La donazione | Giuseppe Penone

Giuseppe Penone, L’albero ricorderà il contatto del mio corpo, 1968. © Archivio Penone e Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

Giuseppe Penone dona al Castello di Rivoli più di duecento opere su carta dal 1968 a oggi e la grande opera Svolgere la propria pelle – finestra, 1970-2019

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea è lieto di annunciare la donazione da parte dall’artista Giuseppe Penone (Garessio, 1947) di 219 opere su carta e preziosi materiali d’archivio, oltre che Svolgere la propria pelle – finestra, 1970-2019, versione dell’importante opera allestita dall’artista nel 1972 in occasione di documenta 5 a Kassel. Le opere donate rappresentano una fondamentale occasione di approfondimento della pratica artistica di Penone e saranno conservate presso il CRRI (Castello di Rivoli Research Institute).

La donazione al Castello di Rivoli integra e completa quelle effettuate nel giugno 2020 a due fra i più importanti musei internazionali: il Philadelphia Museum of Art (che ha ricevuto 309 opere su carta e 5 libri d’artista in edizione limitata) e il Centre Pompidou di Parigi (che ha ricevuto 350 opere su carta).

Nel 2022 i tre musei organizzeranno mostre dedicate ai materiali donati, perlopiù mai esposti. In tale occasione, il CRRI del Castello di Rivoli editerà un volume, concepito in stretta collaborazione con l’artista, che documenterà tutte le opere pubbliche collocate all’aperto, con particolare attenzione a quelle appena donate al Museo.

Nelle parole di Giuseppe Penone, affidate nel gennaio 2021 a un foglio di carta che fa parte della donazione stessa, l’artista commenta l’importanza di donare i propri disegni a un museo che si trova nello stesso luogo in cui concepisce e realizza le sue opere, prima che esse viaggino in tutto il mondo:

La prima intuizione, la
prima idea di un’opera
annotata su un foglio
testimonia il fluttuare
dell’immaginazione prima
di irrigidirsi nella forma

È bello pensare di
posare le idee nei luoghi
in cui sono apparse
fluttuanti
”.

Carolyn Christov-Bakargiev, Direttore del Castello di Rivoli, afferma: “Significa qualcosa quando uno tra i più grandi artisti del mondo decide di donare un eccezionale corpus di opere a tre grandi musei pubblici. È un’investitura e un atto di fiducia nella capacità delle istituzioni pubbliche di reggere alle crisi momentanee e alle intemperie, e pertanto di durare nel tempo – un tempo molto più lungo di quello di una sola vita. Si tratta di trasmettere ai posteri dei semi che sono la propria arte, fiduciosi che essi potranno germinare in un futuro oggi ancora inimmaginabile. Il Castello di Rivoli è lieto di ricevere questo dono, e grato della fiducia che l’artista ripone nel Museo. L’arte di Giuseppe Penone esplora i fondamenti della scultura quale modo di conoscere e comprendere empiricamente il mondo. La sua arte si basa sul principio di incarnare una consapevolezza fisica, tattile-visiva, di tutti gli organismi viventi e delle loro trasformazioni. Penone percepisce il mondo e la vita in modo scultoreo, toccandone e accarezzandone le parti costitutive, senza mai distinguere tra natura e cultura o, piuttosto, senza pretendere alcuna superiorità dell’essere umano rispetto al resto del mondo naturale. Si tratta di un incontro e, quindi, di relazioni tra l’umano e la materia, tra l’umano e il non umano, questioni di pelle e di toccarsi, elementi conoscitivi a cui i disegni su carta donati puntualmente ci introducono. Il dono del lavoro Svolgere la propria pelle, realizzato utilizzando i materiali originali dell’installazione sulle finestre a Kassel nel 1972, è un ulteriore gesto straordinario”.

I materiali donati da Giuseppe Penone rappresentano una fondamentale occasione di approfondimento della pratica dell’artista”, dichiara Andrea Viliani, Responsabile e Curatore del CRRI. “Custoditi presso il CRRI, il nuovo dipartimento di ricerca del Castello di Rivoli, essi verranno messi a disposizione degli studiosi di tutto il mondo contribuendo alla diffusione della conoscenza dell’artista, nell’ambito delle ricerche e delle poetiche afferenti in vario modo all’Arte povera, di cui il Castello di Rivoli si pone come istituzione di riferimento a livello internazionale. Tra i movimenti artistici più importanti del XX secolo, l’Arte povera trova la sua origine in Piemonte, territorio dal quale, come Penone stesso, un numeroso gruppo degli artisti proviene. Ricongiungendo natura e cultura, l’artista ci ricorda l’importanza di radicarci poeticamente nel mondo in cui viviamo. Lezione la cui urgenza e importanza il nostro mondo globalizzato e digitalizzato, ma anche in profonda crisi da un punto di vista ecologico, sta imparando a riconoscere, sulla propria pelle”.

LA DONAZIONE DI GIUSEPPE PENONE

 Opere su carta, 1968-2021

Nuvola respiro, foglie vapore; ombra, luce, passi, la luce dei passi; ombra, ramo di bronzo, perni di ancoraggio, lastra di ferro 100 x 150 x 1; tre disegni preparatori per realizzare Il giardino delle Sculture fluide, Venaria Reale, 2003. Inchiostro su carta, 21 x 29 cm. © Archivio Penone e Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

Relativamente alle opere su carta, la donazione da parte dell’artista al Castello di Rivoli comprende materiali su vari supporti – disegni, note di lavoro autografe, riflessioni manoscritte e schizzi progettuali, rendering architettonici, fotografie realizzate dall’artista, fotografie annotate, tutti materiali che documentano il processo creativo e di allestimento e la presentazione delle singole opere – che permettono di ricostruire la genesi e lo svolgersi del suo pensiero, di ripercorrere i processi ideativi delle sue opere, di rintracciarne i dettagli costruttivi, di contestualizzare, all’interno della sua pratica, la visione che sovrintende all’allestimento e lo scrupolo della documentazione e trasmissione finale.

Il rapporto fra scrittura e disegno, testo e immagine, in queste carte, è testimone della visione filosofica dell’artista, secondo la quale non vi è distinzione binaria tra concetto e percezione, bensì una continuità fluida tra mondo e pensiero, capace di determinare una forma di conoscenza inseparabile dall’esperienza sensoriale.  Come afferma l’artista stesso, “Attraverso il disegno si pensa, si associano forme, si accostano materiali… Il disegno nasce da una materia che al di fuori del foglio è solo sporco ma quando è organizzata in un insieme di gesti diventa un oggetto che ha la preziosità del pensiero e dell’evocazione”.

L’insieme delle carte donate al Museo si riferisce a tutte le principali opere d’arte concepite e realizzate da Penone per essere collocate nello spazio all’aperto del territorio dove risiede, lavora e in cui è nato, quello piemontese. Si tratta di quattro punti di una geografia personale che diventa un terrarium artistico e un piccolo ecosistema: l’area del cuneese dove nel 1968 Penone compie i primi passi del suo percorso artistico realizzando interazioni con gli elementi naturali nei boschi intorno a Garessio (Alpi Marittime, 1968); l’intervento nello spazio urbano di Torino al Passante Ferroviario (Albero giardino, 1998) e il successivo ritorno in città con l’intervento scultoreo di fronte alla GAM-Torino (In limine, 2008); la grande opera-giardino nel Parco Basso della Venaria Reale (Il Giardino delle sculture fluide, 2003-2007 e la successiva Anafora, 2016, 2019) nello stesso luogo; e, infine, l’arrivo a Rivoli dell’imponente doppio albero in alluminio, bronzo e specchio “piantato” nel 2019 di fronte al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea (Identità, 2017).

Svolgere la propria pelle – finestra, 1970-2019

Veduta dell’installazione a documenta 5, Kassel, Fridericianum, 1972. Foto © Paolo Mussat Sartor. Courtesy Archivio Penone

Svolgere la propria pelle – finestra, 1970-2019. Veduta dell’installazione al Castello di Rivoli. Foto © Antonio Maniscalco

Oltre a queste opere su carta Penone ha donato al Museo l’opera Svolgere la propria pelle – finestra, 1970-2019, composta da 19 impronte del proprio corpo riportate fotograficamente su pellicola sui pannelli di vetro del Fridericianum di Kassel nel 1972, che sarà allestita permanentemente presso la Manica Lunga, nella sala della Biblioteca prospicente l’ingresso del CRRI.
L’opera, realizzata in una prima versione nel 1970, e presentata in occasione della mostra documenta 5 (1972), ha acquisito la sua forma attuale proprio al Castello di Rivoli in occasione della mostra Harald Szeemann. Museum of Obsessions / Museo delle ossessioni (26 febbraio – 26 maggio 2019). Ad accompagnare la donazione anche un’edizione del libro d’artista Rovesciare gli occhi (Einaudi, Torino, 1977).

Approfondimento: le opere a cui si riferiscono i materiali donati da Giuseppe Penone

Alpi Marittime (1968) esiste come lavoro fotografico che documenta sei azioni compiute nel 1968 nel bosco di Garessio (Ho intrecciato tre alberi; L’albero ricorderà il contatto; Continuerà a crescere tranne che in quel punto; Crescendo innalzerà la rete; Albero, filo di zinco, piombo; La mia altezza, la larghezza delle mie braccia, il mio spessore in un ruscello). Delle azioni realizzate nel bosco nel 1968, esiste un lavoro fotografico che è composto da una serie di scatti originali di sette azioni selezionati nel 2008 dall’artista (La mia altezza la lunghezza delle mie braccia il mio spessore in un ruscello; L’albero ricorderà il contatto del mio corpo; I miei anni legati da un filo di rame in attesa di un fulmine; Ho intrecciato tre alberi; Continuerà a crescere tranne che in quel punto; Ho avvicinato due alberi; L’albero crescendo innalzerà i frutti posati sulla rete). In esse Penone compie alcuni piccoli gesti che interferiscono, senza però interromperli, con alcuni elementi naturali: mettendo a confronto i tempi brevi dell’azione umana con l’inevitabile trascorrere dei lunghi tempi della natura, Penone avvia la sua ricerca sul contatto, l’immersione, l’intrecciarsi fra elementi minerali, vegetali e naturali che caratterizzerà la sua ricerca. I materiali donati fanno riferimento non solo ai sei scatti fotografici mostrati come opera a partire dal 1968, ma anche ad altre versioni inedite degli stessi che documentano il processo di preparazione degli scatti fotografici finali.

Albero giardino (1998) è stato commissionato nel 1995 dalla città di Torino per integrare il proprio piano di riqualificazione urbana e fu realizzato in occasione di Artecittà. 11 artisti per il Passante Ferroviario, a cura di Rudi Fuchs (primo direttore del Castello di Rivoli) e Cristina Mundici. L’opera di Penone a cui fanno riferimento i materiali donati è collocata all’interno del Giardino Caduti di Cefalonia e Corfù in Corso Francesco Ferrucci ed è composta da una galleria percorribile che assume la forma di un albero coricato con tre rami. Il pubblico che la percorre entra a farne parte come se fosse la linfa dell’albero coricato. “La struttura dei fluidi è analoga in ogni elemento. Un corso d’acqua, un albero nella sua crescita e un sentiero hanno forme simili”, scrive Penone in merito all’opera.

Inaugurato nel 2007 a Venaria Reale, a cura del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Il Giardino delle sculture fluide (2003-2007) è un giardino disegnato dall’artista sul terreno del Parco Basso della Venaria Reale (distrutto all’inizio del XVIII secolo) che si estende per cinque ettari sulla traccia del Giardino delle Fontane, ideato nel XVII secolo dall’architetto Amedeo di Castellamonte. Il Giardino di Penone si compone di quattordici opere ed è stato concepito come un’esperienza in cui i cinque sensi e i vari materiali utilizzati (alberi, acqua, bronzo, granito, marmo, pietra) scandiscono il passaggio affermandovi una condizione di fluidità tra gli elementi e riscoprendo le analogie che legano le sfere minerali, vegetali e umane. La scelta di conservare lo schema di Castellamonte di riquadrature del terreno, che suddividono in una decina di aree il Parco Basso, permette alle opere ideate da Penone di evocare una spaziatura che sembra corrispondere alle sale di un museo, delimitate non da muri ma da file di tigli e betulle con le Alpi sullo sfondo. Nel tratto dei giardini che si estende tra il muro di cinta e la Peschiera le opere ambientali di Penone uniscono elementi vegetali – alberi, siepi, tronchi – e i materiali più tipici della pratica della scultura – bronzo, granito, marmo, pietra. Al posto delle vasche e dei compartimenti ornamentali del Giardino seicentesco, ma richiamandosi al loro ritmo e dimensionamento, l’artista, tra il 2003 e il 2007 ha definito un percorso in cui installazioni e sculture reinterpretano e ridanno vita al perduto giardino barocco. Fra le installazioni che lo compongono Tra scorza e scorza, due monumentali cortecce in bronzo che racchiudono un grande albero, Disegno d’acqua, uno specchio d’acqua dove appare e scompare un’impronta digitale, Pelle di marmo, una superficie di quattrocento metri quadri di estensione composta da lastre di marmo bianco venato, in dialogo ravvicinato con la scultura Anatomia, le cui venature rievocano il fluire degli elementi naturali. Il percorso trova i suoi snodi fondamentali nelle due imponenti opere Direzione “verso la luce” e Direzione “verso il centro della terra”: la prima è costituita da un albero monumentale in bronzo mentre la seconda, posta al termine del Giardino, è rovesciata, puntando verso il centro della terra. Alcuni anni dopo Penone realizza, ancora per la cura del Castello di Rivoli, Anafora (2016, 2019), installazione che – in una prima forma espositiva nel 2016 e poi nella sua versione finale permanente nel 2019 – estende il suo progetto Il Giardino delle sculture fluide. Collocata nelle sette grotte del muro in mattoni che delimita il giardino inferiore della Venaria Reale, questo intervento si intitola nel suo insieme Anafora, dal greco ναφορά (da aná “di nuovo”, e phéro “io porto”); qui l’artista indica l’esercizio di una ripetizione. Le sette grotte nelle quali sono posti sette sculture – ognuna composta da due blocchi di marmo zebrino sovrapposti come tomi di libri – scandiscono la passeggiata dei visitatori: una dopo l’altra, le opere si collegano formando una scritta. Le sette scritte incise sul marmo possono essere lette separatamente o in successione e formano un breve testo che testimonia, apostrofa e ripete i contenuti dell’intervento precedente rappresentato dalle altre opere del Giardino delle sculture fluide.

In limine (2008) è stata realizzata e presentata in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, su commissione della Fondazione De Fornaris, per essere posizionata di fronte alla GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e facente parte delle Collezioni della Fondazione De Fornaris in comodato permanente al Museo. La scultura, composta di marmo di Carrara, bronzo, tiglio ed edera, costituisce un “portale” che contrassegna simbolicamente l’ingresso al museo. Nelle parole di Giuseppe Penone: “L’opera nasce con l’intenzione di creare un segno che indichi il passaggio dalla spazialità della città alla spazialità sacrale del museo, nelle cui opere risiedono valori e significati che motivano la nostra esistenza. Ogni volta che si varca la sua porta ritroviamo il passato e ci proiettiamo nel futuro. Un blocco di marmo, materia che proviene dal sottosuolo, sostiene un albero, cresciuto a contatto della pietra, sradicato e fuso in bronzo. Le radici continuano nell’intreccio delle vene del marmo. Il tronco è inclinato, in posizione instabile e solo i suoi rami si innalzano. All’estremità, un piccolo albero vive intrecciando rami e foglie con i rami di bronzo e ne sostiene visivamente il peso. Le parti infime volatili e precarie dell’albero, le foglie, tese alla ricerca della luce, sono lo strumento della sua crescita e si contrappongono, con l’azione di fotosintesi, alla forza di gravità. La vita segreta della materia risiede nel movimento dei fluidi. Le vene sono la traccia di un’esistenza che si sviluppa nel corpo delle cose, appare nel marmo, nelle radici, nella scorza, nei rami, nelle foglie e nell’uomo”.

In occasione della mostra personale Incidenze del vuoto (12 ottobre 2019 – 2 febbraio 2020), organizzata in collaborazione con la Fondazione CRC e presentata presso il Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo, è stata allestita all’ingresso principale del Castello di Rivoli l’opera Identità (2017), dove è tuttora collocata. L’opera è costituita da un albero di bronzo su cui l’artista ha innestato una copia albina in alluminio che, capovolta, sembra smaterializzare la fisicità lignea della pianta. Non essendo i due alberi speculari, l’artista ha prodotto una simmetria di alcune loro parti servendosi di specchi, incastonati nelle ramificazioni. Producendo una rifrazione dei rami da ambo le parti, gli specchi ricongiungono ciascun albero con la propria identità speculare riflessa. Gli specchi si inseriscono non in uno spazio fisico di vuoto da riempire, bensì in quel luogo etereo della specularità, l’unico in cui può esserci la simmetria. Accogliendo il visitatore all’ingresso principale del Castello di Rivoli, questa opera si inscrive nella ricerca di Penone, con il suo intreccio di presenze materiali e diafane, continuandone l’esplorazione della nozione di incontro, che mette a fuoco il senso della dualità. Qui, la riflessione è materia incarnata, spazio liminale della scultura e spazio del minimo contatto dei corpi. Sin dall’inizio, l’immagine dell’albero sostiene la costruzione dell’edificio artistico di Penone, come testimoniano le altre opere dell’artista in collezione, dirigendo i contenuti della sua indagine sia verso il mondo vegetale, con l’intento di visualizzare e modificare i processi di crescita naturale degli elementi, sia verso il corpo da sempre oggetto della sua ricerca. I materiali donati sono una selezione di disegni preparatori all’opera.

 

Giuseppe Penone nella storia espositiva e nella Collezione del Castello di Rivoli

Giuseppe Penone espone in numerose occasioni al Castello di Rivoli sin dalla sua inaugurazione nel 1984 ed è dal 2017 membro del Comitato consultivo del Museo.
Dopo la mostra personale Giuseppe Penone nel 1991 al Castello di Rivoli, il Museo ha organizzato e curato una seconda mostra personale nel 2019 presso il Complesso Monumentale di San Francesco di Cuneo e al Castello di Rivoli, intitolata Giuseppe Penone: Incidenze del vuoto.
Opere dell’artista sono state presentate anche in numerose mostre collettive fra cui Ouverture, la mostra inaugurale del museo nel 1984, e, a seguire: Standing Sculpture (1987), Un’avventura internazionale, Torino e le Arti 1950-1970 (1993), Collezionismo a Torino (1996), Arte Povera in Collezione (2000), Una stanza tutta per sé (2008), Exhibition | Exhibition (2010), Arte Povera International (2011), Oltre il muro (2012), TUTTTOVERO LA NOSTRA CITTA’ LA NOSTRA ARTE TORINO (2015), Un taglio contemporaneo. Capolavori dalla Collezione permanente (2017), fino a Harald Szeemann. Museum of Obsessions / Museo delle ossessioni e Da parte degli artisti: dalla casa al museo, dal museo alla casa. Omaggi alle opere della Collezione Cerruti (2019). Nel 2002 sue opere sono presentate inoltre nella mostra Arte Povera from the Castello di Rivoli Collection al MCA Museum of Contemporary Art, Sydney, nel 2011 in Arte Povera in Moscow: Works from the Collection of the Castello di Rivoli al Multimedia Art Museum di Mosca e nel 2018 nella mostra, organizzata in collaborazione con il Castello di Rivoli, Arte povera. Una rivoluzione creativa al State Museum Hermitage di San Pietroburgo.

Il museo già conserva, nella sua Collezione Permanente, cinque fra le più rappresentative opere dell’artista, che coprono l’intero arco della sua produzione, dal 1969 al 2003, quattro delle quali in comodato dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT (Albero di 5 metri, 1969-1970; Albero di 11 metri, 1969-1989; Respirare l’ombra, 1999 e infine Pelle di foglie (Sguardo a terra), 2003). L’opera Soffio di creta (1978) è stata donata al Museo proveniente dalla Fondazione Marco Rivetti.

 Albero di 5 metri (1969-1970) e Albero di 11 metri (1969-1989) appartengono a un ciclo di opere denominate Alberi a cui si dedica dal 1969 fino ad anni più recenti. Partendo da travi in legno di tipo industriale, attraverso un lavoro di incisione, di intaglio e di scavo fa riemergere il tronco e i rami dell’albero originale, individuabili a partire dai nodi visibili nel legno. Con un procedimento definito dall’artista “di scortecciamento” estrae la forma di un albero più giovane la cui immagine è ancora conservata al suo interno. Queste opere testimoniano il suo interesse per la fase processuale del lavoro e pur essendo concepite come forme autonome e indipendenti sono il risultato di un progetto di ricerca unitario che consiste nella rigenerazione del bosco, come testimonia la grande installazione articolata nello spazio dello Stedelijk Museum a Amsterdam nel 1980.

Nel ciclo di opere dedicate ai Soffi ed eseguite a partire dalla fine degli anni Settanta, l’artista ha recuperato dal mondo della mitologia l’immagine del soffio come origine dell’uomo e elemento vitale e energetico. Memore di reminiscenze filosofiche classiche, in Soffio di creta (1978), Penone ha voluto rendere solido ciò che è immateriale, riproducendo il volume del proprio respiro che prende consistenza fisica e assume la forma di un vaso sulla quale si manifesta l’impronta del suo corpo plasmato sulla creta. L’opera approfondisce l’atto dell’espirare come espulsione di aria dai polmoni che, a contatto con l’atmosfera, diventa forma: un modo per rendere visibile e tangibile un atto che ci accompagna giorno per giorno durante la nostra vita.

Respirare l’ombra (1999) appartiene a un gruppo di opere più recenti in cui, attraverso grandi installazioni ambientali, Penone elabora veri e propri percorsi visivi e sensoriali. Pur appartenendo a un periodo cronologico differente, quest’opera si presenta come una lettura complementare alla ricerca avviata con i Soffi, in cui l’artista indaga e penetra il momento dell’inspirazione: la scultura viene introdotta dall’esterno nei nostri corpi nel momento in cui respiriamo attraverso gli odori. L’opera si presenta come un ambiente rivestito di foglie di alloro, mentre al centro di una delle pareti è visibile un polmone composto da foglie in bronzo dorato. Combinando il profumo intenso delle foglie con l’idea della respirazione l’artista non solo definisce i confini dello spazio e la forma del luogo, ma conferma che il suo interesse non è rivolto verso la rappresentazione quanto piuttosto verso l’evocazione e la suggestione di un’immagine poetica.

Si inscrive nella continuità di questa ricerca sulla superficie, sulla sensibilità della pelle e sulla relazione tra il mondo vegetale e quello umano anche Pelle di foglie (Sguardo a terra), 2003, in cui l’artista evoca e esplora poeticamente il rapporto primario con la materia naturale, evocandone gli aspetti mitici. L’immagine di questa figura arborea che si prolunga nello spazio è l’emanazione di un ricordo legato ai miti classici, dove la mitologia non è mai una fonte diretta, ma piuttosto una suggestione, un’impressione che incontra un eco e un fondamento nell’esaltazione della natura e nell’empatia con il mondo vegetale. La sensualità di questa forma scultorea trova una corrispondenza nel medium impiegato, il bronzo, metallo della scultura classica per eccellenza, che per le sue proprietà metamorfiche riassume la poetica dell’artista e lascia emergere la sua sensibilità verso l’infinità fluidità di ogni materia.

Biografia di Giuseppe Penone

Giuseppe Penone © Archivio Penone e Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

Giuseppe Penone nasce a Garessio (Cuneo) nel 1947. Tra gli scultori più importanti e riconosciuti al mondo, inizia l’attività espositiva nel 1968 ed entra a far parte del gruppo di artisti dell’Arte Povera. Nelle sue sculture e installazioni, datate a partire dal 1968, il processo di attuazione è parte integrante dell’opera e sono le azioni compiute dall’artista, in rapporto dialettico con quelle naturali, che danno forma a una materia, di volta in volta diversa, svelandone l’aspetto fantastico. L’albero, che Penone considera “l’idea prima e più semplice di vitalità, di cultura, di scultura”, è un elemento centrale nel suo lavoro. Penone fa dello studio delle analogie tra forme culturali e naturali il fulcro della sua pratica artistica, esplorando la comune essenza che unisce essere umano e natura in un continuo stato di partecipazione e simbiosi reciproca. Riflettendo fin dall’inizio della sua ricerca sul concetto di fluidità e persuaso che tutti gli elementi – minerali, vegetali, animali e umani – siano in verità fluidi, Penone intreccia un discorso intenso e ininterrotto sull’analisi della realtà e della materia. Partendo da riflessioni personali che rispondono al contesto culturale in cui è cresciuto e al momento storico in cui ha esordito come scultore, l’artista da rappresentazione al legame con la terra e il paesaggio attraverso l’immagine dell’albero e del corpo, con l’intento di visualizzare e modificare i processi di crescita naturale degli elementi e la loro interconnessione. Le sue opere esaminano i meccanismi legati alla trasformazione e indagano la dimensione della materia, rivendicando l’intenzione di costruire una continuità evolutiva con gli aspetti linguistici della scultura classica.
Partecipa a Prospect ’69 a Duesseldorf e Konzeption-Conception a Leverkusen (1969), a Aktionsraum I a Monaco, Processi di pensiero visualizzati a Lucerna, Conceptual Art, Arte Povera, Land Art a Torino e alla 10° Biennale di Tokyo (1970) e successivamente a varie edizioni di documenta a Kassel (1972, 1977, 1982, 1987, 2012) e della Biennale di Venezia (1978, 1980, 1986, 1995, 2007) dove nel 2007 ha rappresentato l’Italia, mentre nel 2008 partecipa alla 16. Biennale di Sydney.
Nel 2007 espone le sue opere alla Reggia di Venaria e nel 2013 nei Giardini della Reggia di Versailles e al Madison Square Park a New York, nel 2014 nei Giardini di Boboli a Firenze e nel 2016 nei giardini del Rijksmuseum di Amsterdam. Nel 2014 riceve il Praemium Imperiale International Arts Award for Sculpture. Nel 2017 realizza una delle prime opere d’arte contemporanea commissionate per il Louvre Abu Dhabi. Tra le più recenti mostre personali quelle al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e al Musée de la Ville de Strasbourg (1991) e al Carré d’Art-Musée d’art Contemporain di Nîmes, al Kunstmuseum di Bonn e al Museo de Arte Moderno di Buenos Aires (1997), al Centro Galego de Arte Contemporanea di Santiago de Compostela (1999), al Centre Georges Pompidou di Parigi e alla Fundació La Caixa di Barcellona (2004), al Museum Kurhaus di Kleve (2006), al MAMbo-Museo d’Arte Moderna di Bologna, all’Art Gallery of Ontario, Toronto e a Villa Medici-Academie de France a Roma (2008), all’Ikon Gallery di Birmingham e al Toyota Municipal Museum of Art (2009), alla Whitechapel Gallery di Londra (2012), al Kunstmuseum di Winterthur (2013), al Musée de Grenoble (2014), al Nasher Sculpture Center di Dallas e al Musée Cantonal des Beaux Arts di Losanna (2015), al MART di Rovereto e al Rijksmuseum di Amsterdam (2016), al Palazzo della Civiltà Italiana di Roma (2017), allo Yorkshire Sculpture Park di Wakefield (2018) e al Palais d’Iéna-CESE di Parigi (2019).