Esterni

Il Castello di Rivoli con la sua peculiare struttura che si staglia sulla collina dell’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana è uno dei simboli più importanti della dinastia sabauda, parte integrante di un disegno che da fine ’500 porta alla realizzazione della cosidetta Corona di Delizie,  simboli e celebrazioni  del potere assoluto. Il complesso si compone di due strutture: il  Castello oggi nel suo aspetto settecentesco e la opposta Manica Lunga, realizzata nel ’600,  concepita come Pinacoteca del Duca Carlo Emanuele I. I due edifici sono separati dall’atrio, spaccatura a cielo aperto, su cui troneggiano le pareti non finite del Castello e della Manica Lunga. Al centro colonne e pilastri appartenenti al grandioso progetto juvarriano che si stagliano verso il cielo. I due edifici appartenenti a due periodi diversi, sono stati recuperati e messi in evidenza nella loro diversa natura.  

  L’atrio è la testimonianza diretta dello stato del cantiere juvarriano al momento della sua interruzione.  Sebbene le vedute settecentesche di Marco Ricci e Massimo Teodoro Michela ci mostrino come avrebbe dovuto essere, il restauro di Andrea Bruno ne ha volutamente evitato ogni completamento. Sul lato settentrionale del Castello troneggiano i robusti pilastri juvarriani , mentre sulla pavimentazione di porfido, lastre di marmo e di pietra disegnano le posizioni dei ritti e l’andamento delle campate, mai realizzate. L’imponente parete del Castello presenta i supporti per le decorazioni non eseguite, le nicchie pensate per le statue e le grandi aperture tamponate che evocano i saloni immaginati dall’architetto messinese. In alto troneggia lo sporto panoramico  in acciaio e cristallo inserzione contemporanea.  Dall’altro lato la Manica Lunga, castellamontiano edificio nato per ospitare la pinacoteca di Carlo Emanuele I, che  secondo i progetti settecenteschi,  doveva essere abbattuto per cedere lo spazio ad una ala grande quanto quella già esistente. La struttura è stata al centro della campagna di restauro partita nel 1986, come si legge dalla data fissata nella parete. Usata come caserma e poi come alloggio di famiglie di sfollati e non solo, oggi, la Manica Lunga  presenta delle grandi vetrate aperte da Andrea Bruno  laddove c’era il grande squarcio lasciato dalla demolizione interrotta dal cantiere juvarriano.