Grazia Toderi 2019

 

Conversazione sulla terra
Grazia Toderi e Marco Toderi

Grazia Toderi: Marco, sei mio fratello e, come nostro padre, sei agronomo.
Viviamo lontani e solo in estate possiamo passare qualche giorno insieme.
E quest’estate, parlando con te di visioni e progetti futuri, ho sentito il desiderio di intersecare le nostre esperienze, chiedendoti di realizzare alcune immagini dalle quali partire per creare una nuova opera (…) Le immagini che mi hai inviato sono scelte del tuo sguardo. Sono cariche di segni indecifrabili, tracce di passaggi autonomi.
(…) Quali sono gli elementi della terra?

Marco Toderi: Per terra intendi la “Terra” o il “terreno”?

GT: Questo è già interessante da capire. “Terra” e “terra” sono due cose differenti…in cosa? Da agronomo, quale è il tuo rapporto con la Terra – terreno? Quale è la loro differenza?

MT: La terra contiene materiale vivo, ossigeno, minerali, legati tra di loro per nutrire. La terra è fertilità, custodisce ma trasforma, matura, cambia ciò che contiene.
La Terra forse cambia poco, a volte penso alla Terra come un singolo granello di sabbia che in connessione con tutti gli altri granelli/pianeti formano di nuovo terra.

GT: Non mi ero mai soffermata sul fatto che la terra contenesse materiale vivo.
Minerali legati tra di loro per nutrire? Come è possibile?

MT: Minerali legati tra di loro da sostanze organiche che interagiscono, si modificano, fermentano, polimerizzano e cambiando diventano altro, cibo, fertilità. Il terreno è l’apparato digerente della Terra. Ciò che vi arriva viene trasformato. Fermentato.

GT: E l’acqua?

MT: L’acqua si arricchisce di minerali, di sostanza organica, scioglie e poi lega. Scorrendo sopra erode, sgretola. Ovviamente rimescola tutto.

GT: Disegna?

MT: Ovviamente, soprattutto incide e nel solco hai il disegno. Gratta come un pennino.

GT: Non avevo mai immaginato che l’acqua potesse grattare come un pennino. Come è possibile?

MT: Quando scorre sul terreno le forze di attrito dell’acqua erodono il terreno. Un millimetro all’anno scava i fiumi e le rocce. Se il rivolo è piccolo incide appena la superficie, come farebbe un pennino passato su un foglio. Hai mai fatto caso che sfibra la carta mentre disegni? Più o meno la stessa cosa.

GT: Il tempo dell’acqua che erode e disegna è molto lento. Ma le nuvole a volte sono molto veloci…

MT: Vero. L’acqua in vapore accelera e si muove come nuvole, perde i confini dati dal terreno e va “via col vento”.

GT: Questa estate mi raccontavi, mentre guardavamo un monte marchigiano, del suo bloccare le nuvole creando un cono d’ombra di acqua e una zona arida…

MT: Quello è un po’ più complicato. Non blocca le nuvole. È dovuto a cambiamenti di umidità dell’aria…

GT: L’umidità a volte cancella i confini visivi.

MT: In che senso? Quello che intendevo io dipende dall’altitudine e non dal terreno. Il monte fa alzare le nuvole e poi piovere.

GT: E io pensavo che, ad esempio, spesso in aereo non distinguo più la terra dal cielo. Ma in che senso il monte fa alzare le nuvole?

MT: Se una nuvola deve passare dal Mar Tirreno al Mare Adriatico, spinta dal vento, deve alzarsi sopra le montagne. Se si alza trova aria più fredda, a quel punto il vapore che forma la nuvola si condensa in acqua che cade come pioggia fino a quando finisce. Per questo spesso in estate piove in montagna ma al mare la pioggia non arriva: si asciuga la nuvola. Più alto è il monte, prima finisce l’acqua, a grandi linee.

GT: A volte l’acqua arriva improvvisa e mescolandosi alla terra sommerge di fango città meravigliose, evidenziandone la fragilità. Proprio Firenze, ad esempio, nei secoli ha subito alluvioni gravissime, e mentre scriviamo Venezia è sott’acqua. Negli anni abbiamo perduto nel fango persone, opere d’arte, libri, oggetti preziosi, memorie e oggetti personali. Sembra che non abbiamo ancora imparato come stare su questa Terra. Ma già vogliamo andare a colonizzare Marte dove è stata trovata acqua e dove, proprio i questi giorni, la Nasa ha comunicato la scoperta di ossigeno.
Quando guardiamo le immagini di Marte o della Luna vediamo crateri d’impatto. Sono molto simili ad alcuni crateri d’impatto della Terra. Marte sembra una Terra bruciata.
La Terra contiene un nucleo di fuoco al suo interno. Ma la terra ama il fuoco?

MT: Il fuoco fa parte del ciclo della terra: uno dei terreni più fertili è il terreno lavico. Dal fuoco il terreno riemerge come una fenice, distrutto, poi colonizzato da licheni, disgregato dagli agenti atmosferici, assume una nuova vita e fertilità, diversa da quella precedente.

GT: Diversa?!!

MT: Sì, cambia. Cambia tessitura, cambia composizione. Scorrendo sottoterra si mescola con altre terre, poi riemerge come lava a chilometri di distanza, chissà dove…

GT: Quindi su un terreno bruciato può cambiare il tipo di vegetazione che vi ricresce?

MT: Inizialmente, ma poi torna ad essere la stessa.

GT: Quindi dopo il fuoco la terra si rigenera e la vegetazione si ristabilisce?

MT: Si.

GT: Cosa ti raccontano, come agronomo, le carte geografiche?

MT: Da agronomo mi suggeriscono connessioni naturali da utilizzare per produrre cibo. Fiumi per irrigare, montagne e rilievi da utilizzare a seconda se sono esposti a sud o nord, ecc…
E poi… scoperte, viaggi, luoghi sconosciuti.

GT: A me suggeriscono il primo tentativo di volo dell’uomo. Quello fatto ancora solo con l’immaginazione di uno sguardo che si eleva per conoscere la grafia della Terra. Tentativo faticoso e continuo, attraverso i secoli, di cercare di capire la propria posizione nel Mondo.
Oggi puntiamo continuamente i nostri obiettivi verso l’infinito, o li rivolgiamo verso il nostro pianeta. Osserviamo immagini satellitari che, ad ogni nuova scoperta, ci rivelano quanto sia ancora più complesso pensare il labirinto Mondo.
Forse, apparentemente, la superficie terrestre non si è trasformata molto in cinquecento anni. Ma la nostra idea di “geografia”, di “agronomia”, di “arte” è profondamente diversa da quella del tempo di Cosimo I de’ Medici.

 

 

 

 

Grazia Toderi, Marco (I Mark), 2019, sette proiezioni video, loop,
Sala delle Armi, Palazzo Vecchio, Firenze, foto Nicola Gnesi