parata di Sua Maestà’. L’ambiente, posto tra l’appartamento del Re e quello della Regina, nella volta dipinta da Sebastiano Galeotti tra il 1718 e il 1722, presenta il tema amoroso dell’incontro tra il dio Bacco e Arianna. I raffinati stucchi, opera del luganese Pietro Somasso (Canobbio, c. 1640 – 1709), recano, tra gli altri, i simboli del potere regio: la corona, il bastone del comando e lo scettro. In questo progetto rientrano anche le due nicchie in stucco realizzate appositamente su indicazione di Juvarra per ospitare i due busti marmorei che si trovavano nella camera di Vittorio Amedeo II, descritti come ‘busto di Giovine alto piedi due circa pur di marmore bianco’ e ‘altro busto d’una donna della misura sudetta pur di marmore bianco’. Da qui vennero trasferiti a Rivoli alla fine della seconda decade del Settecento, a memoria dinastica della coppia di sposi genitori del nuovo Re. La Sala 12 del Castello di Rivoli conserva inoltre la pavimentazione originale, dallo spiccato illusionismo prospettico, costituita da marmi di tre differenti colori: nero di Como, bianco di Busca e grigio di Valdieri, opera del maestro lapicida Carlo Berardo.

Sabato 18 dicembre i Rivolesi potranno beneficiare dell’ingresso omaggio al Museo. Inoltre, dalle ore 11 alle ore 13 l’ingresso sarà omaggio per tutti i visitatori nei limiti della disponibilità degli ingressi consentiti.

Sono altresì in corso le seguenti mostre: A.B.O. THEATRON. L’Arte o la VitaOtobong Nkanga. Corde che si arricciano attorno alle montagneBracha L. Ettinger. Bracha’s Notebooks; Agnieszka Kurant. Crowd Crystal ed Espressioni. La proposizione.

Il Museo è aperto dal giovedì alla domenica. In occasione delle festività di fine anno, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea osserverà i seguenti orari di apertura al pubblico: venerdì 24 dicembre ore 11-17; sabato 25 dicembre chiuso; domenica 26 dicembre ore 11-19; giovedì 30 dicembre ore 11-19; venerdì 31 dicembre ore 11-17; sabato 1° gennaio 2022 chiuso; domenica 2 gennaio ore 11-19; da giovedì 6 gennaio a domenica 9 gennaio ore 11-19.