Burri. Cellotex91

Dal 02 ottobre 1991 al 01 dicembre 1991

A cura di Ida Gianelli

 

La vicenda artistica di Alberto Burri (Città di Castello, Perugia, 1915 – Nizza, Francia, 1995) inizia nel 1943, quando, arruolato in qualità di ufficiale medico, viene fatto prigioniero dagli inglesi in Nord Africa e imprigionato nel campo di concentramento di Hereford in Texas, dove dipinge paesaggi dai colori accesi e infuocati. Tornato in Italia si dedica definitivamente alla pittura, scegliendo la via di un’astrazione radicale. Nel corso della sua carriera artistica, Burri ha esplorato l’energia dei materiali più diversi, senza distinzioni tra materie organiche e artificiali, passando dal legno, alla plastica, al ferro e, dal 1949 in poi, alla tela di sacco strappata in sostituzione della pittura. Il successo che il suo lavoro ha incontrato all’estero sin dagli esordi, ha celebrato Burri come uno dei maestri dell’arte italiana postbellica.

La mostra presenta venti opere di grandi dimensioni dell’artista, realizzate tra il 1984 e il 1986. Il materiale usato è il cellotex, truciolato di legno per la produzione industriale, dalla superficie liscia di colore chiaro. Burri in questo ciclo di opere scarnifica il cellotex dipingendo con i colori del nero, del bianco, del rosso e del blu, sino ad accedere a figure primordiali, simboli di vita e di morte, caratterizzate da una forte componente erotica. I dipinti presentano ferite e scorticature, divenendo vettori di un oscuro pulsare, che rivela l’inesauribile energia racchiusa in tutta l’arte di Burri.

Luigi Fassi

Dal 02 ottobre 1991 al 01 dicembre 1991