Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen. Scultura per caso

Dal 25 ottobre 2006 al 25 febbraio 2007

a cura di Ida Gianelli e Marcella Beccaria

 

La collaborazione tra Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen è basata sull’incontro tra due identità forti e distinte. Attraverso il loro dialogo, articolato in un continuo scambio di parole e immagini, gli artisti hanno ridefinito il concetto di scultura affrontando dinamicamente la complessità del mondo contemporaneo.
Claes Oldenburg Coosje van Bruggen.Scultura per caso documenta l’unicità del percorso creativo dei due artisti.

La mostra è incentrata sugli ultimi vent’anni, individuando in Il Corso del Coltello il punto di inizio del progetto espositivo (sala 18)

Evento performativo allestito a Venezia nel 1985, Il Corso del Coltello con le opere relative è un’importante svolta nel percorso degli artisti, manifestando l’apertura della loro arte al dialogo con l’architettura, la letteratura e il teatro. Realizzata con la collaborazione dell’architetto californiano Frank O. Gehry, la performance si sviluppava intorno all’immagine di un coltellino svizzero, scelto quale simbolo di un nuovo metodo architettonico basato su tagli e incisioni, atto a intervenire nel contesto storico veneziano. Nella trama della performance, il coltellino svizzero, trasformato in gigantesco accessorio di scena, la Nave coltello, diventava il fulcro delle azioni di tre personaggi principali: Dottor Coltello, Georgia Sandbag e Frankie P.Toronto.
Interpretati rispettivamente da Oldenburg, van Bruggen e Gehry, i personaggi univano realtà e finzione, presente e passato. Nei panni di Dottor Coltello, Oldenburg impersonava un pittore dilettante, venditore di souvenir privo di licenza, esploratore e inventore. Personificazione dell’Arte, Dottor Coltello indossava un costume a forma di coltellino svizzero corredato di lame. Georgia Sandbag, il personaggio di van Bruggen, era invece un ex agente di viaggi, diventata scrittrice sull’esempio di George Sand. Personificazione della Letteratura, Sandbag portava in spalla un piccolo fagotto e indossava un mantello blu,arricchito da molte etichette relative a altrettanti viaggi. Immaginato come un barbiere che sogna di fare l’architetto, Frankie P. Toronto, pseudonimo scelto per sé da Gehry, rappresentava infine l’Architettura. Composto da un timpano e una serie di colonne, il suo costume era ispirato ai templi dell’antica Grecia. Oltre alle versioni ingrandite dei costumi dei protagonisti, la selezione in mostra include disegni relativi alla performance e ulteriori accessori di scena come i Frammenti architettonici e la Casa palla, una sorta di casa portatile, destinata a accompagnare Georgia Sandbag. Naturalmente aperta all’incontro diretto con il pubblico, l’arte di Oldenburg e van Bruggen si sviluppa nell’intimità della loro casa-studio. Luogo in continuo mutamento, dove più progetti procedono simultaneamente, qui gli artisti elaborano le proprie intuizioni in schizzi e studi tridimensionali. Nell’intento di mettere in luce l’unicità del loro metodo, la mostra presenta una selezione di studi raramente esposti al pubblico, appartenenti alla collezione privata degli artisti (sala 19). La selezione include studi eseguiti da Claes Oldenburg tra il 1960 e il 1977, oltre a quelli realizzati con van Bruggen, fino al 2005. Nel loro insieme, essi possono essere intesi come una panoramica di idee in continuo sviluppo, pronte a trasformarsi per dare vita a nuove, ulteriori opere. Gli studi manifestano anche la predilezione degli artisti per il recupero della natura intrinseca dei materiali o, per usare le loro stesse parole, “della magia di una vita precedente” che sopravvive in ciascun oggetto. Come in un’organica evoluzione, le dimensioni, anche minime, di alcuni studi possono diventare monumentali, assumendo poi le proporzioni di “progetti in grande scala”, sculture pubbliche destinate a spazi urbani o opere per parchi, o siti museali. Ogni progetto in grande scala implica un attento studio del contesto da parte degli artisti che a oggi ne hanno realizzati oltre quaranta in Europa, America e Asia. La mostra include disegni relativi ai progetti in grande scala, insieme a modelli destinati alla presentazione dei progetti e prototipi per fabbricazione (sale 20 e 21), fino alle opere più recenti, come Piazza pulita, 2006 opera appena realizzata per il Denver Art Museum, a Denver, in Colorado, qui rappresentata dai due disegni raffiguranti una scopa e una paletta. Tra i modelli sono presenti Scultura a forma di fiammiferi Minerva – modello, 1987 versione in semplice cartone del progetto in grande scala poi realizzato per Barcellona nel 1992, Modello per cono caduto, 2000, scultura in forma di gelato rovesciato destinata al tetto di un centro commerciale a Colonia e il più recente Arcata di Cupido– modello per fabbricazione, 2002. La versione in grande scala di quest’ultima opera, alta venti metri e lunga quasi quarantacinque, è oggi installata vicino al Golden Gate, il ponte che attraversa la baia antistante la città di San Francisco, in California. Colletto e cravatta a farfalla 1:16, 2005 è il modello di una grande scultura, attualmente in fase di realizzazione, ideata per lo spazio esterno del Walt Disney Concert Hall, il nuovo auditorium progettato da Frank O. Gehry a Los Angeles. Piramide di pere e pesche sparse – Balzac/Gioco delle bocce, modello, 2001 è invece relativo alla scultura che è oggi parte della collezione dell’High Museum of Art di Atlanta. L’opera nasce in riferimento alla figura dello scrittore francese, notoriamente goloso di frutta. Associata al gioco delle bocce, la forma di una piramide di pere e pesche è resa dinamica e potenzialmente soggetta a disfacimento. Come nel caso di altre opere, l’iconografia scelta, incluso il tovagliolo e il coltello, manifesta la stretta relazione che lega le opere degli artisti alla storia dell’arte e trova i suoi precedenti in dipinti di Chardin, Manet, Courbet, Cézanne e Picasso. Il disegno relativo, documenta la possibile collocazione dell’opera a Tours, in Francia, città natale di Balzac.

Malgrado la funzione di prototipo, ciascuno dei modelli è anche opera autonoma, dove gli artisti sviluppano la loro ricerca scultorea. In alcuni casi, un modello può unirsi a un altro, in uno scambio che dà vita a una nuova opera. È questo il caso di Progetto per le pareti di una sala da pranzo: piatto rotto con uova strapazzate e modello per fabbricazione della fontana a forma di ciotola caduta, 1987, appartenente alla collezione del Castello di Rivoli (sala 22). L’opera ha la forma di una stanza scardinata dal suo pavimento, come per l’effetto di un improvviso sconvolgimento tellurico. I due piccoli incidenti domestici che occorrono al suo interno diventano metafora di un improvviso impeto creativo. L’opera include in un’unica, organica installazione, progetti sviluppati in momenti successivi. Essa incorpora infatti l’immagine di un piatto rotto con uova strapazzate, inizialmente pensata quale progetto per le pareti di una sala da pranzo, con il modello di una ciotola in frantumi dalla quale fuoriescono bucce di arancia. Relativo a un progetto in grande scala, quest’ultimo modello riguarda la fontana realizzata nel 1990 da Oldenburg e van Bruggen per la città di Miami. Con la simulazione dei getti d’acqua, il modello sviluppa l’idea dinamica della ciotola in pezzi, metaforica risposta degli artisti alla complessità architettonica di Miami e allusione all’eterogenea composizione etnica della popolazione locale. Concetti relativi alla frantumazione e alla disgregazione ritornano più volte nelle opere di Oldenburg e van Bruggen. Il piano del tavolo europeo, 1990 e Dalla biblioteca entropica, 1989 sviluppano tali problematiche in modi diversi ma entrambe approfondiscono la relazione con il teatro e la cultura europea iniziata con Il Corso del Coltello. In Il piano del tavolo europeo, di cui è esposto il modello (sala 29), sono riconoscibili oggetti obsoleti, che non appartengono più alla contemporaneità, come il cuscinetto per timbri, il calamaio, la boccetta di inchiostro, il tampone di carta assorbente e la bilancia postale. La scrittura a mano compare quale elemento anch’esso appartenente al passato e include frammenti tratti da Leonardo da Vinci e brani di un poema in prosa composto da Coosje van Bruggen. Quasi fosse un campo di battaglia, la superficie delle scrivanie sembra sottoposta a forze dirompenti. Ispirata dalla lettura di un quotidiano, l’opera ha come oggetto l’idea di una guerra per i confini nazionali, destinata però a svanire in una volontaria amnesia. Gli artisti riconducono l’uso di tonalità grigie e verdi all’impressione suscitata da visite alle statue tombali del cimitero di Milano e di quello di Genova.

Tra le maggiori opere per museo a oggi realizzate, Dalla biblioteca entropica (sala 32) è stata inizialmente presentata a Parigi, in occasione della mostra Magiciens de la Terre nel 1989. Secondo le parole degli stessi artisti l’opera “esprime l’inevitabile fragilità della tecnologia e della cultura umana di fronte ai processi della natura”. Essa presenta una serie di libri, forse abbandonati dal loro possessore, sui quali si sono abbattuti i frammenti della lampadina che doveva permetterne la lettura. Resi in scala architettonica, essi assumono le sembianze di monumenti erosi dal tempo, destinati a perdere di significato e pertanto consegnati all’oblio. Sulla base dell’opera, accanto a macchie d’inchiostro, sono sparse parole isolate come smashingly (in modo stupendo), beautiful (bello), e futilità (futilità). Citazioni dotte, oppure frammenti di conversazioni casuali, esse sembrano cadute da frasi non più riconducibili al significato originario. La sagoma ibrida dei due reggilibri che trattengono la fila di volumi è data dall’immagine di una testa di elefante unita a un motore fuoribordo, elemento già riconoscibile in uno studio del 1965.

La vitalità di alcune intuizioni e la capacità di combinare immagini in nuove, inedite relazioni, è una delle caratteristiche della collaborazione tra Oldenburg e van Bruggen. Il percorso espositivo non rispetta pertanto un rigido svolgimento cronologico, ma invita gli spettatori a osservare da vicino il continuo impeto creativo dei due artisti. L’insieme dei disegni raccolti sotto il titolo Solitudine per due costituisce un’ulteriore visione ravvicinata del loro universo poetico (sala 30). Raccolta di disegni eseguiti su taccuini o quaderni per schizzi dalla metà degli anni Ottanta, Solitudine per due manifesta la centralità dello scambio di parole e immagini nel metodo degli artisti. Nell’insieme, i disegni documentano le prime idee per alcuni progetti e al tempo stesso costituiscono una sorta di diario visivo della loro quotidianità. Risonanze, da J.V., 2000, (sala 31) nasce dall’interesse degli artisti nei confronti della pittura olandese del Seicento, riferendosi in particolare a due dipinti di Johannes Vermeer: Giovane donna in piedi accanto a un virginale e Giovane donna seduta a un virginale. Entrambi appartenenti alla collezione della National Gallery a Londra, i due dipinti sono interpretati dagli artisti come momenti successivi di una stessa vicenda il cui soggetto è l’amore tra un uomo e una donna. L’opera di Oldenburg e van Bruggen nasce come possibile esito della storia e mette in scena il momento immediatamente seguente all’atto amoroso. Come i quadri ai quali si ispira, essa ripropone un ambiente domestico olandese, all’interno del quale sono riconoscibili una viola da gamba, una busta, un orecchino con perla e l’arco e la freccia di Cupido. Rispetto ai quadri di Vermeer, la scena allestita dagli artisti è però caratterizzata dal disordine conseguente all’ardore della passione ed è completata dalla presenza di una sedia vuota, elemento già presente nei quadri di Vermeer. In Risonanze essa assume le forme della sedia Zig-zag, icona del modernismo olandese, disegnata da Gerrit Rietveld nel 1934. Un ulteriore slittamento temporale è dato dalla presenza di un disegno raffigurante un arco e una freccia conficcati nel terreno. “Quadro nel quadro”, esso si riferisce al recente progetto in grande scala realizzato per la città di San Francisco.Già presente in Risonanze, il mondo degli strumenti musicali, con le loro forme e significati è una tematica che ha impegnato Oldenburg e van Bruggen in anni recenti. Alcune delle sculture realizzate in questo ambito sono raccolte a formare una Sala della musica (sala 28), preceduta dalla dinamica presenza di Clarinetto inclinato, 2006 (sala 27). La Sala della musica include clarinetti, stradivari, corni e trombe. Scomposto, legato, o addirittura tagliato, ciascuno strumento è riconfigurato in una nuova armonia, sottoposto alle leggi di gravità o addirittura dotato di qualità emotive non dissimili da quelle umane. Le forme e i colori impiegati sembrano rendere tangibili i suoni potenzialmente emessi, proponendo uno scambio tra i sensi del tatto, dell’udito e della vista. Se la presenza di strumenti musicali approfondisce la complessità della relazione tra l’opera degli artisti e la storia dell’arte, anche nel caso di Fiore caduto, 2006, sono molti e illustri i riferimenti che potrebbero essere citati (sala 33). Tuttavia l’opera, realizzata per la mostra, si impone innanzi tutto come un’esplosione di sensualità e manifesta l’interesse degli artisti nei confronti di una scultura “organica”. L’opera ha la forma di un fiore appena raccolto, ma apparentemente dimenticato. Esso sembra ritratto nel momento in cui tocca terra, quando ancora la tensione dell’aria gonfia i suoi petali, ma già la forza di gravità sembra sul punto di impossessarsi delle sue forme. Per descrivere questo microcosmo di eventi è stato scelto un papavero, uno tra i più umili dei fiori, trasformato in grandi dimensioni. Tradizionalmente associato all’oblio, il papavero di Oldenburg e van Bruggen sembra pronto ad ammaliare attraverso le vibrazioni del suo colore. Come citano gli artisti, Fiore caduto può essere visto attraverso le parole di Baudelaire, come uno di “questi fiori misteriosi il cui colore entra nell’occhio imperiosamente”.

Marcella Beccaria

La mostra è stata realizzata grazie al sostegno di Fondazione CRT

Dal 25 ottobre 2006 al 25 febbraio 2007