Candice Breitz. Mother + Father (Madre + Padre)

Dal 15 febbraio 2005 al 24 aprile 2005

a cura di Marcella Beccaria

Atto di resistenza, l’arte di Candice Breitz attinge alla contemporanea cultura di massa rielaborando inediti sistemi di comprensione del reale. Nata nel 1972 e cresciuta a Johannesburg Candice Breitz appartiene alla generazione di Sud Africani che hanno conosciuto la dittatura dell’Apartheid, sperimentando l’imposizione di una forza politica che ha fatto della divisione e della disinformazione le proprie armi di conquista.

Le memorie di infanzia dell’artista sono legate a un modello educativo che fomentava le divisioni razziali cancellando le possibilità di contatto, evitando già a livello di scuola elementare che i diversi gruppi etnici potessero disporre di una lingua comune.

Immersa in una continua babele linguistica, fatta di un insieme di suoni ai quali non poteva ricondurre un preciso significato, Breitz descrive questa esperienza come una situazione di costante straniamento. Tale radicale momento formativo ha influenzato il suo percorso, alimentando la sua idea di arte quale strumento di conoscenza capace di aprire modelli altrimenti chiusi.

La ricerca di un terreno di comunicazione immediata, e il desiderio di fuggire dalla tentazione di produrre un’arte di natura autobiografica, hanno portato Breitz ad impiegare la cultura di massa, adottando quale materia per il proprio lavoro la musica leggera, i video clip di MTV, i serial televisivi e il cinema delle grandi case di produzione americane. Tali forme di espressione mediatica rappresentano, secondo le parole dell’artista, una “lingua franca”, un ambito comune, capace di unire, pur secondo un denominatore intenzionalmente “basso”, esperienze linguistiche, culturali e sociali altrimenti separate. Se è vero che i volti degli attori di Hollywood sono conosciuti da milioni di persone e le stesse canzoni sono trasmesse contemporaneamente dalle radio di diversi punti del globo, è allora chiaro che l’ambito al quale Breitz attinge è un sistema a diffusione capillare, capace di creare una comunità di spettatori, o meglio voraci consumatori, iper-nutriti e potenzialmente passivi. Secondo le sue stesse dichiarazioni, Breitz appartiene in prima persona a tale comunità, condividendo con tanti altri il divertimento di un film con Julia Roberts o dell’ultima canzone di Madonna, docilmente consumati quali cibi che blandiscono la mente.

Considerando se stessa come un “sintomo” del proprio tempo, Breitz ha articolato la sua pratica artistica agendo proprio all’interno della cultura popolare, aprendo, scardinando e frammentando la sua apparente compattezza, ideando un tipo di intervento creativo che da muta spettatrice la trasforma in attiva voce critica. Ideato per il Castello di Rivoli, Mother + Father (Madre + Padre), 2005, rappresenta uno dei progetti più complessi ad oggi realizzati dall’artista. L’opera si articola in due installazioni distinte, ciascuna composta da sei video trasmessi su schermi al plasma. La prima, intitolata Mother (Madre), ha come protagoniste le attrici hollywoodiane Faye Dunaway, Susan Sarandon, Meryl Streep, Diane Keaton, Julia Roberts, Shirley MacLaine, mentre in Father (Padre), i sei padri hanno i volti di altrettanti attori che includono Tony Danza, Dustin Hoffmann, Harvey Keitel, Steve Martin, Donald Sutherland, Jon Voight.

Secondo un procedimento che caratterizza il suo lavoro, per ciascuna installazione Breitz si è appropriata di immagini pre-esistenti, in questo caso film hollywoodiani incentrati sulle relazioni famigliari e rispettivamente su diverse tipologie relative alla figura materna e a quella paterna. Impiegati quale materia grezza, tali film, che includono pellicole drammatiche come Kramer contro Kramer e commedie leggere quali Il padre della sposa, vengono sottoposti dall’artista a un’operazione complessa che attraverso numerosi passaggi arriva infine ad articolare una nuova opera. Atto a scomporre le dinamiche e gli intrecci su cui ciascuna pellicola si regge, il meticoloso procedimento di Breitz per la prima volta implica in questo progetto una totale alterazione dell’impianto narrativo incontrato, per concentrarsi invece sui personaggi ed esporre gli elementi chiave con i quali essi vengono costruiti ad uso del grande pubblico. Portata alle conseguenze più estreme, quest’analisi è esasperata attraverso una specifica elaborazione digitale, attraverso la quale l’artista cancella il contesto che circonda il personaggio all’interno di ogni scena e isola determinati fotogrammi per rimontarli poi secondo un proprio copione.

Quasi si trattasse di giovani attori sottoposti a una crudele audizione, alcuni tra i più noti volti di Hollywood vengono così diretti dall’artista a loro insaputa. Sospese in un vuoto fatto solo di parole, espressioni facciali e gesti corporei, le inedite interazioni dei personaggi filmici danno vita allo spazio teatrale dell’opera di Breitz. Burattini nelle mani di un nuovo maestro, gli attori offrono un’interpretazione assolutamente originale e i dialoghi che ne scaturiscono portano l’idea di finzione a un nuovo livello. Simulacri digitali, le madri e i padri elaborati dall’artista sono ostaggi bloccati entro uno specifico repertorio emotivo che mette in questione i canoni secondo i quali gli stessi media – soprattutto il cinema e la televisione – si impongo quali genitori tecnologici, educando il pubblico a vivere attraverso lo schermo esperienze che invece appartengono alla vita.

Aperta all’interpretazione di ciascun visitatore, l’opera di Breitz può essere considerata come possibile prototipo di un medium interattivo, nuova frontiera di una tecnologia utile a un riavvicinamento alla realtà.

Marcella Beccaria

Dal 15 febbraio 2005 al 24 aprile 2005