Donald Judd, Richard Paul Lohse, Klaus Mettig

Dal 04 giugno 1988 al 30 settembre 1988

A cura di Rudi Fuchs

“Solo la politica dovrebbe essere democratica (…) l’arte è, intrinsecamente, un fatto di qualità”. In questa dichiarazione di Donald Judd (Excelsior Springs, Missouri, 1928 – New York, 1994) si esplica una critica radicale all’ingerenza degli oggetti della produzione di massa nella nostra esperienza del mondo e dei codici della comunicazione consumistica all’interno del nostro

panorama percettivo. Una critica che però, per essere efficace, non rifiuta di confrontarsi, ma anzi accoglie i nuovi materiali e metodi di produzione industriali, così come i suoi codici standardizzati

e omologati, per produrre piattaforme autoriflessive in cui l’estetica torni a essere, sottoposta all’analisi cosciente, uno strumento attivamente etico e politico.

Analogamente alle strutture seriali di Judd che enfatizzano l’elementarità di colori, forme, volumi, materiali e, esaltando i valori di superficie, integrano in un’unica, immediata dimensione ottica

e tattile scultura e spazio installativo, anche le tele di Richard Paul Lohse (Zurigo, Svizzera, 1902-1988), pioniere del design grafico nell’ambito della ricerca costruttivista, rappresentano una riflessione socialmente orientata sul linguaggio visivo della modernità. Per Lohse, infatti, l’oggettivo utilizzo di serie e di variazioni cromatiche e formali in cui mezzo pittorico, superficie della tela, stesura anonima e oggettività della composizione si identificano in un processo unitario, rappresenta l’enunciazione stessa delle strutture della civilizzazione e della sensibilità contemporanee.

Nelle installazioni fotografiche di Klaus Mettig (Brandeburgo, Germania, 1950) è la realtà documentaria più cruda ad assumere un forte rilievo grafico, inducendo a riflettere sulla natura

del nostro sguardo, giunto ai confini tra dimensione oggettiva e astrazione.

Andrea Viliani

 

Dal 04 giugno 1988 al 30 settembre 1988