Alberto Giacometti

06 dicembre 1988 - 26 febbraio 1989

A cura di Rudi Fuchs, Johannes Gachnang, Cristina Mundici

 

Negli anni Quaranta e Cinquanta, dall’Europa agli Stati Uniti, l’Astrattismo è sinonimo di avanguardia. Alberto Giacometti (Borgonovo, Svizzera, 1901-1966) è l’esponente di quella tradizione figurativa che, anche sotto l’egemonia delle avanguardie storiche, sviluppa e raggiunge

risultati, dal punto di vista formale ed estetico, molto importanti.

La messa a punto del modello uomo – che nelle parole di Jean Paul-Sartre è espressione e rappresentazione di un umano frammentario, ma eloquente – è il risultato di un interesse per la figura che nel 1934, anno della rottura di Giacometti con il movimento surrealista, porterà

l’artista a intraprendere una sua personale ricerca. Una ricerca che gli consente di far proprie le specificità dell’arte del suo tempo e di tradurle in un linguaggio comprensivo del lavoro di almeno tre generazioni. Il compimento della sintesi di Giacometti si realizza nei tardi anni Quaranta, quando la figura umana in verticale rompe le linee e obbedisce alla materia aperta. In alcune opere del 1949, in cui è già visibile la trasformazione, nell’approccio con la materia e i suoi volumi, che caratterizzerà le opere successive dove le figure si allungano fino ad apparire quasi prive di contorni. Nelle opere relative agli anni Cinquanta, l’attenzione dell’artista si sposta verso la creazione di forme umane capaci di integrarsi con la natura e di superare lo spazio del tempo. Nella mostra, di carattere retrospettivo, sono inclusi gli esordi dell’artista, avvenuti nell’ambito del Surrealismo, coprendo la sua attività sino agli anni Sessanta.

Donatella Galasso