Exhibition | Exhibition

Dal 21 settembre 2010 al 09 gennaio 2011

a cura di Adam Carr

Attraverso l’uso di un formato espositivo inedito, la mostra EXHIBITION, EXHIBITION,specificatamente concepita per gli spazi della Manica Lunga,riflette sulla percezione e sull’esperienza del guardare l’arte e le mostre. Il percorso espositivo include opere dagli anni Sessanta ai giorni nostri di artisti internazionali emergenti o affermati come:
Tauba Auerbach (1981, vive e lavora a New York e San Francisco), Nina Beier (1976, vive e lavora a Berlino), Pierre Bismuth (1963, vive e lavora a Bruxelles), Alighiero Boetti (1940-1994), Marcel Broodthaers (1924-1976), Liudvikas Buklys (1984, vive e lavora a Vilnius), Maurizio Cattelan (1960, vive e lavora a Milano e New York), Gintaras Didžiapetris (1985, vive e lavora a Vilnius), Jason Dodge (1969, vive e lavora a Berlino), Michael Elmgreen e Ingar Dragset (1961 e 1968, vivono e lavorano a Londra e Berlino), Zhang Dali (1963, vive e lavora a Pechino), Lara Favaretto (1973, vive e lavora a Torino), Ceal Floyer (1968, vive e lavora a Berlino), Claire Fontaine (vive e lavora a Parigi), Hreinn Fridfinnsson (1943, vive e lavora a Amsterdam), Simon Fujiwara (1982, vive e lavora a Londra e Berlino), Ryan Gander (1976, vive e lavora a Londra), Carsten Höller (1961, vive e lavora a Colonia e Stoccolma), Roni Horn (1955, vive e lavora a New York), Douglas Huebler (1924–1997), On Kawara (1932, vive e lavora a New York), Louise Lawler (1947, vive e lavora a New York), Kris Martin (1972, vive e lavora a Gent), Jonathan Monk (1969, vive e lavora a Berlino), Alek O. (1981, vive e lavora a Milano), Giulio Paolini (1940, vive e lavora a Torino), Giuseppe Penone (1947, vive e lavora a Torino e Parigi), Michelangelo Pistoletto (1933, vive e lavora a Biella), Wilfredo Prieto (1978, vive e lavora all’Avana e Barcellona), Dan Rees (1982, vive e lavora a Berlino), Mandla Reuter (1975, vive e lavora a Berlino), Pamela Rosenkranz (1979, vive e lavora a Zurigo), Tino Sehgal (1976, vive e lavora a Berlino), Andreas Slominski (1959, vive e lavora ad Amburgo), Matthew Smith (1976, vive e lavora a Londra), Mungo Thomson (1969, vive e lavora a Los Angeles), Kerry Tribe (1972, vive e lavora a Los Angeles e Berlino), Tris Vonna-Michell (1982, vive e lavora a Southend), Ian Wallace (1943, vive e lavora a Vancouver), Andy Warhol (1928-1987), Lawrence Weiner (1942, vive e lavora a New York), Christopher Williams (1959, vive e lavora a Los Angeles), Aaron Young (1972, vive e lavora a New York).

Il percorso espositivo inizia al primo piano dove troviamo alcune installazioni permanenti che sono entrate a far parte della storia del museo come la sala dedicata a Sol LeWitt, quella dedicata a Michelangelo Pistoletto e quella di Richard Long che, in occasione della mostra, interagiranno con l’introduzione di nuovi elementi. Nella sala dedicata a Richard Long, artista che ha dedicato la propria ricerca al rapporto con la natura, si creerà un dialogo tra Rivoli Mud Circle, 1996 opera realizzata a muro con il fango, e il lavoro di Simon Starling costituito da ventuno fotografie. La realizzazione della mostra ha permesso di riportare alla luce, dopo venticinque anni, l’opera di Nicola De Maria Cinque o sei lance spezzate a favore del coraggio e della virtù, opera degli anni Ottanta che riveste completamente la sala del museo. La sala successiva presenta l’opera storica di Sol LeWitt realizzata appositamente per il museo nel 1992. La sala 5 è dedicata a Michelangelo Pistoletto; nella monumentale Architettura dello specchio si “specchiano” nuovi lavori creando un gioco di rimandi tematici. Il percorso prosegue con la sala 6 dedicata a Franz Ackermann con Unsafe Ground II e Naherholungsgebiet e Mental Map.  Seguono le sale dedicate al video di Regina José Galindo e quella dedicata a Giovanni Anselmo in cui l’artista presenta Dove le stelle si avvicinano di una spanna in più mentre la terra di orienta, grande installazione del 2004. Proseguendo la visita si potranno vedere anche le opere di Rebecca Horn con Miroir du Lac, 2004 e i ricami di Tracey Emin, l’opera sonora di Mario Airò, per poi arrivare nella sala 13 con Undercurrent – Red di Mona Hatoum. La sala 14 ospita l’installazione di Mario e Marisa Merz Senza titolo del 2002 costituita da un tavolo a spirale in ferro e cristallo e 16 “testine” in ceramica. La sala 15 accoglie Blue Sky Circle, 2002 di Richard Long, installazione di oltre sei metri composta da pietre di granito rosa e marmo bianco mentre nella sala attigua “gli spettatori” fissati da Thomas Struth nelle sue fotografie paiono osservare a loro volta le opere. La visita al primo piano si conclude con l’installazione di Marzia Migliora dal titolo Pier Paolo Pasolini 2009, del 2009.

Al secondo piano il percorso si apre con la suggestiva installazione di Olafur Eliasson The sun has no money (Il sole non ha soldi), 2008 che rievoca nella grande sala il movimento degli astri. La sala successiva, la 19, ospita la grande installazione di Reinhard Mucha incentrata sul tema della memoria, mentre nella sala 20 viene esposta l’opera di Giuseppe Penone Scrigno, 2008, costituita da una superficie a parete di pelli su cui è fissato un ramo in bronzo sezionato longitudinalmente il cui incavo è riempito di resina vegetale. La sala successiva è dedicata ad un Wall Painting di Hamish Fulton, la visita prosegue con l’installazione di Giulio Paolini Detto (Non) Fatto, 2010 costituita da 30 cornici, scritte e fotografie. Gli spazi della torre sud ospitano il film di Emily Jacir ENTRY DENIED (A Concert in Jerusalem), 2003, due pitture di Gunther Förg, il video di John Bock Astronaut (Astronauta), 2003 e la sala storica di Lothar Baumgarten Yurupari – Stanza di Rheinsberg realizzata nel 1984. L’itinerario prosegue nella sala 28 con l’installazione mobile di Gilberto Zorio Barca nuragica del 2000. Nella torre nord trovano collocazione il film anamorfico di Tacita Dean Amadeus (Swell Consopio), 2008; Senza titolo, 1999 di Mimmo Paladino, grande opera realizzata su tre pannelli con tecnica mista e foglio d’oro su tavola. Nella sala 31 troviamo l’installazione Tamburo, 2002 di Massimo Bartolini costituita da un pavimento basculante in cui l’artista induce a riflettere sulle tradizionali nozioni di equilibrio, spazio e ambiente. Il percorso si conclude con due installazioni monumentali: nella sala 32 è ospitato Senza titolo, 1998 la gigantesca installazione realizzata da Maurizio Cattelan costituita da un’enorme zolla di terra di circa cinque metri su cui è piantato un grande ulivo, mentre nella sala successiva ci accoglie The Nature of the Beast (La natura della bestia), 2009 di Goshka Macuga in cui l’artista, riferendosi ad un particolare evento storico, invita ad una riflessione tra potere e arte.

 

Dal 21 settembre 2010 al 09 gennaio 2011